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Criticare Israele non è antisemitismo

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L’11 gennaio scorso, in Spagna, otto attiviste ed attivisti,che rischiavano di finire in carcere per aver promosso una campagna nel 2015 di boicottaggio nei confronti di un artista filo israeliano, sono stati prosciolti dalle accuse che avrebbero potuto costar loro dai quattro ai sei anni di reclusione.La causa è stata definitivamente archiviata dopo l’accoglimento da parte del Tribunale di Valencia del ricorso presentato dalla difesa. Nel pronunciamento dell’Audiencia si rileva che «i fatti che si considerano suppostamente delittuosi si riducono in realtà all’attribuzione al musicista di un presunto posizionamento rispetto alla politica del governo d’Israele, e non sono motivati dalla sua condizione di ebreo, dalla sua religione o da qualsiasi altra circostanza»

di questa ed altre sentenze di assoluzione per accuse di antisemitismo in Francia ed in Germania ne parliamo con una compagna della campagna bds Italia.

Criticare le politiche di Israele non è antisemitismo

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Intervista con Alessandra Mecozzi dell' associazione Cultura e libertà

COMUNICATO STAMPA
“Necessario combattere l’antisemitismo. Ma criticare le politiche di Israele non è antisemitismo”
Dal mondo della cultura italiano il sostegno alla lettera di 122 palestinesi e del mondo arabo
Personalità del mondo della cultura italiano* (storici, giornalisti/e, economisti/e, registi/e, musicisti/e, scienziati/e.
esprimono il loro sostegno, alla lettera firmata da 122 intellettuali e artisti/e palestinesi e del mondo arabo
(pubblicata da The Guardian il 29 novembre). In questa lettera, si esprime preoccupazione per la
strumentalizzazione, fatta in Israele, in Europa e negli Stati Uniti, dell’antisemitismo attraverso la definizione e
relativi allegati, data dall’International Holocaust Remembrance Alliance) finendo per accusare come antisemita
chi critica la politica coloniale di Israele, e difende i diritti dai palestinesi.
L’antisemitismo va combattuto – nota la lettera – sulla base di principi, nel quadro del rispetto del diritto
internazionale e dei diritti umani. Di conseguenza critica il concetto di “autodeterminazione a senso unico” che è
alla base dello Stato di Israele e che non tiene in alcun conto la popolazione nativa, occupandone la terra e
negandole ogni diritto. Anzi promulga leggi, come quella sullo Stato nazione (soli cittadini con pieni diritti sono
gli ebrei) che colpiscono palestinesi ed ebrei in Israele.
“Crediamo che nessun diritto all'autodeterminazione debba includere il diritto di sradicare un altro popolo e
impedirgli di tornare nella sua terra, o qualsiasi altro mezzo per garantire una maggioranza demografica
all'interno dello Stato”
Fa notare che in molti paesi (e l’Italia tra questi, ricordiamo gli attacchi pesanti al Falastin Festival di Roma in
ottobre, dalla comunità ebraica, dal Centro Wiesenthal, da figure istituzionali del Comune di Roma) sono state
espresse posizioni molto pesanti proprio per attaccare iniziative di vario tipo, prevalentemente culturali, sempre
nonviolente, a sostegno dei diritti palestinesi.
“La definizione di antisemitismo dell’ IHRA e le relative misure legali adottate in diversi Paesi sono state
utilizzate principalmente contro le organizzazioni di sinistra e quelle per i diritti umani che sostengono i diritti dei
palestinesi e contro la campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), mettendo da parte la
reale minaccia per gli ebrei, proveniente dai movimenti nazionalisti bianchi di destra in Europa e negli Stati
Uniti”
Agire secondo giustizia, chiede la lettera: non può essere quindi tacciato di antisemitismo chi accusa di razzismo
uno Stato, basato sulla discriminazione etnico-religiosa, come avviene con la legge sullo Stato nazione, riservato
ai soli ebrei. Questo vuol dire riconoscere impunità ad Israele e permettergli di “declassare e discriminare” i suoi
stessi cittadini, palestinesi, ed offendere tutti gli israeliani/e che credono nel valore di una società e di uno Stato
plurali, con diritti uguali per tutti, non privilegi per alcuni.
“Crediamo che i valori e i diritti umani siano inseparabili e che la lotta contro l'antisemitismo debba andare di
pari passo con la lotta a nome di tutti i popoli e gruppi oppressi per la dignità, l'uguaglianza e l’emancipazione.”

Le accuse di antisemitismo a Corbyn e la sua sospensione

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L'ex leader del Labour britannico, Jeremy Corbyn, è stato sospeso dal partito dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione britannica sui diritti umani (Equality and human rights commission) che ha censurato "atti illegali" di discriminazione improntate all'antisemitismo commessi all'interno della maggiore forza d'opposizione del Regno Unito negli anni della sua leadership. Ne parliamo con due compagni.

1938: a ottant'anni dalle leggi razziali. Un film

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Durata 5m 5s

Sanzioni, obblighi, espulsioni, umiliazioni, privazioni, fino all'internamento e alla deportazione. L'Italia non fu seconda a nessuno per la meticolosità e la durezza delle misure imposte agli ebrei con le leggi razziali del 1938. A ottant'anni da quelle leggi infami, esce un film per parlarne: 1938 - Diversi.

Intervista al regista Giorgio Treves.