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In Libano si sta replicando il "modello Gaza"

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In studio, con una compagna dell'associazione Ulaia parliamo innanzitutto della gravissima situazione in Libano, dove si sta replicando lo scenario già noto per Gaza e la Cisgiordania: tra i continui ordini di evacuazione di Israele, le persone continuano a morire; gli ospedali sono bombardati; villaggi, infrastrutture e attività sono costantemente sotto attacco; il costo della vita è salito in maniera insostenibile. La popolazione libanese, però, è coesa e resiste con determinazione al tentativo di Israele di mettere le diverse componenti l'una contro l'altra. Passiamo poi ad illustrare le attività condotte, in Libano, dall'associazione Ulaia: organizzazione di corsi di vario genere; progetti educativi di doposcuola per sopperire all'abbandono scolastico delle bambine e dei bambini; raccolta fondi per la distribuzione di pacchi alimentari nei campi profughi palestinesi, ridotti allo stremo dagli attacchi israeliani, dove le persone convivono costantemente con la paura di non poter avere un domani. I palestinesi che sono in Libano, del resto, vivono una situazione di vero e proprio apartheid: sono completamente privi dei diritti civili e politici e non hanno nemmeno la possibilità di trovare un lavoro. In tutto questo, ricordiamo anche le mobilitazioni che i "Liberi/e cittadini/e per la Palestina" svolgono settimanalmente davanti a Montecitorio, nel silenzio complice che pervade il nostro paese. Lo spazio redazionale si chiude con l'invito a consultare il sito dell'associazione Ulaia, che viene aggiornato costantemente con le notizie di rilievo.

Torniamo a parlare di Libano

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In studio, con Elisa Gestri, giornalista e fotoreporter appena tornata dal Libano, parliamo di quello che sta succedendo nel paese a seguito dell'aggressione israeliana che, sostanzialmente, non si è mai interrotta a partire dall'autunno 2024: circa il 10% del territorio è attualmente sotto l'occupazione israeliana, che si estende anche per mare, sino a comprendere i ricchi giacimenti di gas; il numero dei morti per via dei bombardamenti e la quantità degli sfollati a causa degli ordini di evacuazione sono in continuo aumento; da più parti viene denunciato l'uso di bombe al fosforo; i droni di controllo israeliani sorvolano in continuazione il territorio, mentre in tutto il Libano non esistono più posti sicuri. Il tentativo israeliano è, tra l'altro, quello di mettere le diverse componenti della popolazione l'una contro l'altra, con l'intenzione di innescare una nuova guerra civile, nonostante lo spirito di solidarietà che caratterizza, oggi, la popolazione libanese. Le prospettive per il futuro sono estremamente incerte: il Libano è un paese molto debole a livello istituzionale, per nulla sostenuto dall'Occidente globale.

Corteo per la Palestina e il Libano

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Il 17 aprile, giornata dei prigionieri palestinesi, rappresenta un momento fondamentale di denuncia e mobilitazione. In questa data ricordiamo gli oltre 10mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, molti dei quali senza accuse né processo, sottoposti alla detenzione amministrativa. E' proprio in questo contesto che si inserisce un ulteriore, gravissimo passaggio: l'approvazione della pena di morte per i palestinesi. Questa decisione non rappresenta una rottura, ma l'ennesima conferma di ciò che Israele è e persegue, e un'ulteriore escalation del piano genocidiario di israele. Non cade una maschera, ma viene ribadita una verità già evidente: quella di uno Stato che si presenta come "l'unica democrazia del Medio Oriente" mentre costruisce un sistema fondato sulla negazione dei diritti fondamentali e sull'eliminazione di un popolo. L'approvazione della pena di morte mette nero su bianco ciò che da sempre viene praticato: Israele sta istituzionalizzando la morte del popolo palestinese. Quella che per anni è stata violenza sistematica attraverso uccisioni, torture, negligenza medica nelle carceri, incursioni militari  diventa oggi norma dichiarata, riconosciuta e legittimata. In questo quadro, la Palestina non è solo un territorio occupato, ma un vero e proprio laboratorio, in cui si sperimentano sulla pelle del popolo palestinese sistemi di sorveglianza, controllo e repressione. Tecnologie e pratiche che non restano confinate lì, ma vengono esportate e rischiano di essere applicate anche altrove. Per questo la lotta del popolo palestinese riguarda tutte e tutti: ciò che accade in Palestina parla anche del futuro delle nostre società. Il genocidio in Palestina continua sotto gli occhi del mondo. Continua nei bombardamenti su Gaza, nelle demolizioni di case e comunità in Cisgiordania, negli sfollamenti forzati e nell'annessione progressiva dei territori. A oggi sraele sta tentando di allargare lo strumento del genocidio anche in Libano, dove ha portato avanti bombardamenti intensivi mirati ai centri abitati e alle infrastrutture fondamentali di numerose aree, causando oltre un milione di sfollati, centinaia di morti e migliaia di feriti. Nella sua lotta per la sopravvivenza, Israele, insieme agli Stati Uniti, sta allargando la guerra su più fronti, cercando di trascinare il mondo intero in una guerra generale, che non rappresenta un pericolo solo per la regione, ma per il mondo intero. Di fronte a questo scenario, è necessario opporsi fermamente ai piani di guerra e di riarmo dei nostri paesi, anche in Italia. L'economia di guerra sottrae risorse alla scuola, alla sanità, al welfare, per investirle nella distruzione e nella morte. La giustizia sociale e la giustizia per i popoli oppressi sono inseparabili: non può esserci una senza l'altra. L'industria bellica e il governo italiano, infatti, come dimostrato da numerose inchieste e dalla mobilitazione dei lavoratori nei porti e sui posti di lavoro, stanno lucrando sul genocidio, vendendo armi a Israele, le stesse usate per massacrare il popolo palestinese e libanese. E' anche per questo motivo che è nostro compito opporci con forza al piano di riarmo e alle politiche di guerra messe in campo dall'Italia. Ma la complicità non si ferma qui: nelle carceri italiane sono a oggi imprigionati i palestinesi accusati e processati per aver sostenuto il popolo palestinese e la sua resistenza, accusati di terrorismo per aver lottato per la liberazione della Palestina. Anan, Ahmed, Hannoun, Rawed, Yaser e Ryad sono prigionieri politici per la Palestina in Italia, e ne chiediamo l'immediata liberazione.

Per questo il 19 aprile torniamo in piazza: per rompere questo silenzio, per costruire una risposta collettiva e per unire le lotte contro la guerra imperialista e la sua mano che reprime.

Appuntamento il 19 aprile 2026, ore 15:00 - Roma, Bocca della Verità

 

Bombardamenti pesantissimi sul Libano dall'inizio della "tregua"

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Intorno alle 13 di oggi Israele ha rovesciato su tutto il Libano più di cento raid che hanno provocato ingenti distruzioni, morti, feriti, panico. L'attacco è continuato anche nel pomeriggio con missili su Beirut. Il Ministero della salute ha dichiarato che hanno già confermato 132 morti e 837 feriti ma sono cifre molto a ribasso perché c'è da scavare sotto le macerie. L'Iran nel frattempo ha nuovamente chiuso lo stretto di Hormuz per la rottura degli accordi mentre Trump ha dichiarato nuovamente il falso ossia che non era previsto il cessate il fuco in Libano. 

Libano un aggiornamento sui bombardamenti al sud

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Con Michele Giorgio, giornalista de Il manifesto facciamo un aggiornamento degli attacchi di Israele contro il Libano. Pesticidi e fosforo bianco stanno costringendo la popolazione del sud del Libano all'evacuazione tanto che l'esercito israeliano è riuscito ad avanzato per 8 km ad est, per avendo incontrato una fortissima resistenza. La zona ad est è quella confinante con la Siria che quindi ampia la zona di occupazione. 

Israele vorrebbe avanzare anche verso Tiro cioè la roccaforte di Hezbollha, città che ha una storia importante e che la sua distruzione raderebbe al suolo una città millenaria. 

Continua l'attacco imperialista sionista contro il Libano

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In comunicazione telefonica con Mauro Pompili, giornalista recentemente rientrato a Roma dal Libano, abbiamo annalizzato l'odierna situazione dello Stato levantino, il cui territorio al sud del fiume Litani si trova sotto attacco e occupazione da parte dello Stato sionista d'Israele.

Israele vorrebbe occupare di nuovo il sud del Libano come dall'82 al 2000 per il grosso quantitativo di acqua presente in quella regione e della produttività dell'agricoltura. Questo comporterebbe anche uno spostamento dei confini marittimi e quindi l'appropriazione dei giacimenti di gas e petrolio ancora non sfruttati proprio per la non definizione dei confini. Gli obiettivi di Israele quindi sono antichi e molteplici. 

Il tentativo di invasione sta comunque fallendo per non avendo la resistenza in Libano nè aerei nè armi tali e potenti come i sionisti. Diversi i carri armati sionisti saltanti ma la linea del sud è stata completamente rasa al suolo tanto che sembra Gaza. Usano anche fosforo bianco poiché Israele vuole convincere la popolazione del sud ad andarsene. Stanno anche bombardando i ponti proprio per tagliare i rifornimenti agli Hezbollah. 

Beirut: in migliaia in piazza contro il progetto di bilancio 2026

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Nell’ audio che ci arriva dal Libano, Elisa, fotoreporter e giornalista freelance, ci aggiorna sui continui attacchi israeliani nel sud e ci racconta la manifestazione che ieri , 27 gennaio, c’è stata davanti al Parlamento di Beirut. Migliaia di persone si sono radunate mentre nel parlamento iniziava l’esame del progetto di bilancio 2026. Militari in pensione, insegnanti del pubblico, funzionari e inquilini hanno occupato le strade attorno a Place des Martyrs e a Riad el-Solh per chiedere adeguamenti salariali e pensionistici che tengano conto di un’inflazione che, dal collasso economico del 2019, ha svuotato stipendi e rendite fino a renderli insufficienti alla sopravvivenza.