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Libano ed il massacro di Sabra e Chatila

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Dopo 396 giorni il Libano ha di nuovo un governo. Tuttavia il paese è ormai sprofondato in una crisi che non ha precedenti.  L’accordo per la formazione di un esecutivo costruito intorno al primo ministro Najib Mikati, miliardario libanese sunnita,  già stato due volte primo ministro, non significa la fine delle difficoltà per la popolazione libanese.

Il massacro di Sabra e Chatila fu compiuto dalle Falangi libanesi e dall’Esercito del Libano del Sud, con la complicità dell'esercito israeliano. La strage avvenne fra il 16 ed il 18 settembre 1982 nel quartiere di Sabra e nel campo profughi palestinese di Chatila, entrambi alla periferia ovest di Beirut.

Ne parliamo con la giornalista freelance e collaboratrice del Manifesto Sonia Grieco.

Libano allo stremo

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Da ottobre 2019 la lira libanese ha perso il 90% del suo valore e la recessione che vive il “Paese dei Cedri” potrebbe essere la peggiore al mondo dagli anni ’50 dell’Ottocento. Alla crisi finanziaria, si aggiunge poi quella politica. Il Libano non ha un governo da agosto 2020, da quando una esplosione al porto di Beirut ha distrutto parti della città e ha ucciso oltre 200 persone.
 
Ne parliamo con Olga dell'Associazione Ulaia Onlus

Libano: situazione nei campi profughi palestinesi

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Ma cosa è successo in Libano che si ripercuote come una mannaia sui palestinesi intrappolati lì, stranieri dal 1948,  e  sui  loro  discendenti? In  una  escalation  senza  sosta si  è  assistito  prima, nell’estate 2019, alle proteste dei palestinesi per la proposta  di legge  sul lavoro straniero la cui introduzione avrebbe  ancor più ristretto  le loro già  scarse  possibilità  di  lavoro.  A  questo  sono  seguite  le  forti proteste dell’intero popolo libanese esasperato dalla corruzione, dall’inflazione inarrestabile e da un sistema politico basato ancora sul confessionalismo. Piazze  presidiate  permanentemente, scontri con le forze dell’ordine, blocchi stradali hanno  paralizzato  le  attività  e reso  difficili gli  spostamenti  per mesi.  Mentre l’inflazione iniziava  una  corsa che  non  si  è  più  arrestata, i  lavoratori giornalieri,  in  maggior  parte  palestinesi,  vedevano  sfumare contemporaneamente sia l’esigua forma di reddito,sia il potere di acquisto divorato dall’inflazione. Il dollaro,  a  cui  era  ancorata  la  moneta  locale dal  1997,  nei primi mesi dell’anno è scomparso dalla circolazione, le banche erogano solo Lire Libanesi con un tetto ai prelevamenti e questo, per i palestinesi, di fatto significa non poter  nemmeno ritirare i soldi ricevuti dai parenti all’estero. A questo caos sono seguite le  dimissioni  del  governo insediatosi  durante  le  proteste  e,  il  7  marzo  2020,il  default del  Paese.   Poi è arrivato  il  COVID  19 e  con  esso  il  coprifuoco. Infine,  il  4  agosto, lo  scoppio  del  deposito  al  porto  di  Beirut con  il  suo  fardello  di  morti  e  feriti.

Ne parliamo con Olga dell'Associazione ULAIA

Libano: ultimi aggiornamenti sull'esplosione che ha devastato Beirut

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Una massiccia esplosione ha scosso Beirut martedì 4 agosto distruggendo gran parte del porto della città, mietendo almeno 150 vittime e ferendo altre 5000 persone. 300mila sono le persone rimaste senza una casa. Un bilancio quello delle vittime di un disastro dalle cause ancora da chiarire che potrebbe purtroppo ancora salire.

Il paese è da mesi immerso in una crisi economica preoccupante, in bancarotta socialmente ed economicamente al collasso e questa esplosione precipita tutto.

Ci da gli ultimi aggiornamenti Grazia Careccia che vive e lavora a Beirut.

Libano: sport contro le frontiere

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Corrispondenza dal Libano, dove una compagna è andata insieme all'iniziativa Basket Beats Borders: un'iniziativa che crea un ponte tra Roma e Beirut, da ragazze nate e cresciute nel campo di Chatila.

Intanto, in Libano sono scoppiate proteste contro l'aumento dei prezzi: la piazza ha chiesto il ritiro degli aumenti e le dimissioni del governo. Le misure sono state revocate, ma le piazze rimangono affollate, determinate, festose e senza partiti.