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I Nomi delle Cose

La Parentesi di Elisabetta del 26/11/2014 "Armadi"

Data di trasmissione
Durata 5m 38s
La parentesi di Elisabetta del 26/11/2014

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/11/27/la-parentesi-di-elisabetta-del-26112014/

 
Immagine rimossa.“Armadi”

Oggi viviamo una situazione storica molto diversa da quelle che ci hanno preceduto, viviamo in una stagione di passaggio nella quale si svolge una guerra senza esclusione di colpi per determinare i nuovi assetti geopolitici e le relative gerarchie.
Le multinazionali sono all’offensiva con l’utilizzo degli Stati e, quando serve, by-passandoli.
Questo in Italia ha comportato la rottura del blocco sociale che ha guidato nel dopoguerra questo paese. E’ nata un’iper-borghesia o borghesia transnazionale che si è auto promossa a novella aristocrazia relegando tutti gli altri segmenti della borghesia ad un ruolo di servizio.
Pertanto, il lessico politico dentro questo processo di trasformazione delle filiere del comando è cambiato completamente.
Per prendere posizione all’interno del passaggio storico nel quale viviamo serve più che mai la passione per la libertà politica e l’amore per la giustizia sociale.
Disoccupazione, precarietà, povertà, costruiscono la trama del modello liberista, i ricchi e le ricche divengono sempre più ricchi/e e i poveri/e sempre di più e sempre più poveri.
I grandi temi riformisti quelli, per intenderci, dello stato sociale, del pensionamento universale, della sanità pubblica, della contrattualità nazionale…sono stati rimossi. Lo spessore di questa scelta spinge le strutture statali verso politiche di repressione e verso pulsioni securitarie tanto più forti quanto più profondo è il disagio .
In questa situazione il pericolo repressivo si presenta con particolare forza, collocandosi nella ricomposizione del blocco di potere. Un programma alternativo a questo progetto si può incardinare intorno alla possibilità / capacità del movimento di esprimersi a tutto campo sottraendosi alle provocazioni giudiziarie e rispedendo al mittente, cioè al potere, la demagogia che promuove la guerra fra i poveri, tanto più che lo scontro tra le multinazionali e i rispettivi governi oggi si manifesta sempre di più come produzione di guerra intesa nel senso più compiuto del termine, che vede lo stato del capitale, gli Usa , all’offensiva.
Per realizzarsi compiutamente il neoliberismo ha bisogno , non solo di controllare tutta la popolazione, ma anche di controllare la nostra intera esistenza. Non è più solo di determinazioni gerarchizzate, ma la posta in gioco riguarda il modo stesso di vita e le modalità di dipanarla. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento del lessico politico e questo è un processo reale nel corso del quale vengono liquidate alcune fondamentali categorie politiche, prime fra tutte patriarcato e classe
Il neoliberismo è guerra che ci viene imposta ed investe la vita di tutti/e. Non è possibile sottrarsi a questo scenario cupo senza pensare ad una rivoluzione continua, nel quotidiano, che coinvolga tutti gli strati, gli ambienti, i ceti, i generi che si oppongono a questa prospettiva mortifera. In tutti gli attimi della nostra vita la scelta è tra rimanere in questa società o uscirne. Anche nelle azioni più spicciole chiediamoci se vogliamo rimanere qui dentro o uscirne. La libertà è una tensione ideale che ci dovrebbe accompagnare sempre proprio perché mai come in questo momento patriarcato e neoliberismo lavorano profondamente aggredendo ogni aspetto della nostra vita.
La scommessa è di capire chi a tutto questo si oppone e chi tutto questo promuove o di questo si fa complice magari per convenienza, tornaconto personale, promozione sociale.
Abbiamo bisogno di un progetto all’altezza del momento, capace di esprimere una libertà da tutti i punti di vista, libertà di produzione, libertà di pensiero, una libertà compiuta e, perché no, ricca.
Il femminismo va fortemente ancorato alla possibilità. Un altro mondo è possibile, spetta a noi intrecciare l’orizzonte del desiderio e quello della possibilità. E’ questa dimensione materialistica e immanentistica che fa sì che il femminismo sia attivo e attuale in questa stagione e perciò come strategia del possibile.
Il femminismo è un processo rivoluzionario, è la capacità di sconvolgere questo mondo e di immaginarne uno nuovo.
C’è la necessità di un progetto che rompa definitivamente con lo scheletro del capitale e del patriarcato che le riformiste e le socialdemocratiche hanno sempre conservato nei loro armadi.
Oggi il problema non è più quello della liberazione, bensì quello della libertà. La libertà è un fondamento materiale, così come l’hanno creato le lotte, è lavoro vivo, produzione di soggettività, è antagonismo che si presenta davanti alla sussunzione reale che il capitale e il patriarcato ha prodotto rispetto a questa società.
E’ ribellione nel senso onnicomprensivo del termine.

 

Trasmissione del 19/11/2014 "Lacrime pelose"

Data di trasmissione
Durata 1h 8m 13s

 

Puntata del 19/11/2014

“C’è stato un tempo in cui non eri in schiavitù: ricordalo……mi dici che non ci sono parole per descrivere quel tempo, dici che non esiste. Ma ricorda. Sforzati di ricordare. O, altrimenti, immaginalo.” Monique Wittig (1969)

 Lacrime pelose/Politiche sociali/Il 25 novembre della Coordinamenta….Questioni di genere nella sinistra di classe”

Immagine rimossa.

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/11/20/podcast-della-trasmissione-del-19112014/

 

 

La Parentesi di Elisabetta del 19/11/2014 "Politiche sociali"

Data di trasmissione
Durata 5m 5s
  “Politiche sociali”

Immagine rimossa. Tutte le idee del femminismo sono all’interno del politico e non si può distinguere il politico dal sociale e si materializzano e si realizzano nella libertà e nella giustizia sociale che sono legate fortemente.

Nella nostra stagione, quella del neoliberismo, c’è una tendenza, per ora vincente, per cui il personale tanto viene sussunto a tutto campo nel tempo del lavoro, tanto è niente dal punto di vista politico, vale a dire che tutto ciò che è personale deve essere risolto individualmente. E una delle manifestazioni più eclatanti è lo smantellamento dello stato sociale. Il paradosso è che questa idea ,intesa come onnicomprensiva della società, perciò ideologia, è un’orchestrazione e una realizzazione propria della società americana, la società che è stata sussunta in maniera reale sotto la dominazione del capitale e della sua declinazione patriarcale. Tutto è stato alienato., la vita sentimentale, affettiva, culturale. Non solo la produzione e riproduzione del potere,

Nell’impegno di indebolire le tensioni di liberazione, comprese quelle che erano nel pensiero femminista, il neoliberismo ha aperto ad una concezione dell’essere secondo la quale i mercato è la natura.

Nella stagione del trionfo del neoliberismo e del patriarcato, che manipola l’emancipazione e la nostra oppressione, è necessario recuperare, di fronte a questo mondo unificato e compatto, le alterità, le resistenze e le figure e le sequenze di trasformazione.

La rivoluzione femminista è posizione di soggettività a partire da un nuovo vocabolario politico che smascheri l’unicità del pensiero rispetto a questa omologazione a cui noi diciamo no.

Questo è il nuovo tessuto politico femminista come incarnazione delle istanze irriducibili alla libertà. Oggi ci troviamo davanti il moloch dell’Impero, inteso come Stato del capitale, e della sua ideologia neoliberista che percorre e blocca la vita di ognuna in ogni segmento della stessa. Dobbiamo ragionare su idee, sulle forze materiali e collettive che diano voce alla sofferenza della vita e renderle immediatamente espressive.

L’abolizione dello stato sociale è forma concreta per rigettarci in una situazione simile a quella ottocentesca. Di fatto le epoche mutano, l’organizzazione sociale si trasforma , ma il tempo presente ha modificato il lavoro, la vita sociale, le forme di partecipazione ad essa, la vita stessa è stata messa al lavoro, è divenuta produttiva.

L’alterità, l’anelito alla libertà, sono la condizione preliminare dell’esistere, dell’esistere comune, la condizione della nostra vita. Non più rituale, non più meccanicistica, ma un recupero del proprio senso e in questo deserto del pensiero socialdemocratico, del pensiero politicamente corretto, dell’emancipazionismo, inteso come promozione sociale individuale, il femminismo è una pista che permette di trovare una strada per arrivare all’oasi. Là dove la realtà pretende di essere totalizzante, proprio lì comincia la nostra lotta. Si rivela la dimensione della nostra vita intesa come proposta di conquista della libertà.

Il rapporto tra femminismo e mondo femminile è spazio pubblico , è cooperazione intellettuale, è costruzione del comune, è scelta di parte.

Il femminismo è dialettico, il femminismo e le donne nel momento in cui si collocano e scelgono costruiscono qualche cosa di comune. Le scelte di campo producono il medesimo dispositivo e stabiliscono la differenza fra noi e la cultura patriarcale , chiunque ne sia portatore o portatrice.

Questa è la ricchezza del femminismo, il suo fascino, perché esalta tutto ciò che è condizione della vita comune e di parte.

Il femminismo è uno spazio pubblico dove ci aspetta una lotta lunga e faticosa, è lì che ci troviamo insieme o contro, tanto più in una società dove la comunicazione di massa, l’omogeneizzazione del linguaggio, la nicchia dei privilegi ha comportato, paradossalmente il ritorno di questa società a valori nazisti, ottocenteschi e medioevali.

La strada è lunga, irta di difficoltà, ma se ci sono trappole in cui non dovremmo cadere sono quelle “del prima e del dopo” e quelle “del progresso continuo e costante”.

Entrambe queste varianti ci vogliono far dimenticare che la libertà è una scelta che si fa qui e ora.

 

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/11/20/la-parentesi-di-elisabetta-del-19112014/

 

Trasmissione del 12/11/2014 "25 novembre"

Data di trasmissione
Durata 58m 24s

 

Trasmissione di mercoledì 12 novembre 2014 

ore 20.00 Apertura ” Negli alberi……. Ingeborg Bachmann” “
Immagine rimossa.

ore20.10 Attualità femminista ” Dalle lotte sui territori la verità su femminicidio e oppressione delle donne e delle diversità “

ore 20,30 La Parentesi di Elisabetta ” Stravolgimento”

ore 20.35 Approfondimento /La coordinamenta verso il 25 novembre…..”Rompere la normalità dell’esistente”

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/11/14/podcast-della-trasmissione-del-12112014/

La Parentesi di Elisabetta del 12/11/2014 "Stravolgimento"

Data di trasmissione
Durata 5m 50s

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/11/12/la-parentesi-di-elisabetta-del-12112014/

La Parentesi di Elisabetta del 12/11/2014

 
“Stravolgimento”

Immagine rimossa.

Abbiamo parlato molte volte di come il neoliberismo abbia stravolto termini e significati. Una volta per sicurezza si intendeva una serena vecchiaia, la parola riforma era legata alla possibilità di un lento ma graduale miglioramento della società e della condizione di vita di tutte/i, sinistra significava attenzione agli strati sociali poveri e o comunque svantaggiati, la costituzione scritta e non sempre, anzi quasi mai quella materiale, era impregnata dei valori della Resistenza, la scuola pubblica, l’unica che la costituzione prevedeva che si finanziasse, era un ‘occasione per far accedere larghi strati della popolazione all’istruzione e, magari alla laurea, intesa come un’occasione di promozione sociale. Da qui il fenomeno dei laureati in prima generazione che non erano più bravi e più amanti dello studio dei genitori e dei nonni , ma che avevano avuto l’occasione, grazie alle lotte degli anni ’70, di accedere per la prima volta alla laurea.

La sicurezza, ora, è quella di un presunto cittadino/a intimorito/a chissà da chi e da che cosa, visto oltre tutto il crollo vertiginoso dei reati, le riforme sono un attacco a tutto campo ai diritti e alle conquiste del mondo del lavoro, la sinistra, chiariamo subito che parliamo di quella socialdemocratica, cioè il PD, oggi è quella che naturalizza in Italia gli interessi delle multinazionali in particolare quelle anglo-americane.

Ma c’è un altro campo dove è particolarmente eclatante lo stravolgimento dei termini e del senso delle aspettative e cioè quello della così detta “giustizia” . I poveri/e, gli sfruttati/e, le classi subalterne hanno sempre manifestato una profonda consapevolezza dell’ingiustizia di cui sono sempre stati vittime. E’ emblematica la dichiarazione di Caterina Picasso, arrestata a 73 anni Nella mia vita ho subito soltanto soprusi. Lo Stato mi ha maltrattata e io mi sono messa contro lo Stato…. ho la seconda elementare, quindi i difficili ragionamenti politici non li so fare, ma capire da che parte stare l’ ho sempre saputo“.  Oggi questo sentimento è stato trascinato in un rovesciamento sbalorditivo, in una difesa acritica quando non encomiastica, nei confronti della magistratura, portando alla neutralizzazione del suo ruolo e ad una mobilitazione mistificatoria sui problemi della così detta “giustizia” con la promozione di esponenti della magistratura a campioni della sinistra di cui parlavamo prima.

Si è persa di vista la consapevolezza che la magistratura è di parte, è al servizio del sistema e che la “giustizia” così come noi la conosciamo rimuove l’espropriazione dei diritti da parte della borghesia e si risolve soltanto nell’attenzione all’espropriazione dei beni da parte delle classi subalterne.

In definitiva i diritti non hanno nessuna rilevanza, ma guarda caso, ce l’hanno soltanto i beni e la produzione legislativa è solo e soltanto tesa a perpetuare il principio che tutto quello che intacca l’interesse, il monopolio dei poteri di una minoranza privilegiata, rientra nella fattispecie del reato e come tale può essere perseguito e tutto quello che è alterità, sia nelle forme più elementari che in quelle più propriamente politiche, viene represso.

Ma, cosa è reato e cosa non lo è, non l’ha detto dio, non è in natura, ma è frutto di scelte umane, non nel senso dell’essere umano, ma nel senso degli uomini che hanno il potere. Oggi, nella sua impudenza, il neoliberismo ha introdotto, inoltre, nel nostro diritto normato e materiale due concetti che sembrano marginali, ma che sono invece determinanti nello spostamento e nello stravolgimento del concetto stesso della così detta giustizia.

Il primo è il concetto di detenzione amministrativa, per cui non si va in carcere per quello che si è commesso, ma per quello che si è…. per la condizione sociale, per il modo di essere, per l’estrazione familiare, per l’etnia… questo e non altro sono le detenzioni nei Cie, veri e propri momenti di controllo sociale a tutto campo in cui si esplicita la pretesa del neoliberismo di incarcerare chi non è gradito/a.

Il secondo è il concetto della pena di morte extra-legem per cui non si paga per il reato commesso, ma viene irrorata la pena di morte a discrezione, indipendentemente dal reato vero o presunto che sia. E’ questo, in definitiva, il senso dell’uccisione di Stefano Cucchi e di tanti altre e tanti altri come lui. Sapere chi ha ucciso materialmente Stefano Cucchi sarebbe importante soprattutto per i familiari, ma sicuramente sappiamo che è stato lo Stato, perché in quel momento lo custodiva, perché lo stesso Stato non ha “saputo” trovare i responsabili, perché, al di là delle belle parole e dei rituali democratici, questo Stato si arroga il diritto di vita e di morte.

 

La Parentesi di Elisabetta del 5/11/2014 "Impero"

Data di trasmissione
Durata 3m 35s
La Parentesi di Elisabetta del 5/11/2014

“Impero”

Il neoliberismo, frutto dell’autoespansione del capitale, ha prodotto l’iper-borghesia o borghesia imperialista impiantata su un sistema che ha perso ogni coloritura nazionale e manifesta nel predominio delle grandi multinazionali la guerra ai residui dello Stato-Nazione.

Immagine rimossa.

Siamo nella stagione in cui gli Usa tentano in tutti i modi di organizzarsi e strutturarsi come impero, ma dove c’è impero c’è anche aristocrazia. E’ questo il senso dell’iper-borghesia, cioè quella frazione della borghesia legata agli interessi delle multinazionali e che ha relegato le restanti frazioni della borghesia al ruolo di servizio che avevano nella stagione nobiliare.

Il tessuto sociale ne è devastato, lo sfruttamento si espande a tutta la società e a tutte le società, questo è il senso della globalizzazione, quindi della sovranità imperiale, leggi statunitense, come tendenza irreversibile e necessaria per la propria sopravvivenza.

Per questo, da parte degli Usa, è necessario che una guerra si succeda ad un ‘altra e per questo la guerra ha assunto connotati diversi dal passato perché oggi serve per creare ordine, un nuovo ordine.

Integralismi, guerre umanitarie, valori nazisti, disoccupazione, povertà costituiscono la trama dello sviluppo di questo modello. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre di più e sempre più poveri.

Questa situazione determina conseguenze fortemente negative, particolarmente violente sono le forme di repressione e/o di esclusione contro i governi, i gruppi politici e le forze sociali che tentano di sottrarsi a questo progetto. Anche l’Italia è investita da questo ciclone e i governi sono imposti per attuare il programma dell’impero e lo fanno giocando le armi della demagogia e delle provocazioni giudiziarie.

I governi Monti e Renzi hanno un’agenda prefigurata e un compito loro assegnato che devono assolvere. I mandanti sono le multinazionali, ma l’humus e i padri spirituali sono il PD e D’Alema. Quelli che si spacciano per sinistra radicale sono attardati a chiedere un ritorno al Keynesianesimo dimenticando che la scelta neoliberista è ideologica, investe tutti i campi e le soluzioni corporative e di mediazione sono state rimosse.

E Keynes, cioè l’intervento dello Stato, il grande capitale lo conosce e lo applica, ma solo nell’ambito dell’apparato militare-industriale.

In Italia, come altrove, è in atto una rifondazione profonda dell’assetto capitalistico che ha rotto il blocco sociale che ha governato questo paese nel dopoguerra. Ne discende l’inadeguatezza delle proposte di chi non coglie il segno che oggi ogni tipo di rivendicazione e di impegno, anche nell’ambito lavorativo, va ricondotto alla sua immediata e unica dimensione, quella politica.

 

Trasmissione del 29/10/2014 "Elefanti nella stanza...."

Data di trasmissione
Durata 1h 10m 52s
Puntata del 29/10/2014

 “QUELL* CHE NON HANNO  IL GENERE; MA HANNO LA CLASSE”/……..NUMERO SPECIALE

Immagine rimossa.

Elefanti nella stanza : la discussione politica, che non c’è ma dovrebbe esserci su suicidio e disagio psichico…../ I giochi non sono finiti/L’unica via alla sopportazione è l’integrazione?”

Immagine rimossa.e oltre…..

(Photo prise sur un pont près de la Marne en banlieue…)

 

La Parentesi di Elisabetta del 29/10/2014 "I giochi non sono finiti"

Data di trasmissione
Durata 7m 46s
“I GIOCHI NON SONO FINITI”

Immagine rimossa.

Nel discorso di chiusura alla Leopolda di Firenze, Matteo Renzi, presidente del consiglio e segretario del PD, ha dichiarato”…Di fronte al mondo che cambia, il posto fisso non c’è più…”.

Questa è una dichiarazione politica.

Il neoliberismo è un’ideologia onnicomprensiva che intende ridefinire a tutto campo i rapporti di forza tra Stati e multinazionali e con gli/le oppressi/e tutti/e.

In questi anni è stata ridisegnata tutta la società, il neoliberismo ha investito tutti gli aspetti della vita, da quelli del mondo del lavoro a quelli ludici e personali, dalla sfera della sessualità a quella sociale, dai rapporti con gli oppressi/e e tra gli oppressi/e.

E’ stato un lavoro lungo, di anni, un passo dopo l’altro.

Di fronte ad un simile attacco portato avanti con pervicacia, determinazione e perfidia e di cui si è fatta carico in primis la socialdemocrazia, gli oppressi/e si sono trovati indifesi/e e spiazzati/e. Non hanno ragionato con la loro testa, non hanno nemmeno seguito l’istinto, ma hanno ascoltato le sirene del PD e della CGIL, hanno dato spazio alla “meritocrazia”, alla gerarchia…si sono prestati alla guerra fra poveri, stigmatizzando il collega che non rendeva abbastanza, che non era ligio all’azienda, l’impiegata che portava i bambini a scuola o faceva la spesa nell’orario di lavoro, come se questo non fosse lavoro….

Ora sono basiti, muti, inermi, dotati/e di strumenti inadeguati per rispondere ad un attacco così violento che investe ilmondo del lavoro….l’istruzione….la sanità…lo stato sociale..e questo attacco non ha solo valenza economica, ma è anche un attacco all’idea e alla pratica di comunità.

Il tessuto sociale ne è sconvolto: lavoratori/trici, contadini/e, donne, addette/i ai servizi….popoli del terzo mondo…sono tutti dentro un comune progetto di sfruttamento, questo sì diventato globale.

Dentro questo processo siamo tuti/e poveri/e, siamo tutti/e nelle mani di un potere che ci infantilizza, che ci plasma per uno sfruttamento in tutti i momenti della nostra vita.

Ad un attacco politico a tutto campo, la risposta non può che essere sullo stesso piano.

Le lotte devono essere immediatamente politiche, gli spazi di mediazione, di contrattazione, di richiesta sono stati rimossi dal neoliberismo.

Per ora ha vinto, ci ha tolto la parola, cambiato i riferimenti, azzerato la memoria.

Questo mondo si è convertito ai valori nazisti attraverso lo Stato etico e il suo sviluppo secondo moduli di guerra.

Le dimensioni del neoliberismo tendono ad occupare tutti gli spazi e, addirittura, a non avere niente al di fuori di se stesse.

Il mondo è, mai come oggi, minuscolo, ma hanno tolto al genere umano la fede, la speranza, la carità e la voglia di lottare. Non a caso oggi la guerra non è più la continuazione della politica con altri mezzi, ma è diventata la base stessa della politica e, pertanto, rappresenta un nuovo ordine che si riflette nei rapporti interni e nelle regole stesse della cittadinanza. Da qui il controllo sempre più serrato, la militarizzazione di intere aree geografiche, l’invasività della polizia e della magistratura. L’immigrazione non è un problema in più che si aggiunge a quelli che già ci sono nei vari paesi dell’Europa occidentale, ma è il prodotto legittimo e programmato, non solo per la soppressione delle economie di autosussistenza nei paesi del terzo mondo, non solo per le guerre interetniche e interconfessionali promosse volutamente, ma anche perché è funzionale dal punto di vista economico : disponibilità di manodopera a costo minimo, pressione sugli altri lavoratori attraverso il ricatto della facile alternativa e sostituzione, sfruttamento nel lavoro di cura a livelli di semischiavitù, come nel caso delle badanti e delle domestiche.

Il capitale, nella sua caratteristica principale che è quella autoespansiva,,è arrivato alla stagione neoliberista e, questa, non è tanto una tendenza quanto una necessità per garantire la propria sopravvivenza.

Per questo è necessario analizzare le modalità con cui si sviluppa e si presenta, per poterlo contrastare.

Ogni segmento della società che si confronta, sia pure da punti di vista differenti, con il sistema, nel momento in cui reclama democrazia e uguaglianza, deve fare i conti con il carattere antidemocratico di questa società.

La ripresa delle lotte sociali oggi diviene il passaggio fondamentale, tanto più in questa stagione in cui il capitale diventa sempre più parassitario e non accetta più nulla delle richieste dei cittadini/e, ma risponde con la repressione.

Ma dove c’è repressione c’è resistenza e dove c’è resistenza nasce una nuova cultura.

E, quest’ultima, smaschera la storia addomesticata e si riannoda al valore sovversivo delle lotte degli anni ’70.

E’ questo il senso del nostro impegno: costruire momenti di resistenza e di antagonismo, rimuovere un concetto di libertà tutto chiuso nell’ordinamento capitalistico e patriarcale così come oggi lo si conosce, un concetto di libertà ridotto ad emancipazionismo, a rituali vuoti e ripetitivi che si traducono in un asservimento volontario e che, perciò, diventa un concetto morto, mentre la libertà è un processo espansivo.

Per noi la liberazione significa liberare la libertà.

La libertà è un sottrarsi ai limiti dentro gli orizzonti che sono stabiliti dal capitale e dal neoliberismo, è produzione di soggettività, è un’alternativa alla colonizzazione neoliberista e patriarcale della vita, è capacità di rompere, in maniera autonoma e autofondante, con il comando.

Noi viviamo nella solitudine, nella miseria, nella paura e, invece, vogliamo vivere la nostra condizione esistenziale.

Per questo la libertà non è un desiderio o un auspicio, ma è necessaria come l’aria per vivere, è ribellione, rifiuto, è forza di dire no.

E’ una libertà che riesce a rappresentarsi nella sfera del linguaggio, nella sfera della comunicazione, nelle relazioni interpersonali, che è altro rispetto alla metabolizzazione dei valori capitalistici e patriarcali della società.

La libertà è un fondamento materiale, è lì come l’hanno creata la lotta di classe e la lotta di genere.

E’ lavoro vivo, non è concepita in termini di dono, ma di costruzione.

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/10/30/la-parentesi-di-elisabetta-del-29102014/

La Parentesi di Elisabetta del 22/10/2014 "Scenari materni"

Data di trasmissione
Durata 4m 59s
“Scenari materni”

Spero che ormai sia assodato che scienza….”progresso”…tecnologia….medicina…ricerca….nulla è neutrale e asettico, ma è funzionale alle richieste e agli scopi che si vogliono ottenere. E chi ha il potere economico e politico chiaramente ne fa l’uso che gli è più confacente.
E’ altrettanto chiaro che è impossibile impedire ricerca…. sperimentazione…perché oltretutto non sono il male in sé, ma dipende da chi e come vengono usate.

Immagine rimossa.
C’è tutto un tipo di ricerca e sperimentazione che da anni e anni, ormai, si concentra sul concepimento, su tutta quella sfera che coinvolge il mettere al mondo nuovi esseri umani.

Questo ha permesso alle donne che sono quelle che poi, in effetti, ancora e per adesso, “fanno i figli/e”, di non morire più come mosche di parto, di accedere agli anticoncezionali, all’aborto ospedalizzato, perdendo, però, in contemporanea, tutto un sapere sui corpi e sulla vita che avevano posseduto per millenni. Si abortiva anche un tempo, si partoriva, si sopprimevano i figli indesiderati appena nati, si controllavano le nascite…..era un sapere di donne tra donne di cui siamo state scippate.

Il capitalismo ha dato la gestione della vita alla scienza e ai maschi…ai medici…agli specialisti. Adesso ci sono anche le mediche…le specialiste…l’emancipazione quindi…..ma lo scenario è sempre capitalista e patriarcale.
Non per questo è auspicabile un ritorno al passato, questa potrebbe essere una società del benessere se non fosse improntata sul profitto per cui le ricchezze sono in mano ad una classe che ha il potere ed il resto del genere umano ne ricava solo briciole, qualche briciola in più se si sa vendere e sa servire, qualche briciola in meno se non si sa vendere, nessuna briciola se si ribella a questo stato di cose. Profitto che impedisce una vita economica e sociale in sintonia con le possibilità del nostro pianeta, profitto che ha la necessità senza fine di incrementare se stesso, profitto che ha la guerra come normale momento di evoluzione del suo percorso.

Ora, scienza e tecnologia sono capaci di indurre la produzione di ovuli, di congelarli, di conservare il seme in appositi luoghi, di catalogare tutto per caratteristiche, bianchi, neri, verdi, gialli, occhi azzurri, a pallini, capelli striati o arcobaleno, di metterli insieme in provetta, di far nascere qualcun* senza malattie o con malattie, con tre gambe o con una gamba solo, basterebbe volerlo. Possono clonare un essere vivente da un pezzetto di DNA, noi non siamo nemmeno in grado di distinguerlo da uno vero e non sappiamo cosa veramente stiano architettando.
C’è chi dice che questi siano scenari apocalittici. Veramente questo è solo quello che ufficialmente stanno facendo e quindi non è uno scenario apocalittico, ma solo reale. O pensiamo che chi è privo di ogni scrupolo ed è guidato solo dal profitto, in questi casi diventi più saggio?

Ma, io volevo parlare di maternità.

Ora quello che questo sistema economico neoliberista e patriarcale ci sta chiedendo è di saper conciliare carriera e maternità. Se serviamo nel campo del lavoro possiamo congelare i nostri ovuli e tirarli fuori a tempo debito, leggi quando il mercato non avrà più bisogno di noi, se invece non serviamo da subito, per motivi svariati che il mercato decide, bè allora dobbiamo tornare a casa a fare i figli in maniera tradizionale.
Gli scenari futuri saranno i figli fatti completamente al di fuori dell’essere umano, in vitro e con una gravidanza in incubatrice, come i pulcini, anche perché in questo modo si potranno fare esseri umani come servono : docili, obbedienti, forti o delicati, alti o bassi ….da mandare in guerra o da mettere al lavoro…..i principi illuministi si sono persi ormai nella notte dei tempi, l’iper-borghesia, la nuova aristocrazia, vuole nuovi schiavi.
La maternità non apparterrà più alle donne. La questione maternità si sta completamente spostando, non riguarda più quando, come, se voglio o se non voglio, se posso o se non posso, diventare madre, la maternità ce la stanno scippando. Ora, come femministe, ci interessa o non ci interessa? E cosa significa per noi?

 

 

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2014/10/24/la-parentesi-di-elisabetta-del-22102014/

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