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A che gioco giochiamo?

Data di trasmissione
Durata 2h 17m 14s
Durata 1h 4m 10s
Durata 1h 7m 4s
 
Nella prima parte facciamo degli esempi sul tema della gamificazione, tema di cui abbiamo parlato più volte in passato, sempre però a proposito di social network. Proviamo invece ad allargare lo sguardo e a fare più esempi su questa tecnica che sempre più siti e app utilizzano per far avere agli utenti i comportamenti desiderati.
 
Nella seconda parte vi diamo le solite notizie di attualità: dall'impatto della guerra sulla situazione informatica in Russia, alle analisi dei comportamenti tenuti dagli statunitensi durante i periodi di lockdown, passando per la fiducia (mal)riposta dagli utenti nei confronti di servizi, aziende e sviluppatori.

Il lavoro è un gioco o i giochi aiutano a lavorare di più?

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Prendendo spunto dalle novità sui "giochi" in azienda di Amazon parliamo di gamificazione con Karlessi di CIRCE: come distinguere i contesti gamificati da quelli di semplice gioco? Perché la gamificazione - idea non nuovissima - si va diffondendo sempre di più, fuori e dentro il mondo del lavoro ma soprattutto in quell'area intermedia che è la sharing/gig economy.
Il libro citato nell'intervista è Addiction by design di Natasha Dow Schüll 

Parliamo poi delle consuetudini all'interno di Snapchat: l'azienda era così abituata a rispondere a richieste legali da aver sviluppato addirittura una applicazione per farlo con maggiore efficienza; applicazione che ovviamente è sfuggita di mano ed è stata spesso usata indiscriminatamente.

Chiudiamo con facebook, che si merita ben due notizie:

  • la chiusura (ma la vera notizia è l'esistenza) di 2miliardi (DUE MILIARDI) di account fasulli, cosa che mette abbastanza in discussione l'uso di facebook come termometro del sentire comune.
  • l'annuncio di una nuova criptovaluta all'interno dell'ecosistema di facebook chiamata GlobalCoin, che promette di "rendere lo scambio di soldi facile come l'invio di una foto su whatsapp". Per realizzare questo obiettivo anarcocapitalista Facebook si sta accordando con grandi gruppi finanziari, sperando così di non ricadere nel fallimento dei "facebook credits" o nei problemi delle altre criptovalute.