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Vinto il primo dei processi in occasione degli scioperi Italpizza

Data di trasmissione
Durata 12m 41s

Il Tribunale di Modena ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce
reato, per il primo dei processi in relazione agli scioperi nel sito
Italpizza, in particolare quello del 28 giugno 2019.
E' un importante segnale, dopo 4 anni di indagini e processi, che si sia
acclarata la legittimità di chi manifestava per ottenere condizioni
contrattuali migliori e la cessazione dell'intermediazione di mano
d'opera, presente nell'appalto da svariati anni ed oggi solo
parzialmente risolta.
E' la storia di uno dei tanti lavoratori che presente ad uno sciopero,
era stato prima indagato e poi tratto a giudizio per lesioni a pubblico
ufficiale, in quanto avrebbe colpito con un piede uno degli agenti, per
allontanare un fumogeno lanciato contro i lavoratori, ed  accusato anche
di manifestazione non autorizzata.
Il giudice ha dunque accolto interamente le nostre tesi – precisa l'
avv. Marina Prosperi, che ha seguito questo processo unitamente al
collega Marco Pellegrino - “Abbiamo difeso l'atto di chi allontana un
fumogeno lanciato nel corso di uno sciopero, tutelato fino a prova
contraria dalla costituzione, e che non aveva alcuna volontà di ferire
alcuno, ma semplicemente di difendere se stesso ed i propri colleghi,
dai gas contenuti nel barilotto lanciato verso il presidio. Abbiamo
difeso il diritto a scioperare,  che è una cosa diversa da una
manifestazione non autorizzata, perché nessuno deve autorizzare i
lavoratori a scioperare, che il diritto se lo prendono da soli”.

ITALPIZZA: COLPEVOLI FINO A PROVA CONTRARIA

Data di trasmissione
Durata 12m 28s
Oggi si è svolta l’ennesima udienza del maxi-processo Italpizza, con una prima tranche di 67 imputati, 40 dvd di filmati, 150 testimoni e un numero imprecisato di fantasiosi capi di imputazione a danno di operai e sindacalisti protagonisti di quel ciclo di lotte.
Come sempre, non abbiamo delegato la decisione sulle nostre sorti alla benevolenza delle aule di Tribunale, e in centinaia eravamo presenti in presidio fuori al palazzo di giustizia di Modena. Assieme a un folto gruppo di lavoratori di Modena, anche numerose delegazioni di altri coordinamenti provinciali, oltre a diversi solidali.
L’udienza si è risolta in un ennesimo rinvio al 20 febbraio 2024, un anno esatto, per la difficoltà tecniche del Tribunale stesso a gestire un processo di queste dimensioni, senza contare i costi e le risorse sottratte alle casse pubbliche.
Non c’è nulla da festeggiare per questo rinvio: potenzialmente questo processo potrebbe durare altri dodici anni almeno, tenendo il sindacato e i lavoratori in un limbo, senza poter dimostrare le falsità delle accuse, senza entrare nel merito delle violenze poliziesche e aziendali, senza alcuna prospettiva di giustizia.
Questo limbo giuridico ha però conseguenze immediate per i lavoratori denunciati che di fatto sono considerati “colpevoli fino a prova contraria”, con rifiuto delle domande di cittadinanza, sospensioni del permesso di soggiorno, della carta di cittadinanza e dei ricongiungimenti familiari.
Davanti a tutto questo la Modena operaia si è mobilitata con uno sciopero generale provinciale, che ha visto un’adesione altissima nel distretto carni, nelle filiere logistiche e nel comparto ceramico.
 
La nostra corrispondenza con Marcello, del SI Cobas Modena

Maxi-processo Italpizza a Modena

Data di trasmissione
Durata 17m 18s

Un compagno del SI Cobas di Modena ci spiega le ragioni dell'indizione dello sciopero provinciale a Modena lunedì 20 febbraio 2023, in concomitanza con l'apertura della nuova udienza del processo.

Di seguito il comunicato del SI Cobas.

Lunedì 20 febbraio si terrà una nuova udienza del maxi-processo Italpizza che vede coinvolti molti operai, sindacalisti e solidali. I primi 66 imputati (sui 120 complessivi)sono chiamati in tribunale per gli scioperi del 2018 e 2019.

Va ricordato che quel lungo ciclo di scioperi costrinse l’azienda a rinunciare all’uso illegittimo del CCNL Pulizie/Multiservizi, allo scioglimento delle cooperative in appalto e all’assunzione diretta della maggior parte delle lavoratrici e lavoratori: oggi gli operai di Italpizza hanno stipendi più dignitosi, un impiego non precario e hanno recuperato contributi, retribuzioni errate e TFR scomparsi con le precedenti cooperative.

Tutti fatti accertati anche dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dal Tribunale del Lavoro, dall’INPS e dall’Agenzia delle entrate, oltre che dalla stessa CGIL.

Della vertenza ricordiamo inoltre le ignobili ritorsioni contro le lavoratrici più combattive, trasferite, licenziate, mandate a spalare la neve sui tetti o umiliate dai capi-reparto con trattamenti degradanti.

Per fermare le mobilitazioni del sindacato S.I. Cobas la Questura di Modena impiegò durante 9 mesi un impressionante spiegamento di forze: ci furono decine di violente cariche, arresti, centinaia di candelotti al gas CS sparati sulla folla, fogli di via e denunce.

L’auto del nostro delegato venne data alle fiamme e molte automobili dei lavoratori vennero vandalizzate, senza contare l’uso da parte di Italpizza di picchiatori prezzolati (immortalati dalle telecamere della stessa polizia).

Non contenta Italpizza chiede agli stessi operai e al sindacato ben mezzo milione di euro di risarcimento per avergli “rovinato gli affari”.

Questo maxi-processo va mostrato per quello che è: da un lato si tratta del tentativo della Procura di giustificare lo sperpero di ingenti fondi e mezzi pubblici per difendere un’azienda che ancora oggi, nonostante la parziale regolarizzazione, sfrutta e umilia i lavoratori; dall’altro è la continuazione del disegno repressivo nazionale che punta alla messa al bando dei sindacati di base e delle realtà di lotta autorganizzate, a completo beneficio delle mafie, del sistema degli appalti e degli industriali senza scrupoli.

Ricordiamo che a Modena sono oltre 500 gli operai e i sindacalisti imputati per scioperi, numeri indegni di un paese che si definisce democratico. L’attacco portato avanti a Modena si colloca nel quadro del più generale processo di criminalizzazione delle lotte sociali, nel quale il governo Meloni punta ad inasprire i già pesanti dispositivi repressivi messi in campo dai precedenti governi, in primo luogo contro i lavoratori immigrati, e teso a schiacciare preventivamente ogni protesta contro il carovita, i bassi salari e i pesantissimi tagli alla spesa sociale operati in nome dell'”economia di guerra” e dell’aumento delle spese militari (si veda ad esempio la cancellazione del reddito di cittadinanza).

È quindi evidente che il maxi-processo in Italpizza non è un attacco solo al SI Cobas, bensì all’insieme dei lavoratori, dei disoccupati e degli sfruttati.

Ed è per questi motivi che abbiamo deciso di convocare uno sciopero generale provinciale per lunedì 20 febbraio: ci troveremo sotto la Prefettura di Modena alle 9:00, per poi muoverci in *corteo fino al Tribunale, in Corso Canalgrande.

La Modena dell’orgoglio e della dignità operaia è sotto processo.

E scende in piazza.

Modena, 15 febbraio 2023

Coordinamento Provinciale S.I. Cobas

Italpizza maxiprocesso alle operaie e agli operai: il 3 ottobre tutti a Modena!

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Durata 30m 6s

Contro la repressione, in solidarietà alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Italpizza (e del modenese, nonché di tutta Italia denunciati o sotto processo oltre che di tutte le compagne e i compagni attaccati dalla repressione di Stato), il 3 ottobre si svolgerà a Modena una manifestazione nazionale (qui maggiori info) chiamata dalle operaie e dagli operai coinvolti in questa ennesima ondata repressiva. Il rinvio a giudizio di 120 tra operaie e operai di Italpizza e militanti del SI Cobas, è infatti solo l’ultimo atto di un sistematico attacco al diritto di sciopero e di organizzazione sindacale. Queste ultime incriminazioni si aggiungono ad altre centinaia di denunce contro lavoratrici e lavoratori: più di 450 a cui vanno aggiunti 12 fogli di via, 4 avvisi orali e il blocco delle pratiche di cittadinanza per diverse decine di loro. Cifre impressionanti che mostrano chiaramente la volontà di fermare le lotte operaie in un territorio dove istituzioni, malavita e affari sono talmente intrecciati da sembrare indistinguibili e che rappresentano prove generali di una repressione che poi verrà replicata nel resto del paese.

1/07 Presidio SiCobas al MISE

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Durata 9m 50s

Corrispondenza radio con i sindacalisti del SiCobas durante il presidio tenutosi il 1 Luglio di fronte al MISE. Un presidio che vuole mettere il Ministro Di Maio di fronte alle proprie responsabilità. Basta promesse per i lavoratori, è ora di intervenire con misure concrete. Riportiamo il testo di convocazione della manifestazione.

Da Italpizza alla Finiper, da SGT a Mercatone Uno: ai licenziamenti di massa, ai ricatti e alle condotte antisindacali dei padroni, l’unica risposta dello Stato e del “governo del cambiamento” è la repressione e la criminalizzazione degli scioperi.

Da mesi chiediamo al Ministro Di Maio una presa di posizione chiara e atti concreti per far fronte all’ondata di crisi, chiusure e delocalizzazioni, dove migliaia di lavoratori in appalto, in subappalto e degli indotti vengono licenziati senza neanche poter accedere agli ammortizzatori sociali, e da mesi chiediamo l’apertura di un confronto col Ministero per allargare l’accesso al Reddito di cittadinanza e cambiare gli attuali criteri restrittivi e discriminatori.

Di fronte al silenzio delle Istituzioni, il SI Cobas scende in piazza e indice per lunedì 1 luglio un presidio al MISE nel quale ribadiremo con forza che le istanze dei lavoratori, dei licenziati e dei disoccupati vanno ascoltate ed esaminate, non represse!

Toccano uno – Toccano tutti!

Uniti si vince!

SI Cobas

https://www.facebook.com/events/203712903883772/


Licenziamenti, manganello e carcere contro chi sciopera.

Benevolenza, complicità e impunità per chi sfrutta, evade e delocalizza.

Adesso basta!

Di Maio si assuma le sue responsabilità.

Lunedì 1 luglio tutti a Roma!

S.I. Cobas

Italpizza: la lotta si deve vincere! Campagna di boicottaggio

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Durata 21m 1s

La vertenza Italpizza scavalca i confini della mera sfera sindacale: gli interessi in gioco non sono solo quelli di un’azienda, ma riguardano gli equilibri di potere del nostro territorio e la capacità dal basso di contrastarli e piegarli al bene comune. I compagni chiedono a tutte le realtà e singol* solidali con questa lotta di farsi nodi della rete di pressione su Italpizza, attraverso i propri canali e con i propri contributi. Scopo della campagna di boicottaggio è colpire i marchi e le catene di supermercati che vendono le pizze surgelate prodotte, sia a marchio Italpizza che con i propri marchi: Coop, Esselunga, Conad, Carrefour, Findus, Selex, Lidl, Pam, Eisman, ecc. La posta in gioco è alta, ma sappiamo bene che solo uniti si vince: se toccano uno, toccano tutti!

Breaking news: gli immigrati non ci fregano il lavoro

Data di trasmissione

Operaie e operai immigrati sono da tempo in lotta all'Italpizza: l'azienda le ha assunte con un contratto capestro contando sulla loro ricattabilità, ma i lavoratori hanno protestato e scioperato. Ascoltiamo alcuni frammenti di intervista dopo gli ultimi avvenimenti.

Da qui partiamo per un approfondimento sulla relazione tra lavoro, sfruttamento e immigrazione: ne parliamo con Mauro Vanetti, che sull'argomento ha scritto alcuni interessanti articoli. Gli immigrati ci fregano il lavoro e ci abbassano i salari perché sono disposti a tutto? Sicuri sicuri? chiedetelo ai padroni di Italpizza...