Il diritto di voto per i detenuti; ci sono i bisogni dei detenuti dentro queste elezioni? Il differimento della pena per "sovraffollamento", effetti collaterali. Il codice penale Rocco del 1930 molti dicono che va cambiato, ma alcuni affermano che è troppo garantista e va cambiato in peggio!
Si avvicina la scadenza del 31 marzo 2013, entro cui si dovevano chiudere i sei OPG, e trasferire queste strutture alle Regioni. Ma non si approderà a nulla. Non sono stati messi in discussione i cardini su cui si regge la reclusione delle persone ritenute "inferme di mente". E' il concetto di "pericolosità sociale", cardine del codice penale fascista (tuttora in vigore) che va cancellato, insieme al Codice Rocco. Altrimenti assiteremo alla rinascita dei Manicomi, in realtà mai aboliti realmente. Inoltre il concetto della "pericolosità sociale" si espande sempre più a tutti i comportamenti ritenuti non accettabili dall'ordine capitalistico.
L'intervento del giurista Antonio Bevere, dalle pagine del Manifesto, riporta il problema del carcere al nocciolo del problema: l'esistenza di un codice fascista e l'operare dei giudici produce una sproporzione enorme tra reato e pena inflitta. In particolare si nota la pesantezza delle condanne per reati lievi, quelli contro il patrimonio. Sarebbe bene che i giudici conoscessero l'inferno del carcere dove sbattono, con troppa facilità, delle persone. E' saltata completamente la "proporzionalità" tra reato e pena, le condanne hanno tutte l'obiettivo di terrorizzare: è dunque terrorismo di stato.
Ragionando intorno alla proposta di legge per introdurre nel Codice Penale il reato di "tortura", analizziamo come il carcere sia una delle principali torture. In particolare i "regimi" di isolamento, tra cui il peggiore, ossia il 41bis. Ciascuno e ciascuna che intende battersi contro la tortura, dovrà interrogarsi se non debba, da subito, battersi contro il carcere e contro i regimi di isolamento come il 41bis, che sono le peggiori torture.
Puntata monografica con Sandro Bonvissuto e il suo libro Dentro di cui un capitolo dedicato al carcere. Domani l'autore sarà al csoa per la presentazione del libro durante l'iniziativa Scarceranda
Una lettera da una detenuta del carcere di Modena ci porta dentro le nefandezze della detenzione femminile. Carcere di "Serie B" quello riservato alle detenute, con vessazioni quotidiane. I dati del ministero al 1 gennaio 2013 portano a riflettere sulla falsa ideologia del "rinserimento dei detenuti".
Leggendo lettere che arrivano dal carcere si coglie l'elemento più feroce della detenzione. Oltre la privazione della libertà, la carcerazione recide tutte le relazioni sociali e affettive, annullando l'essere sociale reale della detenuta e del detenuto. E' questa l'opera di annientamento e distruzione psichica assai più che il sovraffollamento. Per contrastare questa devastazione della personalità di detenuti/e è importante stabilire reti relazionali tra dentro e fuori.
Cosa è successo nel 2012 appena terminato nelle carceri italiane? Un disastro! Confrontiamo la realtà drammatica delle condizione delle persone imprigionate con le chiacchiere dei personaggi politici che quelle condizioni hanno determinato, per costatare l'assurdità di chi a parole dice una cosa e compie pratiche del tutto opposte.
Si esalta tanto la Costituzione italiana, anche per mezzo di spettacoli in Tv, ma si finge di dimenticare che le persone vanno in carcere a causa del Codice Penale che risale all'epoca fascista (1930), che prevede reati di impostazione tipicamente fascista come "devastazione e saccheggio" e come i "reati associativi".
La lotta per l'Amnistia è buona purché si intenda come una tappa verso l'abolizione del carcere e non per "riportare il carcere alla legalità" perché questa "legalità" vuol dire mantenimento della società attuale basata sullo sfruttamento, sul carcere e sui soprusi dei potenti verso i deboli.
Dal carcere di Tolmezzo (Udine) testimonianze e lettere dall'interno che segnalano i continui soprusi e pestaggi delle guardie nei confronti dei detenuti; l'isolamento punitivo e il clima di terrore. Ma anche la solidarietà tra la gran parte della popolazione detenuta e la volontà di lottare per modificare la propria condizione e liberarsi del carcere.
Gli indirizzi dove potete trovare le lettere dal carcere di TOLMEZZO: