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Aggiornamenti dall'Egitto

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Con un compagno in studio parliamo della situazione attuale dell'Egitto. Dalla gestione della pandemia ai rapporti economici e militari con l'Italia e altri paesi d'Europa, dalla repressione alle carceri alle lotte portate avanti da compagni e compagne, un quadro su una delle dittature più feroci del bacino del Mediterraneo.

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Repressione e patriarcato in Egitto

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Con una compagna facciamo il punto sulla repressione in Egitto a partire dagli aggiornamenti su Sanaa Seif, suo fratello Alaa Abdelfattah, Patrick Zaki, Mahienour al-Masry. Parliamo poi delle 8 giovani donne egiziane condannate a due anni di carcere per aver pubblicato sulla piattaforma social TikTok semplici video di danza violando per il regime "i valori e i principi della famiglia egiziana”. Oltre al carcere ognuna di loro è stata multata di 200.000 sterline egiziane (circa 25.000 euro). Infine tracciamo i contorni della violenza patriarcale in Egitto parlando delle lotte delle donne contro stupri e abusi.

Egitto: ciao all'attivista Sarah

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Sarah era un’attivista egiziana Lgbtqi. Nel 2017 era stata arrestata per aver sventolato una bandiera arcobaleno durante un concerto dei Machrou Laila (un gruppo libanese) al Cairo. Torturata e violentata in carcere, era stata rilasciata su cauzione. Sarah aveva trovato asilo in Canada dove domenica si è tolta la vita. 

Patrick Zaki e la repressione in Egitto

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Patrik Zaki è uno studente egiziano che segue un master all'Università di Bologna, il 7 febbraio rientrando in Egitto viene arrestato e torturato, viene accusato di istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione. Ad oggi delle sue condizioni fisiche si sa pochissimo. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Zaki è un attivista e frequenta un master internazionale in Studi di genere, forse queste le sue colpe, ad oggi ancora non si sa il motivo del suo arresto, così come non si sa il motivo del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.

L'accademia bolognese si mobilita, i rappresentanti governativi sembrano occuparsi del caso. Ma le sparizioni, le torture, gli arresti non sono nuovi in Egitto, ad oggi Al Sisi ha costruito da quando ben 18 nuove carceri. 60 mila le persone detenute per aver criticato una dittatura militare o per aver scritto il proprio pensiero. 

L'ipocrisia in Italia è feroce: non solo gli Atenei continuano ad avere rapporti con l'Egitto ma l'Italia continua a vendere armi al governo di Al Sisi.

Parliamo di tutto questo con Giorgio Beretta della Rete Disarmo, con un compagno portuale di Genova dove domani mattina è prevista l'ennesima manifestazione per bloccare l'attracco di navi che trasportano armi, con una compagna egiziana e con un compagno studente dei CUA di Bologna.

Egitto: Ancora sparizioni forzate. Tutte liberi!

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La recente sparizione di Patrick George Zaky, studente egiziano in Erasmus a Bologna, ha fatto parlare tutti i media delle sparizioni in Egitto. Purtroppo la sua vicenda non è affatto un caso isolato, ma la realtà per migliaia di persone che subiscono la detenzione amministrativa ordinata dalla legge antiproteste di Al Sisi.

Aggiornamenti dall'Egitto

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In studio con una compagna un aggiornamento sulla situazione in Egitto.

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Riprendiamo da: https://hurriya.noblogs.org/

Egitto – In strada c’è la rabbia contro la dittatura

Il 2 settembre, Mohamed Aly, un ingegnere edile che ora vive in Spagna e ha lavorato a stretto contatto con l’esercito per anni, ha fatto girare un video sulla corruzione del dittatore al-Sisi.

In questi giorni sono stati diffusi altri video in cui incita la popolazione egiziana a scendere per strada contro il dittatore e chiama una manifestazione “miliuniya”, cioè di un milione di persone, per venerdì prossimo. Il tutto mentre il dittatore Sisi si recava negli Stati Uniti per l’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Venerdì scorso, dopo anni di dittatura e brutale repressione “legittimata” dalla legge anti-protesta varata nel 2013 che di fatto vieta ogni tipo di manifestazione, la paura e il silenzio sono stati rotti in diverse città. Le persone sono scese per strada nonostante il prezzo da pagare sia altissimo. Da anni le persone sono sottoposte a sparizione forzata, di molte tuttora non si conosce la fine, gli arresti sono continui, le torture nelle carceri e nei commissariati inflitte fino alla morte. Chiunque abbia solamente pensato di organizzare qualcosa o sia sceso in strada (come in occasione delle proteste per la cessione delle isole di Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita) è stato direttamente prelevato da casa, fatto sparire e rinchiuso nelle gabbie del regime in carcere preventivo. A questo si aggiunge una situazione economica catastrofica, per cui poche persone facenti parte o legate all’esercito e alla polizia continuano a depredare il paese mentre il resto della popolazione subisce il peso dell’enorme inflazione e dell’aumento dei prezzi (conseguente al rispetto dell’agenda dettata dal FMI).

Venerdì 20 settembre, al Cairo per le strade del centro, vicino a piazza Tahrir, si sono creati piccoli nuclei di persone che hanno urlato slogan come “Sisi vattene” o “abbasso il regime dei militari”. A differenza della capitale in cui la solita violenza delle guardie era inizialmente meno pressante (la gente ha potuto in qualche modo manifestare senza la consueta blindatura) e si è palesata con un numero impressionante di arresti nei giorni successivi, la repressione ad Alessandria e nella città di Suez, in cui le proteste sono continuate anche il secondo giorno,è stata molto più brutale.

Finora sono moltissime le persone sottoposte a sparizione forzata, parliamo di almeno 964 se non di più, tra cui moltissimi minori, giovanissimi e molte donne.

Per le strade nei giorni seguenti sono continue le perquisizioni dei telefonini e i posti di blocco improvvisi sono apparsi un pò ovunque.

Tra le persone arrestate c’è anche la compagna Mahienour al-Masry che, dopo aver presenziato come avvocata alla procura della Sicurezza di Stato alla difesa di una delle tante persone in carcere preventivo, all’uscita è stata rapita da un gruppo di guardie vestite in borghese e portata via in un microbus.

Mentre veniva rapita, urlava “mi stanno arrestando”.
Mahienour aveva un mandato di cattura emesso il giorno prima.
Oggi avrà la prima udienza e per ora è in detenzione amministrativa in attesa di un nuovo interrogatorio.

Ieri sera un’altra avvocata, Sahar Aly, legale delle centinaia di persone arrestate in questi giorni, è stata arrestata mentre tornava a casa.

Sia a Berlino che a New York ci sono state proteste in solidarietà a quello che sta avvenendo in Egitto in questi giorni.

Libertà per tutte e tutti