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Sullo sciopero del 15 Luglio dei lavoratori e le lavoratrici delle campagne

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In collegamento telefonico con una campagna della rete Campagne in Lotta parliamo dello sciopero del 15 Luglio e dell'estate di lotta.

Buon Ascolto!

 

SANATORIA PER TUTTE E TUTTI, REPRESSIONE PER NESSUNO : INIZIA UN’ESTATE DI LOTTE!

Ieri a Foggia e a Reggio Calabria i lavoratori e le lavoratrici delle campagne sono scesi ancora una volta in strada per fare sentire la loro voce riguardo alle profonde criticità della sanatoria, e per chiedere documenti, case e contratti di lavoro. A un mese e mezzo dall’inizio della sanatoria è chiaro a tutti che questa legge non sta funzionando: da un lato ha criteri di accesso estremamente restrittivi in cui la maggior parte delle persone non rientra; dall’altro moltissimi padroni non sono disposti a pagare per la procedura di emersione né a fare contratti regolari. Nei pochi casi in cui i datori di lavoro accettano di regolarizzare, spesso chiedono ai lavoratori di pagare al posto loro i 500 euro richiesti o anche di più, a dimostrazione del fatto che questi meccanismi di regolarizzazione non fanno altro che alimentare forme di truffa ed estorsione. E’ noto del resto quanto il comparto agroindustriale si regga da anni sull’irregoralità contrattuale diffusa e che I prezzi di frutta e verdura siano totalmente schiacciati a favore della trasformazione e della grande distribuzione: per questi motivi chi fa le leggi non può fare affidamento soltanto sulla volontà dei singoli agricoltori di procedere all’emersione, ma dovrebbe invece intervenire sul ruolo della grandi organizzazioni datoriali affinchè queste si facciano carico dei costi legati alla regolarizzazione.
A Foggia si è tenuto un presidio davanti alla sede di Coldiretti per denunciare un fatto semplice: le associazioni di categoria – Coldiretti e Confagricoltura in primis – non si sono prese alcuna responsabilità e continuano ad essere complici delle condizioni di sfruttamento e precarietà. Contemporaneamente a Reggio, nonostante intimidazioni e minacce, è stato fatto un presidio nei pressi della Prefettura (perché la Questura non ha neanche permesso di manifestare nella piazza di fronte).
Accanto ai lavoratori e lavoratrici delle campagne, ieri in piazza c’erano anche alcuni studenti, precari e disoccupati di Puglia e Calabria, a ribadire ancora una volta come i motivi per cui si lotta siano gli stessi: un contratto, in un paese con un mercato del lavoro tra i più precari d’Europa; case e servizi, spesso assenti in molte zone del paese, specie al sud; istruzione garantita, a fronte di un sistema scolastico e universitario lasciato senza fondi e strutture. Unire le lotte è importante e necessario per tutti: perchè ogni miglioramento ottenuto da chi lotta è contagioso; così come ogni peggioramento delle condizioni di ciascuno è usato da chi sfrutta e trae profitto da questo stato di cose, come deterrente, minaccia, gioco al ribasso per tutti gli altri.
Anche in questa occasione è stata chiara l’intenzione di reprimere, separare e mettere paura a chi si batte contro razzismo e sfruttamento, come già accaduto in passato. A Foggia le forze dell’ordine hanno scortato le persone che stavano raggiungendo il luogo del presidio e, alla fine della manifestazione, hanno fermato otto solidali, identificandoli e fotografandoli nella stazione dei treni. A Reggio dal giorno precedente le persone di alcuni insediamenti hanno ricevuto minacce di sgombero se avessero partecipato alla manifestazione; nel corso della mattinata diversi lavoratori sono stati fermati e identificati e due trattenuti in commissariato.
La giornata di ieri ha dimostrato che le minacce e la repressione non fermano le lotte, al contrario: il grido “sanatoria per tutti, repressione per nessuno” si è propagato dalla frontiera di Oulx ai picchetti dei facchini del Si Cobas all’interporto di Bologna, a Modena e a Piacenza; dai disoccupati in presidio e dalle compagne femministe a Napoli, fino ai solidali a Firenze e Venezia. In tutte queste realtà, e in molte altre, immigrati e solidali portano avanti lotte autorganizzate e subiscono per questo azioni di rappresaglia: fogli di via, divieti di dimora, denunce, processi, multe, condanne, sgomberi, botte.

Ci vogliono isolare e spaventare, ci troveranno invece più uniti e determinati a continuare.

La giornata di ieri è stata la prima tappa di una lunga estate calda di lotte.
Ci vediamo nelle strade, nelle campagne e nelle lotte ovunque!

 

Fonte: https://campagneinlotta.org/sanatoria-per-tutte-e-tutti-repressione-per…

Lavoratori delle campagne in sciopero contro la falsa sanatoria

Data di trasmissione
Durata 6m 54s
Durata 10m 6s

Questa mattina, 15 Luglio, si sono tenute scioperi e mobilitazioni a Foggia sotto la sede di Coldiretti e a Reggio Calabria sotto la prefettura organizzate dai lavoratori delle campagne per protestare contro la sanatoria fatta dal Governo, che non risolve la situazione rispetto a documenti, regolarizzazione del lavoro e di conseguenza relativa alla casa che vivono i migliaia di lavoratori che raccolgono frutta e pomodori nelle campagne italiane. Le forze dell'ordine sono intervenute in entrambe le mobilitazioni in maniera preventiva intimidendo i lavoratori o fermando le macchine di chi cercava di partecipare alla mobilitazione. Vi riportiamo due corrispondenze dalle due piazze.

 

I campi di lavoro del sud Italia ai tempi del coronavirus

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Durata 18m
Durata 16m 31s

In collegamento telefonico con un compagno e una compagna ci facciamo raccontare cosa sta avvenendo nella tendopoli di San Ferdinando in Calabria e nelle campagne foggiane, a che punto sono le lotte di chi lavora in queste zone e le difficoltà che stanno affrontando. 

Buon Ascolto!

Case, documenti e contratti di lavoro: la lotta delle persone del CARA di Borgo Mezzanone a Foggia

Data di trasmissione
Durata 20m 30s
Durata 9m 8s

Non ci fermano sgomberi né repressione! Case, documenti e contratti subito!

Oggi per le strade di Foggia ha avuto luogo un grande momento di lotta, che ha dimostrato a tutti, ancora una volta, con quanto coraggio e determinazione e i lavoratori e le lavoratrici delle campagne continuino a battersi per ottenere case normali, documenti, contratti di lavoro.
Le minacce e intimidazioni di ieri da parte delle forze di polizia nei confronti degli abitanti del CARA di Borgo Mezzanone, anziché intimorire chi vive lì, hanno dato vita ad una lungo pomeriggio di resistenza e all’organizzazione di una grande mobilitazione oggi: dalle 11 di questa mattina gli abitanti del CARA e della pista adiacente hanno tenuto un presidio davanti alla prefettura di Foggia, determinato e rumoroso, che ha urlato a gran voce la volontà di porre fine a qualsiasi forma di sgombero, e per chiedere ancora una volta permessi di soggiorno per tutti: la legge stesse infatti rende irregolari le persone costringendole all’impossibilità di accedere ad un affitto di casa o ad un contratto regolare di lavoro.
Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto, che ha ribadito l’ impossibilità di impedire l’esecuzione dello sgombero, trattandosi un ordine che arriva dal governo. La settimana prossima quindi torneranno a sgomberare il CARA, offrendo come unica alternativa per chi ha il documento il trasferimento in non ben identificati centri di accoglienza (non si sa se della zona o sparsi nel territorio nazionale) e lasciando ovviamente per strada chi si trova ad essere irregolare. Il prefetto dichiara inoltre che in 5 mesi il governo darà il via ad una sanatoria che permetterà di ottenere permessi di soggiorno e sbloccare situazioni di stallo presso le questure: notizia da verificare ma che sarebbe il risultato certamente anche di anni di lotte e pressioni affinché tutti possano essere regolarizzati.
Ormai da un anno si susseguono sulla pista adiacente al CARA operazioni di sgombero di alcune aree, a volte anche molto estese, alle quali gli abitanti già in passato, come a luglio 2019, hanno risposto con una forte resistenza: operazioni fortemente volute dal governo Salvini ma che l’attuale governo prosegue volentieri con solerzia. L’accelerata sullo sgombero del CARA ha sicuramente a che vedere con l’arrivo dei finanziamenti per il Contratto Istituzionale di Sviluppo di capitanata, piano di finanziamenti straordinari destinati al “ rilancio e allo sviluppo della Capitanata”, di cui è responsabile l’amministrazione provinciale. E’ stato sottoscritto infatti il 19 febbraio l’atto che regolamenta le modalità di trasferimento e di gestione delle risorse finanziarie per gli interventi contemplati dal CIS Capitanata, tra cui vengono citati la “bonifica e valorizzazione del campo di Borgo Mezzanone, per un importo di 3.446.000 euro (https://www.immediato.net/…/partono-i-cantieri-del-cis-cap…/). Come un copione che si ripete in tante diverse zone di questo paese, valorizzare un territorio e favorirne lo sviluppo fa il pari con politiche di “pulizia” sociale ed etnica: i poveri, peggio ancora se neri, che vivono nelle baracche e sono spesso descritti, dalle istituzioni razziste e dai media a queste asserviti, fonte di “degrado”, devono essere assolutamente rimossi da quel luogo.
Questione ancor più grave se si pensa al momento di emergenza i cui ci troviamo: il governo, mentre attua misure da quarantena collettiva, ritiene che chi vive nei ghetti non solo non debba essere tutelato, ma possa essere esposto con violenza ed in maniera studiata ad una situazione di estrema vulnerabilità e precarietà, come quella di rimanere senza una casa. Questa situazione esporrebbe certamente tutta la popolazione del luogo al pericolo sanitario in corso: dovremmo esplodere di rabbia contro queste decisioni scellerate delle istituzioni, italiani e immigrati insieme, visto che è chiara la colpa di chi sta mettendo a repentaglio la salute di tutti!
Saremo come sempre al fianco di questi lavoratori e lavoratrici che da anni lottano e resistono. Non ci lasceremo intimorire né dai tentativi di sgombero né dalla repressione che ci vuole impedire di dare solidarietà, di stringerci, di continuare a lottare.
L’IMMIGRAZIONE NON E’UN CRIMINE! LA SOLIDARIETA’ NON E’ UN REATO!
CASE, DOCUMENTI E CONTRATTI PER TUTTI, SUBITO!

Braccianti in piazza in Puglia e Calabria

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Stamattina i lavoratori delle campagne sono scesi in piazza, come tante altre volte in passato, per chiedere il rispetto dei propri diritti e la possibilità di avere i documenti in regola.

A Foggia i manifestanti stanno operando dei blocchi stradali, a Gioia Tauro presidiato l'ingresso del porto. Di seguito il documento diffuso proprio davanti la struttura portuale calabrese.

«Cari concittadini e concittadine di Rosarno, per Natale noi vogliamo quello che volete anche voi: un salario decente e un tetto sicuro sopra la testa. In più chiediamo solo un documento che ci permetta di vivere e lavorare qui legalmente. Tutte le cose semplici, le stesse di cui forse hanno bisogno anche i vostri figli che sono emigrati all’estero per costruirsi un futuro. 

Ma siccome da noi al posto di babbo Natale che ci porta i regali arrivano solo i poliziotti che danno le mazzate; visto che le istituzioni ci negano il permesso di soggiorno, costringendoci a dormire in tende o container e a lavorare per pochi euro l’ora senza contratto, abbiamo deciso di scendere in strada e fare in modo che i nostri desideri non si possano più ignorare. 

Ci scusiamo per il disagio, ma non abbiamo altra scelta! Per farci ascoltare dobbiamo bloccare, e sapete cosa? Dovreste farlo anche voi con noi! Voi che siete agricoltori, camionisti o operati del porto, voi che vivete nella precarietà e che fate fatica ad arrivare a fine mese, sapete che il vero problema di questo Paese non siamo noi immigrati!

I padroni e chi ci governa ci vogliono divisi per poter continuare ad arricchirsi sulle nostre spalle e usano il razzismo per metterci gli uni contro gli altri.

Oggi siamo qui per chiedere al Governo di darci un permesso di soggiorno: del resto lo vogliono anche gli agricoltori che non trovano abbastanza lavoratori! Senza di noi l’agricoltura di questo Paese non esisterebbe, per questo dobbiamo protestare per avere ciò che ci spetta: una casa, contratti di lavoro e soprattutto documenti! 

Lasciate perdere lo shopping e il lavoro per oggi! Noi da qui non ci muoviamo e chiediamo solo la vostra solidarietà!»

Da Foggia a San Ferdinando: la lotta nelle campagne

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Dopo gli ultimi fogli di via a carico di due compagne, in collegamento telefonico ci aggiorniamo sulla situazione di chi lavora nelle campagne del sud Italia.

 

FOGLI DI VIA E DENUNCE PER LE COMPAGNE FERMATE A SAN FERDINANDO: SIETE VOI AD AVERE PAURA

Le due compagne, finalmente rilasciate dopo un fermo di sei ore presso il commissariato di Gioia Tauro per il semplice fatto di trovarsi nei pressi della tendopoli, hanno entrambe ricevuto fogli di via di tre anni dal comune di San Ferdinando e una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Lo scopo di queste brutali misure repressive e' ovviamente intimidatorio, finalizzato a controllare, isolare, e spaventare i lavoratori migranti di tutte le campagne e i solidali.

Ma ancora una volta è l'autorità a mostrarsi debole, tentando di stroncare sul nascere ciò che sa di non poter contenere né reprimere. Mentre le compagne erano trattenute in stato di fermo, le numerose macchine della polizia che costantemente piantonano la tendopoli sono state cacciate dagli insulti degli abitanti. La Lotta non verrà spezzata da due fogli di via, non sarà questo a intimorire chi vede i propri amici e i propri compagni morire di razzismo e sfruttamento.

Non vi sarà paura ma soltanto altra rabbia, ci vogliono deboli e silenziose, ci troveranno sempre più risolute.

SOLIDARIETÀ ALLE COMPAGNE E A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA PIANA

Senza neri, senza pomodoro: sulla giornata di lotta del 2 settembre a Foggia

Data di trasmissione
Durata 22m 5s

In collegamento telefonico con un lavoratore, parliamo dello sciopero e della giornata di lotta del 2 Settembre.

Buon ascolto!

Di seguito il comunicato ripreso da: http://campagneinlotta.org/

HA VINTO IL CORAGGIO DEI LAVORATORI IN SCIOPERO: CHE PARTA DA FOGGIA UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTE!

La giornata di ieri, 2 settembre, ha rappresentato un grande e importante momento di lotta, segnato dal protagonismo assoluto e dalla determinazione degli abitanti dei diversi insediamenti della Capitanata che lavorano in campagna e che ha visto anche il sostegno di persone solidali da tutta Italia.

Dagli insediamenti di Borgo Tretitoli (Cerignola), San Severo, Foggia e Borgo Mezzanone i lavoratori sono entrati in sciopero e alle 6:30 di mattina é partito un corteo spontaneo fino all’ingresso del CARA, il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Borgo Mezzanone, un obiettivo di grande importanza in quanto sede della Commissione Territoriale che decide l’esito delle richieste d’asilo e che risponde a queste con un’altissima percentuale di dinieghi. Oltre ad essere lo stesso CARA luogo di segregazione e abuso, presentato da più parti come alternativa al ghetto mentre non è altro che uno dei tasselli fondamentali del circuito che produce la precarietà e lo sfruttamento, che portano le persone a vivere proprio nei ghetti.

I lavoratori hanno chiesto un incontro immediato con Prefettura, Questura e organizzazioni datoriali (Confagricoltura, Coldiretti e CIA), inchiodando anche il padronato agricolo alle sue responsabilità nel sistema di sfruttamento delle campagne foggiane: contratti mai rispettati quando non del tutto assenti, nessuna garanzia di trasporto o alloggio a carico dei datori e una serie di inadempienze che impediscono il rinnovo del permesso di soggiorno costringendo le persone a comprare documenti falsi.
Davanti al loro ostinato silenzio e al rifiuto di presentarsi presso la sede della commissione per incontrare chi stava scioperando da ore in strada, mentre una parte delle persone e’ rimasta in presidio davanti al CARA bloccandone l’accesso per mezza giornata, l’altra parte dei manifestati ha deciso di spostarsi e bloccare la statale 544 che attraversa Borgo Mezzanone, con l’obiettivo di fare pressione sulle istituzioni ed ottenere ascolto. Il blocco e’ durato 10 ore, e ha dovuto fronteggiare le esplicite minacce, i ricatti e le violenze da parte della polizia, oltre che gli insulti a sfondo razzista degli abitanti del luogo.

Al suono di “SENZA NERI, SENZA POMODORO!” i lavoratori hanno bloccato il passaggio di numerosi camion carichi di pomodori, diretti alle aziende di trasformazione, ribadendo il loro ruolo, indispensabile all’ interno dell’intera filiera agroalimentare nazionale, ed esigendo documenti per tutti come condizione fondamentale per superare la situazione di violento sfruttamento.

Solo la forza, la determinazione e il grande coraggio dei manifestanti hanno permesso, dopo ore di insistenza, di ottenere un incontro in Prefettura con Questore, Prefetto, dirigente Ufficio Immigrazione e alcuni esponenti di Confagricoltura.
Dopo ore di contrattazione, il blocco a oltranza da parte dei manifestanti ha permesso di ottenere alcune importanti vittorie: l’accesso alla residenza agli abitanti di alcuni insediamenti, come l’Arena e Borgo Tre Titoli, fino ad allora negata, ma indispensabile per accedere ai servizi e rinnovare i documenti. La possibilità, per chi non ha il permesso di soggiorno, di effettuare una nuova domanda d’asilo e ottenere la regolarizzazione per condizioni di gravi sfruttamento.

Continueremo a vegliare, e a batterci, finché l’ultima persona senza documenti ottenga il permesso di soggiorno!
Malgrado queste vittorie, le istituzioni non hanno ceduto rispetto alla volontà di sgomberare i ghetti. Ma lo sgombero non è mai una soluzione: se non vogliono i ghetti, devono dare le case!

In un periodo storico in cui la violenza istituzionale e la repressione verso chi lotta per un mondo più libero sono sempre più feroci e generalizzate e in cui si é sempre più spinti a stare chiusi in casa, impauriti e isolati, il coraggio, la determinazione e la rabbia dei lavoratori delle campagne deve essere stimolo ed esempio per chi in tutta Italia subisce condizioni di sfruttamento e precarietà.
E’ l’inizio di una nuova stagione di lotta, i lavoratori delle campagne continueranno a spingere per ottenere documenti per tutti, migliori condizioni di lavoro e di vita, senza farsi intimidire.
Ancora una volta e sempre più la loro lotta é la lotta di tutti noi.