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Presentazione di Antirezine. So da dove vengo.

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Durata 1h 3m 43s

Con Wissal Houbabi presentiamo il Numero Zero di Antirezine. So da dove vengo, una nuova fanzine pensata come strumento di confronto, scambio e messa in rete di energie da diverse aree d’Italia col fine di raccontare e contrastare i fenomeni di razzismo. Da “Il razzismo è una brutta storia” è partita una chiamata, che ha innescato un processo collettivo di elaborazione dei temi e dei linguaggi con l’obiettivo di rendere accessibili a un pubblico più ampio le riflessioni oggi centrali per il tema dell’integrazione in Italia. 
Antirezine è scaricabile a questo link.

#cambieRAI: presidio sotto la RAI contro linguaggio razzista, sessista e omotransfobico in TV

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La Rai, come altre emittenti, continua a permettere l’utilizzo di un linguaggio razzista, omolesbobitransfobico, sessista, abilista e l'utilizzo del blackface come spettacolo di intrattenimento, veicolando una rappresentazione spesso grottesca della società attuale. L'informazione prodotta non racconta della società in cui viviamo e di cui siamo parte. Al contrario, propone troppo spesso modelli razzisti, sessisti, etnocentrici, cattocentrici ed eteronormati, costruendo un grottesco e fittizio palcoscenico della realtà.
Per queste ragioni nel pomeriggio di giovedì 8 aprile differenti realtà hanno organizzato un sit-in davanti alle sedi Rai (per Roma presidio alle 17.30 in Viale Mazzini). Ne parliamo con un compagno di Black Lives Matter Roma.

USA: omicidio George Floyd iniziato il processo

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Dopo 10 mesi dalla morte di George Floyd, questa settimana e’ cominciato il processo a Derek Chauvin,  uno dei quattro poliziotti coinvolti nell’omicidio del giovane afroamericano. Chauvin e’ stato accusato di omicidio di secondo e terzo grado e di omicidio colposo. 

 

La stampa americana ha già definito questo processo il più importante processo contro un poliziotto dai tempi del pestaggio di Rodney King avvenuto esattamente 30 anni fa. Le similitudini, però, si fermano al semplice fatto che in entrambi i processi le telecamere sono state ammesse in aula. Il fatto e’ che la società americana e’ cambiata tanto da quel marzo del 1991. Per esempio, le proteste che seguirono il pestaggio di King si concentrarono soprattutto nei quartieri più neri di Los Angeles, mentre la scorsa estate praticamente tutte le maggiori città Americane sono state teatro di massicce proteste contro la brutalità poliziesca. Persino i bianchi americani, almeno quelli più liberali, hanno cominciato a guardare all’operato della polizia con occhi diversi. 

 

Che i tempi siano cambiati lo si capisce anche dalla diversa composizione delle due giurie. Il processo contro i quattro poliziotti responsabili del pestaggio di Rodney King si celebrò non a Los Angeles, ma a Simi Valley con la scusa di voler offrire un ambiente più imparziale. La realta’ e’ che Simi Valley era una roccaforte bianca repubblicana in cui vivevano numerosi poliziotti. Non sorprende quindi che nessun afroamericano fu selezionato e che i quattro poliziotti furono assolti da una giuria composta da dieci persone bianche, un latino e un americano di origini filippine.  

 

Nel caso del processo contro Derek Chauvin invece, il giudice si e’ rifiutato di spostarlo in un'altra citta’ e il poliziotto sarà giudicato da una giuria composta da 6 bianchi (due uomini e quattro donne), 4 afroamericani (tre uomini e una donna) e due donne che si definiscono mixed-race. Una composizione molto interessante se si considera che a Minneapolis gli afroamericani rappresentano il 20% della popolazione, mentre in questa giuria sono un terzo del totale. 

 

I primi due giorni del processo hanno visto le deposizioni di alcuni dei passanti che si erano fermati per catturare con i loro cellulari il comportamento dei poliziotti durante l’arresto. Particolarmente toccante e’ state la testimonianza della diciottenne Darnella Frazier il cui video divento’ virale e scateno’ le proteste la scorsa estate. In lacrime la giovane afroamericana ha ammesso che la morte di Floyd l’ha profondamente traumatizzata perché quello che e’ successo a lui potrebbe succedere a suo padre, suo fratello e a qualsiasi altra persona a lei vicina, per il semplice fatto che sono nere. Subito dopo di lei, ha testimoniato sua cugina di appena 10 anni. Questo tipo di testimonianze dimostrano come purtroppo la violenza poliziesca entri a far parte delle vite degli afroamericani sin da piccoli. Esperienze che inevitabilmente lasciano profonde cicatrici emotive. 

 

Un’altra importante testimonianza è stata quella di Donald Williams, un lottatore professionista che per questo motivo ha una profonda conoscenza dei rischi e pericoli delle tecniche usate dalla polizia per immobilizzare Floyd. Williams e’ la persona che ha cercato con più insistenza di convincere i poliziotti a lasciar andare Floyd. Si puo’ infatti udire la sua voce in tutti i video registrati quel giorno. La difesa ha cercato di provocare Williams per cercare di dimostrare che il giovane afroamericano può facilmente perdere le staffe e suggerire che quel giorno i poliziotti si sono sentiti minacciati e non hanno potuto monitorare con attenzione lo stato di salute di Floyd. Lo stereotipo dell’ angry black man viene spesso usato in queste circostanze per giustificare l’uso della forza da parte della polizia. Ricordiamo per esempio il caso della morte di Michael Brown, in quell’occasione l’agente Darren Wilson sostenne di aver ucciso il 18nne Michael Brown con sei colpi di pistola perché in quel momento si era sentito come un bambino di cinque anni cercare di bloccare Hulk Hogan. E’ importante sottolineare che Wilson e’ alto un metro e 93 e pesa 95 kg. Williams pero’ non e’ caduto nella trappola sostenendo che quel giorno non era arrabbiato, ma piuttosto disperato nel vedere un uomo morire davanti ai suoi occhi senza poterlo aiutare. 

 

Il tentativo della difesa di presentare le persone presenti all’arresto come una minaccia e’ molto interessante perché conferma come la polizia abbia una visione molto militarizzata delle comunità in cui opera. Come se fossero forze d’occupazione, la polizia percepisce qualsiasi passante come una possibile minaccia, forze nemiche neanche fossero in Iraq o Afganistan.     

 

Certo sarà difficile per la difesa riuscire a dimostrare l’innocenza di Chauvin. Secondo le dichiarazioni rilasciate nel primo giorno del processo, gli avvocati si concentreranno su due elementi in particolare. Primo, cercheranno di dimostrare che George Floyd e’ morto non a causa del ginocchio che Chauvin ha premuto sul collo dell’uomo per più di nove minuti, bensì a causa delle droghe che l’uomo aveva assunto in precedenza e che, sempre secondo la difesa, causarono un arresto cardiaco. Secondo, Chauvin era così preoccupato di tenere sotto controllo le persone accorse sulla scena dell’arresto che non ha potuto prestare attenzione alle condizioni fisiche di Floyd. 

 

Entrambi gli argomenti sembrano molto difficili da sostenere in aula. Prima di tutto perche’ l’autopsia ufficiale ha gia’ definito la morte di Floyd come un omicidio dovuto al comportamento dei poliziotti. Secondo perché i numerosi video catturati dai cellulari delle persone accorse sulla scena mostrano sì delle persone arrabbiate ma mai così aggressive da mettere a repentaglio l'incolumità dei poliziotti. 

 

A questo si deve aggiungere che tutte le testimonianze finora raccolte hanno sottolineato l’assoluto disprezzo che i poliziotti, e in particolare Chauvin, hanno mostrato per la vita di Floyd. Uno dopo l’altro, tutti i testimoni hanno descritto, spesso tra le lacrime, il senso di impotenza e disperazione che hanno provato di fronte alla morte di Floyd. L’accusa ha mostrato ripetutamente i video in cui si possono ascoltare le voci dei presenti implorare Chauvin di togliere il ginocchio dal collo di Floyd. Voci, lacrime e testimonianze che hanno sicuramente lasciato un segno nella memoria dei giurati. 

     




 

Rosarno: attacchi razzisti a chi lavora e lotta nelle campagne

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Durata 22m 47s

Continuano gli attacchi razzisti a chi lavora nelle campagne del sud Italia. Ne parliamo in collegamento telefonico con una compagna della rete Campagne in lotta. Nello specifico, approfondimenti sulla situazione nella piana di Gioia Tauro e a Borgo Mezzanone nella provincia di Forggia.

Buon Ascolto! 

Lavorare nella Tecnologia: marcati a vista

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Durata 1h 48m 41s
In questa puntata parliamo di 3 casi piuttosto diversi, di interazione tra grandi aziende teconogiche e lavoratori:
  • nel primo caso Google licenzia (o accompagna alle dimissioni...) una sua ricercatrice, Timnit Gebru, perché un suo articolo sul bias algoritmico non rispettava gli standard aziendali (non era messo sufficientemente in risalto l'impegno positivo di google) e lei non l'ha voluto ritirare; la narrativa del "lavoro da sogno" che Google fa di sé stessa ne esce alquanto ridimensionata...
  • nel secondo Amazon assolda la Pinkerton, azienda famosa nella storia delle relazioni tra aziende e lavoratori, per indagini di intelligence sui suoi stessi lavoratori; commentiamo estendendo la discussione ai comportamenti che amazon ha tenuto nei confronti dei lavoratori soprattutto dall'inizio delll'emergenza covid.
  • nel terzo troviamo la Microsoft impegnata a studiare software per rendere più efficienti i lavoratori ("Productivity Score") o le riunioni in base ai comportamenti registrati, confrontati con l'"ideale" da una AI e aggregati in punteggi ipersemplificati.
    
    Concludiamo con qualche notiziola.

Black Lives Matter anche da noi? Una conversazione con Angelica Pesarini

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Anche l’Italia deve confrontarsi con la potenza del movimento antirazzista, mettendo in tensione concetti e pratiche che i bianchi danno per assodati. Ne discutiamo con Angelica Pesarini ricercatrice afrodiscendente che su questo ha pubblicato un lungo articolo su Jacobin Italia.

Mondragone: tra sciacallaggio, caporalato e sfruttamento

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La situazione dei palazzi ex Cirio di Mondragone, dove è scoppiato un focolaio di coronavirus, è la conseguenza del degrado che ha trasformato quegli edifici in ghetto. Ci vivono fino a 1200 persone, in condizioni igieniche precarie. Sono per lo più braccianti, che lavorano nei campi sottopagati e senza tutele. E i problemi sanitari che ne derivano non riguardano solo loro ma la tutela di tutta Mondragone. Sullo sfondo la presunta regolarizzazione della ministra Bellanova per i lavoratori e le lavoratrici stagionali.

Ne parliamo con Biagio, dello spazio Cales di Caserta.

black_

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Durata 20m 7s

black. nero, oscuro, ombroso, privo di luce. dalla disamina della parola "nero" - narra la leggenda - germogliò la presa di coscienza di malcom x, prima delinquentello del ghetto e infine riferimento politico e ideologico della comunità nera. già avemmo occasione di valorizzare questa citazione dentro un passato trip_virus.
la rivolta nera e antirazzista che infiamma le strade degli stati uniti (e altrove), è il pretesto per ascoltare, ner@, afroamerican@, african@, lasciarci trasportare, ammal(i)arsi, nella assenza di colore, nel colore più profondo.

la playlist

sonic youth - disconnection notice
chuck berry - guitar boogie
robert johnson - i'm steady rollin' man
gil scott heron - the revolution will not be televised
blakroc / rza / pharoahe monch - dollaz & sense
the roots - stay cool
supernatural - guess who's back
black_tripvirus
fela rasmone kuti - lai se (live version)
p.o.w.e.r. - racemixer
oxbow - down a stair backward
death grip - bb poison
barou drame - diagatoula
thievery corporation / femi kuti - vampires
busta rhymes /silkk the shocker & dub pistols - the one
the international noise conspiracy - under a communist moon

Angela Davis: It's about revolution

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Nel giorno della celebrazione della liberazione della schiavitù (il Juneeteenth) mandiamo in onda, tradotta, una recente intervista ad Angela Davis. Partendo dalle  campagne abolizioniste, dalla campagna defundthepolice e dalla rimozione delle statue confederate, Angela Davis offre un'analisi del razzismo sistemico degli Stati Uniti d'America e la sua connessione al capitalismo.
"It's about revolution"

Dalla censura alle statistiche farlocche, passando per la discriminazione

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Apriamo con due episodi di censura: il primo riguarda la censura di servizi legati anche alle VPN sui treni ad alta velocità di Italo; il secondo riguarda il progetto Gutenberg, un sito dove è possibile - in maniera del tutto legale - scaricare libri privi di copyright.

Dall'esplosione delle rivolte negli USA, Signal - una app di messaggistica sicura - ha messo a disposizione uno strumento in più: la possibilità di oscurare i volti quando si fanno delle foto. Se la fotocamera è uno strumento utile per denunciare il razzismo della polizia, non possiamo dimenticare che il razzismo è un fenomeno ben più ampio. Un esempio che vogliamo ricordare è quello del razzismo codificato negli algoritmi, in cui le visioni oppressive dominanti vengono trasformate più o meno volontariamente in un programma che poi arriva a prendere delle decisioni operative. Parliamo quindi di una sentenza negli USA che dimostra che - contrariamente a qualche interpretazione passata - studiare gli algoritmi ricercando eventuali discriminazioni insite in essi è sempre consentito dalla legge.

Passiamo ad alcune novità sulla responsabilità delle piattaforme social riguardo ai contenuti che ospitano, guardando ad una sentenza australiana e alla difficile gestione del copyright delle immagini caricate su Instagram.

Chiudiamo tornando a parlare di COVID19 e statistiche: uno studio che ha ricevuto molto credito  a livello  internazionale si è dimostrato basato su dati inventati;  gli Stati Uniti seguono invece un approccio "data driven", in cui i vari Stati guidano i dati con alcuni classici sotterfugi (tutta roba già vista in Europa comunque!).

Domenica 14 giugno le dita nella presa NON andrà in onda: al suo posto troverete una replica!