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Latina: presidio per il permesso di soggiorno

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Sabato 23 ottobre a Latina ci sarà un importante presidio riguardo al problema del permesso di soggiorno: un dispositivo che, anche attraverso complicazioni amministrative, rende le persone immigrate vulnerabili e ricattabili. Ascolta anche la corrispondenza di Martedì scorso.

Gli/le esclus* dalla vaccinazione anticovid

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Sarebbero oltre 700mila le persone presenti in Italia a cui, al momento, è preclusa ogni possibilità di immunizzazione – un numero su cui pesano gli oltre 200mila migranti intrappolati in un limbo amministrativo senza via d’uscita, dato che stanno ancora attendendo una risposta alla loro richiesta di regolarizzazione. Si tratta di un cortocircuito generato dai rallentamenti burocratici: agli stranieri non in regola con il permesso di soggiorno vengono infatti rilasciati due codici identificativi specifici – il tesserino Stp (Stranieri temporaneamente presenti) e il tesserino Eni (Europeo non iscritto) – che garantiscono l’accesso alle prestazioni sanitarie urgenti o essenziali, tra cui le vaccinazioni. Tuttavia, questi codici vengono sistematicamente rifiutati dalla maggior parte delle piattaforme regionali per le prenotazioni del vaccino anti COVID-19, che richiedono invece il codice fiscale e il numero di tessera sanitaria. Ne parliamo con una compagna medico.

Documenti per tutt*: Presidio lunedì 12 aprile

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Con Bachu della comunità bengalese parliamo del presidio lanciato a Roma, in piazza San Silvestro, alle ore 10 di lunedì 12 aprile nell'ambito di una chiamata nazionale lanciata dal movimento "Campagne
in Lotta" in tutta Italia per chiedere documenti per tutte e tutti: basta al ricatto dei documenti, agli abusi delle questure e al razzismo.
Le richieste sono molto chiare, tra cui:

- permesso di soggiorno incondizionato per tutti non legato al contratto di lavoro
- accesso alla residenza
- accesso alla cittadinanza
- abolizione di tutti i decreti sicurezza
- fine degli abusi e dei lunghi termini nelle questure,
- azzeramento dei costi dei permessi
- chiusura dei centri di detenzione (CPR) e fine dei rimpatri
- permesso di soggiorno europeo

 

Documenti per tutti/e, e repressione per nessuno!

Lunedì 12 aprile, alle 10:00 in piazza San Silvestro, a Roma. 

12 aprile giornata di lotta - Documenti per tuttx - Repressione per nessunx

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A più voci mettiamo al centro le lotte delle persone immigrate in questo paese. La prossima mobilitazione è prevista per il 12 aprile. A Roma l'appuntamento è a piazza San Silvestro alle ore 10.

Di seguito l'appello che convoca la giornata di lotta:

Documenti per tutt*, repressione per nessun*!
Il 12 aprile scendiamo in piazza a Roma e in altre città d'Italia in contemporanea, per dire basta al ricatto dei documenti, agli abusi delle questure e al razzismo che viviamo ogni giorno!
Dopo un anno di pandemia, una sanatoria fallita e promesse di regolarizzazione non mantenute, migliaia di lavoratori e lavoratrici immigrati continuano a vivere appesi ad un permesso di soggiorno sempre più difficile da ottenere e sempre più facile da perdere.
Le richieste che portiamo in strada alle istituzioni sono molto chiare, tra cui:

- permesso di soggiorno incondizionato per tutt* non legato al contratto di lavoro
- accesso alla residenza
- accesso alla cittadinanza
- abolizione di tutti i decreti sicurezza
- fine degli abusi e dei lunghi termini nelle questure,
- azzeramento dei costi dei permessi
- chiusura dei centri di detenzione (CPR) e stop ai rimpatri
- permesso di soggiorno europeo

Il ricatto del documento non influisce soltanto sullo status giuridico e sulla libertà di movimento delle persone: è anche un enorme ostacolo all'accesso al lavoro, alla residenza, alla sanità e ai servizi in generale. Per questo la lotta per i documenti riguarda tutti e tutte noi, immigrati e italiani. Se ci sono persone sfruttate e discriminate perché senza un documento, siamo tutti e tutte più sfruttabili!

Vogliamo documenti per tutti*, e repressione per nessun*!
 

Documenti per tutti e tutte: anche durante lo sciopero si grida forte

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In collegamento telefonico con un lavoratore parliamo dello sciopero generale di oggi e del presidio indetto davanti alla sede dell'ufficio immigrazione a Bologna.

Rinnovo dei contratti, sicurezza sul lavoro, permesso di soggiorno, blocco degli affitti, tra le richieste dei lavoratori e le lavoratrici.

Buon Ascolto!
 

 

Una sanatoria non fa primavera

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In collegamento telefonico con una compagna facciamo il punto sulla sanatoria per la regolarizzazione delle persone migranti.

Di seguito un contributo dal collettivo Campagne in Lotta: https://campagneinlotta.org/una-sanatoria-non-fa-primavera-non-e-con-un…

 

Una sanatoria non fa primavera: Non è con una regolarizzazione che si decide chi sta dalla parte giusta

Da qualche giorno circola una bozza del decreto che dovrebbe regolarizzare gli ‘immigrati extracomunitari’ in possesso di garanzie di ingaggio in agricoltura. Si parla di una ‘sanatoria’ in due tempi (i braccianti subito e tutti gli altri rimandati a settembre), ma guai a pronunciare la parola per non scatenare le ire di qualche bestia. Da quando Coldiretti e Confagricoltura hanno lanciato l’allarme sulla carenza di stagionali dovuta al lockdown, il dibattito è infuriato su media e social, dando vita a proposte improbabili, sostenute e poi bocciate da soggetti che non paiono conoscere il significato della parola ‘coerenza’ – come ad esempio la Ministra per l’Agricoltura, Teresa Bellanova, che inizialmente blandiva le associazioni di categoria aprendo al lavoro ‘volontario’ in campagna per i percettori di reddito di cittadinanza e cassa integrazione, o magari alla semplificazione dei voucher per mettere al lavoro anche studenti e pensionati, ebbene sì, signore e signori (reclutiamoli dalle case di riposo magari, così possono almeno morire all’aperto!). 

Ma è evidente che, a meno di non abolire il reato di riduzione in schiavitù (che comunque vale solo per qualcuno), di italiani da mandare a lavorare nei campi se ne troverebbero pochissimi, e così ecco farsi strada l’ipotesi della sanatoria. Figurarsi che addirittura i rumeni e gli altri cittadini europei ‘di serie b’ disertano il lavoro bracciantile in Italia! E non solo per il coronavirus. Sono almeno tre anni che le cifre ufficiali raccontano di una lenta ma inesorabile fuga di lavoratrici e lavoratori comunitari. Chiunque abbia una possibilità di scelta dai campi scappa a gambe levate e per ottime ragioni, di cui non ci sembra necessario dare conto. Ed è da un po’, almeno da un anno, che le associazioni di agricoltori spingono per avere ‘più immigrati’, anche per via del contenimento degli sbarchi successivo ai criminali accordi di Minniti con la Libia, e poi al blocco dei porti di salviniana memoria. Lo stesso Minniti oggi sostiene appunto la sanatoria, pardon, la regolarizzazione. C’è chi adduce motivazioni economiche, chi anche sanitarie, ma la sostanza non cambia: si parla di regolarizzare solo quando ai cittadini elettori si può raccontare che ci guadagnano anche loro – e non perché se ‘gli altri’ hanno più diritti anche quelli di chi li dà per scontati sono meglio garantiti, ché questo deve rimanere un segreto. Di questo avviso ‘utilitarista’ sembrano essere anche i sindacati, CGIL in testa, che ha avuto l’ardire di proporre i ‘permessi per calamità naturale’ previsti dal primo decreto Salvini – durata 6 mesi, non convertibili, insomma carta straccia, giusto il tempo di salvare i raccolti e poi torni irregolare ed espellibile. Ma le richieste di regolarizzazione si sono moltiplicate da più parti, con USB che propone due petizioni distinte, una per i braccianti e l’altra per le badanti, salvo poi per bocca di alcuni suoi dirigenti VIP dire che ‘bisogna regolarizzare tutti’, sempre per coerenza. E c’è chi dice sanatoria per tutt* e subito. Ma occorre fare forse qualche passo indietro. 

A dicembre 2019 e poi a febbraio 2020, la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese dichiarava al parlamento l’intenzione del governo di procedere ad una regolarizzazione di chi potesse dimostrare possibilità di impiego; insomma una sanatoria con tutti i crismi, come se ne fanno da trentacinque anni a questa parte in Italia. Se il governo si era finalmente deciso, dopo 8 anni in cui alle politiche che da sempre producono irregolari non sono stati affiancati canali per la regolarizzazione di alcun tipo (tranne quelli, sempre più stretti, della protezione internazionale), non era certo grazie a qualche petizione. Se le pressioni datoriali sono storia vecchia, le lotte di chi vive nei ghetti e nei campi di lavoro ed è costretto a lavorare in campagna lo sono ancora di più. Dopo Rosarno, dopo Nardò, non ci stancheremo mai di raccontarlo, sono seguiti anni di manifestazioni, presidi, blocchi, in Puglia e in Calabria ma anche a Roma. Allo stesso tempo, i sindacati e gran parte della società civile si dissociavano da queste lotte, le ignoravano o peggio le intralciavano attivamente, appropriandosi del loro potenziale e poi disattivandolo completamente per guadagnare facile popolarità. Salvo poi sgomitare oggi per provare ad accaparrarsi lo scettro della vittoria e rivendicare la regolarizzazione come un loro risultato. Dove eravate il 6 dicembre 2019 quando gli abitanti dei ghetti chiedevano documenti? In alcuni casi eravate di fronte alle telecamere, a dire che chi blocca il Porto di Gioia Tauro, esasperato da una vita ai limiti dell’immaginabile, è un criminale. A fare congetture sul fatto che ci fossero regie occulte e irresponsabili. Nella maggior parte dei casi, come sempre, semplicemente zitti. Zitti anche davanti alle botte, alla repressione, alla violenza e agli abusi quotidiani. Fino a quando non avete scorto, dio benedica le pandemie!, un comodo spiraglio, un’opportunità senza rischi. Chiedere una sanatoria ora non significa soltanto oscurare le lotte (e le fughe) che hanno portato fin qui, proprio come vogliono i padroni. Significa proprio consegnar loro le chiavi di tutto, e dire che sì, è giusto pensare a regolarizzare solo quando di mezzo c’è un rischio troppo grosso anche per ‘noi’, e per i nostri stomaci mediterranei.

Qualsiasi sia il risultato finale di questo osceno dibattito, siamo certe che ci sarà da lottare ancora. Con chi verrà truffato per avere un contratto, con chi si vedrà rifiutare la domanda di regolarizzazione, con chi proprio non potrà accedervi, con chi riperderà il sudato permesso, con chi dovrà comunque vivere in baracca, lavorare senza tutele per un salario sempre troppo basso, rischiare la vita per andare al lavoro. Sarà allora che, ancora una volta, sapremo chi sta dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, degli irregolari, dei reclusi, di chi lotta.      

 

 

Immigrazione, sanatorie, regolarizzazioni, documenti... ripartiamo dalle lotte!

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La diffusione del virus e la sua gestione, sin da subito, hanno fatto emergere le numerose contraddizioni del sistema in cui viviamo e che abbiamo contribuito a creare, in cui la salute delle persone vale meno del profitto che possono produrre.
Una fra tutte riguarda l'accesso ai documenti per migliaia di persone immigrate che sono costrette a vivere senza alcun riconoscimento giuridico. Nelle ultime settimane infatti abbiamo assistito ad una lunga pletora di articoli e dichiarazioni, che hanno coinvolto diversi esponenti del governo, i sindacati e il mare magnum dell'associazionismo, ancora una volta uniti nel sostenere che bisogna regolarizzare le persone straniere perché servono! Ci si ricorda della necessità di una sanatoria nel momento in cui l’emergenza sanitaria mette alcuni settori dell'economia del paese in ginocchio e rischia di crollare il castello di carte costruito negli anni sullo sfruttamento e sul contenimento di lavoratori immigrati.
In campagna come in città, nei centri di accoglienza come in frontiera e nei CPR le persone immigrate hanno lottato, in diverse forme per la libertà di movimento, per poter accedere ai servizi e a un lavoro regolare.
Come procedono allora queste lotte nell'era del COVID? Come metterle in connessione? Quali scenari si aprono in questa fase di emergenza e come incidere su queste dinamiche?
Ne parliamo venerdì 24 aprile su Radio Onda Rossa, all'interno del programma Silenzio Assordante, alle 16:00, a partire dagli interventi e dalle esperienze di lotta di persone che vivono sulla propria pelle il problema dei documenti e si organizzano insieme per trovare una soluzione, in Italia e non solo, anche in questo periodo di isolamento forzato.

Foggia e Rosarno: sciopero attaccato da cariche, pestaggi e fermi. La tenacia di chi lotta e lavora nelle campagne.

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Durata 11m 45s
Durata 17m 11s

Un resoconto della giornata di sciopero dalle strade di Foggia e Rosarno attraverso due corrispondenze.

Breve aggiornamento: due lavoratori sono feriti. Il primo dopo essere stato investito da una macchina che ha scelto di travolgere il picchetto davanti il porto di Gioia Tauro. Il secondo a seguito del fermo e del pestaggio della polizia, durante le cariche davanti il centro commerciale GrandApulia (FG). I compagni e le compagne fermate di ritorno da Reggio Calabria sono state rilasciate con alcune denunce.

Ascoltate le voci dirette di chi lotta e lavora nelle campagne.
Di seguito il comunicato diffuso questa mattina, appena iniziato lo sciopero.

PER NATALE NON CHIEDIAMO NULLA, CI PRENDIAMO LE STRADE! BASTA SEGREGAZIONE, VIOLENZA E SFRUTTAMENTO: DOCUMENTI PER TUTTI/E!

Si avvicina il Natale, le feste e i buoni propositi…e noi oggi, 6 dicembre 2019, apriamo la stagione natalizia ricordandovi che cosa succede nelle campagne italiane. Oggi blocchiamo.

Abbiamo deciso di organizzarci e scioperare ancora una volta e oggi scendiamo in strada uniti e unite, italiani ed immigrati, per rispondere alla repressione, agli sgomberi e alle leggi che ci vogliono sempre più controllati e sfruttati.

Lo facciamo contemporaneamente dalla provincia di Foggia alla piana di Gioia Tauro, due dei territori dove molti di noi lavoratori e lavoratrici delle campagne vivono, e dove troppi di noi sono morti in questi anni a causa della violenza di leggi che ci vogliono segregati, poveri e in silenzio.

Per questo oggi abbiamo deciso di bloccare alcuni degli snodi più importanti di una filiera di sfruttamento che, dai distretti agro industriali ai centri dello shopping consumista, risucchia tantissimi lavoratori e lavoratrici come noi, italiani ed immigrati, in un vortice di precarietà e ricatto.

Solo pochi giorni fa l’ennesimo incendio nell’ex Gran Ghetto di Rignano, in provincia di Foggia, ha distrutto le case di molte persone, e ancora una volta il governo risponde con una tendopoli emergenziale. Nella Capitanata, come nella piana di Gioia Tauro, l’unica soluzione abitativa per chi lavora in campagna sono le tende o la strada, mentre a Rosarno esistono case vuote costruite addirittura con i fondi europei dedicati ai braccianti stagionali. Siamo stanchi di ripeterlo, non possiamo più accettare l’enorme business che lucra sul contenimento e il controllo degli immigrati attraverso campi container, tendopoli e centri di accoglienza. Siamo lavoratori e abbiamo diritto a vivere nelle case, a contratti di affitto regolari e alla residenza!

Ma oggi ci rivolgiamo soprattutto al ministero dell’interno, responsabile delle leggi che ci rendono sempre più precari e sfruttabili. Ad oggi, oltre ad essere praticamente impossibile entrare in Italia in maniera regolare, è anche sempre più difficile rinnovare il titolo di soggiorno. L’entrata in vigore del decreto Salvini ha reso irregolari moltissime persone che prima, pur con grandi difficoltà, riuscivano a vivere e lavorare regolarmente con un permesso di soggiorno di tipo umanitario. Dal momento che le questure e le commissioni territoriali ci hanno detto chiaramente di non poter far nulla perché bloccate dalla legge, oggi usiamo la nostra forza per interloquire direttamente con il governo.

Ultimamente si sta parlando di riformare gli ultimi decreti sicurezza: pensiamo che nessuna riforma possa davvero cambiare la situazione. Vogliamo quindi la regolarizzazione per tutte e tutti attraverso l’abrogazione totale degli ultimi due decreti, la reintroduzione del permesso umanitario, dei flussi per lavoro e le sanatorie; la possibilità di rinnovare il permesso e accedere ai servizi di base anche senza la residenza. A questo proposito abbiamo preparato una piattaforma di rivendicazioni, per portare al dibattito pubblico delle proposte concrete riguardo la legislazione che regola l’immigrazione.

Pur consapevoli di essere l’anello più sfruttato della filiera, sappiamo anche bene di esserne l’ingranaggio principale. Se ci fermiamo noi, si ferma tutto il sistema. Senza la nostra manodopera da dove si ricava profitto?

Vogliamo i documenti e, come ripetiamo da anni, case vere per tutti e tutte, libertà di movimento e la fine di ogni politica e dispositivo di controllo e contenimento.

Oggi dalla Puglia alla Calabria vogliamo farci sentire e allargare il nostro fronte di lotta a tutto il paese: fino a quando non avremo risposte, vi blocchiamo il Natale.

UNITI/e CONTRO SEGREGAZIONE, CONFINI E SFRUTTAMENTO! PER NATALE NON CHIEDIAMO NULLA, CI PRENDIAMO LE STRADE!