Cinque giovani attivist* con base a Berlino sono stat* arrestat* l'8 settembre dello scorso anno in relazione a un'azione presso la Elbit System di Ulm, in Germania, che aveva come obiettivo interrompere il flusso di armi verso Israele. La Elbit System fornisce infatti l'86 per cento delle armi e della tecnologia di sorveglianza all'esercito di Israele che le ha usate e le usa per il genocidio della popolazione palestinese.
Gli Ulm già da sei mesi sono in arresto in un regime molto duro e rischiano una condanna a cinque anni e forti violazioni dei loro diritti umani. Il processo è iniziato lunedì 27 aprile, a Stoccarda, con la prima udienza che è stata sospesa senza che sia stato possibile portare avanti la lettura dei capi d'accusa a causa delle critiche alle condizioni de detenzione fatte dalla difesa.
In comunicazione telefonica con un compagno del Comitato Solidarietà Ulm5 Berlino, abbiamo parlato di come si è svolta la prima udienza e della necesità di creare una rete internazionale di solidarietà con i cinque attivist*.
Cinque giovani attivist* con base a Berlino sono stat* arrestat* l'8 settembre dello scorso anno in relazione a un'azione presso la Elbit System di Ulm, in Germania che aveva come obiettivo interrompere il flusso di armi verso Israele: la Elbit System fornisce infatti l'86 per cento delle armi e della tecnologia di sorveglianza all'esercito di Israele che le ha usate e le usa per il genocidio della popolazione palestinese.
Gli Ulm già da sei mesi sono in arresto in un regime molto duro in attesa di giudizio, rischiano una condanna a cinque anni e forti violazioni dei loro diritti umani.
Il processo inizia lunedì 27 aprile a Stoccarda; intanto si è creata una campagna per la loro liberazione e assoluzione che ha varcato i confini della Germania anche perché la questione riguarda almeno tutto l'Occidente, lunedì ci sarà una forte mobilitazione intorno al tribunale.
Ne parliamo con un compagno del Comitato di solidarietà Ulm-five. C'è bisogno dell'attenzione e della partecipazione di tutt: consultate il sito web o la pagina istagram; consulta qui il comunicato stampa in italiano
Nella prima corrispondenza, parliamo delle mobilitazioni organizzate dagli/dalle studenti tedeschi/e per contrastare il ripristino della leva, solo formalmente volontaria, in Germania, approvata dal Bundestag lo scorso venerdì 5 dicembre: per ora, tutti gli studenti nati nel 2008 dovranno sottoporsi a un questionario obbligatorio e successivamente alla visita di leva; sono state organizzate mobilitazioni in 60 città. Segue una corrispondenza dedicata ad approfondire gli aspetti più pervasivi del DDL Gasparri, di contrasto all'antisemitismo, che ne evidenzia le ricadute nella scuola e nell'università, destinate a limitare la libertà di insegnamento e di espressione della solidarietà alla popolazione palestinese. In conclusione, ci colleghiamo con una studente del collettivo autonomo dell'Università di Bologna per commentare la vittoria ottenuta dalle mobilitazioni contro la possibilità di ospitare un corso di laurea in Filosofia per un gruppo selezionato di giovani ufficiali dell'accademia militare.
Ieri Crosetto, ministro della Difesa, è tornato a parlare della "necessità" di aumentare il numero delle persone che si arruolano nel nostro paese, sottolineando le difficoltà per il paese "che siamo, cioè un paese dove l'opinione pubblica è contraria alla guerra. C'è però un quadro europeo che vede, dietro al cambiamento della tipologia di guerre, la volontà di tornare a forme di arruolamento più ampie, per cui, sul modello scandinavo, si usa l'ossimoro "leva volontaria". Oggi in Germania, mentre nel bundestag si vota la nuova legge, manifestazioni studentesche contro la leva in 60 città. Ne parliamo con una compagna dell'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'università
Con Anna Bolena torniamo a parlare di Germania e degli ultimi sviluppi politici in merito al riarmo e al genocidio a Gaza. Sul piano istituzionale infatti il governo Mertz sta procedendo a un forte incremento dell'industria bellica parlando di riconversione del settore dell'automotive e di altri settori industriali in crisi, si parla inoltre in modo sempre più concreto di ripristino della leva obbligatoria.
Negli ultimi tempi, inoltre, il cancelliere, sebbene in modo assai poco credibile ha annunciato l'interruzione della vendita di armi a Israele (la Germania è il secondo fornitore al mondo di armi a Israele dopo gli Usa), questo è bastato a far scattare la componente antideutsch de* antifa che chiedono ancora armi a Israele, sebbene con minor presa rispetto al passato sul testo del movimento.
Nella foto uno striscione antideutsch che chiede ancora armi per Israele
Un commento sulle elezioni in Germania che vedono al vittoria della CDU e AfD al 20% ma che rimarrà fuori da ogni allenza. Si va verso un "governo di unità nazionale" con la CDU di Merz e la SPD a fare da stampella alla destra.
Con Anna Bolena, produttrice musicale, ideatrice dell'etichetta Idroscalo dischi, musicista e dj con base a Berlino in studio affrontiamo la situazione della repressione delle mobilitazioni per la Palestina in Germania, l'uso strumentale dell'antisemitismo, il posizionamento antideutsch, la scena musicale techno a Berlino.
Con una compagna continuiamo a parlare della politica della Germania totalmente schiacciata su Israele. Pericolose le politiche che si vogliono applicare di controllo della migrazione e il taglio alle associazioni che sostengono la palestina.
Con Anna Bolena parliamo di cosa voglia dire manifestare in Germania a favore della Palestina. Storicamente è vietate sventolare la bandiera palestinese e anche una kefiah. Eppure c'è chi continua a scendere in piazza e a creare contraddizioni anche all'interno delle comunità underground.
Vorremmo condividere con voi due testimonianze die vita palestinese in Germania. Ieri, Domenica 22 ottobre si é tenuta una manifestazione in solidarietà con la palestina nei pressi del duomo di Colonia. Qui, le due Sorelle palestinesi Lina e Dina sono state fermate dalla polizia insieme alla loro mamma per ben due ore e mezzo.
Quello che é successo é emblematico della repressione che i movimenti pro.palestina stanno vivendo in Germania in questi giorni. Le tre stavano lasciando la manifestazione quando dei contromanifestanti pro Israele le hanno avvicinate per un confronto rivelatosi violento e rabbioso. La polizia, giá presente sul luogo, é intervenuta allontanando le donne palestinesi e prendendo i dati personali di una delle sorelle, mentre i contromanifestanti non sono stati né allontanati né identificati. In seguito la polizia ha attenzionato il cartellone delle donne palestinesi che mostrava a confronto una celebre immagine del film il bambino con il pijama a righe, dove un bimbo ebreo e uno tedesco si guardano attraverso la rete del campo di concentramento in cui é rinchiuso il bimbo ebreo e e un immagine di un bimbo palestinese e uno ebreo che si guardano attraverso il filo spinato in cui é rinchiuso il bimbo palestinese. Accanto alle immagini la domanda: Dové la differenza? Per i poliziotti il cartellone poteva essere potenzialmente antisemita, ma la decisione sul da farsi spettava ai superiori, la cui risposta si é fatta attendere per ben due ore e mezza. Ora Dina non può più portare il cartello in questione in pubblico e rischia una denuncia per apologia dell’olocausto, definito secondo l´articolo 103 paragrafo 3 del codice penale tedesco che recita come segue: Una pena detentiva non superiore a cinque anni o una sanzione pecuniaria sarà inflitta a chiunque, in pubblico o durante una riunione, approvi o neghi o minimizzi un atto del tipo descritto nell'articolo 6 (1) del Codice Penale Internazionale commesso sotto il nazionalsocialismo in modo tale da disturbare la pace pubblica.
1) nega o banalizza un atto commesso sotto il regime del nazionalsocialismo.
Sentirete ora le testimonianze delle due sorelle, intervistate sul luogo durante le due ore di fermo.