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Libia

Sono a casa le persone fermate in Libia

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In una corrispondenza con Tony , diamo innanzitutto un aggiornamento sulla situazione degli attivisti e delle attiviste che sono stati liberati ieri dalle carceri libiche: tutti e tutte sono arrivati a Tunisi nella prima serata di ieri sera, mentre stamani Matias, Dina e Domenico sono atterrati a Fiumicino, esattamente un mese dopo il sequestro avvenuto al confine di Sirte. Domenico e Dina hanno raccontato quanto è accaduto durante il periodo di detenzione, vissuto senza alcun contatto con l'esterno. Grande pressione diplomatica, per la loro liberazione, è stata esercitata soprattutto da parte della Turchia, nonostante non ci fossero persone turche sotto sequestro;  nessuna forma di condanna, invece, è stata espressa da parte del governo italiano, anche a causa della forte influenza esercitata nel nostro paese dall'entità sionista. Passiamo quindi a tracciare un bilancio delle ultime due missioni della Sumud che, a causa delle politiche repressive e della violentissima propaganda, non hanno conosciuto gli stessi livelli di sostegno e di indignazione di massa dell'autunno scorso. D'altra parte, l'unica maniera di fare argine quando le istituzioni falliscono è la mobilitazione dal basso, che deve continuare con forza per contrastare tutte le violazioni del diritto internazionale e umanitario, soprattutto In Italia, dove, in generale, il livello di mobilitazione e di consapevolezza su quanto accade in Palestina è potenzialmente abbastanza elevato.

Fermiamo i rastrellamenti e la xenofobia in Libia. Manifestazione a Roma

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Negli ultimi giorni in Libia si stanno verificando gravi rastrellamenti contro migranti e rifugiati. Molte persone, soprattutto donne, sono state portate via e da allora non si hanno più notizie della loro sorte.

Numerose famiglie vengono cacciate dalle case che avevano regolarmente preso in affitto. In questo clima di paura e persecuzione, milizie e trafficanti stanno approfittando della situazione per sfruttare ulteriormente le persone migranti. Anche per le strade si registrano episodi di violenza e aggressioni da parte di gruppi di giovani contro migranti e rifugiati.

Di fronte a questa emergenza umanitaria, chiediamo all’Italia, all’Unione Europea, all’Unione Africana, alle Nazioni Unite e a tutte le organizzazioni internazionali competenti di fare pressione sul governo libico affinché:

  • fornisca informazioni immediate sulle persone scomparse e detenute;
  • garantisca la sicurezza di migranti e rifugiati;
  • ponga fine ai rastrellamenti e alle espulsioni forzate dalle abitazioni;
  • contrasti ogni forma di xenofobia, discriminazione e violenza.

Per questo invitiamo cittadini, associazioni, attivisti e tutte le persone sensibili ai diritti umani a partecipare alla manifestazione del 26 giugno.

 

Refugees in Lybia

La Sumud prigioniera in Libia: un aggiornamento

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Con una attivista della Land Convoy to Gaza, diamo un aggiornamento sulla situazione degli 11 attivisti e attiviste prigioniere nella Libia orientale dal 24 maggio scorso, in uno dei centri illegali di detenzione non ufficiale gestiti da milizie armate. Gli aggiornamenti sulla condizione de* detenut* sono esclusivamente informali, dal momento che è molto difficile portare avanti un dialogo sia con le autorità libiche che con i rappresentanti della diplomazia italiana a Bengasi, il cui atteggiamento sembra improntato ad un'accondiscendente prudenza. Le notizie che trapelano sulle condizioni di detenzione sono, però, molto preoccupanti ed invitano tutte e tutti alla mobilitazione

f.Lotta. Un'occupazione massiccia del Mediterraneo centrale

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Oggi, 14 giugno, 2025 viene lanciata l'iniziativa f.Lotta che prevede una presenza in mare nei giorni tra il 10 e il 20 settembre di varie imbarcazioni, ognuna delle quali avrà come focus una campagna nella lotta alla persecuzione delle persone che migrano attraversando il Mediterraneo. f.Lotta ha due obiettivi principali. Il primo, legato allo spazio che occupa, il Mar Mediterraneo centrale, mira a un cambiamento immediato. L’altro è proiettare un orizzonte politico radicale, per spingere i limiti di ciò che è possibile e immaginabile.

Sentiamo un compagno da Lampedusa, un altro con esperienza nel salvataggio in mare, le compagne di Sister Coop protagonista della campagna Io, capitana e un membre di Refugees in Libia.

Radio Africa: Niger Libia Ghana

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Il Niger espelle le truppe francesi e si allea con Mali e Burkina Faso; il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il celere rimpatrio dell’ambasciatore di Parigi e il ritiro delle truppe francesi dal paese entro la fine del 2023. Le giunte militari di Mali, Niger e Burkina Faso hanno siglato un accordo per «preservare la sovranità dei tre paesi» e per contrastare l’insorgenza jihadista. Al documento è stato dato il nome di Carta del Liptako-Gourma, la regione in cui si incontrano i confini dei tre Paesi firmatari.

Libia a Derna una catastrofe evitabile, il passaggio della tempesta Daniel e il crollo delle due dighe erano previsti e prevedibili, ma i contrasti tra i governi di Tripolitania e Cirenaica hanno impedito il necessario coordinamento che avrebbe consentito di mettere in salvo la popolazione.

In Ghana sono giorni di proteste e scontri. dove almeno una cinquantina di persone sono state arrestate mentre cercavano di prendere d’assalto la sede del governo ghanese. Le manifestazioni sono state organizzate da Democracy Hub, per protestare contro la grave crisi economica che sta mettendo in ginocchio il paese. La polizia ha represso duramente queste proteste arrestando anche diversi giornalisti e caricando con forza i gruppi di giovani che per tre giorni hanno occupato le strade di Accra, la capitale del Ghana.

In Libia si continua a morire, in silenzio.

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Continuano ad essere terribili le condizioni di vita di rifugiati e richiedenti asilo (soprattutto eritrei ma non solo) bloccati in Libia e costretti a subire le angherie della polizia e delle milizie locali, mentre l'Europa guarda dall'altra parte e i progetti di corridoi umanitari continuano a essere ignorati. Abbiamo parlato con uno degli organizzatori della manifestazione che si è tenuta poco tempo fa di fronte l'ambasciata libica a Roma: ci ha raccontato non solo la situazione di chi si trova in Libia ma anche il complicato Risiko dei flussi migratori interni al continente africano, che potrebbe aggravarsi terribilmente se la situazione politica in Etiopia dovesse ulteriormente degenerare.

Stop agli accordi con la Libia sui migranti

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Appuntamento oggi 14 luglio alle h 17.00 in piazza Montecitorio a Roma contro il rinnovo delle missioni internazionali, compresa quella in Libia, per denunciare le responsabilità delle autorità italiane nelle continue stragi di persone migranti nel Mediterraneo  e nel ciclo di violenze, sfruttamento e violazioni dei diritti umani a cui sono sistematicamente sottoposti migranti e rifugiati in Libia.

Corrispondenza dal presidio con Simonetta dell'Associazione Senza Confine

Cosa resta della Libia dopo 10 anni di devastazione NATO

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Dieci anni fa, il 19 marzo 2011, le forze Usa/Nato iniziano il bombardamento aeronavale della Libia. La guerra viene diretta dagli Stati Uniti, prima tramite il Comando Africa, quindi tramite la Nato sotto comando Usa. Iniziava così l’intervento militare internazionale che porterà alla caduta del regime gheddafiano e a una stagione di instabilità che permane ancora oggi, con un Paese dilaniato dalla guerriglia interna, dalla frammentazione, dalla sete di potere e nel quale si inserisce un’ulteriore grave crisi umanitaria, quella dei migranti. Ne parliamo con Matteo Capasso, ricercatore presso lo European University Institute di Firenze.