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Cosa resta della Libia dopo 10 anni di devastazione NATO

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Dieci anni fa, il 19 marzo 2011, le forze Usa/Nato iniziano il bombardamento aeronavale della Libia. La guerra viene diretta dagli Stati Uniti, prima tramite il Comando Africa, quindi tramite la Nato sotto comando Usa. Iniziava così l’intervento militare internazionale che porterà alla caduta del regime gheddafiano e a una stagione di instabilità che permane ancora oggi, con un Paese dilaniato dalla guerriglia interna, dalla frammentazione, dalla sete di potere e nel quale si inserisce un’ulteriore grave crisi umanitaria, quella dei migranti. Ne parliamo con Matteo Capasso, ricercatore presso lo European University Institute di Firenze.

Un posto al sole sulla quarta sponda. Libia: ruolo dell'Italia e di altri predoni nel Mediterraneo

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Con un compagno del Centro di Documentazione Contro la Guerra parliamo di un ciclo di incontri online da loro organizzati per venerdì 16/4 e venerdì 23/4 dal titolo “Un posto al sole sulla quarta sponda. Libia: ruolo dell'Italia e di altri predoni nel Mediterraneo". Nel corso delle sue attività il centro di documentazione ha più volte preso in considerazione la questione della Libia, ormai sempre più destabilizzata e destinata ad essere oggetto di interventi predatori delle varie potenze presenti nell’area. Tornano ad occuparsene proponendo ora questi due incontri per affrontare una serie di tematiche: la collocazione strategica rispetto al Mediterraneo, dove ormai intervengono più o meno direttamente, fornendo armi e/o con truppe proprie o mercenarie: Italia, Qatar, Turchia, Francia, USA, Russia, Egitto, Emirati Arabi in appoggio / controllo di uno dei due schieramenti libici, entrambi reazionari, solo da poco apparentemente al momento riuniti in un’unica amministrazione e il ruolo che l’Italia svolge all’interno del paese tramite le truppe, le aziende (con in prima fila l’ENI), i finanziamenti ufficiali o “sottobanco”, i regali di navi militari, le ONG.

Per partecipare ai webinar scrivete a:
centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

 

Intervista ad Annalisa Camilli di Internazionale sui rapporti Italia-Libia-UE

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Corrispondenza con Annalisa Camilli, giornalista di "Internazionale".

Abbiamo ripercorso insieme all'autrice 3 mesi di inchieste e articoli per "Internazionale" sull'evoluzione dei flussi migratori dalla Libia all'Italia e il ruolo di Minniti-Gentiloni nella contrattazione con le istituzioni europee circa le modifiche del regolamento di Dublino.

Trattato Italia-Libia: licenza di "uccidere" in acque internazionali

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"Non si tratta di un errore e le scuse servono solo a confondere le responsabilità. "

L’Associazione studi giuridici sull’immigrazione si dichiara sconcertata dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Dopo l’attacco della motovedetta italo-libica a un’imbarcazione di pescatori siciliani in acque internazionali, il ministro ha derubricato le mitragliate sulla fiancata come "un errore", dovuto probabilmente alla errata convinzione che l’imbarcazione trasportasse dei migranti. I giuristi sollevano anche un problema relativo alla lettera dello stesso Trattato di amicizia italo-libica: l’attacco e la presenza accertata di sei militari della GdF sulla motovedetta libica “costituiscono la prova incontestabile che la presenza dei militari italiani sulle unità donate alla Libia non si limita alla formazione, che in realtà si sarebbe dovuta concludere nei primi sei mesi dall' attuazione dell'accordo del trattato.

Il capitano della nave Gaspare Marrone, che ha subito l'attacco, ha ribadito che al momento degli spari il motopeschereccio si trovava in acque internazional.

L’Asgi chiede quindi di sapere quante volte delle motovedette con a bordo militari italiani hanno aperto il fuoco o usato violenza contro cittadini stranieri che si trovavano su imbarcazioni di fortuna intercettate nel Mediterraneo e quale è stato l’esito di queste operazioni. Inoltre i giuristi dichiarano la necessità e l' urgenza di “una profonda revisione del Trattato di amicizia italo-libica, sospendendo detti accordi fino a quando la Libia non avrà garantito il rispetto del diritto d’asilo e dei diritti fondamentali della persona e comunque introducendo procedure stringenti di controllo affinchè  tutte le operazioni che riguardano operazioni di intercettazione e controllo in mare aperto avvengano nel pieno rispetto del diritto internazionale e comunitario”.