Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa

lotta di classe

gioco di specchi

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gioco di specchi. 

andrea ha messo su un progetto: "italian tapes archive". è andato in giro per archivi e centri di documentazione, ha scovato un discreto numero di audiocassette, le ha "sbobinate", digitalizzate e pubblicate in rete. lo ospitiamo in trasmissione, per farci raccontare, questo suo lavoro appassionante e oneroso.
ne nasce una prima trasmissione, incentrata su audio “storici”, testimonianza delle lotte del movimento databili alla fine degli anni '70.   
insomma, lanciamo il proverbiale sasso nello stagno, e vediamo se le increspature prodotte incontrano qualche ostacolo. mandiamo on-air questi documenti, queste capsule del tempo, confezionate talvolta, proprio nei dintorni di via dei volsci 56, e che attraverso rocamboleschi giochi di specchi, finiscono per rimbalzare di nuovo nello stesso luogo donde sono venuti.
il progetto (italian tapes archive) ha bisogno della collaborazione di tutt@. per chi volesse aggiungere, implementare documenti audio, suggerire note, precisare circostanze, coordinate storiche può contattare andrea all'indirizzo theblackpaul@hotmail.it, ovvero la email della radio (ondarossa@ondarossa.info) o di 25 o'clock (25oclock@ondarossa.info)


la descrizione degli estratti trasmessi
 

  • coordinamento delle radio di movimento. ror e le altre, oltre la fred 

riunione nazionale delle radio di movimento, organizzata a roma da radio proletaria e radio onda rossa, nelle giornate del 18 e 19 novembre 1978.
partecipano anche radio brigante tiburzi di grosseto, radio mela di pomezia, radio alternativa popolare di torino, radio ortigia onda rossa di siracusa e i compagni che poi nel 1979 fonderanno radio black out a milano.
nella fred (federazione radio ed emittenti democratiche) si era creato uno spaccamento tra le radio cosiddette "democratiche" e quelle di movimento, molte delle quali politicamente vicine all'autonomia. 
queste ultime radio, orgogliosamente militanti, che non hanno intenzione di sacrificare i loro contenuti rivoluzionari in un possibile contatto con le istituzioni, indicono una serie di riunioni durante il 1978, per organizzare una sorta di coordinamento.
radio onda rossa si pone in prima fila, se non proprio come principale promotrice, di questo tentativo di coordinamento.

  • i milanesi davanti alla bottega del torregiani

radio popolare - interviste realizzate il pomeriggio del 16 febbraio 1979 nel quartiere della bovisa, dove si trovava la gioielleria di torregiani, davanti la quale poco prima era avvenuto l'omicidio.
molti degli intervistati erano convinti che il gioielliere fosse stato ucciso dalla malavita, per un regolamento di conti legato ai fatti avvenuti alcuni giorni prima al ristorante il transatlantico.

  • i compagni di radio aut denunciano un omicidio di mafia, quello di peppino impastato

intervista ai compagni di radio aut quattro giorni dopo l'uccisione di peppino impastato. 13 maggio 1978
la registrazione è probabilmente ad opera di radio sud di palermo.

  • radio onda rossa intervista scalzone appena scarcerato

radio onda rossa - intervista telefonica del 13 settembre 1980 concessa da oreste scalzone a radio onda rossa. scalzone, arrestato nell'ambito dell'inchiesta '7 aprile' era stato da poco scarcerato a causa delle sue gravi condizioni di salute. al momento dell'intervista si trovava ricoverato al policlinico gemelli di roma.

  • ror sulla 'diserzione' dal terrorismo.10 giugno 1980

"il terrorismo ha spinto nel tunnel la lotta di classe, ben vengano tutte le iniziative che possano far uscire da questo tunnel." a partire da questa affermazione apparsa sull'espresso si sviluppa la linea politica dei compagni di radio onda rossa, che aderiscono alla proposta di socialisti e sinistra indipendente di depenalizzare i reati associativi per coloro che avessero deciso di abbandonare spontaneamente la lotta armata. era un periodo particolarmente delicato per i compagni di radio onda rossa, perché nel gennaio del 1980 la radio era stata chiusa dalla magistratura, le attrezzature sequestrate e i suoi dirigenti arrestati.
 

  • sergio spazzali e l'ipocrisia sul "terrorismo"

intervento di sergio spazzali nel dibattito sul libro di bocca "terrorismo italiano".
siamo nel 1978, il rapimento e l'omicidio di aldo moro avevano da poco sconvolto il paese. 
il lungo e provocatorio intervento di sergio spazzali (allora avvocato di alcuni brigatisti) sempre tra il serio e il faceto, denuncia l'ipocrisia della sinistra (di governo e non solo), che di fronte al fenomeno della lotta armata disconosce qualunque legame con la precedente tradizione rivoluzionaria.  
 

  • gli skiantos sabotano il convegno degli scrittori

"notizia dell'ultima ora! abbiamo le prove! abbiamo un nastro dove c'è la registrazione del rapimento di einaudi... no, di mondadori."
così gli skiantos interrompono il convegno della cooperativa scrittori, sabotandone di fatto l'atmosfera ingessata da convegno di intellettuali che vivono in una torre d'avorio.

  • quando paolo liguori faceva l'inviato per lotta continua

confino roberto mander. qualche anno prima di studio aperto, "straccio" paolo liguori, giovane inviato di lotta continua segue il viaggio dell'anarchico roberto mander, il cui confino a linosa era diventato un caso mediatico.

  • bruno brancher, il poeta della 'ligera' 

bruno brancher racconta gli arresti a radio proletaria di febbraio 1979, durante un'assemblea sulle carceri a cui lui stesso era presente. 
brancher era un piccolo malvivente della 'ligera', poi politicizzatosi aveva aderito a lotta continua e all'epoca di questa registrazione gravitava attorno alla calusca e al movimento milanese. in seguito, avrà anche una carriera da scrittore.

  • i 61 licenziamenti in fiat, un '7 aprile' in fabbrica

assemblea nazionale di autonomia operaia a torino, indetta per i 61 licenziamenti in fiat
un compagno del collettivo operaio fiat legge una delle 61 lettere con le motivazioni del licenziamento.

8M: la lotta delle lavoratrici di Yoox

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"Oggi è uno sciopero di donne che vogliono far sentire la propria rabbia contro la violenza, il razzismo e lo sfruttamento che in tempo di pandemia ha reso sempre più intensi". Oggi scioperano le operaie di Yoox, da mesi in lotta contro l’azienda di moda che impone turni difficili alle lavoratrici madri, "costringendole a fare i salti mortali per potersi occupare di figlie e figli". Ne parliamo con una lavoratrice e compagna della Yoox e con una compagna dell'assemblea donne del coordinamento migranti di Bologna.

Sulla storia dei riders "ricchi e felici": una chiacchierata con un compagno di Deliverance Milano

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In questi giorni è tutto un gran parlare di rider ricchi e felici: di commercialisti che - causa covid - si reinventano rider guadagnando più di 2 mila euro netti al mese, di giovani gioiellieri che hanno scelto di continuare la propria attività aggiungendone un’altra, quella di rider notturno. Sembrerebbe bello fare i rider o almeno, questo è ciò di cui provano a convincerci le principali aziende del settore e articoletti (o marchette?) presenti sulla stampa mainstream nonostante la cronaca racconti un umore ben diverso tra i lavoratori: turni massacranti, paghe ridotte all’osso, alto rischio di infortuni e poca tolleranza verso rimostranze sulle condizioni di lavoro — oltre che discriminazione da Trenord, per quelli di Milano. Con Angelo di Deliverance Milano parliamo delle reali condizioni lavorative e delle rivendicazioni/lotte/vertenze aperte dai riders a fronte delle narrazioni padronali e liberiste sui riders felici.

Le assistenti igienico-personale degli studenti disabili - delle cooperative sociali a Palermo in piazza contro i licenziamenti di massa

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Torniamo a parlare della lotta delle lavoratrici - assistenti igienico-personale degli studenti disabili - delle cooperative sociali a Palermo contro i licenziamenti di massa.

In Sicilia sono circa 2 mila i precari, per la maggior parte donne che, dopo 12 anni di lotte, chiedono di poter lavorare con un contratto chiedono a gran voce la stabilizzazione dopo mesi di stop durante il lockdown delle attività nelle scuole.Ora, come ci racconta la compagna intervistata, rischiano di perdere definitivamente il posto di lavoro sostituite dal personale ATA.

Protesta delle lavoratrici il 9 settembre ore 10.30 a Palermo dellel lavoratrici dello SLAI Cobas sotto l' Assessorato Regionale alla Famiglia con l’obiettivo di ottenere la stabilizzazione.

"esclusi dal consorzio sociale"

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si riparte con la nuova stagione radiofonica.

ci impegniamo nella sinossi del testo "esclusi dal consorzio sociale"

https://contromaelstrom.com/2019/09/13/un-libro-e-qui-potete-scaricarlo-e-eggerlo/ 

in diretta l'autore ci espone gli argomenti e i punti salienti del racconto che sarà presentato domenica prossima, 20 ottobre alle 18.30, c/o lo spazio sociale "nido di vespe"

https://contromaelstrom.com/2019/09/27/presentazione-del-libro-esclusi-dal-consorzio-sociale/

 

 

Parentesi del 22/6/2016 "Resistere"

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“Resistere”  

Immagine rimossa.

Nella stagione neoliberista la sussunzione della società nel capitale è completa. La resistenza si qualifica quindi in maniera diversa rispetto al passato perché non può essere semplicemente espressione della difesa di interessi particolari, ma, data la rottura unilaterale e drastica del patto sociale da parte del capitale, deve diventare necessariamente espressione di interessi sociali e perciò immediatamente politici.

Viviamo in un tempo che ha esteso il potere capitalistico della fabbrica alla società tutta. Il potere capitalistico si manifesta in tutte le dimensioni e articolazioni del sociale. Le forme economiche dello sfruttamento, cioè l’organizzazione capitalistica della società, è mutata nelle attuali condizioni. Questo deve essere presente nel nostro impegno, la consapevolezza di questo passaggio.

La voracità onnivora del capitale che vuole annullare ogni forma altra dal suo modello di società si manifesta oltre ogni misura umana immaginabile di sfruttamento e di ipotesi di guerra. Pertanto è necessario definire e praticare ogni misura che sfugga al comando capitalistico. In questa situazione non c’è altra alternativa. Il controllo nazista della popolazione, la criminalizzazione della povertà, la centralità della guerra e la guerra infinita corrispondono a questa società, al disegno imperialistico attraverso la società neoliberista. Il capitale che si è sviluppato oggi come sussunzione reale della società rappresenta la forma più alta dell’autoespansione capitalistica.

Tutto questo richiede risposte adeguate e all’altezza e non può che passare attraverso il rifiuto del comando globale, delle funzioni di gerarchia e di controllo territoriale che ne seguono.

I lavoratori e le lavoratrici sono accomunati a tanti altri segmenti della società e ai popoli del terzo mondo non solo e non tanto per elementi ideologici quanto nella forma comune dello sfruttamento. Un mondo variegato che è tutto dentro le stesse modalità di organizzazione del lavoro, dentro un comune sfruttamento che è divenuto globale E questo esige una costruzione di obiettivi comuni della lotta. Passaggio ineludibile per una presa di coscienza rivoluzionaria tanto più necessario quanto difficile perché il capitale nella stagione neoliberista è diventato un enorme vampiro che tende a riassorbire e a mistificare nel suo interesse tutte e tutti.

Perciò il modello neoliberista si presenta per quello che è: corruzione delle singolarità che vengono ridotte a merce, corruzione del modello democratico che viene ridotto a teatro dei burattini, controllo invasivo della popolazione, povertà forte e diffusa, guerre continue, informazione di regime, intimidazione e repressione per chi tenta di sottrarsi a questo ordine di cose.

Da questo giugno è vietato essere “senzatetto” in molte ricche cittadine americane: vietato fare l’elemosina, vietato dormire nei parchi pubblici, vietato sedersi sui marciapiedi. E’ una guerra legale senza precedenti contro i poveri/e, in Florida, nelle Hawai, in Virginia, in Oklaoma, in California. E’ vietato dormire in auto e sono previste multe per chi distribuisce cibo ai vagabondi. A marzo il comune di Verona aveva emesso un’ordinanza che comminava multe fino a 500 euro per chiunque desse soldi ai “questuanti” e agli “accattoni” per usare due termini tanto cari ai perbenisti, fuori da chiese, bar, ristoranti, negozi.

Il 10 giugno appena trascorso è entrata in vigore, nel silenzio più totale, la legge 85 del 30 giugno 2009 che dispone la creazione di una banca dati nazionale del DNA. Il sistema per la realizzazione della banca dati è fornito dall’Fbi e si chiama Codis (Combined Dna Index System).

Mentre fino ad ora per prelevare il Dna era necessario il mandato della magistratura, ora il prelievo è un’operazione di polizia. Come al solito e come sempre tutte queste misure repressive vengono veicolate con “nobili motivazioni” vale a dire la lotta al terrorismo e alla delinquenza, ma da quando è stata approvata la legge, il prelievo del Dna è già stato operato per situazioni di conflitto sociale come il NO Expò del 1 maggio a Milano e all’aeroporto di Bergamo e per le mobilitazioni antimilitariste in Sardegna. Il vero intento è monitorare, schedare, controllare, sorvegliare, punire, i soggetti sociali ritenuti refrattari e “pericolosi” per estendersi poi alla società tutta. A conferma che questa è una società nazista per le modalità e la capillarità del controllo, è una società ottocentesca per la guerra ai poveri.

La lotta non può essere categoriale, la resistenza non può essere corporativa, ma in qualsiasi ambito deve essere contro le forme di controllo, contro la gerarchia e la meritocrazia, contro le linee guida del dominio.

Sono queste le sfide che dobbiamo raccogliere, questo significa resistere.

Incontro con Silvia Federici [20 marzo 2016]

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Ieri 20 marzo,nella Sala Teatro della Residenza Universitaria di via De Lollis 20, abbiamo incontrato Silvia Federici

 

La scelta di presentare, insieme a lei, il suo libro, “Calibano e la Strega”, non è derivata solo dal piacere e dal desiderio di averla con noi, ma è per quello che gli scritti di Silvia Federici rappresentano nella costruzione del pensiero, non solo femminista, ma di comprensione dei meccanismi che determinano la struttura sociale e le sue trasformazioni.

Uno dei nodi del nostro impegno è lo scardinamento dei ruoli, sessuati e non. Lottare solo contro la mentalità, la cultura patriarcale senza mettere in discussione i meccanismi che la producono, è insufficiente se non fuorviante. Non trasformando i rapporti di produzione capitalistici iscritti nei processi di lavoro, questi riproducono continuamente tutti i ruoli della divisione sociale capitalistica, tutti i ruoli degli apparati politici e ideologici patriarcali. Disoccupazione, inquinamento, controllo, lavoro sempre più monotono, noioso, sempre più disumano … qualsiasi condizione, situazione, fisica, mentale, affettiva … trasformata in occasione di profitto, è qui il carattere propriamente tragico degli anni che viviamo. Ma, questa condizione non si realizza a partire dall’automatismo in sé, non dipende dalle nostre possibilità o capacità, ma ha le radici dentro le condizioni sociali cioè nella struttura della società e può essere dissolta soltanto dalla prassi consapevole di soggetti che intendono liberarsi...

 

Coordinamenta femminista e lesbica-Collettivo ICS-Progetto Degage!-Studenti medi autorganizzati

La Parentesi dell' 11/11/2015 "Sparare sul quartier generale"

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http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/11/12/la-parentesi-di-elisabetta-dell11112015/

“Sparare sul quartier generale”

Immagine rimossa. Gli anni del femminismo sono stati gli anni del desiderio. Il femminismo degli anni ’70 era il portato della carica liberatoria che le donne avevano accumulato come saperi, come consapevolezza, come scoperta, come assunzione su di sé della necessità di capire i propri desideri e della possibilità di prendere in carico la capacità di realizzarli. Era un impegno a sottrarsi alla società patriarcale e capitalista, nel desiderio della possibilità di una felicità collettiva. La via della liberazione non si opponeva a dei soggetti, ma alla totalità del presente inteso come totalità organizzata di un sociale, cioè l’insieme delle relazioni sociali che riproducevano continuamente una società sessista e classista. Era il tentativo cosciente di sconfiggere l’ambiente costituito dai dispositivi semantici, discorsivi, di controllo che rendono possibile il perpetuarsi del patriarcato e del capitalismo.

Era un processo che circolava in tutte le situazioni in cui era in grado di vivere e ha permesso la sperimentazione e l’attuazione di pratiche di liberazione concrete e autonome che hanno conferito a chi le ha percorse una capacità di riappropriarsi della propria vita anche attraverso momenti di grande fatica e di conflittualità con la stessa coscienza illusoria che ognuna di noi si porta dentro, frutto della manipolazione con cui avviene la costruzione del femminile.

Ma è successo al femminismo quello che è successo al movimento tutto: il sistema ha fatto balenare l’idea che le lotte categoriali e corporative fossero vincenti, dividendo così il fronte di lotta, insinuando il tarlo della separazione fra soluzione immediata di esigenze materiali  e liberazione futura collocata in un fumoso avvenire, spettro di un’utopia di poche/i, irrazionali e sognatori/trici.

Nello specifico femminista ha usato le femministe socialdemocratiche che hanno presentato l’emancipazionismo come la soluzione e la panacea in contrapposizione alla radicalità del femminismo liberatorio e alla sua netta opposizione alla struttura di questa società.

La maggior parte delle donne si sono fatte irretire da queste sirene: alcune erano in buona fede, altre no. La stragrande maggioranza ha scelto la sistemazione personale quando è stata data questa  possibilità. Questa in sé non è una colpa. Trovare soluzione economica e anche di vita e perché no, di soddisfazione personale non solo è lecito, ma anzi auspicabile. Il problema si è presentato ed è diventato grave, quando chi ha fatto questa scelta, per giustificarla, si è prestata a veicolare che questa era la soluzione giusta, corretta e ragionevole, demonizzando la “radicalità”…. la ”violenza”…la “mancanza di maturità”…di chi continuava a porsi il problema dell’uscita dalla società patriarcale e capitalista e usando  proprio gli strumenti del femminismo per addomesticare il femminismo: … la sorellanza… l’orizzontalità… la condivisione….. la “positività” del portato femminile  e anche  la necessità di avere visibilità, la possibilità di trasformare il maschile, tacciando chiaramente di insipienza tutte quelle che continuavano a dire che la sorellanza era attraversata dalla classe…che la compartecipazione nelle istituzioni non era altro che la partecipazione alla gestione del potere…che la violenza era del dominio e del patriarcato e non di chi si poneva il problema di uscirne.

Hanno  operato, così, lo stesso tradimento di quelle/i che si sono laureate/i in prima generazione e si sono svendute/i per la promozione personale dimenticando come e perché erano riuscite/i a ottenere quello che avevano ottenuto e, anzi, demonizzando quelle pratiche.

I gruppi, i collettivi, le singole che avevano una visione diversa c’erano, eccome! ma il loro isolamento è avvenuto attraverso la stampa mainstream , l’uso del gratuito, la funzione delle esperte e degli esperti, la demonizzazione delle posizioni di classe, la promozione  strumentale a femministe storiche di quelle  che avevano teorizzato posizioni come il rifiuto di “ogni ideologia”, del pensiero razionale o dell’intera storia perché risultato della dominazione maschile.

Proprio l’uso di queste categorie ha zittito tutte quelle che avrebbero voluto fare chiarezza.

Proprio le donne che sono entrate nelle istituzioni e/o che dalle istituzioni sono state finanziate nelle maniere più svariate, ma anche quelle che a vario titolo si sono identificate nei meccanismi di questa società, hanno contribuito in maniera importante all’isolamento e al disconoscimento dei collettivi e delle singole  refrattarie, non omologate, devianti e recalcitranti, prestandosi ad essere veicolo del pensiero unico dominante, perpetuando l’oppressione su tutte le altre donne.

L’uscita dal pantano in cui è stato trascinato il movimento femminista ora può essere solo il risultato  di un percorso di verità.

Il movimento femminista è stato attraversato dalla lotta di classe, proprio al suo interno.

Il problema non è riconoscere che lotta di genere e di classe sono inscindibili, che la nostra lotta è inseparabile dalla lotta per una società dove non ci sia sfruttamento e che se non siamo liberi tutte e tutti non è libera/o nessuna/o. Questo è un portato che appartiene al femminismo e non credo che ci sia bisogno di spiegare che l’unico femminismo è quello che percorre vie di liberazione, ma la necessità è di riconoscere  che il problema è interno.

E’ la mancanza di riconoscimento che all’interno del femminismo si è espressa la lotta di classe e che ha vinto la borghesia che ci ha condotte fino qui e che ci impedisce di uscire dal pantano.

Il primo passo necessario  per riportare il femminismo alla sua dimensione di percorso di liberazione è sparare sul quartier generale.

Poi, ognuna  sceglierà gli strumenti e le modalità che ritiene più congeniali nell’afflato  di libertà che ci accomuna.