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Turchia: uscita dalla Convenzione di Istanbul e utilizzo di bambini soldato in Siria

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Con Murat Cinar parliamo di due questioni relative alla Turchia:l 'uscita dalla Convenzione di Istanbul e l'accusa nei confronti della Mezzaluna da oarte del Dipartimento di Satato americano dell'utilizzo di bambini-soldato.

La Turchia è definitivamente fuori dalla Convenzione di Istanbul. Cento giorni dopo il decreto del presidente Recep Tayyip Erdogan, che aveva scatenato la rivolta delle donne e l'indignazione della comunità internazionale, l'uscita di Ankara dal trattato contro la violenza di genere entra in vigore. La Turchia diventa il primo Paese a ritirarsi dalla Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, che venne aperta alla firma nel 2011 nella sua città più rappresentativa e che fu la prima a ratificare l'anno successivo.

Il Dipartimento di Stato americano, pochi giorni fa, ha inserito la Mezzaluna nell’elenco dei paesi che sono implicati nell’utilizzo di soldati-bambini. In particolare si tratterebbe di adolescenti siriani, reclutati e inviati a combattere nella divisione Sultan Murat. Non è finita. Secondo Washington, la Turchia è sospettata di avere fatto lo stesso anche in Libia, Non si tratta, in Libia, di un fenomeno nuovo. Già nel 2018 e 2019, l’UNICEF aveva denunciato l’impiego di minori da parte di milizie legate a Tripoli per trasportare armi e rifornimenti e in alcuni casi per essere direttamente schierati al fronte, insieme con mercenari.

NUDM: Flash mob contro la violenza istituzionale

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SE TOCCANO UNƏ, TOCCANO TUTTƏ!
 

Flash mob - Contro la violenza istituzionale e nei tribunali: Istanbul Convention Saves Lives!
A Roma (e in altre città) NUDM scende in piazza contro il ritiro della firma turca alla Convenzione di Istanbul solidale con i movimenti femministi ed LGTBQİPA+ che in tutti i paesi europei stanno resistendo agli attacchi delle destre.
H 18 Tribunale dei minori – Via dei Bresciani 32 (Lungotevere dei Sangallo)
H18.30 Ponte Garibaldi-Giorgiana Masi


 

Di seguito l'appello:


SE TOCCANO UNƏ, TOCCANO TUTTƏ!
Istanbul Convention Saves Lives!
Il testo, sottoscritto da 45 stati, vincola i paesi sottoscrittori a adottare e rispettare principi e misure di contrasto alla violenza di genere.
In Italia, in Europa e in tutto il mondo, l’attacco patriarcale e la violenza contro le donne e le soggettività LGBT*QIA+ continuano a intensificarsi. Sappiamo bene che la violenza si manifesta in ogni ambito delle nostre vite e in moltissime forme e che femminicidi e trans*cidi sono solo quella più visibile.
L'Italia è sotto osservazione per il mancato rispetto della Convenzione di Istanbul, in particolare riguardo la vittimizzazione secondaria nei tribunali.
Troppo spesso infatti quando si denunciano abusi, stupri e violenza domestica si finisce sul banco degli imputati e le vite delle persone, i loro comportamenti e le loro relazioni vengono messe sotto processo. Colpevolizzazioni, difficoltà ad essere credutə e vessazioni costituiscono un deterrente a denunciare molto pericoloso.
Non solo, malgrado i diversi pronunciamenti della Cassazione (uno dei quali molto recente), la PAS (sindrome da alienazione parentale o della madre "malevola"), per quanto non abbia alcun riconoscimento scientifico, continua a essere ampiamente utilizzata nei tribunali producendo la revoca dell'affido di minori alle madri, con sempre più frequenti prelievi forzosi, anche quando queste hanno denunciato violenza domestica. Non si può ricorrere al principio di bigenitorialità assoluto quando il modello è un genitore violento.
I centri antiviolenza femministi e transfemministi sottolineano l'assenza di comunicazione tra tribunale civile, penale e dei minori e il riprodursi di abusi e violenze ai danni delle donne, de* loro figli* e di tutte le altre soggettività
La guerra ai diritti delle donne e alle persone lgbtq+ è già in atto in Europa. Polonia e Ungheria adottano leggi contro l'aborto e transomobiafobiche e propongono di stilare un trattato a difesa della famiglia tradizionale e contro il "gender" alternativo alla Convenzione di Istanbul. L'attacco è in atto anche in Italia dove la legge Zan viene bloccata in Parlamento e il Piano istituzionale antiviolenza è scaduto da dicembre 2020.
Questa partita si gioca sui nostri corpi: Se toccano unə, toccano tuttə!
Solidali con i movimenti femministi ed LGTBQİPA+ che in tutti i paesi europei stanno resistendo agli attacchi delle destre, rilanciamo la giornata di mobilitazione transnazionale del primo luglio
Istanbul Convention Saves Lives!

Sit-in: Solidali con le donne che vivono in Turchia

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Oggi, giovedì 25 marzo alle 16,00 a Piazza Indipendenza

sit-in a Piazza Indipendenza: Solidali con tutte le donne che vivono in Turchia!

Solidali con tutte le donne che vivono in Turchia che vedono in pericolo le loro vite dopo che il regime di Erdogan ha stabilito il ritiro della firma dalla Convenzione di Istanbul sul contrasto alla violenza di genere. Diamo appuntamento a tuttə alle 16,00 a Piazza Indipendenza. Portate il pañuelo e ricordate di di indossare la mascherina e rispettare le distanze di sicurezza.

Erdogan, l'assassino sei tu!

Ne parliamo al telefono con una compagna.

#istanbulsozlesmesiyasatir

 

Patriarcato, repressione e dittatura in Turchia

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La Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica. Il presidente turco Erdogan ha annunciato il ritiro sabato 20 marzo, scatenando le proteste nel paese di migliaia di donne turche che sono scese in piazza in diverse città. Secondo i conservatori il provvedimento minerebbe l’unità familiare, incoraggiando il divorzio e dando spazio alla comunità Lgbtqi+ per essere maggiormente accettata nella società. Dunque la Turchia si ritira dalla Convenzione di Istanbul, reprime il dissenso interno con carcere e torture - è notizia di pochi giorni fa che Ozturk Turkdogan, presidente della Ihd, l’organizzazione per i diritti umani più importante della Mezzaluna, è stato arrestato dalla polizia - ; mette al bando i partiti di opposizione e ne incarcera gli appartenenti – pochi giorni fa la polizia turca ha arrestato una decina di persone, fra le quali tre funzionari di primo piano del Partito Democratico dei Popoli, culmine di un procedimento in atto da anni con l’obiettivo di cancellare il terzo partito per importanza in ambito parlamentare- ; massacra  i curdi,  ha ricevuto 6 miliardi dall’UE per torturare e segregare migranti per conto nostro. Di tutto questo parliamo questa mattina con il giornalista Murat Cinar.