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● Radio Onda Rossa ●

presenta

 

 

Il rave teatrale di

VOCI NEL DESERTO

“La Rivolta”

 

Voci nel Deserto aderisce alla campagna di sensibilizzazione “10x100” per ricordare i 10 manifestanti del G8 di Genova, a un anno di distanza dalla sentenza definitiva che li ha condannati a complessivi 100 anni di carcere per “devastazione e saccheggio”, reato istituito dal codice penale fascista nel 1930. Questo mentre lo Stato assolveva sè stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Il movimento teatrale “Voci nel Deserto” porterà in scena la “raccolta differenziata della memoria”(Cc): performance a ritmo serrato con 15 attori in scena, un deejay, mix video e musicali, che ripropone testi del passato che conservano ancora oggi una straordinaria e quasi profetica attualità. La forza di queste parole e le suggestioni emotive della performance aiutano a decifrare un presente che evidentemente affonda le radici negli errori del passato e si protende verso un futuro sempre troppo prevedibile.

Info http://www.vocineldeserto.it



ASCANIO CELESTINI

Info http://www.ascaniocelestini.it
 

 


Domenica 14 Luglio 2013 ore 21:30
CSOA ex SNIA
via Prenestina 173 - Roma

 

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CHI DEVASTA CHI

Sabato 13 e domenica 14 Luglio 2013 presso il CSOA ex SNIA

 

Il 13 luglio 2012 la corte di Cassazione condannava 10 compagne e compagni a complessivi 100 anni di carcere per i reati di devastazione e saccheggio commessi durante le manifestazioni del G8 di Genova 2001. Condanne mostruose, non solo perché inflitte in base a reati introdotti dal fascismo con il codice Rocco e mai aboliti dallo stato repubblicano nato dalla resistenza, ma soprattutto perché prima di allora nessuna sentenza definitiva era mai giunta a comminare 15 anni di carcere per un reato odioso, giuridicamente indimostrabile e di inequivocabile natura politica.

Questo è il punto su cui occorre riflettere: da Genova 2001 in poi è cambiato il paradigma di contenimento dei conflitti sociali da parte dello stato, per cui ogni lotta viene ridotta a mera questione di ordine pubblico. Fino ad oggi si contano 15000 denunciati per reati vari, per non parlare dei numerosi casi accertati di uccisioni nelle strade e in carcere ad opera delle forze dell’ordine. L’applicazione delle “zone rosse” vietate ai manifestanti è divenuta la norma con cui il potere politico rifugge dal confronto con la società, lasciando che sia il manganello a “regolare” le ragioni di ogni protesta: dalla lotta contro le discariche, ai terremotati, ai pastori, agli studenti, ai lavoratori della logistica, alle grandi opere si registra una gestione di tipo poliziesco progressiva ed inarrestabile, fatta ancora di pestaggi e di schedature di massa; un “dispositivo” di governo che è stato portato all’estremo con l’occupazione militare della Val Susa. Di pari passo si è assistito all’inasprimento delle pene e delle leggi: dall’aggravante generica per finalità di “terrorismo” al DASPO; dal domicilio coatto alle delibere antibivacco dei sindaci, fino alla sospensione di diritti costituzionali per le aree definite di “interesse strategico nazionale”. Un insieme di misure intimidatorie volte a soffocare sul nascere ogni forma di conflitto su cui spicca, fra tutte, il reato di devastazione e saccheggio contestato anche agli imputati/e per la manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma.

Ma negli ultimi anni è apparso chiaro che l’aspetto repressivo, l’allarme sociale contro il “nemico interno” serve anche a distogliere l’attenzione dalle responsabilità della classe dirigente politica e imprenditoriale nella gestione della crisi: licenziamenti, delocalizzazioni, aumento del precariato e dei livelli di sfruttamento della forza lavoro, contrazione dei salari, abbattimento della spesa sociale, il tutto accompagnato da scandali, ruberie, truffe, che hanno visto in combutta uomini politici e imprenditori, istituzioni pubbliche e capitali privati in un’opera incessante di devastazione dell’ambiente e del territorio e di saccheggio della ricchezza sociale prodotta dalle classi subalterne.

E allora chi sono i veri saccheggiatori? Chi devasta chi, in questo scenario di crisi dove “l’economia del debito” è usata come ricatto permanente contro i bisogni e le aspirazioni di sempre più larghi strati di popolazione ormai insofferenti a un sistema capitalistico e a una democrazia che non sa dare loro altre risposte che non siano carcere e manganellate.

 

A un anno dalla sentenza definitiva per Genova 2001, in solidarietà con i compagni/e sotto processo per i fatti del 15 ottobre 2011, con Alberto, Marina, Gimmy e Ines nel cuore.

 

Due serate benefit con dibattiti, musica, teatro, spazi di socialità e ristoro

 

Sabato 13 luglio Concerto con Bone Machines, e Blood '77, a seguire dj set con Tutti Frutti Apocalypse a cura di Murder Farts e Lubna Barracuda.

Nel corso della serata esposizioni artistiche e performance.

 

Domenica 14 luglio dalle 19.00 Spazio aperto ai musicisti di strada con aperitivo nell'orto dalle 20.00 Incursioni musicali di Laura Inserra dalle 21.00 Il Rave Teatrale delle “Voci nel Deserto”  in "La raccolta differenziata della memoria” con la partecipazione di Ascanio Celestini

 

Radio Onda Rossa; Campagna 10x100; CSOA ex SNIA

 

● Radio Onda Rossa ●

presenta

 

 

Il rave teatrale di

VOCI NEL DESERTO

“La Rivolta”

 

Voci nel Deserto aderisce alla campagna di sensibilizzazione “10x100” per ricordare i 10 manifestanti del G8 di Genova, a un anno di distanza dalla sentenza definitiva che li ha condannati a complessivi 100 anni di carcere per “devastazione e saccheggio”, reato istituito dal codice penale fascista nel 1930. Questo mentre lo Stato assolveva sè stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Il movimento teatrale “Voci nel Deserto” porterà in scena la “raccolta differenziata della memoria”(Cc): performance a ritmo serrato con 15 attori in scena, un deejay, mix video e musicali, che ripropone testi del passato che conservano ancora oggi una straordinaria e quasi profetica attualità. La forza di queste parole e le suggestioni emotive della performance aiutano a decifrare un presente che evidentemente affonda le radici negli errori del passato e si protende verso un futuro sempre troppo prevedibile.

Info http://www.vocineldeserto.it

 

ASCANIO CELESTINI

Info http://www.ascaniocelestini.it
 

 

Domenica 14 Luglio 2013 ore 21:30
CSOA ex SNIA
via Prenestina 173 - Roma

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CHI DEVASTA CHI

Sabato 13 e domenica 14 Luglio 2013 presso il CSOA ex SNIA

 

Il 13 luglio 2012 la corte di Cassazione condannava 10 compagne e compagni a complessivi 100 anni di carcere per i reati di devastazione e saccheggio commessi durante le manifestazioni del G8 di Genova 2001. Condanne mostruose, non solo perché inflitte in base a reati introdotti dal fascismo con il codice Rocco e mai aboliti dallo stato repubblicano nato dalla resistenza, ma soprattutto perché prima di allora nessuna sentenza definitiva era mai giunta a comminare 15 anni di carcere per un reato odioso, giuridicamente indimostrabile e di inequivocabile natura politica.

Questo è il punto su cui occorre riflettere: da Genova 2001 in poi è cambiato il paradigma di contenimento dei conflitti sociali da parte dello stato, per cui ogni lotta viene ridotta a mera questione di ordine pubblico. Fino ad oggi si contano 15000 denunciati per reati vari, per non parlare dei numerosi casi accertati di uccisioni nelle strade e in carcere ad opera delle forze dell’ordine. L’applicazione delle “zone rosse” vietate ai manifestanti è divenuta la norma con cui il potere politico rifugge dal confronto con la società, lasciando che sia il manganello a “regolare” le ragioni di ogni protesta: dalla lotta contro le discariche, ai terremotati, ai pastori, agli studenti, ai lavoratori della logistica, alle grandi opere si registra una gestione di tipo poliziesco progressiva ed inarrestabile, fatta ancora di pestaggi e di schedature di massa; un “dispositivo” di governo che è stato portato all’estremo con l’occupazione militare della Val Susa. Di pari passo si è assistito all’inasprimento delle pene e delle leggi: dall’aggravante generica per finalità di “terrorismo” al DASPO; dal domicilio coatto alle delibere antibivacco dei sindaci, fino alla sospensione di diritti costituzionali per le aree definite di “interesse strategico nazionale”. Un insieme di misure intimidatorie volte a soffocare sul nascere ogni forma di conflitto su cui spicca, fra tutte, il reato di devastazione e saccheggio contestato anche agli imputati/e per la manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma.

Ma negli ultimi anni è apparso chiaro che l’aspetto repressivo, l’allarme sociale contro il “nemico interno” serve anche a distogliere l’attenzione dalle responsabilità della classe dirigente politica e imprenditoriale nella gestione della crisi: licenziamenti, delocalizzazioni, aumento del precariato e dei livelli di sfruttamento della forza lavoro, contrazione dei salari, abbattimento della spesa sociale, il tutto accompagnato da scandali, ruberie, truffe, che hanno visto in combutta uomini politici e imprenditori, istituzioni pubbliche e capitali privati in un’opera incessante di devastazione dell’ambiente e del territorio e di saccheggio della ricchezza sociale prodotta dalle classi subalterne.

E allora chi sono i veri saccheggiatori? Chi devasta chi? in questo scenario di crisi dove “l’economia del debito” è usata come ricatto permanente contro i bisogni e le aspirazioni di sempre più larghi strati di popolazione ormai insofferenti a un sistema capitalistico e a una democrazia che non sa dare loro altre risposte che non siano carcere e manganellate.

 

A un anno dalla sentenza definitiva per Genova 2001, in solidarietà con i compagni/e sotto processo per i fatti del 15 ottobre 2011, con Alberto, Marina, Gimmy e Ines nel cuore.

 

Due serate benefit con dibattiti, musica, teatro, spazi di socialità e ristoro

 

Sabato 13 luglio Concerto con Bone Machines, e Blood '77, a seguire dj set con Tutti Frutti Apocalypse a cura di Murder Farts e Lubna Barracuda.

Nel corso della serata esposizioni artistiche e performance.

 

Domenica 14 luglio dalle 19.00 Spazio aperto ai musicisti di strada con aperitivo nell'orto dalle 20.00 Incursioni musicali di Laura Inserra dalle 21.00 Il Rave Teatrale delle “Voci nel Deserto”  in "La raccolta differenziata della memoria” con la partecipazione di Ascanio Celestini

 

Radio Onda Rossa; Campagna 10x100; CSOA ex SNIA

 

Surf originale degli anni 60 dall'Australia.

 

 

giovedì 27 giugno 2013

Radio Onda Rossa e C.S.O.A. Forte Prenestino presentano:

 

UNA VERITA' CRIMINALE

 

serata dedicata a Giuseppe Uva massacrato in una caserma dei carabinieri il 14 giugno 2008 a Varese.

Invece di indagare sulla sua morte, avvenuta a poche ore dall'arresto, lo stato incrimina la sorella e chi ha cercato di far luce su questo drammatico episodio...

 

"Ciò che emerge dai principali casi di malapolizia, qualificati giuridicamente come veri e propri omicidi, non è tanto la soggettività di individui che scelgono consapevolmente o meno di uccidere. Ad allarmare è il meccanismo di coperture istituzionali, che portano nel peggiore dei casi all’insabbiamento delle responsabilità, a impedire la pubblica divulgazione di determinati crimini. Quando “ci scappa il morto”, il fatto viene derubricato come banale incidente... Diventa legittimo chiedersi quanti tossici morti per overdose, quanti barboni morti di freddo, quanti incidenti di vario tipo non siano in realtà altro."

cit. da Malapolizia di Adriano Chiarelli

 

ore 21:00 - Cena Evasiva

ore 22:00 - intervento di Giancarlo Castelli (giornalista e videomaker)

ore 22:30 - proiezione di "Nei Secoli Fedele"

documentario di Adriano Chiarelli sul caso di Giuseppe Uva

regia di Francesco Menghini (Ita 2012) 70'

a seguire: DDM set acustico - live dal disco "gabbia di vetro"

 

in funzione Taverna, pub 12deTutto, sala da the inTHErferenze, enoteca terraTERRA

 

parte del ricavato della serata andrà a sostegno delle spese legali

 

csoa Forte Prenestino

via Federico Delpino - 100celle - Roma

segreteria 06.21807855 dal lun al ven 18.00/21.00

tram 5-19-14 bus 542-544

Prenota la cena mandando una mail a (vedi sotto il manifesto) cenauroemarco@autistici.org

 

Libertà di conflitto

Il nemico interno: ordine pubblico e diritto penale da Genova 2001 ad oggi”

Convegno che si terrà il 24 maggio alle 17.30 al Teatro Valle Occupato
partecipano

Radiondarossa e la campagna 10x100
Francesco Romeo; Ezio Menzione (avvocati)
Donatella Della Porta (sociologa)
Eligio Resta (giurista)
Osservatorio contro la repressione
Supporto legale

Tra settembre ed ottobre 2012 sono state depositate le motivazioni delle sentenze di cassazione per due dei processi istruiti a seguito dei fatti occorsi a Genova nel 2001 durante lo svolgimento del G8. La prima è quella riguardante l’irruzione delle forze di polizia nella scuola Diaz. La seconda si riferisce al processo di 10 manifestanti accusati dei reati di devastazione e saccheggio.
Quello che accadde a Genova tra il 20 e il 22 Luglio 2001 è cosa che ha segnato in modo indelebile la storia recente di questo paese a cui nessuna sentenza, per quanto definitiva, potrà mai porre la parola fine.

Nei giorni precedenti al G8 il centro della città fu chiuso con grate alte 8 metri, gli stessi residenti potevano attraversarle solo mostrando un documento di riconoscimento.
Prima di allora in Italia mai si erano costruite delle “zone rosse” che non potessero essere raggiunte dai manifestanti: quelle giornate ne hanno introdotto e legittimato l'uso. Sin dalle prime ore della giornata del venerdì 20 luglio le forze dell'ordine hanno cominciato a caricare e picchiare i manifestanti, impedendo che i cortei previsti partissero dai vari luoghi di concentramento per avvicinarsi al centro della città.

Le immagini che ritraggono avvocati e infermieri con il sangue che cola dalla testa, i violenti pestaggi nei confronti di manifestanti pacifici e inermi, hanno fatto il giro del mondo fissando per sempre le responsabilità di polizia e carabinieri nello stravolgimento di quella manifestazione; responsabilità culminate nell’assurda carica al corteo delle tute bianche che porterà all'assassinio di Carlo Giuliani da parte del carabiniere Mario Placanica.

Di questi comportamenti, a parte il processo per l’omicidio di Carlo Giuliani in cui Placanica è stato assolto, la magistratura non ne ha tenuto conto: nessuno dei responsabili di quel contingente, peraltro armati di bastoni di metallo fuori ordinanza, è stato accusato di aver devastato la città, eppure, i danni derivanti da quella carica, oltre ad essere costati una vita umana, sono stati di notevole evidenza; nessuna conseguenza giudiziaria, nonostante il Tribunale di Genova avesse chiesto alla Procura di processarne per falsa testimonianza i responsabili: Antonio Bruno, Paolo Faedda, Angelo Gaggiano, Mario Mondelli. Il procedimento aperto a loro carico non è mai arrivato in Tribunale per prescrizione dei termini. Prescrizione peraltro avvenuta anche per i fatti accaduti nel marzo 2001 nella caserma Raniero di Napoli dove decine di persone vennero sequestrate, picchiate, torturate, umiliate dalle forze dell’ordine.

Due sentenze, una sola ragione: quella di statoImmagine rimossa.

Apparentemente diversa è la conclusione della vicenda della scuola Diaz di cui si è avuta sentenza definitiva il 5 luglio 2012. I poliziotti coinvolti sono stati condannati per falso e calunnia; i reati di lesione, invece, sono andati prescritti e il reato di tortura, anche se richiesto dalla procura di Genova, non è stato preso in considerazione in quanto non presente nel nostro ordinamento giuridico. Così il processo a quella che è stata definita, proprio da un ufficiale di polizia, una “macelleria messicana” si è concluso con una condanna per reati “ideologici” di 25 funzionari di cui alcuni prossimi alla pensione e molti promossi ad altri incarichi, compreso Gianni De Gennaro, all’epoca capo della polizia, condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell’allora questore di Genova Francesco Colucci, ma poi assolto in Cassazione.

Per i 321 poliziotti che materialmente praticarono le violenze sui dormienti della Diaz non si è giunti nemmeno alla loro identificazione: quei 321 poliziotti, ignoti, sono ancora in servizio e magari pronti a ripetere le loro gesta. Perché una cosa è certa: la sentenza della Diaz, lungi dal rappresentare una condanna dei poliziotti per il sangue versato, gli conferisce di fatto l’immunità per tutte le violenze che ancora potranno commettere.

Del tutto diverso l’atteggiamento della magistratura nei confronti dei manifestanti inquisiti. Appare chiara, sin dal primo grado del processo, nei pm Canepa e Cangiani, la volontà di fare di loro gli unici e soli responsabili di quanto accaduto a Genova: il nemico che devasta e saccheggia una intera città, sul filo di una logica giuridica volta a individuare a tutti i costi un capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica.

Nella sentenza del 13 luglio 2012, i giudici della Cassazione hanno stabilito che a Genova 10 persone hanno messo in pericolo l'ordine pubblico, commettendo i reati di devastazione e saccheggio: per questo sono stati condannati a pene fino a 15 anni di reclusione.

Cosa si intenda per ordine pubblico appare chiaro dal testo stesso delle motivazioni della sentenza: “l'ordine pubblico deve essere inteso come buon assetto e regolare andamento del vivere civile, a cui corrispondono, nella collettività, l'opinione ed il senso della tranquillità e della sicurezza”. Un concetto elastico, dai confini incerti, giuridicamente impossibile da sottoporre a qualsiasi riscontro fattuale, che nei reati di devastazione e saccheggio svela le ragioni del loro originario concepimento: strumenti di oppressione e intimidazione dell’avversario politico come fu il regime fascista che li ha promulgati. Questo e non altro è il motivo per cui a 10 compagni e compagne sono stati inflitti 100 anni di carcere.

Ma Genova non è finita

Da Genova in poi tutte le lotte sociali sono state ridotte a mera questione di ordine pubblico: secondo l'Osservatorio sulla repressione ci sono stati fino ad oggi 15000 denunciati per reati vari, per non parlare dei numerosi casi accertati di uccisioni nelle strade e in carcere ad opera delle forze dell'ordine. L’applicazione delle “zone rosse” vietate ai manifestanti è divenuta la norma con cui il potere politico rifugge dal confronto con la società, lasciando che sia il manganello a “regolare” le ragioni di ogni protesta: dalla lotta contro le discariche, ai terremotati, ai pastori, agli studenti, alle grandi opere si registra una gestione di tipo poliziesco progressiva ed inarrestabile, fatta ancora di pestaggi e di schedature di massa con identificazione filmata dei manifestanti e documento di identità accostato al volto; un “dispositivo” di governo che è stato portato all’estremo con l’occupazione militare della Val Susa.

Di pari passo si è assistito all’inasprimento delle pene e delle leggi: dall’aggravante generica per finalità di “terrorismo” al DASPO; dal domicilio coatto alle delibere antibivacco dei sindaci, fino alla sospensione di diritti costituzionali per le aree definite di “interesse strategico nazionale”.

Detto per inciso, questa involuzione repressiva non riguarda solo l’Italia ma l’intera Europa perché dal 2007 è in vigore il trattato di Velsen ( Spagna, Italia, Portogallo, Francia, Paesi Bassi cui si è aggiunta in seguito la Romania), che al primo articolo recita: “Il presente Trattato ha lo scopo di costituire una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi, composta unicamente da elementi delle forze di polizia a statuto militare delle Parti, al fine di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell'ambito delle operazioni di gestione delle crisi.” Un organismo sovranazionale di polizia che opera tramite una struttura politica, composta dai ministri degli esteri e della difesa, e una di polizia, con sede permanente a Vicenza. Il 15 maggio 2010 il trattato è stato ratificato dal Parlamento Italiano con il voto praticamente unanime (un solo astenuto, nessun contrario) dei 442 deputati presenti. La prima esperienza di Eurogendfor (o gendarmeria europea) si è avuta in Grecia durante le violente manifestazioni di piazza svoltesi ad Atene.


Il diritto penale del nemico

Se dunque a livello europeo si è giunti perfino ad affidare ad un corpo di polizia la gestione delle crisi, economiche e sociali, significa che la politica abdica ai suoi compiti fondamentali e fondativi in favore di una società disciplinare dove la protesta non è più un diritto ma un fastidio e chi la attua è un “nemico della società” (di quale società sarebbe pure interessante discutere nell’assenza totale di spazi di decisione e scelta in qualunque ambito delle nostre vite sempre più precarizzate).

Sempre più spesso dunque i magistrati dalle aule dei tribunali italiani motivano le loro accuse sulla base della pericolosità sociale dell’individuo che protesta, che a questo punto non è più tanto giudicato per ciò che ha commesso, ma per quello che rappresenta nei confronti della società: un diverso, un disadattato, un ribelle per vocazione e dunque necessariamente un nemico a cui di volta in volta si applicano misure giuridiche straordinarie, o accentuando nei suoi confronti la funzione repressiva-preventiva (DASPO, domicilio coatto), o sospendendogli alcuni principi di garanzia (leggi di emergenza), fino a prevederne l’annientamento attraverso la negazione di diritti inderogabili. E’ quello che alcuni giuristi denunciano come uno spostamento sul piano del diritto penale da un sistema giuridico basato sui diritti della persona (anche se criminale) ad un sistema basato prevalentemente sulla ragion di Stato.

Non è quindi un caso che dal 2001 ad oggi, nel decennio definito della crisi, si contano 11 sentenze definitive per i reati di devastazione e saccheggio, compresa quella per i fatti di Genova 2001, a cui vanno aggiunte quelle di sei persone condannate in primo grado a 6 anni di reclusione per i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 a Roma, mentre per la stessa manifestazione altre 26 persone sono ora definitivamente imputate e nei prossimi mesi si aprirà il processo vero e proprio.

Prossimamente è previsto inoltre il processo d'appello per cinque dei manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per i fatti di Genova 2001. In vista di quella data intendiamo procedere con la campagna di informazione sui temi sviluppati sinora e sul “dispositivo” di devastazione e saccheggio. Invitiamo quindi a far girare questo documento nelle varie realtà e a discuterne il più possibile e ad organizzare in collaborazione con Genova 10x100 un convegno a Roma per la seconda metà di marzo e anche più momenti in altre città.

Che nessuno e nessuna resti solo e sola
In ogni caso nessun rimorso.

 

15 Maggio SCIOPERO nazionale e giornata di mobilitazione

dei lavoratori della logistica - dalle 6 di mattina per 24 ore

 

I lavoratori della logistica hanno scioperato il 22 marzo rigettando il tentativo delle associazioni dei padroni (Sda, Tnt, Gls, Dhl, Ikea, Bartolini, ecc) di utilizzare il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per tagliare le ferie e la quattordicesima, per peggiorare gli orari di lavoro, per aggravare le già dure condizioni di lavoro.

 

Da parte dei sindacati confederali (cgil, cisl, uil e ugl, che NON rappresentano la gran parte dei lavoratori) c'è l’accettazione ai voleri dei padroni, per far aumentare i loro profitti peggiorando lo sfruttamento dei lavoratori.

 

A Bologna, Milano, Piacenza, Padova, Verona, Roma, ecc., da mesi è in corso una lotta compatta per migliorare le durissime condizioni di lavoro. Anche qui a Roma alla Sda-Express Courier la lotta ha raggiunto importanti risultati, come il pagamento al 100/% di tredicesima, quattordicesima, permessi e ferie; il passaggio di livello per tutti e scatti di anzianità; il passaggio dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.

 

Si può e si deve andare avanti continuando le lotte che hanno indicato una prospettiva irrinunciabile: il progressivo smantellamento del sistema di sfruttamento basato sulle cooperative, vero e proprio caporalato.

 

In questa zona di Roma-Settecamini,che comprende numerose attività della logistica e del trasporto merci, in ogni magazzino i lavoratori devono organizzare un'assemblea, come primo passo per autorganizzarci alla base e decidere da noi stessi gli obiettivi da rivendicare.

 

Ma soprattutto si devono collegare tutti i lavoratori dei magazzini della logistica di questa zona. Per avere più forza e vincere le battaglie in ogni magazzino; per respingere eventuali ritorsioni padronali; per evitare le grandi fregature contenute nel prossimo CCNL.

 

Lo sciopero del 15 maggio deve essere un'occasione per incontrarci tra i lavoratori di tutti i magazzini della zona di Roma-Settecamini; per confrontare i trattamenti e discutere come ottenere condizioni migliori ovunque e per respingere le schifose proposte padronali del CCNL e proporre le nostre rivendicazioni.

Tutti insieme nella lotta ce la faremo!!!

 

100 anni fa molti lavoratori negli Stati Uniti si autorganizzarono alla base perché non volevano più doversi lamentare dopo anni e anni di lavoro: erano gli Industrial Workers of the World – IWW. La loro canzone:

«ho passato la mia vita a far ricco qualcun altro…»

 

Per tutti i lavoratori della logistica dei magazzini di Settecamini ASSEMBLEA in zona, ore 9,30 mercoledì 15 maggio, nel piazzale all’incrocio tra Via di Salone e Via Cerchiara (adiacente al distributore Q8) a 300 metri dall’incrocio tra Via Tiburtina e Via di Salone.

***Partecipiamo tutti per discutere, organizzarci e lottare per i nostri interessi e contro lo sfruttamento!***

Una cena per spese della radio e allo stesso tempo per appoggiare le nuove occupazioni perchè abbiamo bisogno di spazi e voci per far vivere le nostre lotte. Fate girare e venite a mangiare! Venerdì 10 ore 21:00 @DEGAGE via Musa 10 PRIMI -Pasta pesto, rucola, noci e pomodorini -Risotto zucchine, carote, piselli, cipolle e menta SECONDI -Verdure fritte -Torte rustiche assortite -Patate al forno -Salsetta verde DOLCI Sottoscrizione 10 euro compreso il vino (qualsiasi contributo è comunque benvenuto)

Dalle 20 cena Scarceranda a seguire in occasione del 25 aprile donne e resistenza il caso di Pinar Selek, video e intervento.

A Seguire la proiezione di Milleunanotte di Marco Santarelli sarà presente l'avvocata Tatiana Montella.

 

Italia, Penitenziario Dozza di Bologna. Tra speranza e rassegnazione, scorre la vita nella sezione giudiziaria del carcere bolognese. Una vita appesa a un tempo che non passa mai e a una “domandina” da scrivere. Nel linguaggio carcerario, la domandina è il termine tecnico che indica la richiesta che il detenuto deve compilare per essere autorizzato ad incontrare il suo avvocato, fare una telefonata, fare richiesta per lavorare, avere un colloquio con un familiare, chiedere di vedere il suo educatore o uno dei tanti volontari che quotidianamente operano nel penitenziario. E’ seguendo il percorso delle “domandine” che Milleunanotte entra nelle storie personali dei detenuti e nei labirinti burocratici che regolano la vita in carcere.Milleunanotte non esplora soltanto quello che succede “dentro”, ma segue anche il percorso di chi torna, anche se per qualche giorno, nel mondo, fuori dalle mura carcerarie. Sezione femminile: dopo quattro anni di reclusione per droga, la detenuta Agnes ha ottenuto dal giudice di sorveglianza un permesso di cinque giorni per tornare a casa. Comincia così il viaggio di Agnes, un viaggio di andata e ritorno, per ritrovare luoghi e affetti e tentare di riprendere il filo di una vita normale.

 

E' sempre lì, alle porte di Roma, interrato per renderlo invisibile e

vicino l'aeroporto di Fiumicino comodo per le deportazioni forzate.

E' il CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Ponte Galeria,

il campo d'internamento per migranti in attesa d'espulsione

dall'Europa.

 

Gabbie, recinzioni e muri sorvegliati da apparecchi tecnologici,

forze dell'ordine e militari dell'Esercito Italiano, gestiti per tre

anni dalla Cooperativa sociale Auxilium.

Muri, recinzioni e gabbie che secondo il bando di gara per

l'assegnazione del prossimo mandato, vedranno candidarsi alla gestione

gli enti che accetteranno una gara al ribasso, partendo da 30 euro

pro-capite al giorno.

 

Oggi il CIE di Ponte Galeria è in gran parte un cumulo di macerie, la

sua capienza totale di 360 posti è stata notevolmente ridotta da una

rivolta nata dalla resistenza ad una deportazione coatta verso la

Nigeria il 18 febbraio.

Oggi in quelle celle sono rinchiusi 66 uomini e 44 donne e, secondo

la legge, potrebbero rimanervi fino a 18 mesi prima di essere

deportati in paesi dove hanno scelto di non vivere.

 

Il sistema delle gare d'appalto al ribasso diminuisce il bottino che

cooperative, fondazioni, multinazionali e la Croce Rossa Italiana

hanno sempre raccolto con la gestione dei lager per migranti.

Da una media di 55 euro per ogni persona rinchiusa, si passa ad una

media di 25 euro con la quale gli enti gestori dovrebbero garantire

pasti, pulizie, servizi igienici e pagare il personale. E' chiaro che

chi ha sempre lucrato sull'esistenza di questi lager si stia facendo i

conti in tasca. E' così che a marzo chiude il CIE di Bologna, ritenuto

non conforme alla dignità umana perchè in una condizione di degrado

totale.

 

Dopo anni di silenzio, giornalisti e media compilano veri e propri

bollettini delle disgrazie altrui, denunciando con dossier fotografici

ed interviste la brutalità dei CIE.

C'è chi invoca l'esigenza di un regolamento interno valido per tutti

i centri, finora a discrezione dell'ente gestore, e la diminuzione dei

tempi di prigionia ad un massimo di 12 mesi.

Ma non è una riforma quella che vogliamo, non è un restauro.

 

L'unica tutela della dignità umana che si è espressa in tutti questi

anni, incessantemente, a volte in maniera coordinata tra reclusi e

recluse di diversi centri, si è esplicitata attraverso le numerose

evasioni, di massa e individuali, i gesti di ribellione alla

reclusione, la resistenza alle deportazioni e le rivolte che hanno

carbonizzato intere sezioni, a volte portando alla chiusura totale dei

centri stessi.

 

Anche a Ponte Galeria, molte tra le persone internate sono state

disposte a rischiare tutto per la propria libertà, distruggendo gran

parte dei sistemi di video sorveglianza ed intere sezioni.

Dopo tre anni l'Auxilium finisce il mandato di gestione e sono ancora

ignote le informazioni relative al prossimo aguzzino di turno.

Dentro, come fuori, sabotiamo la macchina delle espulsioni,

distruggiamo i lager della democrazia.

 

Domenica 21 aprile saremo davanti le mura del CIE di Ponte Galeria

per esprimere la nostra solidarietà con le persone lì rinchiuse e

ribadire che non vogliamo nessun lager, né qui né altrove.

Per andare insieme, appuntamento alle 9.00 a Stazione Ostiense per

prendere il trenino fino alla fermata Fiera di Roma.

Dalle 10, microfono aperto.

 

Compagne e compagni