Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa

femminismo

La Parentesi del 1/04/2015 " Les jeux sont faits"

Data di trasmissione
Durata
http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/04/03/la-parentesi-di-elisabetta-del-1042015/ “Les jeux sont faits”

Immagine rimossa.Tre notizie passate, più o meno in contemporanea, sulla stampa mainstream e di tenore molto diverso, hanno però un portato che le accomuna e sviscerarlo può essere molto utile per chi lotta nel tempo presente.

La prima ci dice che il governo ha preso la decisione di accorpare la Guardia Forestale con la Polizia di Stato. E’ un processo cominciato diverso tempo fa e che riguarda la militarizzazione anche di quelle strutture che sono chiaramente di servizio civile come i Vigili Urbani che si sono proposti e si propongono come polizia e come i Vigili del Fuoco oggetto di un malcelato tentativo di militarizzazione a cui fino adesso hanno resistito.

Già il governo D’Alema, nel 2000, aveva trasformato i Carabinieri nella Quarta Arma dell’esercito, aprendo scenari estremamente pericolosi dato che questi sommano strumenti, abitudini e attitudini da polizia militare con equipaggiamento, armamenti e mezzi da esercito vero e proprio.

Durante una sola corsa in metropolitana qui a Roma, si può assistere alla presenza di militari in mimetica, carabinieri di ronda, addetti alla vigilanza del Comune, addetti alla vigilanza dei tornelli d’ingresso, polizia varia compresa quella in borghese.

Sembra di essere calate in uno scenario da “ Sostiene Pereira”.

La seconda notizia riguarda l’accordo raggiunto da Confcommercio e triplice sindacale per il rinnovo del contratto della categoria, contratto che avrà validità dal 1 aprile 2015 al 31 dicembre 2017.

Sono state approvate fino a 44 ore settimanali lavorative senza che scatti lo straordinario per un massimo di 16 settimane. In pratica nei periodi di picco del lavoro, per esempio sotto Natale e durante i saldi, le imprese potranno pretendere dai dipendenti che lavorino quattro ore in più senza confronto con i sindacati e senza l’assenso del lavoratore/trice stesso/a.

E’ la codificazione di un rapporto ottocentesco in cui chi lavora deve accettare condizioni che permettono la mera sopravvivenza ed è la guerra fra poveri/e perché tutto ciò naturalmente comporta la venuta meno di tutti quei lavori occasionali, temporanei, saltuari che si potevano fare proprio e soltanto nei periodi di maggior carico di lavoro di chi uno straccio di occupazione già l’aveva.

A margine leggiamo la dichiarazione dell’ISTAT che ci dice  che nel solo mese di febbraio ci sono state oltre 42.000 donne in meno al lavoro. A dimostrazione che il neoliberismo è strumentalizzazione dell’oppressione di genere attraverso i più svariati canali istituzionali e attraverso il femminismo socialdemocratico incarnato dalle “patriarche” che in cambio della loro promozione personale collaborano attivamente all’oppressione delle altre donne ricacciate nei ruoli, nel lavoro di cura e nella precarietà.

La terza notizia riguarda il calo inarrestabile degli spettatori nei stadi di calcio della serie A.

Nel trimestre 2015, la media delle presenze registra una flessione del 6,9% rispetto al dato della scorsa stagione. Ma la ragione di tutto ciò non risiede né nelle strutture degradate degli stadi né nella così detta violenza della tifoseria, bensì nella sensazione che il tifoso/a ha di partecipare ad un gioco taroccato, non nel senso che le partite vengano vendute o comprate, ma un gioco in cui domina l’ipocrisia, il politicamente corretto, le falsità e le mistificazioni, in cui vincono sempre gli stessi e si sa già chi sono, in cui i media mainstream sono lo strumento di una comunicazione falsa e tendenziosa, di un addomesticamento peloso della verità.

Tutto ciò provoca disamore, disaffezione, rifiuto ed è lo stesso meccanismo con cui è stata demonizzata la politica e che porta ad un’apatia di fondo di fronte ad attacchi violentissimi come quello al mondo del lavoro.

La stampa non è mai stata indipendente, come qualcuno voleva raccontare, è sempre stata di parte, ma ora, nella stagione dello Stato di Polizia non poteva non diventare di regime.

Les jeux sont faits, il cerchio è chiuso. Il neoliberismo, per ora, ha vinto.

Alla sinistra di classe il compito difficilissimo di fermarsi a riflettere su come creare nuovi immaginari, su come ricostruire la speranza attraverso nuove forme di lotta.

 

Quell* che non hanno il genere, ma hanno la classe" del 25/03/2015 "Come riconoscere un anarcomachista"

Data di trasmissione
Durata

” Come riconoscere un anarcomachista”

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/03/27/come-riconoscere-un-anarcomachista/

 
Immagine rimossa.Illustrazione di Suzy X

L’anarcomachista è aggressivo, competitivo fino all’eccesso. Elitario, paternalista; più puro dei puri e più forte dei forti. Riesce misteriosamente ad essere dogmatico pur professando il suo odio per ogni dogma. Persegue la coerenza in maniera totalizzante e obnubilante, ignorando che in un mondo di contraddizioni sociali tale perfezione non può esistere. Insegue l’alienazione delle politiche che porta avanti nella stessa maniera in cui egli pensa di porsi di fronte all’esistente: senza compromessi.

L’anarcomachista è misogino ma può non sembrarlo. La sua pericolosità è direttamente proporzionale alla sua capacità di mimetizzarsi come “bravo compagno” o come individuo non stereotipicamente maschilista. Può essere qualunque uomo. E di tanto in tanto, persino qualunque donna.

L’anarcomachista rincorre la logica del martirio e pensa che sia giusto e necessario che chiunque faccia altrettanto. Non tutt* vogliono o possono essere picchiat* e incarcerat*, ma a lui non importa. Perché pensare all’orizzontalità e all’incolumità altrui quando si può godere di un trip testosteronico con lo scontro di piazza fine a sé stesso, tatticamente inutile? Non si pone mai il problema di aver sovradeterminato le decisioni e le voci altrui: non lo farà né per il destino di una manifestazione, né per altro.

L’anarcomachista pensa di vivere in una bolla di sapone al di fuori della società, immune alle influenze aliene dei contesti oppressivi da cui emerge, pertanto sente di non avere alcuna responsabilità nell’aumentare la consapevolezza dei suoi privilegi e oppressioni e men che meno quella di combatterli. Ove necessario, ne nega l’esistenza – o peggio ancora, si proclama fintamente suo nemico, ingannando compagne e compagni di lotta. I quali non se ne accorgeranno per molto ancora: si dice che i fatti contano più delle parole, ma se i fatti contraddicono l’immagine idealizzata che si ha dell’ambiente sovversivo e dei suoi abitanti, allora le parole pare proprio vadano più che bene.

L’anarcomachista è emozionalmente impedito, e arroccato nella sua corazza di cinismo e distanza emotiva, prova una profonda paura di ogni cosa che non sia lineare, razionale, e risolvibile con due punti sull’ordine del giorno. Non sbaglia, non si scopre e non si mette mai in discussione: la sua lotta è sempre e comunque votata alla superficialità.

L’anarcomachista non si fida di nessuno, specialmente delle esperienze delle persone su cui ha potere, alle quali risponde in maniera dismissiva e trivializzante.

L’anarcomachista è un capolavoro di narcisismo. Si sente legittimato a colonizzare ogni discorso, ogni spazio, ogni sentimento, ogni corpo. Vuole essere ascoltato, ma non è disposto ad ascoltare: non è infrequente vederlo palesemente scocciato e annoiato quando gli si parla di questioni che crede non lo riguardino. Basta una vaga avvisaglia di critica politica per farlo andare sulla difensiva.

L’anarcomachista dimostra spesso, nelle sue interazioni sociali, una propensione a battute e linguaggi sessualizzanti (nei confronti delle donne) e omotransfobici. I gruppi, collettivi, organizzazioni a cui partecipa sono caratterizzati da un altissimo ricambio di persone, le quali fuggono esauste e infastidite da lui, dai suoi comportamenti e dai silenzi collettivi che ne consolidano la posizione. Talvolta i componenti di questi gruppi, collettivi, organizzazioni si domandano il perché di questi esodi, ma sembrano non accorgersi del fatto che essi sono compiuti principalmente da persone svantaggiate in qualche asse di privilegio.

L’anarcomachista prende posizione: o sei la soluzione o sei parte del problema. Questo soltanto finché il problema è fuori dalla sua portata. Se un suo amico, parente, compagno abusa verbalmente, emozionalmente, psicologicamente, fisicamente o sessualmente di qualcun*, questa sua capacità improvvisamente sparisce e lascia il posto a una silenziosa, pacifica, violenta equidistanza. Non comprende che non credere alla vittima significa in automatico abbracciare la versione di chi l’ha resa tale.

L’anarcomachista riesce a riempire intere ore assembleari di lotte intestine, discussioni inutili e lunghe digressioni inappropriate piene di fuffa. Parla di teoria quando serve agire, e di azione quando serve pensare.

Riconosci ed estirpa l’anarcomachista che è in te e negli altri!

Denis/Frantic

 

 

Trasmissione del 25/03/2015 "La scuola dell'infanzia, dal modello socialdemocratico..../L'esercizio illimitato della forza"

Data di trasmissione
Durata
Durata
 

Puntata del 25/03/2015

“La scuola dell’infanzia/dal modello socialdemocratico a quello neoliberista “

Immagine rimossa.

” A Miren/La scuola per l’infanzia /dal modello socialdemocratico a quello neoliberista/L’esercizio illimitato della forza/Collegamento e confronto con chi lotta negli asili/Quell* che non hanno il genere, ma hanno la classe
” Come riconoscere un anarcomachista”

 
 
La Parentesi di Elisabetta del 25/03/2015
Immagine rimossa.“L’esercizio illimitato della forza”

Nella loro illusione legalitaria, socialdemocratiche e socialdemocratici, riformiste e riformisti, istituzionali e paraistituzionali, credono che le regole legislative abbiano in sé una forza impositiva, ma il potere capitalista-patriarcale è sempre assoluto.

La limitazione del potere non è esercitata dalle regole, ma dalla forza capace di imporre le regole o di trasformarle.

Il legalismo attribuisce alle regole una forza che le regole non hanno perché non viene dalle regole stesse ma dai rapporti di forza e dai ruoli.

E le Istituzioni, in tutte le loro articolazioni, lo sanno.

L’autonomia femminista ha riconosciuto la brutalità del rapporto di forza tra generi, classi, etnie…. partendo da una denuncia dell’arbitrarietà delle regole esistenti. Il buonismo disonesto della “convivenza civile”, delle” bacheche rosa”, degli “appelli allo Stato”, ha portato un attacco mortifero alle lotte del movimento femminista nel loro impegno a leggere, delle regole, la  vera sostanza.

Si è, così, aperta la strada per la costituzione di una legalità liberticida e femminicida.

Un’operazione, questa sì, violenta, in cui il linguaggio esiste essenzialmente per mentire.

La menzogna, l’inganno, la simulazione, dietro i linguaggi politicamente corretti non sono che forme aberranti di comportamento sociale.

La socialdemocrazia, destra moderna, è un’economia criminale, non tanto perché si fonda sulla violazione delle regole faticosamente contrattate nel passato dal  lavoro nei riguardi del capitale, quanto perché tale violazione sistematica non è più considerata un crimine, se non nella visione autolesionista, chissà quanto in buona fede, dei legalisti.

Il crimine sta nell’esercizio illimitato della forza, istituzionale e familiare, anche perché, a questa forza, non si contrappone alcuna altra forza.

Il crimine è nella violenza che si esplica e si perpetua nei commissariati, nei Cie, nelle guerre neocoloniali, nelle carceri, nelle caserme, in famiglia…nelle piazze …contro ogni forma di protesta, di alterità, di asimmetria.

Il crimine è nella “normalità” di questa società disumana.

La violenza non è un elemento particolare ed occasionale della relazione istituzioni- cittadine/i e delle relazioni sociali, ma ne è l’elemento fondante e riproduttivo.

Nessuna ne è al riparo.

Se esiste una legittimità, concetto ben diverso dalla legalità, questa appartiene a chi tenta  di sottrarsi al ricatto economico e consumista di questa società  patriarcale, di cui l’Istituzione è la protesi identitaria, a chi cerca  con sforzo caparbio, capacità, impegno, pagando un alto prezzo, di sovvertire i circuiti dello schiavismo neoliberista.

 

 

Trasmissione dell'11/03/2015 "Aggressori-e/ aggrediti-e"

Data di trasmissione
Durata

“I Nomi delle Cose”

Puntata dell’11/03/2015 “Aggressori-e/aggrediti-e”
“Il primo passo verso la pace e l’internazionalismo
consiste nel voltare le spalle all’imperialismo” Rosa Luxemburg
“Aggressori/e-aggrediti/e/Una casa per pensare, una casa per lottare”
Immagine rimossa.

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/03/15/podcast-della-trasmiss…

La Parentesi di Elisabetta dell'11/03/2015 "Una casa per pensare, una casa per lottare"

Data di trasmissione
Durata

“Una casa per pensare, una casa per lottare”

Da diverso tempo ormai sono state messe in atto operazioni di repressione e controllo contro tutte quelle e tutti quelli che si adoperano e si attivano contro gli sfratti abitativi.

Immagine rimossa.                                                                             

L’ultima operazione di polizia in questo senso è avvenuta qui a Roma ieri mattina con le accuse di resistenza aggravata e lesioni contro chi nella giornata del 18 settembre 2014 si era attivato/a per impedire lo sfratto a Centocelle di Farook e della sua famiglia, sfratto eseguito con grande dispiegamento di forze di polizia , con il lancio di lacrimogeni sparati all’interno della palazzina per disperdere il picchetto.

Grazie a quella resistenza Farook e la sua famiglia uscirono dalla loro casa sostenuti dalla solidarietà di numerosi amici e compagni e attraversarono il quartiere fino al municipio in corteo, pretendendo una soluzione abitativa. Dopo una prima soluzione in un residence fuori Roma, grazie alla rete di mutuo appoggio decisa a sostenere Farook e la sua famiglia, fu possibile pretendere lo spostamento della famiglia ed impedire così la sua deportazione, lo sradicamento dal proprio tessuto sociale e la distruzione dei legami affettivi che la tengono unita………La resistenza di quella giornata diventa oggi oggetto di intimidazione, e l’operazione messa in atto contro i solidali si configura decisamente come azione preventiva rispetto alle iniziative dei prossimi giorni. Abbiamo già potuto constatare il notevole cambio di passo nella gestione dell’ordine pubblico durante gli accessi dispiegati nei primi giorni di marzo. Chiaramente gli spazi di mediazione sono chiusi, l’amministrazione comunale e le istituzioni non hanno nulla da offrire, e solo la questura di Roma e la magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori. Misure cautelari, denunce, sfratti eseguiti con la forza pubblica, attaccano direttamente un livello di resistenza che si mette in campo da Roma a Palermo, dove oggi è stata eseguita la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di 17 compagni, relativamente alle azioni di lotta portate avanti negli ultimi 5 anni nella città. …..”

così recita il volantino della Rete antisfratto di Roma Est e dei Movimenti per il diritto all’abitare.
Difendere e/o occupare una casa è un atto politico, difendere e/o occupare uno spazio è un atto politico.La creazione  e l’agibilità di spazi politici è respiro, è aria per il movimento antagonista e per il movimento femminista.

La loro difesa è un momento importante di consapevolezza e di crescita e spazza via le teorie inconsistenti e false della convivenza civile e della legalità. Due principi che, peraltro, vengono sempre indirizzati alle oppresse/i  e alle emarginate/i per far loro accettare condizioni di vita improponibili e ruoli, mentre, chi li propaganda, mercanteggia con le istituzioni promozione sociale personale e del gruppo di appartenenza.

Occupare case, spazi abitativi, sociali è un diritto e chi, a vario titolo, lo nega, indipendentemente dal ruolo che assolve e dai distinguo che fa, accetta e non trova vergognoso che ci siano persone che non hanno un tetto sotto cui vivere o che debbano pagare affitti improponibili o che debbano regalare la loro vita per far fronte ai più elementari bisogni.

Ma non è soltanto questo, la necessità di una casa non è soltanto una questione di vita dignitosa, di diritti imprescindibili di base per un’esistenza che valga le pena di essere vissuta, è anche spazio di autonomia e autodeterminazione, in cui ritirarsi a riflettere e pensare , spazio che permette di organizzarsi la vita anche in funzione della lotta, spazio che libera la mente dall’angoscia di non avere certezze e punti fermi, quella “stanza tutta per sé” di cui parlava Virginia Wolf, quando pensava all’oppressione delle donne che non riuscivano ad avere indipendenza economica e gestione del proprio tempo e del proprio spazio, indispensabili per creare, ma indispensabili anche per pensare e per lottare.

E’ necessario recuperare l’autonomia che è la presa in carico direttamente dei nostri desideri e della possibilità di realizzarli. E’ la riappropriazione di un tempo liberato dal lavoro salariato, dal lavoro di cura, dai ruoli, è coscienza e tessuto di comunicazione e organizzazione sociale, è capacità di esprimere rottura e identità politica, di scardinare il controllo che si manifesta nel dominio culturale e sociale prima ancora che il quello poliziesco e repressivo..

Mentre si infittiscono i queruli richiami alla legalità e alla non violenza, lo Stato supera questi limiti e abbatte le ultime apparenze della sua “democrazia” e intere aree sociali e geografiche si trovano prive di ogni “garanzia”, occupate, rastrellate, perquisite, represse.

E’ necessario porsi fuori e contro la società del capitale, a partire dal rifiuto della sua ideologia al fine di far valere la volontà di riscatto e di liberazione degli oppressi e delle oppresse. Una pratica di riappropriazione e soddisfazione dei propri bisogni, fuori e contro il lavoro salariato, i ruoli, la meritocrazia, le gerarchie…. Sapendo che dovremo fare i conti con il riformismo e la socialdemocrazia che premono per le “riforme”, parola di cui hanno stravolto il significato originale per ridefinire i rapporti lavorativi, lo stato sociale, il sistema giuridico, mentre spetta a noi praticare direttamente i nostri bisogni reali con la consapevolezza della portata liberatoria che questo ha nei confronti dei miti volutamente fallaci e fuorvianti della legalità e della non violenza..

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/03/13/la-parentesi-di-elisabetta-dell11032015/

8 marzo a Roma: corteo delle donne, tutte in piazza!

Data di trasmissione
Durata
Durata

Roma, ore 10.30. La prima corrispondenza con le compagne che si stanno preparando a partire in corteo da via Ostiense, davanti alle Cagne sciolte, per arrivare al centro Ararat, a fianco della lotta delle donne curde:

https://www.ondarossa.info/eventI/8-marzo-fianco-della-lotta-delle-donne-curde

La seconda corrispondenza arriva da una delle tappe del corteo femminista dell'8 marzo, davanti a una farmacia che si rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo.

Trasmissione del 4/03/2015 "La tappa del Ponte di ferro"

Data di trasmissione
Durata
Puntata del 4/03/2015 “ La tappa del Ponte di ferro” Immagine rimossa.

” La coordinamenta e l’8 marzo 2015 a Roma/La tappa del PONTE DI FERRO/La strumentalizzazione delle donne sul fronte interno e sul fronte esterno/ Riffa/ 7 marzo a Marsiglia/ La marche de nuit/collegamento con “Le complot des cagoles” di Radio Galère”

Immagine rimossa.

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/03/06/podcast-della-trasmissione-del-4032015/

La Parentesi di Elisabetta del 4/03/2015 "Riffa"

Data di trasmissione
Durata
“Riffa”

Immagine rimossa.

Ci siamo quasi abituate allo stravolgimento di segni, significati e parole che il neoliberismo ha operato pian piano in questi anni. La parola “riforma” non significa più miglioramento di vita, acquisizione di diritti….. bensì affossamento delle garanzie sul lavoro, distruzione dello stato sociale incremento della disoccupazione, persecuzione dei cittadini/e da ogni punto di vista sociale, fiscale, legislativo……eppure questa parola la stiamo quasi interiorizzando.
La parola sicurezza ormai è diventata un mantra per demonizzare migranti…poveri…antagonisti….diversità…. per militarizzare territori..città..le nostre stesse vite e la gente l’ha interiorizzata Quando viene nominata la parola sicurezza le persone si sentono coinvolte nella vittoriana paura per la plebaglia o per un fantomatico nemico che minaccerebbe la società occidentale.
Poi, leggiamo il Rapporto ISTAT “Noi Italia” che ci dice che”… il 23,4% delle famiglie pari a 14,6 milioni di individui in Italia vivono in una situazione di disagio economico” specificando che”… il 12,4% dei nuclei familiari si trova in grave difficoltà; 10 milioni di persone in condizioni di povertà relativa.”  Ma la questione sociale non esiste e, se esiste, la responsabilità viene data alle famiglie incapaci di affrancarsi dalla miseria e di fornire un quadro educativo di riferimento, naturalmente borghese, ai loro figli.
La “dignitosa povertà”, un sentimento che accompagnava le povere e i poveri e che li riscattava dalla loro condizione, non esiste più, ora la povertà è diventata miseria ed è quella tragica degli Usa. Il neoliberismo ha scatenato la guerra alla povertà non nel senso di eliminare la povertà, ma nel senso di guerra ai poveri, cioè della loro espulsione dalla così detta società legittima. I senza tetto in Italia sono sempre di più e sono sempre più italiani. Cade così anche l’ultima mistificazione : nei campi di così detta “accoglienza” che potete solo immaginare quale sia, non vivono solo Rom, Sinti, migranti e stranieri in genere come vorrebbe la comune vulgata, ma anche tantissimi italiani e italiane.
Qualche giorno fa, nella periferia ovest di Milano, una bimba italiana di 9 mesi è stata rinvenuta morta ” in uno stato di malnutrizione e scarsa igiene” ha dichiarato il medico legale. A chiamare il 118 sono stati i genitori quando si sono accorti che la bambina non respirava più, ma ora sono loro ad essere indagati dalla magistratura e colpevolizzati perché la povertà apre scenari di reato penale. Sono sempre di più i bambini e le bambine sottratti ai genitori e dati in affido o in adozione per la povertà del nucleo familiare. Una doppia condanna: a chi è privo di mezzi di sussistenza vengono sottratti anche gli affetti.
Non sono previsti aiuti economici, altrimenti, così ci dicono i servizi sociali, sarebbe assistenzialismo!
Vengono completamente omesse le scelte economico-politiche, lo smantellamento dello stato sociale, l’ampiezza delle discriminazioni di classe, l’impunità dell’apparato repressivo.

E così succede che a Los Angeles la polizia ammazzi in pieno giorno, senza ragione alcuna, in mezzo ai poveri stracci su cui stava accampato, un senzatetto la cui sola colpa era quella di dormire per strada e di essere quello che questa società ritiene rifiuto sociale.
Però, con enfasi, i media italiani hanno rimbalzato la notizia che il malcapitato aveva precedenti per rapina.
E’ il ritorno all’equazione povero/a uguale delinquente.
E così succede che il ministro Angelino Alfano, nella riunione a Roma per l’allerta antiterrorismo, preveda la repressione e la punibilità penale dell’accattonaggio molesto.
Non si capisce assolutamente cosa c’entri l’accattonaggio con norme che riguardano l’antiterrorismo come non si capiva assolutamente cosa c’entrassero le norme, di fatto contro la lotta NoTav, con il decreto antifemminicidio. O meglio, si capisce benissimo. Gli obiettivi veri sono sempre nascosti dietro pelosissime nobili ragioni.
E chi decide quando l’accattonaggio è molesto? La polizia? Adesso si assume anche il ruolo di servizio sociale! D’altra parte la divisione di ruoli tra servizi sociali e servizi polizieschi è sempre più labile, in una pericolosissima sovrapposizione.
E così succede che nessuno e nessuna si scandalizzi per una campagna che ha fatto il giro dei media mainstream, che è stata propagandata in tutte le città, che occhieggia dalle fiancate degli autobus urbani e che dice…” 1,4 milioni di bambini in Italia è a rischio povertà. Sono i nostri vicini della porta accanto. Famiglie che non riescono più a provvedere alle necessità dei loro figli, emarginati perché poveri……Attiviamo insieme un bonus solidale per acquistare prodotti di prima infanzia, medicine o pagare la mensa scolastica…..Garantiamo ai nostri bambini un futuro più sereno! ” e segue la richiesta di donare due euro via sms o da rete fissa.
Ma non è finita qui! Chi ha bisogno dovrà proporre la propria candidatura per il Bando “Bonus solidali” e partecipare alla riffa per l’assegnazione.
Non stiamo scherzando, non è un brutto sogno, è proprio così. Il problema è che non abbiamo sentito levarsi voci indignate, anime belle scandalizzarsi, sinceri democratici scrivere parole di fuoco…..
E’ il darwinismo sociale, sopravvive in questa vita solo chi ce la fa.
Per questo è necessario e imprescindibile cercare di innescare meccanismi di uscita da questa società, rifiutando ogni forma di collaborazione anche se le richieste sono mascherate da nobili motivi e nobili intenti, rompendo con questi valori mortiferi, sottraendoci tutti i giorni e in tutti i momenti della nostra quotidianità.

 

http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/03/05/la-parentesi-di-elisabetta-del-4032015/

 

Trasmissione del 25/02/2015 8 marzo 2015/ "Contro la guerra del Capitale, Contro l'ordine patriarcale"

Data di trasmissione
Durata
Puntata del 25/02/2015

 

“ Contro la guerra del capitale, contro l’ordine patriarcale”

Siamo immerse in scenari di guerra. Dovunque volgiamo il nostro sguardo la guerra e la militarizzazione sono diventate paesaggio urbano e dimensione internazionale.
Ma tutto questo non è dovuto al Fato, ad una particolare congiuntura, a personaggi particolarmente malvagi…..bensì non è altro che lo stadio di maturazione del Capitale.
Il neoliberismo è la dimensione politico-ideologica a cui è giunto il capitalismo nella sua necessità di espandersi e di distruggere ogni altra configurazione economica, marginale nei paesi occidentali, di sussistenza nei paesi del terzo mondo che ostacoli il suo processo di crescita. La così detta crisi non è altro che lo strumento per la ridefinizione dei rapporti di forza tra Stati e multinazionali e con le oppresse e gli oppressi tutte/i.
E, in questo procedere, la guerra è strumento di potere e assoggettamento e, allo stesso tempo, momento di crescita economica e di sfruttamento. Non a caso è tornato prepotentemente sullo scenario internazionale il colonialismo, mascherato non più sotto la veste di una superiore civiltà da portare ai popoli del terzo mondo, bensì sotto quella della tutela dei diritti umani, di quelli delle donne e delle diversità e dell’autodeterminazione dei popoli(....)

 

 

 

” La coordinamenta e l’8 marzo 2015 a Roma/Da Kobane a noi”
un blog femminista e postvittimista-collegamento con le compagne che lo hanno aperto/
La manifestazione per l’8 marzo a Milano e le iniziative
verso…..collegamento con le compagne/
 Da Inanna-Ishtar  alle YPJ, genealogia della potenza femminista chiacchierata con Nicoletta Poidimani/Quell* che non hanno il genere, ma hanno la classe
“Non so scrivere poesie d’amore”

 

PER  APPROFONDIRE: Immagine rimossa.

Inanna/Ištar: potenza della dea e immaginario postvittimista

Quando, circa un anno fa, ho partecipato ad un incontro con alcune donne kurde, mi aveva piacevolmente colpita il fatto che una di loro avesse aperto il proprio intervento citando la dea Ištar – la più importante divinità femminile mesopotamica – e ricordando che il Kurdistan si trova in Mesopotamia.

Quanto mi risuonava quel richiamo ad Ištar! Tanti anni prima avevo letto, rimanendone assai affascinata, gli inni dedicati alla dea Inanna, che successivamente sarebbe stata assimilata a Ištar, dea accadica, poi babilonese – a lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia –  ed assira. Dunque una dea che è sopravvissuta per alcuni millenni mentre veniva ad affermarsi il patriarcato e che ancora oggi alimenta l’immaginario di donne in lotta per la propria liberazione, per la liberazione dei territori in cui vivono e per la costruzione di comunità che siano radicalmente ‘altre’ da quelle a dominio maschile e capitalistico(……)