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Palestina

Le iniziative per la Palestina del fine settimana

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Continuano in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli paesi, iniziative al fianco della popolazione palestinese, proteste, cortei, raccolte fondi, iniziative per far prendere posizione alle istituzioni e denunce di complicità...

Tarek è libero

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Finalmente è uscito oggi martedì 16 giugno 2024 dal carcere di Frosinone Tarek Dridi, dopo 1 anno e 8 mesi di reclusione, per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024 dove avevano partecipato migliaia e migliaia di persone.

Abbiamo temuto prima che passasse direttamente dal carcere al CPR come accade a tante persone prive di cittadinanza, poi che fosse rinchiuso in una clinica ma fortunatamente alla fine ha riconquistato la libertà.

Una compagna ricostruisce la giornata e alla fine viene trasmesso un breve saluto di Tarek.

Mercoledì 17 giugno presidio a Tor Vergata per Mahmoud Al-Najjar

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Uno studente di Tor vergata lancia il presidio che si svolgerà domani, 17 giugno alle ore 15, davanti al rettorato dell'ateneo per protestare contro il silenzio dell'Università davanti al "rapimento" di Mahmoud Al-Najjar, ricercatore palestinese, che il 1 giugno è stato arrestato in Israele mentre stava per partire per Roma, dopo aver ottenuto tutte le carte necessarie, per frequentare il master in economia dello sviluppo e cooperazione internazionale a Roma 2.

Palestina: si muore di caldo, macanza di igiene e attacchi israeliani

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Michele Giorgio, corrispondente de Il manifesto traccia un aggiornamento della situazione realmente disastrosa nella striscia e in Cisgiordania in un silenzio mediatico pericolosissimo. nella Striscia si muore per gli attacchi dell'Idf che infrange continuamente la tregua col pretesto di attaccare Hamas ma la situazione è drammatica anche per la mancanza di acqua, cibo, medicinali. Non migliora la situazione in Cisgiordania e nelle carceri israeliane dove "spariscono" centinaia di persone palestinesi. 

Le iniziative per la Palestina del fine settimana

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Si inizia ricordando che è stata prolungata di ancora 30 giorni la detenzione per compagni e compagne della Global Sumud Flottilla di terra prigionieri in Libia per ribadire la necessità di mobilitarsi permanentemente anche per loro come Anan e Ahmad che restano ancora in prigione, mentre finalmente Tarek uscirà il 16 giugno dalla galera dopo due anni mentre . 

12-13 Giugno: Festival Kwir Art Palestine

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PERCHÉ QUEST'ANNO IL (PRIOT) PRIDE NON SI FARÀ (anche se qualcosa si farà...)


La chiamata globale dell3 compagn3 palestinesi al grido di "No Pride in Genocide" riecheggia anche quest'anno fino a noi; le politiche genocidarie di Israele continuano a seminare morte e distruzione mentre rimane attiva la complicità dei nostri governi nel progetto di occupazione - così come quella di tante realtà e associazioni sioniste. Per noi è ora fondamentale immaginarci una pratica politica che metta al centro la liberazione palestinese e dei territori occupati e la liberazione di tutt3.
In questi anni Priot è esistito come forma di contestazione alla strumentalizzazione liberale dei corpi, delle soggettività e delle lotte transfemministe e queer. Riteniamo necessario ripensare quindi il nostro ruolo e le nostre possibilità di azione all'interno della nostra comunità.
Il pride per noi ha sempre preso tante forme, tutte guidate dal desiderio di restituire a un momento di piazza la forza dei popoli in lotta, creando complicità e intersezioni. Abbiamo sventolato le bandiere della Palestina, decorato i muri e le piazze con i colori della resistenza, boicottato e sabotato le infrastrutture del potere e gridato con forza le pratiche di liberazione.
Tuttavia, questo non ci basta piú: non di fronte a una sistemica e dilagante normalizzazione del genocidio e della sua matrice coloniale e patriarcale.

Abbiamo sempre cercato di questionare il nostro modo di fare politica, mettendo in discussione forme di lotta consolidate e adattando continuamente le nostre pratiche ai ragionamenti politici che nel tempo si sono caricati dei nostri desideri di sovversione.

Quest'anno abbiamo deciso di dare una diversa forma anche a una delle fondamenta che negli ultimi quattro anni ha dato un fine alla nostra collettiva: la costruzione annuale di un pride.
Desideriamo che la Palestina prenda ancora più spazio nei nostri discorsi e nelle pratiche quotidiane. Questo non significa che smetteremo di occupare le strade e di fare rumore. Significa, però, che lo faremo in modo diverso, allontanandoci dai meccanismi di performatività che sentiamo averci spesso fagocitat3. Vogliamo affermare invece il desiderio di costruire percorsi altri, a partire da necessità specifiche e attorno alla comunità di cui abbiamo bisogno. Così come è fondamentale costruire momenti di resistenza in piazza, è altrettanto necessario nutrire e prenderci cura di spazi di condivisione e collettivizzazione, che possano rendere tangibili le utopie che immaginiamo.
Come persone queer, lesbiche e transfemministe, non possiamo che ribadire la nostra complicità con la resistenza palestinese e tentare, con ogni mezzo necessario, di riportare le lotte di liberazione dei popoli al centro delle nostre azioni.

È da queste intenzioni che parte la nostra iniziativa per il "pride month": il 12 e 13 giugno, a Lucha Y Siesta, passeremo due giornate dedicandoci all'ascolto e all'amplificazione delle voci di compagn3 trans* e queer palestinesi attraverso la condivisione di materiali, talk, proiezioni, presentazioni di libri e tanti momenti per stare insieme.
Questo pride month biocotta isreaele, boicotta chi è complice. Vi aspettiamo in tant3, a breve più info.
Con le parole dell3 compagn3 di queers in Palestine:

"Noi, palestinesi queer, siamo parte integrante della nostra società e vi informiamo: dai vicoli pesantemente militarizzati di Gerusalemme alle terre bruciate di Huwara, alle strade sorvegliate di Jaffa, passando per i muri di assedio di Gaza, la Palestina sarà libera, dal fiume al mare."

Tarek libero: uscirà dal carcere il 16 Giugno

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Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 Giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver scelto di stare dalla parte della Palestina durante il corteo del 5 Ottobre del 2024, dove avevano partecipato migliaia e migliaia di persone.  

Il suo avvocato Leonardo Pompili ci aggiorna sui prossimi passi e sul processo. 

Nonostante viva in Italia da più di 15 anni potrebbe rischiare di essere portato direttamente all'ufficio immigrazione; una vicenda ricorrente quella del passaggio immediato dal carcere al cpr che mostra ancora una volta come la vita delle persone migranti vale meno di quella di altrx. 

Facciamogli sentire la nostra solidarietà anche ora che esce dal carcere. 

Sempre al fianco di Tarek, della Palestina, per la libertà di tutte e tutti

Per sostenere Tarek e le sue spese legali potete fare un Bonifico all'IBAN IT13V0200805166000400521347 (intestato a Cooperativa Culturale Laboratorio 2001) con causale "Tarek libero" 

Libertà per Hossam Abu Safieh, pediatra palestinese

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Intervista al figlio del dottor Hossam Abu Safieh, il pediatra di cui foto ha fatto il giro dei media, mentre si consegnava davanti a un carro armato. Da un anno e mezzo nelle carceri israeliane.
Dal 28 aprile è stato trasferito in isolamento a tempo indefinito con la sola accusa di aver chiesto il motivo della sua detenzione arbitraria.
L'appello è di non dimenticare il dottor Hossam Abu Safieh e tutte/i detenute/i palestinesi nelle carceri israeliane e fare pressione per la libertà di tutte e tutti.
 

Due ore d'aria

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Alfredo e il 41bis, il nuovo decreto sicurezza, le torture nel carcere di Foggia, la storia di Sunjay e l'intervista a Samah Jabr psichiatra palestinese.
Sono i contributi di Mezz'ora d'aria che vi propone Radio Spore. Mezz'ora d'aria è una trasmissione che si occupa di carcere, repressione, psichiatria, cpr sulle frequenze di Radio Città Fujiko a Bologna.

Roma: libertà per Mahmoud Al Najjar. Si muovano le istituzioni italiane

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Oggi, venerdì 5 giugno, 2026 dalle 9.30 presidio all'Università di Torvergata per chiedere la libertà per Mahmoud Talal Al-Najjar, ricercatore e ingegnere palestinese, che vinta una borsa e ottenute tutte le carte necessarie per la mobilità, era atteso per un master all'Università di Roma2 a Tor Vergata, quando lunedì 1 giugno le forze di occupazione israeliane hanno sequestrato al valico di Kerem Shalom. Per 48 ore non si è saputo più niente di lui, ora sappiamo solo che è rinchiuso nel carcere di  Ashkelon. Il presidio chiede l'intervento dei ministeri italiani degli esteri e dell'università e della ricerca, oltre che della stessa Università di Tor Vergata e la fine di ogni collaborazione e complicità con Israele.

Vi proponiamo una corrispondenza dal presidio con una compagna di Giovani Palestinesi in Italia