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Il paese delle armi

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Durata 43m 55s

A distanza di qualche settimana dalla sparatoria verificatasi a Fidene, conclusasi con la morte di quattro donne uccise da un uomo che aveva fatto irruzione all'interno di un'assemblea condominiale armato fino ai denti, abbiamo avuto il piacere di intervistare di nuovo Giorgio Beretta, ricercatore e membro dell'OPAL (Osservatorio permanente sulle armi leggere) di Brescia.

L'occasione è l'uscita del suo ultimo libro "Il Paese delle armi. Falsi miti, zone grigie e lobby nell'Italia armata", uscito per i tipi di Altreconomia.

Questo libro affronta il tema della produzione, del commercio e dell’uso delle armi “comuni” nel nostro Paese: demolisce falsi miti, fa luce su zone grigie e reticenze interessate, sugli omicidi con armi legalmente detenute e sulle falle nel sistema di controllo. Una vera e propria inchiesta sulle armi nel nostro Paese.

Un lavoro certosino e paziente che Giorgio Beretta condensa in queste pagine. In Italia si stimano – la trasparenza resta una chimera – tra 3 e 4 milioni di persone armate, con armi “comuni”, per la difesa personale, l’attività venatoria, il tiro sportivo. Armi definite “leggere” ma che l’ex Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, non esitò a definìre “armi di distruzione di massa”, non meno letali di quelle per uso militare. Armi che uccidono anche quando sono detenute in modo legale, come dimostrano le tragiche statistiche di omicidi e femminicidi.

Che cosa fare per contrastare la “cultura” delle armi, le sue lobby e le conseguenze del loro uso? Innanzitutto maggiore trasparenza sul numero di porti d’arma, sulla diffusione delle armi legali e sulle comunicazioni ai familiari, controlli più stringenti e costanti sui requisiti psicofisici di chi possiede un’arma, stop alle rutilanti manifestazioni fieristiche aperte al pubblico e ai minori, un codice per la responsabilità sociale e ambientale delle imprese produttrici.

Riconvertiamo seafuture

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Durata 15m 29s

Si apre oggi a La Spezia SeaFuture 2021, una vera e propria fiera delle armi che ha preso il posto della vechia "Mostra navale bellica" genovese, una kermesse similare che si teneva a Genova negli anni ottanta e che fu costretta a chiudere a causa delle pressioni del movimento pacifista. Giorgio Beretta, del Comitato riconvertiamo Seafuture ,ci spiega la struttura e le modalità della fiera e la risposta del movimento pacifista.

Aspettando Columbine

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Durata 32m 14s

Quella di Ardea di domenica scorsa, dove hanno trovato la morte quattro persone fra cui due bambini, è solo l'ultima delle tanti stragi causate da armi da fuoco in Italia. Nel nostro paese del resto circola un numero incredibile di armi cosiddette leggere, fra gli otto e i dieci milioni, e le modalità di acquisto e detenzione di un'arma, anche i famigerati fucili semiautomatici che tante stragi hanno provocato negli USA, sono estremamente facili e alla portata di quasi tutti. Cosa si può fare per invertire questa situazione prima che anche da queste parti siamo costretti a piangere una Columbine nostrana? Lo abbiamo chiesto a Giorgio Beretta, dell'Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia

Il triangolo dell’export bellico Germania-Italia-Qatar

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Durata 36m 19s

Con Giorgio Beretta, Analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere parlaimo del Progetto QA208 che riguarda due commesse acquisite nel 2018 da Rwm Italia per la fornitura di colpi di artiglieria da 155mm e anticarro da 120mm verso il Qatar. Peccato che la commessa venga incassata dall'azienda mdre in Germania e che l'Itala funga solo da mediazione perchè fabbricare e fornire questo tipologia di armi sarebbe troppo sconveniente in Germania.

Patrick Zaki e la repressione in Egitto

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Durata 1h 46m 43s

Patrik Zaki è uno studente egiziano che segue un master all'Università di Bologna, il 7 febbraio rientrando in Egitto viene arrestato e torturato, viene accusato di istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione. Ad oggi delle sue condizioni fisiche si sa pochissimo. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Zaki è un attivista e frequenta un master internazionale in Studi di genere, forse queste le sue colpe, ad oggi ancora non si sa il motivo del suo arresto, così come non si sa il motivo del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.

L'accademia bolognese si mobilita, i rappresentanti governativi sembrano occuparsi del caso. Ma le sparizioni, le torture, gli arresti non sono nuovi in Egitto, ad oggi Al Sisi ha costruito da quando ben 18 nuove carceri. 60 mila le persone detenute per aver criticato una dittatura militare o per aver scritto il proprio pensiero. 

L'ipocrisia in Italia è feroce: non solo gli Atenei continuano ad avere rapporti con l'Egitto ma l'Italia continua a vendere armi al governo di Al Sisi.

Parliamo di tutto questo con Giorgio Beretta della Rete Disarmo, con un compagno portuale di Genova dove domani mattina è prevista l'ennesima manifestazione per bloccare l'attracco di navi che trasportano armi, con una compagna egiziana e con un compagno studente dei CUA di Bologna.

La lobby delle armi sempre più potente

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Durata 44m

Da venerdì 14 settembre in Italia diventa meno restrittiva la normativa sulle armi. E non c’è bisogno di avvisare la famiglia che in casa ci sono le armi. La Gazzetta Ufficiale, infatti, ha pubblicato il decreto legislativo 104 dello scorso 10 agosto, che recepisce, prima nazione a farlo, la direttiva europea 853/2017 (che modifica la precedente direttiva Ue 477/1991) rendendo meno restrittiva la normativa sul possesso di armi legalmente detenute. In pratica tra le altre cose sarà più facile detenere armi di derivazione militare (categoria B9/A7) come il Kalashikov Ak-47 e il fucile semiautomatico Ar15, spesso utilizzato nelle stragi nelle scuole americane. Sarà in pratica più facile avere un porto d'armi per uso sportivo che una patente di guida. Ne parliamo con Giorgio Beretta de la rete disarmo.