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Stupro Pizzoli (Aquila): mercoledi 8 giugno assemblea alla Cagne Sciolte

Stupro Pizzoli (Aquila): mercoledi 8 giugno assemblea alla Cagne Sciolte

Mercoledi 8 giugno alle 18.30 alle Cagne sciolte, viale ostiense, si torna a parlare dello stupro a Pizzoli, Aquila, e dell'attacco che l'avvocato Antonio Valentini sta facendo nei confronti della rete di donne che a L'Aquila sostenne Rosa, la ragazza stuprata. 

L38 Squat: compleanno con libro-game contro la violenza di genere

L38 Squat: compleanno con libro-game contro la violenza di genere

Domenica 27 marzo Laurentino 38 Squat festeggia 25 anni di occupazione/autogestione:

http://www.tmcrew.org/l38squat/index.php/it/home-it/75-iniziative/thiz-w...

 

alle 19 presentazione del libro-game contro la violenza di genere scritto dalle/dagli occupanti [dura 21′]

Molto più di 194! Mobilitazione contro i no194 a Bologna

Molto più di 194! Mobilitazione contro i no194 a Bologna

La corrispondenza di una compagna della rete di gruppi, associazioni, collettivi e singole femministe, transfemministe, queer, trans, lesbiche e gay che si è data il nome di una Favolosa Coalizione, che sabato 13 giugno a Bologna scende in piazza contro la chiamata dei NO\194 ma anche e soprattutto rilanciando politiche che tengano al centro l'autodeterminazione.

 

Segue il comunicato della assemblea #Moltopiùdi194, che si è svolta il 3 giugnosera al Centro delle donne di Bologna, per discutere del percorso di mobilitazione contro l’arrivo del comitato NO194 in città  e dell’ordinanza che la Prefettura sta preparando a questo proposito.

 

Siamo una Favolosa Coalizione di gruppi, associazioni, collettivi e singole femministe, transfemministe, queer, trans, lesbiche e gay. Il 19 aprile, in piazza Santo Stefano, le abbiamo cantate alle sentinelle in piedi, ed ecco che una nuova sortita degli ultracattofascioconservatori ci spinge a tornare in piazza.

Il comitato “no194″ ha annunciato l’intenzione di manifestare il 13 giugno, per nove ore, davanti all’ospedale maggiore di Bologna contro il diritto di interrompere una gravidanza non desiderata.
Abbiamo poi appreso che, per impedire questa iniziativa, la prefettura sta preparando un’ordinanza che vieterà indiscriminatamente qualunque manifestazione politica in prossimità di luoghi ritenuti “sensibili”, come ospedali pubblici e privati, ma anche campi sinti e rom (!). Non ne siamo affatto felici, né consideriamo questa ordinanza un successo politico. Questo provvedimento ci sembra invece funzionale a ridurre le pratiche del dissenso, a normalizzare le tensioni sociali, a costruire uno spazio pubblico apparentemente liscio e pacificato, a trasformare le questioni politiche in questioni di ordine pubblico.

Da femministe e transfemministe sappiamo bene che gli ospedali non sono affatto un luogo neutro perché la salute è da sempre un terreno di scontro politico.

Gli ospedali sono già abitati dal conflitto: lo sono ogni volta che una donna che vuole abortire incontra un medico obiettore, ogni volta che le viene negata la pillola del giorno dopo, ogni volta che una persona trans deve sottostare a un protocollo medico e burocratico deciso da altri, ogni volta che un* bambin* intersex viene sottoposto a interventi chirurgici inutili e dannosi per “normalizzare” i suoi genitali o per rimuovere le sue gonadi, ogni volta che qualunque paziente, per qualunque ragione, viene infantilizzat* e privat* del diritto a scegliere e autodeterminarsi.

Non faremo battaglie di retroguardia nel campo della libertà delle scelte riproduttive, sessuali, affettive. Scenderemo in piazza contro l’iniziativa dei prolife, in difesa del diritto a interrompere una gravidanza e della possibilità per ogni donna di decidere della propria vita. Ma vogliamo molto di più della legge 194.

Vogliamo combattere la piaga dell’obiezione, che consente a medici e infermieri di sottrarsi al dovere di erogare assitenza sanitaria alle donne che decidono di abortire, vogliamo parlare della difficoltà di accedere alla contraccezione di emergenza e all’aborto farmacologico – la pillola RU486, è al momento disponibile solo in alcune parti d’Italia -, vogliamo riattivare un discorso pubblico sulla sessualità e la salute ripensando la funzione dei consultori e avviando nuove sperimentazioni di neomutualismo.

Insieme combattiamo l’imperativo morale e sociale della riproduzione cosiddetta “naturale”, l’idea che il nostro destino sia riprodurci e che se non lo facciamo non siamo complete, l’idea che l’unico luogo legittimo per fare figli sia la famiglia nucleare eterosessuale, che l’unica sessualità “normale” sia quella etero e penetrativa, e che comunque è sempre meglio non parlarne apertamente, specialmente alle/ai più giovani. In questo senso vediamo una chiara continuità, che vogliamo sottolineare, nel tipo di società propagandato dalle varie sentinelle, manif pour tous, nogender, vogliolamamma e no194.

Non vogliamo sopravvalutare la capacità di proselitismo o di orientamento del dibattito pubblico da parte di questi gruppi, ma non possiamo non re-agire agli attacchi che le donne, le lesbiche, le trans, i trans e le froce ricevono costantemente da più fronti. Tentano di patologizzarci, di “sequestrarci” i corpi, di negare la nostra stessa esistenza, ovvero l’esistenza di tutte le forme di vita e soggettività che eccedono l’eterosessualità obbligatoria, schiacciando di nuovo, dopo quarant’anni di lotte, il ruolo della donna sulla figura della madre e della moglie “sottomessa”, da mettere sotto tutela, negandoci la possibilità di compiere scelte autonome sulla nostra vita e il nostro corpo.

Questo era l’incubo totalitario della società fascista, questo è l’immaginario degli attuali ultracattofascioconservatori, questa è la tentazione che si ripropone in un momento di crisi e di ristrutturazione anche dei ruoli di genere.

Il 13 giugno avremmo voluto organizzarci per partecipare alla manifestazione regionale delle e dei migranti per il permesso di soggiorno minimo di due anni, alla quale aderiamo attivamente, consapevoli dei nessi razzisti e nazionalisti che legano la Bossi-Fini e il delirio dei no194, i quali sostengono che “la 194 è peggio delle leggi razziali” per relativizzare la gravità storica del nazifascismo e legittimare il razzismo di ieri e di oggi. Consapevoli che le lotte di autodeterminazione riguardano il diritto a trasformare e abitare il nostro corpo come vogliamo, così come la libertà di dimorare nel luogo che abbiamo scelto e di spostarci altrove.

Invitiamo tutti e tutte all’assemblea organizzativa martedì 9 giugno alle 21 al Centro delle donne di via del Piombo 7 e al laboratorio creativo in piazza Nettuno mercoledì 10 giugno alle 18.30 per costruire insieme delle pratiche gioiose, autodeterminate, desideranti che consentano anche il 13 giugno, davanti all’ospedale Maggiore, un protagonismo delle soggettività che sono direttamente sotto attacco, in continuità con le pratiche creative e comunicative che hanno caratterizzato decenni di lotte contro le strumentalizzazioni politiche sul corpo delle donne, dalla mobilitazione contro l’ingresso degli antiabortisti nel consultorio di Zola Predosa ai presidi contro i seguaci del fu Don Benzi al sant’Orsola, fino alla piazza contro le sentinelle del 19 aprile scorso.

 

Assemblea ‪#‎Moltopiùdi194‬ del 3 giugno 2015

La lotta delle lavoratrici della logistica di Mr Job a Bologna. Processi di autorganizzazione nelle campagne

La lotta delle lavoratrici della logistica di Mr Job a Bologna. Processi di autorganizzazione nelle campagne

Secondo incontro con la rete Campagne in lottaper parlare delle situazioni di sfruttamento nelle campagne di lavoratrici e lavoratori, spesso provenienti da altre zone del mondo e dei processi di autorganizzazione.

 

Nella seconda parte della trasmissione si parla della lotta delle facchine della Mr Job, all'Interporto di Bologna, che autorganizzate con il SI Cobas stanno ottenendo sostanziali miglioramenti della loro situazione lavorativa.

La lotta paga!

 

 

Campagna in lotta: rompere l'isolamento di lavoratrici e lavoratori immigrati

Campagna in lotta: rompere l'isolamento di lavoratrici e lavoratori immigrati

Approfondimento con le compagne di "Campagna in Lotta" , una rete che tenta di rompere l'isolamento delle lavoratrici e dei braccianti migranti.

Da Foggia al Piemonte, passando per la Basilicata a Rosarno un excursus dello sfuttamento sessuale nelle campagne italiane, rompere l’isolamento dei lavoratori e delle lavoratrici immigrati, attraverso pratiche ed azioni che possano produrre consapevolezza ed una conseguente autorganizzazione di percorsi di lotta.

 

Trasformazioni femministe #9

Trasformazioni femministe #9

 

All'interno del Martedì autogestito da femministe e lesbiche di Radio Ondarossa del 20 gennaio 2015

 

seconda puntata del ciclo 2014/2015 di Trasformazioni femministe

 

a cura di Kespazio! per una ricerca queer e postcoloniale

 

Dallo sciopero sociale allo sciopero dei/dai generi

 

Ospiti in studio: una compagna di Alexis e altre due compagne che hanno partecipato alla rete romana che si è costituita intorno allo sciopero sociale del 14 novembre scorso. Intervento telefononico di una compagna di Smaschieramenti da Bologna.

 

La puntata precedente, trasmessa il 25 novembre 2014 e dedicata alle pratiche di donne, femministe e lesbiche contro la violenza maschile sulle donne, si può ascoltare qui: Trasformazioni femministe #8

  

Le trasmissioni del ciclo 2013/2014 sono a questo link.

 

 

Un tavolo per lavorare contro il pinkwashing di Israele

Un tavolo per lavorare contro il pinkwashing di Israele

Corrispondenza con una compagna delle Cagne sciolte per fare il punto del tavolo sul pinkwashing all'interno dell'assemblea della campagna BDS Boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni che si è svolta al Loa Acrobax 10 e 11 gennaio.

 

www.bdsitalia.org/

Trasformazioni femministe #8

Trasformazioni femministe #8

25 novembre 2014

 

Prima puntata del ciclo 2014/2015 di Trasformazioni femministe, a cura di Kespazio! per una ricerca queer e postcoloniale.

 

Oggi, all'interno del Martedì autogestito da femministe e lesbiche di Radio Ondarossa, parliamo di violenza maschile sulle donne e, in particolare, di come le donne, le femministe e le lesbiche reagiscono alla violenza.

   

Educare al genere. Incontro con Scosse

Educare al genere. Incontro con Scosse

Parliamo della due giorni "Educare alle differenze" promossa dalle
associazioni Scosse, Stonewall e Il Progetto Alice tenutasi a Roma il
20/21 settembre.

In studio con noi l'associazione "Scosse".
Al telefono Pina Caporaso autrice del video "Bomba libera tutti-e"
(http://www.youtube.com/watch?v=5-_BIpb-dDc)

Maratona 8 Marzo: il contributo delle compagne di RADIO DI MASSA -NAPOLI

Maratona 8 Marzo: il contributo delle compagne di RADIO DI MASSA -NAPOLI

Un'analisi dalle compagne di Radio di Massa (Napoli) sull'aborto, di cui tocca continuare a parlare: in spagna vogliono  limitare le condizioni in cui l'aborto viene legalmente consentito, in Italia stanno sempre a parlare della 194.

E allora nel 2014, cosa tocca fare?

Continuare a lottare!

Durata: 29':49"

Maratona 8 Marzo: il contributo di BEFREE sulla vergognosa legge sul femminicidio

Maratona 8 Marzo: il contributo di BEFREE sulla vergognosa legge sul femminicidio

Il decreto legge, approvato nell'agosto del 2013 sul femminicidio, ha suscitato non poche proteste tra le associazioni di donne e i collettivi femministi.

Ne parliamo con le compagne del collettivo BEFREE, una cooperativa che si occupa di donne vittime di violenza e di tratta.

 

Durata audio: 36:25"

 

Per ulteriori info vedi anche : http://www.befreecooperativa.org/wordpress/

LE DONNE NEI MEDIA NEL 1977 – Rappresentazione delle donne e del rapporto tra i sessi nella radio e nella tv del 1977

LE DONNE NEI MEDIA NEL 1977 – Rappresentazione delle donne e del rapporto tra i sessi nella radio e nella tv del 1977

Un'analisi sulla rappresentazione delle donne nei media, con particolare riferimento a radio e televisione, in un anno importante come il 1977, caratterizzato da molteplici trasformazioni della condizione femminile, del movimento delle donne, del rapporto tra i sessi.

A cura di Elisa Giomi e Marta Perrotta

Trasformazioni femministe #5: «Domestic work is work» la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo

Trasformazioni femministe #5: «Domestic work is work» la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo

Ascolta la quinta puntata, dal titolo: «Domestic work is work» la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo, con Sabrina Marchetti [dura 1h]

 
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli

 
E la terza: Letteratura postcoloniale – le scrittrici Africane Italiane, in studio Caterina Romeo

 
La quarta trasmissione, qui: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne, con Valeria Ribeiro Corossacz

Trasformazioni femministe #5: «Domestic work is work» la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo

Trasformazioni femministe #5: «Domestic work is work» la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo

Ascolta la quinta puntata, dal titolo: «Domestic work is work» la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo, con Sabrina Marchetti [dura 1h]

 
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli

 
E la terza: Letteratura postcoloniale – le scrittrici Africane Italiane, in studio Caterina Romeo

 
La quarta trasmissione, qui: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne, con Valeria Ribeiro Corossacz

Trasformazioni femministe #4: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne

Trasformazioni femministe #4: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne

Ascolta la quarta puntata, dal titolo: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne, con Valeria Ribeiro Corossacz ospite in studio [dura 1h4']

 
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli

 
E la terza: La letteratura postcoloniale – le scrittrici africane italiane, in studio Caterina Romeo

 

Trasformazioni femministe #4: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne

Trasformazioni femministe #4: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne

Ascolta la quarta puntata, dal titolo: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne, con Valeria Ribeiro Corossacz ospite in studio [dura 1h4']

 
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli

 
E la terza: La letteratura postcoloniale – le scrittrici africane italiane, in studio Caterina Romeo

 

Trasformazioni femministe #3: letteratura postcoloniale - le scrittrici africane italiane

Trasformazioni femministe #3: letteratura postcoloniale - le scrittrici africane italiane

Ascolta la terza puntata, dal titolo: la letteratura postcoloniale – le scrittrici africane italiane, in studio Caterina Romeo [dura 1h].
L’obiettivo di “Trasformazioni femministe” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli

 

Trasformazioni femministe #3: letteratura postcoloniale - le scrittrici africane italiane

Trasformazioni femministe #3: letteratura postcoloniale - le scrittrici africane italiane

Ascolta la terza puntata, dal titolo: la letteratura postcoloniale – le scrittrici africane italiane, in studio Caterina Romeo [dura 1h].
L’obiettivo di “Trasformazioni femministe” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli

 

Trasformazioni femministe #2: Femminismi nel mondo islamico

Trasformazioni femministe #2: Femminismi nel mondo islamico

Ascolta la seconda puntata, dal titolo: Femminismi nel mondo islamico, tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli [dura 1']

 
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti, la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 

Trasformazioni femministe #2: Femminismi nel mondo islamico

Trasformazioni femministe #2: Femminismi nel mondo islamico

Ascolta la seconda puntata, dal titolo: Femminismi nel mondo islamico, tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli [dura 1']

 
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?

 
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti, la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 

Trasformazioni femministe #1: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti

Trasformazioni femministe #1: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti

 

TRASFORMAZIONI FEMMINISTE
 
È un nuovo ciclo di trasmissioni che va in onda all’interno del Martedì autogestito da femministe e lesbiche di Radio Onda Rossa 87.9 fm, ogni ultimo martedì del mese (escluso il mese di dicembre in cui si anticipa al secondo martedì), dalle 20.15 alle 21.15. L’obiettivo è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione? In ogni puntata avremo ospite in studio una ricercatrice femminista con la quale condivideremo saperi, riflessioni e percorsi di ricerca individuali, per trasformarli in un patrimonio collettivo. Alcune di loro sono docenti nelle università italiane, altre sono precarie della ricerca, ma tutte si occupano di teorie femministe, studi di genere, studi culturali e postcoloniali, e sempre con una prospettiva intersezionale.
 
PRIMA PUNTATA - 29 ottobre 2013

 

Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore

 

Riflessioni a partire da Una dichiarazione di intenti di femministe nere, del Combahee River Collective, in Veruska Bellistri (a cura di), Sistren. Testi di femministe e lesbiche provenienti da migrazione forzata e schiavitù, autoproduzione, Roma 2005, pp. 9-14. Traduzione italiana di Daria Angeletti. Edizione originale A Black Feminist Statement, in Zillah Eisenstein (ed.), Capitalist Patriarchy and the Case for Socialist Feminism, Monthly Review Press, 1978.

 

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NELLE PROSSIME PUNTATE
 
SECONDA PUNTATA - 26 novembre 2013
femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione
con renata pepicelli
 
TERZA PUNTATA - 10 dicembre 2013
la letteratura postcoloniale: le scrittrici africane italiane
con caterina romeo
 
QUARTA PUNTATA - 28 gennaio 2014
l’intersezione di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne
con valeria ribeiro corossacz
 
QUINTA PUNTATA - 25 febbraio 2014
«Domestic work is work»: la battaglia per i diritti delle domestiche nel mondo
con sabrina marchetti
 
SESTA PUNTATA - 25 marzo 2014
rappresentazioni (e controrappresentazioni) di genere nei media del mondo arabo
con renata pepicelli

 

Assata Shakur

Assata Shakur

 

Asstata Shakur, attivista delle Black Panters, è stata ultimamente aggiunta (vergognosamente!) alla lista USA dei terroristi più pericolosi.
Ascoltiamo il commento di Angela Davis [dura 20']

Bruta nell'eden terrestre del reddito di esistenza

Bruta nell'eden terrestre del reddito di esistenza

 
Il gruppo Bruta&thefemmcom vi invita all'ascolto di "Bruta nell’eden terrestre del reddito di esistenza” [38 min]
 
Monologo di fantascienza femminista, scritto e interpretato dalle Brute, su come immaginare un mondo diverso dove il reddito possa essere slegato dal lavoro e il rapporto tra produzione e riproduzione ribaltato.

Consultori sempre a rischio

Consultori sempre a rischio

Corrispondenza con una compagna dell'Assemblea delle donne dei consultori ASL RMH (durata: 17'34'')
 
L'Assemblea delle donne dei consultori ASL RMH denuncia la decisione presa dal giudice minorile Goggi che, di fatto, ha impedito ad una giovane donna di interrompere volontariamente la sua gravidanza.
Questa è una storia emblematica delle tante difficoltà che le donne incontrano quando vogliono abortire, unitamente ai tagli di personale dei consultori, al loro ridimensionamento nei territori, al dilagare dell'obiezione di coscienza che rende difficile persino ricorrere alla contraccezione d'emergenza.
 
Per info scrivere a: assembleadonneconsultori@hotmail.it

Maratona 8 Marzo: Corrispondenze con Montréal e New Dehli

Maratona 8 Marzo: Corrispondenze con Montréal e New Dehli

Nell'ambito della Maratona Radiofonica per l'8 Marzo a cura di Femministe e Lesbiche, due collegamenti internazionali durante la notte.
Da Montréal Diane Hefferman, regista nella rete Vide ‘Elles – documentario sulle lesbiche anziane.
Da New Dehli Dhyvia sul Festival Femminista di Donne Asiatiche.
 
 

Maratona 8 Marzo: Corrispondenze con Montréal e New Dehli

Maratona 8 Marzo: Corrispondenze con Montréal e New Dehli

Nell'ambito della Maratona Radiofonica per l'8 Marzo a cura di Femministe e Lesbiche, due collegamenti internazionali durante la notte.
Da Montréal Diane Hefferman, regista nella rete Vide ‘Elles – documentario sulle lesbiche anziane.
Da New Dehli Dhyvia sul Festival Femminista di Donne Asiatiche.
 
 

La Virgola di Elisabetta, riflessioni di una femminista

La Virgola di Elisabetta, riflessioni di una femminista

La puntata si intitola "Siamo tutti/e colpevoli?" (dura: 6'48'')
 
 
Siamo tutte/i colpevoli?

 
Da più di vent'anni assistiamo all'applicazione di una "teoria" ,che possiamo definire colpevolizzante, da parte del sistema socio-economico nei riguardi delle cittadine/i. Prima ci ha pensato la socialdemocrazia che, in tutti questi anni, ha attuato un ipocrita, strumentale e fuorviante coinvolgimento nelle pratiche così dette "politicamente corrette": dalla demonizzazione di chi scrive sui muri, di chi fuma, di chi non sa vivere "civilmente"... alla necessità di "aiutare", attraverso le onlus e le ong e le associazioni a vario titolo socialmente "utili", le popolazioni del terzo mondo, dalla raccolta differenziata dei rifiuti, al riciclaggio delle cose usate e al consumo "etico"....
Questa impostazione accompagna, ormai da diversi anni, ogni aspetto della vita sociale.
Il traffico è eccessivo? E'colpa nostra perchè prendiamo la macchina senza motivo! muoiono di fame i bambini nel terzo mondo? è colpa nostra perchè mangiamo troppo e male! ci sono troppi rifiuti da smaltire? è colpa nostra perchè non facciamo come si deve la raccolta differenziata! si muore di tumore al seno? è colpa nostra perchè non rispondiamo adeguatamente alle campagne di prevenzione!
Tutto ciò è profondamente ipocrita perchè tace, scientemente, che questo modello economico-sociale non può prescindere da una spinta sempre più forte al consumo, che nei paesi del terzo mondo la gente muore di fame perchè l'espansione del capitale fa razzia di ogni ricchezza e divora le economie di sussistenza, che i tumori al seno, o di qualsiasi altro tipo, vanno di pari passo al degrado del nostro habitat.
E' un'operazione strumentale, perchè tende a coinvolgere la cittadina e il cittadino, in prima persona, nelle sorti del capitale ed è fuorviante perchè vuol far credere che, così facendo, si possa migliorare questa società.
 
Ma, questo modello colpevolizzante, si è sovrapposto ad un altro modello, altrettanto colpevolizzante ed attualmente vincente, quello neoliberista, di cui la socialdemocrazia, non a caso, sponsorizza i valori a spada tratta.
Il modello neoliberista, profondamente reazionario, con punte clericali e fasciste, che ha smantellato lo stato sociale ,ha aumentato a dismisura la platea dei poveri/e, ha reso normale e normata la disoccupazione di massa, punta, anch'esso, alla colpevolizzazione delle cittadine e dei cittadini.
Si privatizza il servizio pubblico? perchè i dipendenti pubblici sono dei fannulloni! si fanno le guerre neocoloniali? perchè l'occidente pretende un tenore di vita eccessivo! ci sono i disoccupati? perchè sono privi di ambizioni e vogliono il posto sicuro! c'è il problema delle pensioni? perchè quelli dal posto fisso sono gretti ed egoisti e non fanno largo ai giovani! c'è il debito pubblico, anzi ogni bambino nasce già con una quota di debito a testa? colpa dei genitori che sono stati dissipatori, farfalloni e pieni di pretese! la natalità è quasi a zero? colpa delle donne che non vogliono più fare figli! ci sono tante/i migranti sfruttati, sottopagati,al limite della schiavitù? colpa delle italiane/i che non vogliono fare certi lavori e poi si lamentano!
In questo modo, le naturali declinazioni delle responsabilità legate all'accantonamento delle conquiste sociali, vengono totalmente rimosse e, addirittura rovesciate sulle vittime.
Essere povere/i è una colpa ed un segnale manifesto di incapacità, come nella più classica tradizione calvinista, e la ricchezza è un segno della benevolenza divina.
Disoccupazione, malattia, oppressione di qualsiasi tipo compresa quella di genere,precarietà, povertà... non sono più il frutto di questo sistema socio-economico, ma sono le vittime a diventare colpevoli dei modi che questa società produce e del dolore della loro stessa vita.
La cittadina e il cittadino nella configurazione sociale neoliberista,devono prendere atto della loro insufficienza, ignoranza, incoscienza, incapacità ed assumersene le responsabiltà accettando di essere reiette/i perchè questo si sono meritate/i.
Le vittime della società divisa in classi e patriarcale, del modello basato sullo sfruttamento e sul profitto più sfrenato, nel momento in cui si rifiutano di mettere in atto le scelte loro suggerite, diventano responsabili dei crimini della società stessa.
Questa lettura introduce, quindi, la criminalizzazione della povertà, della disoccupazione, dell'ignoranza ed è una forma di razzismo ,sotto mentite e negate spoglie, trascinato dal colore della pelle alla condizione, alla nascita, al genere.
E viene attuata con un meccanismo ormai sfacciato: stigmatizzare, di volta in volta, alcuni gruppi sociali per poi esporli alla collera popolare.
 
Essere femministe, oggi, significa rompere con questi valori mortiferi, sottraendoci tutti i giorni e in tutti i momenti della nostra quotidianità.
Significa rompere l'assuefazione al controllo, ribaltare la colpevolizzazione in cui ci vogliono invischiare,recuperare la capacità di indignarci, promuovere la criticità verso la meritocrazia, la gerarchia, l'autorità, smascherare l'uso improprio di parole come democrazia, riforme, partecipazione....spezzare l'ipocrisia in cui ci vogliono imbrigliare.
Significa non sostenere mai questo sistema, neppure se le richieste sono mascherate da "nobili motivi e intenti", non aiutare mai questa economia che trasforma tutto, dalle buone intenzioni alle catastrofi, in estorsione del plusvalore.
Significa cercare di innescare meccanismi di uscita da questa società.

Il femminismo è sempre antifascista, altrimenti è un'altra cosa

Il femminismo è sempre antifascista, altrimenti è un'altra cosa

 
La trasmissione di approfondimento della redazione del MFLA prende spunto da alcune vicende degli ultimi tempi per allargare ad una riflessione più complessiva sul perché il femminismo è antifascista altrimenti non è femminismo. Abbiamo anche lanciato un secondo appuntamento fra quindici giorni per un ulteriore approfondimento di natura più storica. 

La virgola di Elisabetta - riflessioni di una femminista

La virgola di Elisabetta - riflessioni di una femminista

 
La puntata si intitola: “Una chiave di lettura imprescindibile”
 
 
Una chiave di lettura imprescindibile
 
 
E’ patrimonio del movimento femminista il fatto che la lettura di classe , da sola, non sia sufficiente a leggere la società e, in particolare la specificità delle questioni di genere, la cui caratteristica precipua è la trasversalità.
Ma è importante ripartire dalla lettura di classe perché, intorno al tema, c'è molto silenzio e sottacendola, non solo ci neghiamo una chiave di lettura, ma, anche e, soprattutto, è imprescindibile nell'odierna agenda politica delle nostre lotte.
 
L'uso dell'emancipazione come fine e non come mezzo, nella visione femminista socialdemocratica, ha annullato l'orizzonte della libertà, la strumentalizzazione delle diversità è stata uno dei veicoli attraverso i quali  sono state promosse le guerre umanitarie, la tutela delle differenze sessuali, con una lettura asimmetrica, viene "scoperta" solo in paesi non allineati all'occidente, per cui si è arrivate/i al paradosso tragico, che se circola in rete il blog di una lesbica di un certo paese che denuncia persecuzione, siamo sicure che quel paese è nell'elenco dei paesi da invadere.
La generalizzazione del principio della cooptazione di persone provenienti da ceti, etnie, ambienti oppressi che, in cambio della loro personale promozione sociale, contribuiscono all'oppressione dei gruppi di provenienza e degli oppressi/e tutti/e, ha la sua manifestazione più eclatante nella nomina di un presidente nero negli Stati Uniti (infatti già decisa a tavolino nel 2002) mentre i neri/e d'America che sono il 12% degli americani tutti, in carcere rappresentano il 50% dei detenuti/e.
In questo quadro, il pinkwashing è l'emblema delle democrazie sessuali occidentali.
 
C’è un processo omogeneizzante che attraversa le classi,  che vuol far sparire la conflittualità sociale e la lotta di classe.
Lacan, parlando della società capitalista: "...agli antichi schiavi si sostituiscono uomini ridotti allo stato di "prodotti" consumabili né più né meno degli altri."
 
Tutto questo è volto a uniformare e indifferenziare le classi, scombinare i riferimenti classici e la scala di valori che , una volta, delle classi erano caratteristica e riconoscimento.
E l'assunto delle democrazie sessuali e le guerre "umanitarie", partendo dal presupposto di una nostra presunta civiltà, veicolano il razzismo in maniera prepotente, per cui ci sono i corpi che vengono percepiti come" non bianchi", comprendendo in questo non solo i corpi "non bianchi" in senso stretto ma ,in una lettura allargata, i corpi che manifestamente sono percepiti come inferiori e schiavizzabili dai vincitori e, per un naturale trascinamento , anche i corpi che nelle nostre democrazie occidentali  vengono, comunque , percepiti come più deboli e/o diversi.
Da qui il passaggio dalla detenzione per condizione dei corpi migranti alla detenzione per condizione dei corpi "altri" in senso lato e la diffusione della sopraffazione come regolatrice dei rapporti tra oppressi e l’impennata della violenza nei confronti delle donne.
Il razzismo ,sotto mentite e negate spoglie, attraversa e intride le nostre società occidentali in profondità.
La definizione dell'essere umano e del suo stesso corpo passa,  prima ancora, attraverso l'impostazione delle menti, volta a tradurre tutto in merce, anche i sentimenti, i costumi , la cultura.
 
La visibilità esteriore, che si sta riaffermando con forza, è accompagnata, con altrettanta forza, dall’impegno e dal progetto di abolire l’umanità che c’è nella persona.
Fino a ieri, gli individui parlavano attraverso gli esperti, oggi, parla per loro il mercato.
Per questo, va coltivata ogni forma di resistenza e reso esplicito quello che è manifesto: il silenzio da cui è circondata questa operazione.
Al mercato non interessa più l’essere umano in quanto tale e l’attacco è diretto alle sue forme di resistenza.
Ma, queste, non sono innate. L’innatismo è una categoria idealistica sulla quale non si costruisce niente, il che sarebbe il male minore, se non venisse presa come data in sé.
Le resistenze si costruiscono nel percorso della nostra vita, attraverso le letture, le esperienze, le lotte…. Queste sono le gambe su cui camminano e si formano. E’ sempre da una lettura  materialista della nostra storia che dobbiamo cominciare.
Il materialismo, spesso accettato a livello teorico, ha il suo più grande nemico nella difficoltà di tradurlo in pratica nella quotidianità. Da questo dobbiamo sempre ricominciare. Ridefinire o, più precisamente, riaffermare, perché, da questo punto di vista non inventiamo niente, ma apparteniamo ad una grande tradizione, le basi materialistiche dell’umanità, ci permette di riformare lo spirito e di salvaguardare  le ”resistenze” che ci sono in ciascuna/o di noi.
Le resistenze non nascono dallo spirito, lo spirito non ha vita autonoma e valori propri.
E’ il divenire dell’umanità che plasma lo spirito e le resistenze.
 
Da qui, la necessità della lettura di classe e, allo stesso tempo, di non assumere la lettura di classe  come unico strumento di conoscenza e di risposta, ma di utilizzarla come uno dei due termini del rapporto dialettico che deve avere con l’etnia, il genere……
E’ la dialettica lo strumento attraverso cui recuperare lo spirito originario del femminismo.
Non si tratta tanto di recuperare Marx, quanto il materialismo, e fare i conti con lo spiritualismo che, cacciato dal portone, spesso rientra dalla finestra.
 
Il neoliberismo vuole ridurre a merce tutte le forme in cui si organizzano i corpi e la società, comprese le preferenze e le inclinazioni sessuali, ma, tutto quello che è forma di resistenza ,per il suo dispiegarsi, lo vuole distruggere.
Perciò, anche quelle forme di resistenza trasversali, che, pure, sono presenti nei corpi, ha necessità di farle venire meno.
  
 
L'ideologia neoliberista, forma compiuta ed attuale del divenire del capitale, non vuole la liberazione degli esseri umani, ma pretende, addirittura, la fine di ogni forma simbolica a vantaggio esclusivo del valore mercantile.
La violenza del neoliberismo si manifesta nella sua pretesa di vietare ogni forma di conflitto, di differenza e di declinare tutto nel suo interesse e di sacrificare tutto alla sua conservazione ed autoespansione.
Le singolarità e i corpi non ubbidiscono a giudizi di valore a prescindere, possono rendersi complici della missione di sottomettere  con ogni mezzo le molteplici culture, diversità e inclinazioni o rifiutarsi di piegarsi al pensiero unico e dominante  senza neanche essere, a loro volta, un contropensiero unico, inventando il proprio gioco, le proprie regole del gioco, conservando un'irriducibile alterità e, in questo, realizzandosi.
 
Elisabetta
 
 

Da una sponda all'altra: vite che contano

Da una sponda all'altra: vite che contano

 
Trasmissione di approfondimento sulla campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano – Dove sono i nostri figli?” a sostegno delle petizioni dei genitori dei ragazzi tunisini partiti per l’Europa subito dopo la rivoluzione e di cui non si ha più notizia.
(dura 1h05')
 
Per maggiorni informazioni:
 
http://leventicinqueundici.noblogs.org
 
http://www.pontes.it
 
 

La virgola di Elisabetta - riflessioni di una femminista

La virgola di Elisabetta - riflessioni di una femminista

 
Titolo della puntata "Proprio matte" (dura 5'10'')
 
 
Proprio matte
 
L’anno prossimo, l’APA, associazione americana di psichiatria, pubblicherà la quinta versione del Repertorio dei disturbi mentali, conosciuto come DSM. L’APA racconta, perché di una favola si tratta, che la ricerca da lei fatta per stilare il DSM è “indipendente”,cioè senza contributi pubblici o privati, “obiettiva”, “non politica” e “senza ideologia”.
 
Abbiamo detto che, la prossima, sarà la quinta edizione del DSM. La prima, nel 1952, censiva 106 patologie, quella in vigore elenca 410 disturbi, la prossima ne riporterà 430. Il DSM è così “apolitico” che gli atteggiamenti che riguardano la militanza e l’impegno politico vengono tutti ricondotti a forme patologiche.
 
Il DSM è così “obiettivo” che i malesseri sociali che provocano disturbi vengono omessi a piè pari . E dice di essere “non ideologico”,ma i trattamenti sono tutti indirizzati a mettere la persona in condizioni di essere competitiva sul mercato e, se non ce la fa nella vita è perché ha dei disturbi e, peggio per lei, non si vuole curare.
 
Morale della favola? Nel prossimo DSM ci sarà il disturbo di “ipersessualità”, accompagnato dal consiglio di fare sesso tre volte alla settimana, perché, fatto in questo numero e “bene” ( chissà cosa intendono per “bene”), aiuta la persona e/o la coppia a essere serena?, a essere felice?a sentirsi a proprio agio? Macché, a lavorare meglio, dice il manuale! Gira e rigira, il destino è sempre quello, ma, già, l’ APA non fa ideologia!
 
Nel manuale attualmente vigente,ha grande spazio l’iperattività dei bambini. Milioni di bambini americani assumono il Ritalin, prescritto, appunto, contro l’iperattività e la madri sono terrorizzate da una campagna che le colpevolizza se non danno sostegno farmacologico ai loro figli, così i bambini ne diventano dipendenti e il numero di suicidi fra le ragazze e i ragazzi si è impennato enormemente.
 
Le cifre del ritorno economico delle case farmaceutiche sono da bilancio di uno Stato, solo negli Stati Uniti, gli antidepressivi hanno prodotto nell’ultimo anno trenta miliardi di dollari di profitto. Però l’ APA dice di essere “indipendente” da finanziamenti pubblici e privati.
 
E’ una strutturazione che si fonda su due principi: mettere un’etichetta sulle manifestazioni comportamentali e tradurre tutto in un grande affare economico. Così, il disturbo diventa il segnale di un fallimento personale e l’impegno politico è il risultato di un disturbo psicologico. E, dato che l’APA non è “ideologica”, ci dice che una donna, nella sua vita, non può avere più di due grandi amori, che il lutto va rielaborato in due mesi, ma non ci dice che queste affermazioni, così dette scientifiche, vengono continuamente modificate da manuale a manuale. Non sarà, mica, che, invece, sono il frutto dei valori dominanti della società e che questi valori sono imposti dalla frazione della società vincente?
 
Il neoliberismo, infatti, forma compiuta ed attuale del capitalismo, che ha distrutto le forme di resistenza organizzate (collettivi, partiti, sindacati....), oggi si accinge ad annullare le ultime resistenze umane attraverso il messaggio che siamo tutte/i malate/i senza saperlo e dobbiamo curarci anche da sane e sani, ottenendo, così, l’allargamento del mercato e il disciplinamento dell’essere umano.
 
E chi oserà sottrarsi e ribellarsi, sarà perseguita/o clinicamente e penalmente.E, dato che le lotte corporative non pagano mai, non dobbiamo limitarci a chiedere la cancellazione, dall’elenco delle patologie, di questo o quel comportamento perché è quello che, magari, ci interessa più da vicino, ma dobbiamo lottare contro il sistema classificatorio dei comportamenti umani .
 
Comportamenti, atteggiamenti e disturbi sono il frutto e lo specchio della società in cui viviamo e la soluzione è solo nelle lotte e nel cambiamento di questa strutturazione sociale.
 
Elisabetta

Milano: Da una sponda all'altra: vite che contano. Dove sono i nostri figli?

Milano: Da una sponda all'altra: vite che contano. Dove sono i nostri figli?

 
“Da una sponda all'altra: vite che contano. Dove sono i nostri figli?”
 
Il collettivo femminista milanese Le veniticinqueundici supporta l'appello dei famigliari dei migranti tunisi dispersi.
 
Il desiderio dei familiari dei migranti tunisini dispersi per la vita dei loro figli è talmente radicale da superare confini e barriere e giungere sino a noi che non possiamo restarne indifferenti perchè con sé porta il desiderio di libertà che quegli uomini e donne hanno agito nell’attraversamento dello spazio.
 
L’azione di migrare diventa una lotta per la circolazione e il diritto di mobilità e questo la colloca necessariamente all’interno di un più ampio percorso/discorso di liberazione e trasformazione sociale, che come femministe ci riguarda pienamente.
 
Queste le prossime iniziativa a cui vi invitiamo:
 
Martedì 10 gennaio 2012, alle ore 20.30, al Teatro della Cooperativa di Milano dove ci sarà un collegamento con Tunisi per aggiornamenti sulla campagna, si proietterà il documentario “I nostri anni migliori” di Matteo Calore e Stefano Collizzolli – ZaLab. (http://inostriannimigliori.wordpress.com) (ingresso a libera sottoscrizione) e seguiranno interventi di donne italiane e tunisine ( vi preghiamo di intervenire puntuali per poter seguire il collegamento con Tunisi).
 
Sabato 14 gennaio, anniversario della Rivoluzione Tunisina, presidio davanti al Consolato tunisino (appuntamento ore 10 davanti in viale Bianca Maria 8), che poi si sposterà davanti la Prefettura (in Corso Monforte 31, Milano).
Tutti gli aggiornamenti li potete trovare sul nostro blog https://leventicinqueundici.noblogs.org/

La virgola di Elisabetta

La virgola di Elisabetta

 
Riflessioni di una femminista. 
 
La puntata si intitola: "Christa Eckes"
(dura 7' 01'')
 
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Christa Eckes
 
 
"La nostra linea è chiara. Ci hanno chiamate in tutti i modi: pazze, terroriste, comuniste. E ci odiano soprattutto perchè non siamo come le altre: siamo irregolari e chiediamo alla gente di disobbedire perchè senza giustizia non può esserci democrazia."
(Le irregolari- Il racconto di Hebe-)
 
Christa Eckes è una militante della RAF che ha scontato svariati anni di carcere per la sua attività politica e che ora è in libertà, ma seriamente malata di leucemia linfatica e, da settembre, ricoverata in una clinica e sottoposta a radioterapia e chemioterapia, con diagnosi molto incerta.
Il primo dicembre 2011, la Corte d'Appello di Stoccarda ha deciso la sua incarcerazione per sei mesi perchè si rifiuta di testimoniare nel processo per l'uccisione, nel 1977, del procuratore generale federale Siegfried Buback, processo, peraltro, ripetutamente arrivato a sentenza e riaperto.
Oltre tutto, nel periodo in cui sono accaduti i fatti relativi al processo, Christa era già in carcere e da diverso tempo.
 
Da dove vogliamo cominciare?
 
Il codice penale tedesco prevede la carcerazione di sei mesi, Beugehaft, per chi si rifiuta di testimoniare.
Questa figura giuridica è stata introdotta nel codice durante il nazismo, come, del resto, il reato d'autore o per il modo di essere, Taterschuld, norme mai abolite nella nuova configurazione dello Stato così detto "democratico".
E' chiaro che questo tipo di carcerazione è indirizzata a forzare la collaborazione del soggetto, ad incentivare la delazione, a spezzare la solidarietà, è un monito per tutti ed è una forma di tortura.
L'obiettivo è quello di costringere i detenuti/e e i /le militanti politici/che a rinunciare ad una loro biografia e ad ogni legame e ad ogni forma collettiva.
D'altra parte , il personale giudiziario ha continuato, indifferentemente, professioni e carriere durante e dopo il nazismo.
Lo stesso Buback era iscritto al partito nazista con il numero di tessera 8179469. E, non a caso, era arrivato ai vertici della magistratura tedesca.
Infatti, molti aspetti della vicenda di Christa, per limitarci esclusivamente a questa, ricordano modalità usate durante il nazismo.
Dopo l'arresto, negli anni '70, Christa fu esibita come un trofeo di caccia e le furono tirati violentemente i capelli perchè rifiutava di farsi fotografare. Anche nei processi nazisti venivano tolte agli "imputati" le cinture dei pantaloni in modo che fossero impacciati e, quindi, secondo loro, ridicoli.
I militanti detenuti vengono presentati come persone che non hanno fatto una scelta politica, ma quasi come sub umani e non come avversari del governo e del sistema, ma della società tutta. E l'accusa di comunista è sinonimo di disumanità.
Naturalmente, per le donne, viene sdoganato tutto l'armamentario della violenza di genere : si passa dalla definizione di ninfomane a quella di sgradevole d'aspetto e, per questo, rifiutata dai maschi, da quella di frustrata a quella di sconfitta sentimentalmente e, dulcis in fundo, a quella che ha fatto certe scelte solo perchè perdutamente innamorata di un compagno.
Anche le torture a cui tutti i militanti della RAF sono stati sottoposti, hanno avuto, per le donne, connotati di genere.
E sono state eseguite condanne a morte extra-legem nelle celle.
Per tutti, la causa del loro impegno politico andava ricondotta a problemi patologici, da trovare in ormoni mancanti o in eccesso o in anomale circonvoluzioni del cervello. Non a caso, il cervello di Ulrike Meinhof era in bella mostra sulla scrivania del medico (chiamiamolo così) che aveva eseguito l'autopsia.
Ma l'essenza del problema non sono le presenze naziste, le configurazioni legislative che non sono state cancellate e via discorrendo.
L'essenza da svelare è la continuità e contiguità di obiettivi, metodi, strutturazioni socialdemocratiche, democristiane e naziste.
Il nazismo non è una escrescenza anomala della storia, bensì una modalità , una variante, che il capitale utilizza, come quella socialdemocratica e liberale, a seconda delle sue necessità.
Ora, nella stagione neoliberista, che si dichiara a ogni piè sospinto antifascista e antirazzista,la natura della società è sempre più pervasa da connotati fascisti e razzisti.
E, quello che sta operando la Germania nei riguardi dei militanti della RAF, come del resto succede anche in altri paesi, Italia compresa, non è altro che la vendetta nei confronti degli oppositori politici che hanno osato sfidare la società divisa in classi e credere e pensare che un'altra società è possibile.
Ma è proprio questo accanimento che ci ricorda , ogni giorno,che la società è divisa in classi, e che la borghesia riserva a sè, solo a sè, la lotta di classe e l'odio di classe.
Ai popoli del terzo mondo che si ribellano viene negata la dimensione antimperialista, a chi si ribella qui da noi viene negata la dimensione politica.
 
Christa si rifiuta di deporre e, si presume, per la magistratura, a carico dei compagni/e di militanza.
Bene, diciamolo con fermezza,anche noi faremmo lo stesso.
Non contino, qui da noi,di utilizzarci contro le resistenti e i resistenti della Val di Susa, contro le solidali e i solidali contro i Cie...risponderemo come abbiamo fatto negli anni '70: abbiamo tutte abortito!
 
La solidarietà a Christa è sostegno per le nostre lotte.
 
 
 

Stelle di Polvere #7

Stelle di Polvere #7

 
Settima puntata del ciclo sugli stereotipi di genere nei prodotti mediali per l'infanzia.
 
La puntata di oggi è dedicata ai cartoni animati (dura: 46'59'')
 
 
NB: Durante la trasmissione si fa riferimento a questi spezzoni audio/video
 
Qui potete ascoltare la sigla delle winx serie 1-3
 
Qui la sigla delle winx serie 4
 
Qui le trasformazioni delle winx
 
Qui le trasformazioni sailor
 
Per ascoltare le puntate precedenti di Stelle di Polvere vai su http://mfla.noblogs.org
 

Stelle di Polvere #7

Stelle di Polvere #7

 
Settima puntata del ciclo sugli stereotipi di genere nei prodotti mediali per l'infanzia.
 
La puntata di oggi è dedicata ai cartoni animati (dura: 46'59'')
 
 
NB: Durante la trasmissione si fa riferimento a questi spezzoni audio/video
 
Qui potete ascoltare la sigla delle winx serie 1-3
 
Qui la sigla delle winx serie 4
 
Qui le trasformazioni delle winx
 
Qui le trasformazioni sailor
 
Per ascoltare le puntate precedenti di Stelle di Polvere vai su http://mfla.noblogs.org
 

La virgola di Elisabetta

La virgola di Elisabetta

La puntata di oggi si intitola "Il marketing della liberazione"
 
questo il testo:
 
 
 

"La pubblicità ha sempre promesso le stesse cose: benessere, felicità, successo.

Ha venduto sogni e proposto scorciatoie simboliche per una rapida ascesa sociale.

Ha fabbricato desideri raccontando un mondo di eterne vacanze, sorridente e spensierato.

La pubblicità ha venduto di tutto a tutte/i, indistintamente, come se la società fosse senza classi.

Oggi, ha mutato pelle. Oggi, ogni prodotto, dalla macchina alle scarpe, passando per le bibite e altro, tutto è presentato come un elemento distintivo per una gioventù ribelle.

Ci sono le pubblicità che vogliono ridare il potere al popolo, altre che vogliono sovvertire le leggi del mercato, tutte inneggiano alla rivoluzione.

Oggi, la cultura commerciale è “ribelle”.

La rivoluzione passa attraverso le scarpe che porti, la bibita che bevi. Il nuovo, solo perché tale, è “rivoluzionario” e, come tale, il comprarlo e l’usarlo sostituisce le pratiche di lotta.

Il meccanismo è semplice.

Si identifica una convenzione sociale, che non metta in discussione lo status quo,, né i rapporti di classe , né la società e la si destruttura e, grazie a questa destrutturazione, le ditte vendono e la società rimane sempre la stessa.

La sconfitta della lotta di classe, in questo paese, e la dimensione “ buonista “ e conservatrice della sinistra socialdemocratica, ha schiuso ai pubblicitari la porta delle nicchie culturali che erano proprie della sinistra e il cui carisma e la cui forza evocativa vengono ora utilizzati per altri scopi.

C’è la ditta che lotta contro il razzismo, quella che si presenta come il simbolo del non conformismo, l’altra della rivolta adolescenziale e ancora quella della rivoluzione sessuale.

Le marche hanno, ormai, sostituito i movimenti.

Siamo al trionfo del marketing della liberazione.

Secondo questa filosofia, per liberarci da questa società, dobbiamo andare a mangiare nei ristoranti etnici, comprare nei negozi equosolidali, comprare i dischi di Lady Gaga e, magari, aderire a questa o quella lettura della sessualità e delle pratiche esistenziali, presentate come liberatorie e rivoluzionarie.

Il trionfo del capitale: rabbia,insoddisfazione,ricerca di altro, li ha saputi mettere al servizio dei propri interessi, creando un bisogno di identificazione con nuovi stereotipi culturali.

Il capitale attraverso la pubblicità riesce a riplasmare la realtà sociale secondo una visione immaginaria della società.

I giovani disoccupati delle periferie urbane impersonano una sorta di lotta tra una marca e l’altra di scarpe da ginnastica.

Pubblicità, stereotipi culturali vincenti, diventano uno strumento di trasformazione della coscienza sociale.

Donne e uomini che, nei messaggi pubblicitari e nelle rappresentazioni mediatiche, vediamo, senza distinzione gerarchica, al lavoro e a casa e, magari, nelle nuove inclinazioni sessuali, in realtà nascondono la fine del lavoro a tempo determinato, l’apologia della precarietà, il rilancio dei ruoli.

Le aziende che vivono sfruttando il lavoro minorile o producono materiali bellici o distruggono l’ambiente nei paesi del terzo mondo, omettendo bellamente questi aspetti e rappresentandosi come altro, concorrono alla schizofrenia di questa società che dice di essere sensibile a questi temi, ma li disattende quotidianamente nella pratica. Contemporaneamente, il tabù del sesso viene largamente sfruttato da quando si è scoperta la correlazione tra desiderio sessuale e pulsione all’acquisto, e il legame tra pratiche sessuali non usuali e malinteso concetto di rivoluzione e liberazione. Allo stesso tempo, resta fermo lo stereotipo della donna che è oggetto di piacere o soggetto domestico che, anche quando è emancipata e lavora fuori casa, è lei stessa che sorveglia la sua abbronzatura, l’odore delle sue ascelle, i riflessi dei suoi capelli, la linea del suo reggiseno o il colore delle sue calze.

Il mondo è quello che è ,pieno di ogni bruttura, ma noi ci possiamo “autoassolvere” perché beviamo un prodotto che è sinonimo di libertà, perché vestiamo casual o perché facciamo sesso fuori dal coro.

Facciamo pure quello che ci pare, perché quello che ci piace, proprio perché ci piace, è buono, ma lo è, naturalmente, per noi che lo facciamo e ci piace, ma,  non parliamo di libertà, di rivoluzione, di cambiamento della società.

Questa configurazione sociale si caratterizza nella preminenza progressiva della merce su ogni altro elemento e nella mercificazione di tutti i rapporti, compresi quelli sociali ed affettivi, nella cultura che viene ridotta a mode che si susseguono, con l’apparire esibizionistico che prende il posto dell’autonomia individuale, nell’appiattimento della storia stessa sull’evento immediato e l’informazione istantanea, nella fuga dal conflitto sociale e nella disaffezione dalla politica, nella strumentalizzazione delle lotte di liberazione  e delle diversità.

E, allora, ricordiamoci sempre,che ,se la borghesia è in grado di appropriarsi di parole, contenuti e sogni  che ci dovrebbero appartenere è il caso che ci chiediamo dove stiamo sbagliando."

Elisabetta
 

La virgola di Elisabetta

La virgola di Elisabetta

La puntata di oggi si intitola "Il marketing della liberazione"
 
questo il testo:
 
 
 

"La pubblicità ha sempre promesso le stesse cose: benessere, felicità, successo.

Ha venduto sogni e proposto scorciatoie simboliche per una rapida ascesa sociale.

Ha fabbricato desideri raccontando un mondo di eterne vacanze, sorridente e spensierato.

La pubblicità ha venduto di tutto a tutte/i, indistintamente, come se la società fosse senza classi.

Oggi, ha mutato pelle. Oggi, ogni prodotto, dalla macchina alle scarpe, passando per le bibite e altro, tutto è presentato come un elemento distintivo per una gioventù ribelle.

Ci sono le pubblicità che vogliono ridare il potere al popolo, altre che vogliono sovvertire le leggi del mercato, tutte inneggiano alla rivoluzione.

Oggi, la cultura commerciale è “ribelle”.

La rivoluzione passa attraverso le scarpe che porti, la bibita che bevi. Il nuovo, solo perché tale, è “rivoluzionario” e, come tale, il comprarlo e l’usarlo sostituisce le pratiche di lotta.

Il meccanismo è semplice.

Si identifica una convenzione sociale, che non metta in discussione lo status quo,, né i rapporti di classe , né la società e la si destruttura e, grazie a questa destrutturazione, le ditte vendono e la società rimane sempre la stessa.

La sconfitta della lotta di classe, in questo paese, e la dimensione “ buonista “ e conservatrice della sinistra socialdemocratica, ha schiuso ai pubblicitari la porta delle nicchie culturali che erano proprie della sinistra e il cui carisma e la cui forza evocativa vengono ora utilizzati per altri scopi.

C’è la ditta che lotta contro il razzismo, quella che si presenta come il simbolo del non conformismo, l’altra della rivolta adolescenziale e ancora quella della rivoluzione sessuale.

Le marche hanno, ormai, sostituito i movimenti.

Siamo al trionfo del marketing della liberazione.

Secondo questa filosofia, per liberarci da questa società, dobbiamo andare a mangiare nei ristoranti etnici, comprare nei negozi equosolidali, comprare i dischi di Lady Gaga e, magari, aderire a questa o quella lettura della sessualità e delle pratiche esistenziali, presentate come liberatorie e rivoluzionarie.

Il trionfo del capitale: rabbia,insoddisfazione,ricerca di altro, li ha saputi mettere al servizio dei propri interessi, creando un bisogno di identificazione con nuovi stereotipi culturali.

Il capitale attraverso la pubblicità riesce a riplasmare la realtà sociale secondo una visione immaginaria della società.

I giovani disoccupati delle periferie urbane impersonano una sorta di lotta tra una marca e l’altra di scarpe da ginnastica.

Pubblicità, stereotipi culturali vincenti, diventano uno strumento di trasformazione della coscienza sociale.

Donne e uomini che, nei messaggi pubblicitari e nelle rappresentazioni mediatiche, vediamo, senza distinzione gerarchica, al lavoro e a casa e, magari, nelle nuove inclinazioni sessuali, in realtà nascondono la fine del lavoro a tempo determinato, l’apologia della precarietà, il rilancio dei ruoli.

Le aziende che vivono sfruttando il lavoro minorile o producono materiali bellici o distruggono l’ambiente nei paesi del terzo mondo, omettendo bellamente questi aspetti e rappresentandosi come altro, concorrono alla schizofrenia di questa società che dice di essere sensibile a questi temi, ma li disattende quotidianamente nella pratica. Contemporaneamente, il tabù del sesso viene largamente sfruttato da quando si è scoperta la correlazione tra desiderio sessuale e pulsione all’acquisto, e il legame tra pratiche sessuali non usuali e malinteso concetto di rivoluzione e liberazione. Allo stesso tempo, resta fermo lo stereotipo della donna che è oggetto di piacere o soggetto domestico che, anche quando è emancipata e lavora fuori casa, è lei stessa che sorveglia la sua abbronzatura, l’odore delle sue ascelle, i riflessi dei suoi capelli, la linea del suo reggiseno o il colore delle sue calze.

Il mondo è quello che è ,pieno di ogni bruttura, ma noi ci possiamo “autoassolvere” perché beviamo un prodotto che è sinonimo di libertà, perché vestiamo casual o perché facciamo sesso fuori dal coro.

Facciamo pure quello che ci pare, perché quello che ci piace, proprio perché ci piace, è buono, ma lo è, naturalmente, per noi che lo facciamo e ci piace, ma,  non parliamo di libertà, di rivoluzione, di cambiamento della società.

Questa configurazione sociale si caratterizza nella preminenza progressiva della merce su ogni altro elemento e nella mercificazione di tutti i rapporti, compresi quelli sociali ed affettivi, nella cultura che viene ridotta a mode che si susseguono, con l’apparire esibizionistico che prende il posto dell’autonomia individuale, nell’appiattimento della storia stessa sull’evento immediato e l’informazione istantanea, nella fuga dal conflitto sociale e nella disaffezione dalla politica, nella strumentalizzazione delle lotte di liberazione  e delle diversità.

E, allora, ricordiamoci sempre,che ,se la borghesia è in grado di appropriarsi di parole, contenuti e sogni  che ci dovrebbero appartenere è il caso che ci chiediamo dove stiamo sbagliando."

Elisabetta
 

“Accetta la sfida” contro il bullismo e gli stereotipi di genere nelle scuole

“Accetta la sfida” contro il bullismo e gli stereotipi di genere nelle scuole

 
Ascolta la puntata di Minipimer, la maxi trasmissione del MFLA, dedicata alla presentazione del progetto “Accetta la sfida” contro il bullismo e gli stereotipi di genere nelle scuole, dell’associazione Donne e politiche familiari.
Qui il documentario in 3 parti sul progetto.

Presentazione di "Il cacciatore di anime" di Virginia Spada

Presentazione di "Il cacciatore di anime" di Virginia Spada

 
Presentazione del libro di Virginia Spada “Il cacciatore di anime” (Sideral edizioni)
 
La storia vera di una donna che si ritrova intrappolata nella relazione con un uomo che si trasforma nel suo aguzzino e la costringe all'isolamento e al silenzio. L'autrice ripercorre a ritroso i suoi passi e cerca di capire come si possa amare chi cerca di annientarci. La violazione della nostra integrità è un'esperienza devastante, un'esperienza gridata, in questo romanzo, con dolcezza. Parole che spezzano il silenzio e raccontano un segreto che ha atteso per anni all'ombra di un cuore chiuso nella prigione della paura. Un viaggio a piedi nudi alla ricerca di nuove ali per volare.
 

Stelle di Polvere – Stereotipi di genere nei media_2

Stelle di Polvere – Stereotipi di genere nei media_2

 
Ascolta la seconda puntata del ciclo “Stelle di polvere – Stereotipi di genere nei media”.
Continuiamo a parlare dei prodotti di abbiagliamento per l’infanzia: strategie di sessualizzazione precoce, divisione dei ruoli e forme di rappresentazione del corpo di bambine e bambibi.
Guarda le immagini di cui si parla in trasmissione.

PROVE APERTE DI CIVILTA'

PROVE APERTE DI CIVILTA'

 
La Compagnia teatrale indipendente "Il naufragar m'è dolce..." è una compagnia composta da donne che realizza e auto-produce i propri spettacoli. attuando una modalità produttiva che vede nel lavoro collettivo la sua massima espressione.

Ad oggi sono stati realizzati spettacoli originali sulle tematiche quali gli OGM, l’acqua come diritto inalienabile, il lavoro minorile, il diritti e le battaglie delle donne e liberi adattamenti di testi teatrali più classici.

In questo periodo ha dato vita ad una campagna di finanziamento dal basso. Per sostenere la Compagnia questi sono alcuni dei prossimi appuntamenti:

26 aprile - teatro palladium "Prove aperte di civiltà"

27 aprile - 7 maggio - Teatro Volante (un furgone parcheggiato nei pressi del Palladium dove sarà possibile assistere a spettacoli)

Ascolta l'intervista con Chiara Casarico, direttrice artistica della Compagnia
 

“Non ci lasceremo mai” di Federica Tuzi

“Non ci lasceremo mai” di Federica Tuzi

 
Ascolta la trasmissione Minipimer del 15 marzo 2011, in cui presentiamo il romanzo di formazione lesbica “Non ci lasceremo mai” di Federica Tuzi.
 
Da pagina 16:
Le nostre litigate erano cominciate presto: per una gonna a pieghe, per il vestito della comunione, perché volevo i capelli corti, perché non dove scalmanarmi. Mi avevano da subito definita un maschiaccio, senza sapere quanto fosse vera quell’intuizione. Nemmeno io lo sapevo ancora, ma già dal primo anno delle scuole medie era stato chiaro che de la maschio avevo anche i gusti sessuali. La parola “lesbica” mi arrivò addosso come uno schianto. Non tanto per il suo significato letterale (che male c’era ad amare le femmine?), quanto per quel retrogusto da film porno, alienato, sporcaccione. Me la ripetevano nei corridoi, la scrivevano sulla lavagna e sulle mattonelle del bagno, e solo perché avevo dato una lettera d’amore a Elena, la mia compagna di banco.

Per l’accecante visibilità delle donne, con le donne migranti

Per l’accecante visibilità delle donne, con le donne migranti

 
Nella giornata dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, abbiamo ascoltato  le voci delle donne migranti e italiane del Coordinamento Migranti Bologna e Provincia, dell’Associazione Todo Cambia di Milano e dell’Associazione Trama di Terre di Imola, che hanno avviato un percorso di riflessione e scritto un interessante appello.

Per l’accecante visibilità delle donne, con le donne migranti

Per l’accecante visibilità delle donne, con le donne migranti

 
Nella giornata dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, abbiamo ascoltato  le voci delle donne migranti e italiane del Coordinamento Migranti Bologna e Provincia, dell’Associazione Todo Cambia di Milano e dell’Associazione Trama di Terre di Imola, che hanno avviato un percorso di riflessione e scritto un interessante appello.

Se non SEMPRE, quando? ieri, oggi, domani verso l'8 Marzo

Se non SEMPRE, quando? ieri, oggi, domani verso l'8 Marzo

 
Minipimer la maxi trasmissione del Martedì Autogestito da femministe e lesbiche nella puntata del 15 Febbraio ha raccolto e ascoltato le voci di tutte quelle donne, femministe e lesbiche che hanno attraversato le piazze del 13 Febbraio con altri contenuti, dal corteo a Roma giunto fino a Montecitorio, passando per Milano e Napoli, fino allo spezzone separato a Bologna che ha fatto un pezzo di corteo non autorizzato... tutto questo e  molto altro nella registrazione della trasmissione.
 
MFLA

Se non SEMPRE, quando? ieri, oggi, domani verso l'8 Marzo

Se non SEMPRE, quando? ieri, oggi, domani verso l'8 Marzo

 
Minipimer la maxi trasmissione del Martedì Autogestito da femministe e lesbiche nella puntata del 15 Febbraio ha raccolto e ascoltato le voci di tutte quelle donne, femministe e lesbiche che hanno attraversato le piazze del 13 Febbraio con altri contenuti, dal corteo a Roma giunto fino a Montecitorio, passando per Milano e Napoli, fino allo spezzone separato a Bologna che ha fatto un pezzo di corteo non autorizzato... tutto questo e  molto altro nella registrazione della trasmissione.
 
MFLA

Poetiche - festival di poesia delle donne

Poetiche - festival di poesia delle donne

 
Poetiche - Festival di poesia delle donne - Roma 11 - 17 ottobre 2010
www.romapoesia.it - www.romapoesia.blogspot.com
 
Due trasmissioni di presentazione del Festival e lettura di poesie con le autrici
 
1 trasmissione (sabato 9 ottobre)- Intervengono: Franca Rovigatti, Sara Ventroni, Lidia Riviello, Daniela Attanasio
 
2 trasmissione (martedì 12 ottobre) - Intervengono: Milli Graffi, Mia Lecompte, Paola Sansone, Sara Zanghì
 

Faith, Joy e Nessma

Faith, Joy e Nessma

 
Intervista ad Amazora di Bologna sull'appello internazionale per Faith, la donna nigeriana deportata dall'Italia in Nigeria, dove rischia la condannata a morte per essersi difesa da uno di stupro:
http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/appeo-faith
 
Intervista a Noi non siamo complici su ABCie - glossario dossier sui Cie:
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/09/17/abcie-glossario-d...
 
Appello per Nessma, lesbica libica rifugiata in Francia.

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