Non ne possiamo più racimolare soldi ogni anno per pagare le bollette!
Radio Onda Rossa ha bisogno di una fonte di energia Gratuita, Greeen e Illimitata per trasmettere potenti nell'etere.
I 20'000 euro che avremmo chiesto in bollette verranno devoluti alla costruzione di un reattore nucleare al plutonio di VI generazione, smart e cheap per alimentare le nostre frequenze .
Lo stato borghese ci chiede i soldi per l'energia rendiamoci Autonom*, Plutonio per tutt*!!!
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Sabato 15 marzo dalle 11 alle 13 apriamo i microfoni di Radio Onda Rossa per confrontarci con voi su woke e cancel culture: è il gran finale del ciclo di redazionali "Non si può più dire niente" durante il quale abbiamo cercato di fare chiarezza su questi temi, indagandone le origini e analizzando come siano stati strumentalizzati e ribaltati per colpire le lotte delle soggettività oppresse. Durante le due ore di microfoni aperti continueremo questa riflessione, vi faremo ascoltare delle voci che abbiamo raccolto, e cercheremo di capire come tutti questi temi ci riguardino da vicino, permeino i nostri spazi e contaminino le nostre conversazioni e relazioni. Il numero per chiamarci in diretta è sempre lo 06941750. Vi aspettiamo!
Le puntate precedenti le trovi ai seguenti link:
- Puntata introduttiva qui
- Seconda puntata: woke, cancel culture e genere qui
- Terza puntata: il "capitalismo woke" qui
- Quarta puntata: Esiste un'egemonia culturale woke? qui
- Quinta puntata: Decolonizziamoci! qui
Approfondiremo i contenuti del disegno di ddl (di appena 4 articoli) emanato dal governo che prevede la realizzazione di nuove centrali elettriche alimentate a fissione nucleare nei prossimi decenni, puntando in particolare su architetture di reattori piccoli e modulari. Esploreremo gli scenari paventati e le criticità tecniche di questa scelta. Ospiteremo numerose corrispondenze sulle lotte del passato (anni '80 e primi 2000) e su come si pensa di rispondere a quest'ennesima speculazione insensata.
Nella quinta puntata del ciclo "Non si può più dire niente" affronteremo le tematiche legate alla decolonialità. In particolare, cercheremo di capire come woke e cancel culture vengono attaccati per mantenere il razzismo sistemico e silenziare le soggettività razzializzate.
Nella quarta puntata del ciclo Non si può più dire niente affronteremo il tema del mondo culturale in relazione a woke e cancel culture andando a esaminare l'accusa ricorrente di un'egemonia culturale che intenderebbe cancellare la cultura e la storia. Parleremo quindi di studio dei classici, di monumenti messi in discussione o abbattuti, di accademia per verificare l'accusa di censura.
Giovedì 6 febbraio alle ore 18.15 va in onda la terza puntata del ciclo Non si può più dire niente. ciclo di trasmissioni su Woke e Cancel Culture. Stavolta si parla del cosiddetto "capitalismo woke" e in particolare di BigTech.
SABATO 25 GENNAIO, A STRIKE SPA:
Per terzo anno consecutivo, serata reggae, roots, dub contro il carcere e a sostegno di Scarceranda 2025.
Lion's Way Sound System, full sound installed, con le collaborazioni al microfono di Barabbas e Ras Santo. Insieme a Rudebeat, The Healing, Kubla Khan Tribe e Fabio B.
A partire dalle ore 22, con sottoscrizione libera a sostegno del proggeto Scarceranda. Perché di carcere non si muora mai, ma nemmeno di carcere si viva.
Strike Spa. Via Umberto Partini 21, Roma.
Presentazione dell'agenda Scarceranda 2025 con alcun compagn di Radio Onda Rossa.
A seguire, quattro chiacchiere con compagn di Latina contro l'istituzione penitenziaria, la soluzione penale, la società del controllo e della repressione...
Dove si fa: Kokoro, via Plauto, 12, 04100, Latina.
Dalle ore 19:30.
17 Gennaio ore 19, Presentazione di scarceranda in sala da tè del forte prenestino
La presentazione sarà insieme a Pilar Curillàn Huenchunao studentessa e portavoce dei prigionieri politici Mauche nel Carcere di Temuco, Caso Lautaro e della CAM, la Coordinadora Arauco Malleco interverrà sulla condzine dei prigiornieri politici mapuche nelle carceri cilene e su cosa significa la resistenza mapuche e il recupero territoriale.
Giovedì 16 gennaio dalle ore 18.15
seconda puntata del ciclo di trasmissioni su Woke e Cancel culture "Non si può più dire niente".
Qui puoi riascoltare la prima puntata.
Lunedì 31 Dicembre ore 10:00 appuntamento sotto il carcere di Rebibbia (all'angolo tra via Bartolo Longo e via Raffaele Majetti) per dare solidarietà alle persone recluse.
“Ti basterebbe un solo sguardo per capire che queste persone non sono più umane, che senza un progetto, un lavoro, senza ricevere risposte, senza una speranza non siamo più niente. Provaci tu a non poter chiamare la tua compagna, a dover scegliere se usare la tua unica chiamata per sentire i tuoi figli o i tuoi genitori. Prova ad avere solo 10 maledetti minuti a settimana per comprimere tutto, ogni pensiero, ogni parola, ogni sentimento. Prova a non sentirti solo, impotente, perso. Basterebbe seguirci mentre arriviamo ammanettati tra la gente, ancora non giudicati, in quelle aule dove dovrebbero fare giustizia, ma ti senti colpevole anche se non lo sei, vivi la condanna prima ancora della sentenza. Trascinati coi ferri ai polsi, chiusi dentro una gabbia più piccola della cella, sbattuti e umiliati in quei sotterranei luridi di piazzale Clodio. Basterebbe assaggiare questo cibo, che fa schifo e comunque non basta mai. Basterebbe finire in questo baratro per capire che i muri e le sbarre chiudono dentro anime vive e tengono fuori l'umanità, la civiltà. Ti basterebbe vederlo, questo posto, per non poter più far finta di nulla. Ti metteresti anche tu a sbattere con noi. Questa volta, non girarti dall'altra parte. Posa l'aperitivo, sospendi la call, metti in pausa il film. Prova a vedere oltre questo maledetto muro.”
Detenuti liberi di Regina Coeli, Facciamo rumore, Giugno 2024.
84 nel 2022; 69 nel 2023; più di 60 già alla fine dell’estate del 2024. Questi numeri contano i suicidi nelle carceri italiane. Il problema non è la morte di chi è reclus*, quanto la normalità del carcere che spezza le vite di chiunque vi metta piede. La morte ne è la tragica conseguenza.
Il carcere che uccide è il carcere paradigma di questo tempo, come soluzione ad ogni problema. Come luogo dove nascondere poveri e migranti, dove sorvegliare e punire chi annega nelle disuguaglianze di questa società insieme a chi ha il coraggio di sfidarle.
Una società che ha bisogno del carcere si materializza nei processi di militarizzazione delle scuole come dei quartieri, nei decreti sicurezza che aumentano le pene e i reati. Il carcere come riproduzione della società, della sua forza produttiva e di tutti i suoi valori. Il carcere come paradigma si esprime anche nei CPR, nel mito della sicurezza a scapito della libertà. La libertà di circolare al di là della propria provenienza, la libertà di studiare, di lavorare, di protestare. La libertà contro il carcere, il carcere contro l* dannat* della terra. Dannat* che gridano giustizia e gridano vendetta: come dalla Palestina così dal mediterraneo, dai luoghi di lavoro, dello sfruttamento e dell’oppressione.
È difficile ormai individuare il momento più problematico per le persone recluse: è l’estate in cui le celle diventano dei forni o l’inverno quando sono delle ghiacciaie? Quando si entra o quando si esce e ci si ritrova in un mondo che non ti appartiene più? Per alcuni il momento più difficile è il natale. Secondo noi il carcere è difficile 365 giorni l’anno, risolutivo mai. Per noi il carcere non è mai una soluzione, è uno strumento di irrigidimento della società; è per chi trova espedienti allo sfruttamento del lavoro, per chi non paga una vita sempre più cara, per chi occupa una casa o non può più pagarne un affitto, e così in occupazione ci si ritrova. Uno strumento per educare chi ancora mantiene uno spirito critico, chi si ribella, come hanno fatto i/le detenut* di Regina Coeli negli ultimi mesi o tant* altr* reclus*.
Ma educa a cosa? Al fatto che la critica va bene purché sia ubbidiente, alla sopraffazione, al patriarcato, a quegli stessi valori che contraddistinguono la società fuori. Carcere e società non sono due dimensioni distinte quanto l’uno il proseguimento dell’altra. I meccanismi di oppressione che agiscono sulle nostre vite fuori dai luoghi di detenzione vengono perpetuati anche al loro interno.
Gli errori e le violenze che conducono alcune persone in carcere sono frutto della cultura di questa società, della marginalizzazione sociale, di quel processo che costruisce un ponte fra le periferie e il carcere, fra l’assenza di documenti e i luoghi di detenzione. Per noi essere contro il carcere significa essere contro la società che lo genera e lo difende.
Il 31 dicembre, ormai da svariati anni, andiamo sotto le mura di Rebibbia, a far sapere a chi è lì dentro che non è sol*, e a far sentire a chi vive fuori (noi) la voce di chi vive dentro. Il 31 dicembre è anche questo, un momento di lotta e condivisione, un momento di solidarietà concreta, per portare un racconto o anche solo un saluto alle persone che sono dentro. Un momento di ascolto, un momento per non essere solo testimoni alle barbarie di questo mondo, per dimostrare che vi è ancora chi resiste e lotta, fuori e dentro, per la libertà.
Raccontano che la vita è nel fomentare la guerra ma allo stesso tempo nella pace sociale, nell’ordine, nella difesa dei confini, nella legalità che difende il più forte. La vita è altrove, in chi resiste, in chi ha la capacità di immaginare un mondo diverso per sé e per qualcun altro. Come dicevano i detenuti di Regina Coeli, la vita non puoi farla prigioniera.
Compagn* verso il 31 dicembre 2024 a Rebibbia.
Dalle 18 dibattito.
Dopo la cena, alle 2130 spettacolo con Paola Francesca Iozzi e Leonardo Maltese
Il sabato 21 dicembre, a partire dalle ore 22, Bass Connection Roots and Dub Night presenta alla resident family di Ghetto Pawa, Dubass feat. Sista Maria e Freddie Stork feat. Amparito MC insieme a Militant Dub Area feat. Lion's Way Sound System e More Fire a sostegno di Radio Onda Rossa. Il tutto powered by Evergreen Sound System.
Sabato 21 dicembre, a partire dalle ore 22, al CSOAT Auro e Marco (Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione 268, Roma)
Dialogo sulla repressione tra lotta e resistenza.
- Ore 17: mostra e serigrafia in live - l'inferno delle carceri israeliane ai tempi del genocidio
- ore 18.30: dialogo aperto con Scarceranda, Alberi della rete, All eyes on Palestine
- Ore 21: Cena sociale benefit
A seguire musica da camera con Pensieri e Oltre
Per 3 giovedì (5 dicembre, 12 dicembre, 19 dicembre) ore 18.15, 3 appuntamenti per parlare di Roma e dell'ennesimo grande evento in arrivo.
Come sempre sugli 87.9 FM
Il 30 novembre alla Casa di Quartiere in via Trani, 1 parliamo di carcere e del DDL 1660. Negli ultimi anni, grazie alle lotte portate avanti dai detenuti in tutte le prigioni d’Italia contro le condizioni disumane che sono costretti a vivere, su tutti lo sciopero della fame di Alfredo Cospito al 41 bis, si è tornato a parlare di detenzione dai bar fino alle prime pagine dei quotidiani.
Nel 2020, allo scoppio dell’emergenza Covid, il governo decise di chiudere i colloqui fra detenuti e familiari, e ci ritrovammo insieme a diverse famiglie della borgata di fronte al carcere di Rebibbia per protestare contro questa decisione, e chiedere notizia delle persone detenute. Mentre fuori chiudeva tutto e si imponevano misure di distanziamento sociale, dentro le carceri già sovraffollate e con problemi sanitari enormi, la paura e la rabbia dei detenuti cresceva di ora in ora. Fino alle rivolte che si diffusero in tutta Italia, e alla strage con la morte di 13 detenuti.
Una strage senza colpevoli secondo la procura, raccontata come pilotata dalla criminalità organizzata da giornali e politici.
Da quel 2020 non si contano i procedimenti contro secondini, il più noto quello per le torture nel carcere di Santa Maria Capua a vetere, le condanne della Cedu (corte europea dei diritti dell’uomo) nei confronti dell’Italia, le inchieste giornalistiche e i presidi sotto i penitenziari.
Nel 2024 sono già più di 60 i suicidi nelle carceri, l’indice di sovraffollamento al 120%, il tasso generale di recidiva è al 70%.
La detenzione in carcere nel migliore dei casi fallisce completamente la sua funzione, molto spessa lasca segni indelebile nella vita di chi la incontra, nella peggiore dei casi uccide.
A fronte di questa evidenza governi di ogni colore continuano ad approvare misure che aggravano le pene per i reati commessi da chi lotta per i propri diritti, dalle persone immigrate, dalle persone che nascono e vivono nei quartieri popolari. Questi tre “gruppi sociali” costituiscono la quasi totalità della popolazione che affolla le carceri.
L’ultima di queste misure, di particolare gravità, è il disegno di legge 1660, che rischia di essere approvato nelle prossime settimane.
Di tutto questo parleremo insiem a Radio onda rossa, Eddi marcucci, i disoccupati 7 novembre, C.O.R.E. (comitato contro carcere e repressione) e l’avvocato Flavio Rossi Albertini. A seguire ci sarà una cena e uno spettacolo teatrale di Ascanio Celestini.
Verso il 31 dicembre sotto al carcere di Rebibbia.
Vi aspettiamo!
Venerdi la conduzione del Ponte Radio sarà a cura di Ondarossa e in occasione della manifestazione nazionale di NUDM del 23 novembre a Roma e Palermo parleremo di autodifesa femminista presentando due libri: L'autodifesa delle donne delle storiche Simona Feci e Laura Schettini e Avrei voluto da giovane solo vivere della poeta Nadia Alba Augustoni.

