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Non siamo complici delle stragi in mare

Data di trasmissione
Durata 23m 38s

Non siamo complici delle stragi in mare

L'Italia e la Libia hanno saldato ulteriori relazioni commerciali mentre annegavano decine di persone nel Mediterraneo, ignorando le richieste di soccorso in uno dei mari più militarizzati del mondo.
Non possiamo restare in silenzio.
Mentre si parla di "ritorno alla normalità" tra bar e ristoranti, è ormai "normale" che le persone immigrate, se riescono a raggiungere le coste italiane, vengano rinchiuse in navi-prigione, trasferite in campi di internamento e poi deportate.
In questi giorni si è discussa la proposta di cittadinanza per Patrick Zaki mentre lo Stato italiano continua a intrattenere floridi rapporti commerciali e bellici con il regime di Al Sisi, a negare la cittadinanza alle persone che vivono in questo paese e a deportare le persone nate in Egitto che non hanno un regolare permesso di soggiorno. Non possiamo sopportare questa ipocrisia. Dopo l'ennesima aggressione armata ai danni di immigrati avvenuta a Foggia, dopo l'uccisione di una donna senegalese a Bergamo, fulminata da un colpo di taser inflitto dai carabinieri. Dopo la morte di un ragazzo tunisino a Livorno, a causa della polizia e di un coprifuoco che minaccia ulteriormente la vita delle persone colpite dall'apartheid istituzionale e dal ricatto dei documenti.
Venerdì 30 aprile, ore 18:00
Speaker's corner e presenza in strada.
Appuntamento a Piazza dei Mirti (Centocelle)
Contro le stragi in mare
Contre le navi-quarantena
Per i documenti a tutti e tutte
Per la libertà

Bologna, il CAS di via Mattei è una prigione: presidio 22 Febbraio

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Un testo scritto da chi vive nel Cas di Via Mattei (Bologna). Sabato 22 febbraio (ore 15 in Montagnola, lato piazza VIII agosto) saremo al loro fianco per supportare la loro protesta.
Alcune/i solidali

Siamo le persone che abitano nel CAS di via Mattei. Prima stavamo in altri centri gestiti da Lai Momo e non abbiamo capito perché ci hanno portato via da lì all’improvviso portandoci nel CASdi via Mattei senza spiegazioni. Perché ci hanno deportati lì dentro? Le cooperative, la prefettura e il governo hanno deciso al nostro posto dove e come dobbiamo vivere da quando siamo arrivati in Italia, e da novembre hanno deciso di buttarci qui. Ci sembra di essere stati gettati in prigione ed esclusi dalla società.

Per noi questo posto è una prigione ed una tortura mentale. Non ci sono cure mediche, il posto è sporco, 10 persone o più vivono in una stanza… A nessuno importa del nostro benessere. Non c’è la possibilità di cucinare in autonomia. Per entrare ed uscire dobbiamo usare il badge. Le condizioni igieniche fanno schifo e ci si ammala facilmente. Quando qualcuno si ammala, deve fare tutto da solo acquistando i farmaci. Ma come facciamo a comprare i farmaci se non possiamo lavorare? E come possiamo lavorare se non abbiamo i documenti? E chi ha il permesso di 6 mesi e sta lavorando ha dei contratti di 1 solo giorno. Immaginate se la persona non parla bene l’italiano, è tutto ancora più difficile. Ci sono operatori che affermano di lavorare per noi, però ci trattano come animali e sono proprio dei guardiani.
Questa non è vita, noi vogliamo libertà, documenti, e possibilità di decidere sulla nostra vita.

SE LA SCHIAVITÙ NON È ANCORA FINITA, DOBBIAMO DIRLO.

Nigeria e Italia: una lunga storia

Data di trasmissione
Durata 25m 20s
Durata 22m 40s

I rapporti tra l'Italia e la Nigeria hanno una lunga storia. L'ultima e recente maxi-inchiesta partita in Campania (portata avanti da Polizia e FBI) riguardo ad un presunto giro internazionale di traffico di organi e lavoratrici del sesso ha ridato linfa ad un dibattito mediatico spesso superficiale e colmo di retorica. Retorica che parte da una narrazione strumentale dei motivi che portano una persona a migrare fino ad arrivare alla questione della "tratta", in cui si criminalizzano e allo stesso tempo vittimizzano molte donne provenienti dalla Nigeria. La relazione tra Italia e Nigeria è in realtà più complessa e intreccia differenti problematiche. Intensi rapporti economici e diplomatici, il ruolo dell'ENI e di altre multinazionali, le inchieste scomparse, il traffico di esseri umani, lo smaltimento di rifiuti tossici e la complessità di una cultura molto differente dalla nostra sono solo alcuni degli elementi necessari a fornire un'analisi più attenta di questa lunga storia. 

Vi proponiamo un approfondimento in cui, senza la pretesa di essere esaustivi, si prova a far emergere un diverso punto di vista sulla storia dei legami ancora molto forti che esistono tra i due paesi e su come influiscono le disastrose politiche migratorie italiane sulla vita di tante persone migranti.  

Buon ascolto!     

Sgombero a Saluzzo: storie di sfruttamento sul lavoro

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Durata 33m 29s

In collegamento con una compagna parliamo di quanto accaduto nelle ultime settimane a Saluzzo in provincia di Cuneo. In una situazione di sfruttamento lavorativo e inaccettabili condizioni di vita, centinaia di migranti occupano uno stabile che viene sgomberato dalla polizia accompagnata dalla croce rossa. 

Aggressione squadrista al rifugio autogestito Chez Jesus

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Durata 22m

con una compagna parliamo dell'aggressione avvenuta al rifugio autogestito Chez Jesus e la situazione in frontiera. Di seguito il comunicato

A Chez Jesus ieri è stata issata una bandiera. Anzi, due bandiere, belle, alte più o meno 5 metri. Una bandiera No Tav e una con scritto No Borders.

Poche ore dopo, 6-7 persone residenti di Claviere, in modo evidentemente organizzato, si sono presentati al rifugio. Con toni minacciosi e violenti, hanno preteso di togliere le bandiere insultando sin da subito le persone presenti a Chez Jesus. Poco dopo, sono stati raggiunti da altri residenti attirati probabilmente dalla situazione o forse alcuni chiamati dagli stessi aggressori.

I presidianti si sono mossi in difesa del luogo cercando un dialogo, ma evidentemente l’intenzione degli interlocutori non era affatto quella di trovare una soluzione collettiva, imponendosi infatti sin da subito con la violenza verbale, offendendo i presenti con insulti razzisti e sessisti quali “negra di merda”, “a voi non darei neanche venti euro sulla strada”, “avete solo bisogno di un po’ di cazzo”, “pompinari e zecche di merda”. Gli stessi sono arrivati a prendere a calci una ragazza, scaraventare un altro ragazzo giù da un muretto per poi picchiarlo. Alcuni di questi aggressori si sono rivendicati di essere orgogliosamente fascisti, proclamando di essere a casa loro e di poter agire con qualsiasi mezzo necessario. Un’altra componente del gruppo di residenti presenti non aveva intenzioni esplicitamente violente, ma comunque attraverso il totale silenzio e l’osservazione della scena ha legittimato tali azioni rendendosi complice.

Poco dopo l’inizio dei fatti è giunto il sindaco di Claviere, che ha avvertito i carabinieri. Sono arrivate sul posto tre pattuglie con l’intenzione di identificare tutti i presenti. Mentre gli occupanti sono rientrati nel rifugio, due di noi, che stavano difendendo la porta di accesso, sono state scaraventate e immobilizzate a terra dalla polizia. Le minacce di denuncia di resistenza sono state numerose, come altre intimidazioni. Alla fine, molti dei presenti sono stati identificati.

Inoltre, non è la prima volta che tali personaggi attaccano il rifugio autogestito di Chez Jesus. La sera del 22 aprile scorso infatti, al termine della marcia solidale da Claviere a Briançon culminata con gli arresti di Eleonora, Théo e Bastien, alcuni di questi stessi personaggi di ieri, si erano presentati al rifugio insultando con frasi sessiste e razziste, evidentemente a loro tanto care, cercando di mettere le mani addosso e minacciando di tornare. Quella sera solo la calma e la tranquillità dei solidali (non propensi ad avere ulteriori complicazioni al termine di quella giornata) e l’intervento di un residente ha permesso di allontanare tali personaggi molesti e violenti, senza ulteriori complicazioni.

È evidente dunque che la presenza di Chez Jesus dà fastidio qui a Claviere. Dà fastidio ai fascisti che non vogliono neri a vista, bandiere No Tav e No Borders.

Dà fastidio all’economia del posto. Claviere resta un paesino di montagna, che vive del turismo sciistico d’inverno, di quello golfistico e naturalistico d’estate. Come ci ha ricordato il sindaco ieri, il commercio viene rovinato perché l’immagine della località turistica ricca e tranquilla viene soppiantata da una realtà più scomoda, fatta di respingimenti e botte da parte della polizia, di migranti bloccati a Claviere e di conseguenza ben visibili nel paese.

È abbastanza ironico come la sola presenza di persone dal colore della pelle per alcuni sbagliato, o di qualche scritta comparsa alla frontiera contro i respingimenti, bastino ad incrinare un apparente decoro urbano. La perturbazione dell’immagine di Claviere a quanto pare scalda gli animi. Le violenze e i respingimenti sono quotidiani, e accadono a meno di due chilometri dalle ultime case di Claviere, nell’indifferenza più totale dei residenti. Sembra quindi che alla gran parte del paese stia a cuore molto di più la tranquillità del proprio villaggio piuttosto che interessarsi e prendere posizione rispetto alle dinamiche che questa frontiera e il suo dispositivo porta. La mediatizzazione di questa realtà, ha come effetto immediato di allontanare i turisti, secondo le preoccupazioni di chi ha attività commerciali. E abbastanza chiaro che sono queste alcune delle ragioni dell’ostilità di vari residenti nei confronti del posto.

Non accettiamo nessun attacco né intimidazione. Non accettiamo minacce né insulti, che siano sessisti, machisti o razzisti. Né verso chi di passaggio né verso i solidali.

Che sia ben chiaro: noi da qui non ce ne andiamo. E non rimarremo in silenzio.

INVITIAMO TUTTE E TUTTI DOMENICA 8 LUGLIO, ORE 17, PER UNA MERENDA SINOIRA NELLA PIAZZA DELLA CHIESA DI CLAVIERE.

Migranti in Germania: accoglienza, istituzioni, autorganizzazione

Data di trasmissione

Con un compagno di Berlino attivo nei coordinamenti di rifugiati autorganizzati analizziamo lo scenario politico-istituzionale in Germania, che vede addirittura un'apertura dell'SPD ai rifugiati mentre frequentemente gruppi di neonazisti attaccano i "centri di accoglienza".

 

In questo quadro la posizione dei movimenti fatica ad uscire dalla semplice solidarietà, e si trova a volte ad essere parte della gestione autoritaria delle vite dei migranti.

 

Durata: 24 minuti