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Quel monumento non deve restare! Si anima l'Affile antifascista

Data di trasmissione
Durata 24m 38s

Una spesa inaudita, coi tempi che corrono, per un'opera orribile: si potrebbe presentare così l'intollerabile iniziativa del sindaco di Affile, centro a Est di Roma, che ha fatto costruire un sacrario alla memoria del macellaio Rodolfo Graziani, già massacratore in Libia, vicerè d'Etiopia e ministro della Guerra della Rsi. Non è certo facile organizzare una reazione, in un luogo in cui i successi elettorali alla destra non sono mai mancati, ma il sindaco di Affile stavolta ha passato segno. Si è così costituito un comitato antifascista che, oltre a solidarizzare coi ragazzi denunciati qualche giorno fa, rei di aver scritto sui muri del sacrario chi fosse realmente Graziani, sta promuovendo un percorso di iniziative per chiedere l'abbattimento del monumento.

 

Durata: 24':38''

L'imbroglio etnico

Data di trasmissione
Durata 1h 12m 47s

Prima trasmissione del gruppo redazionale sull'intersezionalità[1] (intrecci tra genere, razza, classe, etnia, normatività sessuale). Nella trasmissione viene presentato il ciclo di trasmissioni su questi temi e proposta una intervista ad una compagna del Partito rivoluzionario del popolo etiope.

Riflessioni sulla demistificazione dei termini razza ed etnia, la negazione del ruolo coloniale dell'Italia, connessioni tra accadimenti passati e presenti in Africa ed in Europa.

 

[1] Intersezionalità È una metodologia di analisi femminista che esplora il modo in cui il genere si interseca con altre categorie dell’esperienza (razza, etnicità, classe, sessualità, ecc.). Lo scopo è di individuare i modi in cui queste categorie operano in specifici contesti sociali e culturali. Infatti, l’apparente predominio di una categoria può servire a mascherare l’azione o l’interdipendenza di un’altra categoria. Il termine è stato coniato per la prima volta dalla femminista afroamericana Kimberlé Crenshaw nel 1989, nella sua analisi della violenza maschile contro le donne nere, e poi ripreso e sviluppato da altre femministe nere (da Patricia Hill Collins a bell hooks, solo per citarne alcune). Tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli anni ’80, infatti, le femministe afroamericane affermano la necessità di articolare riflessioni teoriche, pratiche politiche e forme di organizzazione che siano fondate sulla critica del razzismo e del sessismo che le donne nere sperimentano. Sviluppano così metodi analitici per interpretare il modo in cui razza e genere incidono sulle loro vite, ad esempio introducendo la nozione di «intersezionalità», cioè intersecando, appunto, i diversi ‘assi’ della differenza (genere, razza, etnicità, classe, scelte sessuali), per mostrare quanto sia inefficace una teoria che tenga conto di uno solo di questi assi. Infatti storicamente le donne nere hanno combattuto simultaneamente sia contro il razzismo che contro il sessismo, riconoscendoli come due sistemi di potere che sono sempre interconnessi. Ad esempio, Crenshaw afferma che le analisi sul genere e sul sessismo sono costruite sempre a partire dall’esperienza delle donne bianche e di classe media, mentre le analisi sulla razza e sul razzismo sono basate sempre sull’esperienza degli uomini neri (come se tutte le donne fossero bianche e se tutti i neri fossero maschi). Dunque le politiche identitarie – che tendono a presentare le differenze tra i gruppi come naturali e immutabili – finiscono per costruire un’immagine omogenea e monolitica dei gruppi sociali, cancellando le differenze al loro interno (come se le donne fossero tutte sorelle, subordinate alle stesse forme di oppressione) e contribuendo ad amplificare le tensioni tra i diversi gruppi. Invece, le esperienze delle donne nere sono spesso il prodotto dell’intersezione di razzismo e sessismo, e queste esperienze tendono ad essere cancellate sia nel discorso femminista che in quello antirazzista. Grazie alle critiche del femminismo nero e postcoloniale, il femminismo bianco e occidentale – che aveva sempre considerato il genere e la differenza sessuale come le categorie analitiche principali – ha dovuto riconoscere la propria inadeguatezza nel rilevare le differenze e le relazioni di potere esistenti tra le donne. Una prospettiva che consideri l’intersezione tra genere, razza, etnicità e alttri assi del potere e del privilegio, può essere invece un’opportunità per costruire potenziali alleanze tra donne/soggetti appartenenti a culture e contesti diversi, sempre a partire dal riconoscimento del proprio specifico posizionamento.

Corpi neri in vendita: pubblicità razziste #2

Data di trasmissione

 

Nella puntata di lunedì 19 settembre 2011, proseguono le nostre riflessioni sulle pubblciità razziste iniziate la settimana scorsa. In particolare, stavolta ci concentriamo sull'intreccio fra razzismo e sessismo, analizzando le rappresentazioni dei corpi delle donne nere nelle pubblicità diffuse nell'Italia contemporanea e rilevando anche la riproposizione di immagini stereotipate che risalgono a una mentalità schiavista e coloniale. Alcune delle immagini di cui parliamo si possono vedere qui e qui.

Bologna: Petrolio bollente e stupri

Data di trasmissione
Durata 6m 24s

 

Donne e lesbiche contro i CIE hanno indetto per il 9 marzo alle 17.30 un presidio davanti all'Eni Store di Bologna, per rompere il silenzio sulle violenze che le ribelli e le donne migranti stanno vivendo in Libia e nei lager italiani a causa degli interessi economici e delle politiche securitarie dell’Italia e dell’Unione europea!

La quarta sponda

Data di trasmissione

 

Nella puntata di lunedì 29 marzo 2010:

 

Selezioni musicali dalle ex colonie italiane nel Corno d'Africa: Somalia, Etiopia, Eritrea.

Ospiti in studio: Daniele Comberiati, autore de La quarta sponda. Scrittrici in viaggio dall’Africa coloniale all’Italia di oggi (Caravan Edizioni, Roma 2009) insieme alle fondatrici della casa editrice indipendente Caravan, che si occupa di viaggio e migrazioni, di movimento e confini, intesi come luoghi geografici e letterari d'incontro e confronto.

 

La quarta sponda rappresentava l’ideale prolungamento del nostro Paese al di là del Mediterraneo, l’Africa coloniale italiana. Da lì partono le storie delle donne intervistate in questo libro: nove autrici di lingua italiana originarie delle ex colonie attraverso la loro scrittura ci riconsegnano una parte dimenticata del nostro passato facendosi portatrici di un’italianità nuova. Luciana Capretti dalla Libia, Cristina Ubax Ali Farah e Igiaba Scego dalla Somalia, Erminia Dell’Oro, Elisa Kidané e Ribka Sibhatu dall’Eritrea, Gabriella Ghermandi, Maria Abbebù Viarengo e Martha Nasibù dall’Etiopia. Attraverso queste interviste Daniele Comberiati riannoda le fila di una storia che non è solo nostra dandoci l’occasione di leggere gli eventi dal punto di vista di chi li ha vissuti dall’altra parte del mare, di ascoltare i racconti e le vicende umane di chi ha sentito la necessità di vivere la scrittura non solo come recupero storico, ma come impegno sociale e civile, per raccontare un’identità sospesa fra due continenti e fra due secoli.   
 

Daniele Comberiati è nato a Roma nel 1979 dove si è laureato nel 2003 presso il DAMS con una tesi su Sandro Penna. Ha vissuto in Francia e in Belgio. Attualmente lavora come ricercatore di letteratura italiana presso l’Université Libre di Bruxelles, dove nel 2008 si è addottorato con una tesi sulla letteratura italiana della migrazione, Scrivere nella lingua dell’altro: la letteratura degli immigrati in Italia (1989-2007), che sarà pubblicata nel 2010 dalla casa editrice Peter Lang. Ha partecipato a diversi convegni internazionali sul tema della letteratura migrante e del postcolonialismo pubblicando numerosi saggi accademici a riguardo. Ha collaborato con diverse riviste come «Carta», «Avvenimenti», «Altreitalie» e «Zapruder» ed è stato redattore della rivista on-line del Sindacato Nazionale Scrittori, «Le reti di Dedalus». Nel 2006 è uscito il suo primo romanzo I Commensali pubblicato dalle Edizioni Fiori di Campo di Pavia. Nel 2010 uscirà per Edilet Tra prosa e poesia: la modernità di Sandro Penna.