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colonialismo

L'Africa presenta il conto per i danni ambientali del CO2lonialismo

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Con Michele di Africa Rivista, autore di un recente articolo sul rapporto “CO2lonialism, Ecocide, Reparations”, elaborato dall’Università di Lagos e relativo alla devastazione ambientale provocata dal passato coloniale, cerchiamo di dare uno sguardo differente sull'Africa e sui danni provocati dal colonialismo. Lo studio, infatti, apre una prospettiva completamente nuova rispetto agli approcci più consueti, ovvero quella del conteggio dei danni ambientali, che costituiscono una categoria autonoma di devastazione, le cui conseguenze strutturali limitano ancora oggi la resistenza climatica ed economica del continente. L'Unione africana, del resto, sta dibattendo da tempo la questione della riparazione e sta parallelamente cercando di dotarsi di nuovi strumenti scientifici per effettuare, su base documentata, il computo delle devastazioni provocate dal passato coloniale. Quello che emerge dallo studio, però, è la più completa assenza di una metodologia comune da utilizzare per la quantificazione dei danni e per la valutazione degli standard di verifica che è possibile adottare. Attraverso l'analisi di una serie di casi-campione, invece, la ricerca dell'Università di Lagos è riuscita a dimostrare la sistematicità del danno, evidenziando come potenze coloniali diverse abbiano applicato ovunque lo stesso schema estrattivo. La ricerca costituisce dunque il primo passo di un processo che potrebbe consentire ai paesi dell'Unione africana di arrivare ai tavoli internazionali con uno strumento negoziale finalizzato ad avviare un tentativo di compensazione ancorato alla realtà. Si prosegue poi concentrandosi su diversi aspetti collegati alla devastante eredità coloniale dei paesi africani, che condizionano pesantemente le condizioni materiali di vita della popolazione.

 

 

Libano: storia del colonialismo israeliano

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Con un ricercatore palestinese in Storia contemporanea dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ricostruiamo i diversi tentativi di espansione coloniale messi in atto, nel tempo, da Israele, a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, che garantì ad Israele il controllo totale del territorio della Palestina storica, rafforzando altresì le forme della resistenza palestinese, che in questa fase assunsero un carattere di massa. Tale conflittualità raggiunse il suo apice nel 1975, con lo scoppio della guerra civile libanese sfruttata, ancora una vola, da Israele per l'ampliamento del proprio disegno coloniale. Arriviamo quindi, nel 1982, all' "operazione pace in Galilea", che costituì un'ulteriore fase della politica di ricostruzione della "grande Israele" a cui l'entità sionista si ispira sin dalla fine dell'Ottocento e di cui stiamo assistendo, in questi giorni, all'ennesimo, sanguinoso, capitolo. 

La cancellazione della memoria storica in Palestina

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Insieme ad Andrea, un fotografo che è stato più volte nella Palestina occupata, e a Chiara, un'archeologa specializzata in Asia occidentale, raccontiamo innanzitutto la sua esperienza di viaggio e i cambiamenti intercorsi nel tempo sul territorio, soprattutto a seguito del 7 ottobre 2023. Ci focalizziamo quindi sulle diverse forme di repressione attuate da Israele, soffermandoci in particolare sull'aspetto dello spossessamento identitario e culturale. A questo proposito, è emblematico il caso dell'area archeologica di Sebastia, vicino a Nablus, dove Israele ha requisito più di 180 ettari di territorio, destinati a essere riconvertiti in un gigantesco "parco a tema" funzionale al solo sfruttamento turistico. Il sequestro di una porzione di territorio così vasta ha evidenti implicazioni anche sotto il profilo economico, in quanto priva le comunità locali di importanti fonti di sostentamento e di prospettive di futuro. In termini più generali, del resto, l'archeologia viene piegata da Israele alla mera ricerca di "testimonianze bibliche" che possano legittimare la presenza coloniale, cancellando qualsiasi altra forma di sopravvivenza storica.

Rimpatriare la divinità

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In questa trasmissione parliamo dell'espropriazione del patrimonio artistico in epoca coloniale, post coloniale e attuale dell'Asia, in particolare della Cambogia dove negli ultimi anni il governo ha iniziato una capillare opera di riacquisizione. Quello della Cambogia è un esempio, importante e particolare, di una storia globale.

In principio era il verbo

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Un'altra puntata dedicata al contributo che la scienza sovietica ha dato nel documentare il ruolo delle relazioni umane sullo sviluppo delle facolta' cognitive di un individuo. Nel 1932 un gruppo di psicologi guidati da Alexander Luria compie una spedizione in Uzbekistan per capire come fanno le persone che crescono in comunita' dove la scrittura non e' usata a descrivere concetti astratti. La ricerca non conclude i suoi obiettivi politici, ma decenni dopo possiamo concludere che alcune di questa differenze culturali sono in realta' differenze tra la lingua parlata e quella scritta.

Scaletta musicale:

  • King Macarella - Ethno Waves
  • King Macarella - Ya Hababi
  • King Macarella - Do'ppiginam

Per approfondire:

  • Il documentario How to Fix the World di Jacqueline Goss che riporta alcuni degli scambi tra il team di Luria e i partecipanti agli esperimenti

Riso, colonia, suolo, diabete

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Il riso, spesso rappresentato in Occidente attraverso l’immagine esotica di terrazzamenti montani e la suggestione di tradizioni immutabili, è in realtà una chiave potente per leggere trasformazioni politiche, economiche e ambientali di lungo periodo. Più che una semplice coltura, è un’infrastruttura sociale con forme organizzative complesse, capaci tanto di sostenere Stati centralizzati, quanto di alimentare reti comunitarie resilienti. La risaia è, insieme, dispositivo tecnico e politico. Produce un surplus di capitale alimentare, politico, sociale e rende possibile la tassazione e l’amministrazione; inoltre, consolida identità collettive.
Parlare di riso significa, dunque, intrecciare suolo, potere, capitale, salute. Il riso è una lente attraverso cui è possibile osservare, nel tempo, come le decisioni politiche di quello che oggi è l’ovest globale si sono sedimentate nel loro sviluppo diacronico e continuano a influenzare corpi, territori e possibilità future.

USA: l'ICE e la Comunità somala

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Con la scrittrice Igiaba Scego commentiamo il particolare accanimento dell'ICE e del Presidente Trump contro la comunità somale statunitense. Inizialmente contro Ilhan Omar, deputata democratica aggredita a Minneapolis e poi creando un particolare accanimento contro tutta la comunità molto presente a Minneapolis. Un discorso che ci porta ad analizzare la struttura ancora colonialista da cui nascono gli USA e che non viene neanche affrontata nelle Università che come raccontano gli Epstein file sono sottomesse ai finanziatori e al potere. 

Con Igiaba analizziamo anche la politica internazionale degli USA in Somalia e il riconoscimento della Somaliland da parte di alcuni paesi ma non riconosciuta dalla stessa Somalia. 

Infine grosse sono le mobilitazione dalla comunità somala di resistenza all'ICE e alle politiche razziste e coloniali del Presidente Trump, una comunità allargata che ha saputo a sa aiutarsi in questo brutto momento dove per alcune famiglie è anche difficile uscire di casa. 

Nei nostri canti rabbia

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Ottava puntata di una trasmissione dedicata alla condivisione di cori e canti di lotta.

menù del giorno:

> Violeta Parra, Anita Tijoux, Beatriz Pichi Malen

> (Manman) La grev baré mwen

> Dans nos chants

scrivici sul pad: https://pad.cisti.org/p/tuteincoro :)

Sassari: contro l'ampliamento della fabbrica di morte RWM

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In Sardegna tra Domusnova e Iglesias, gli stabilimenti della Rwm, fabbrica di armi della multinazionale tedesca Rheinmetall sono stati contestati molte volte nei 1 anni che ci separano dall'apertura come fabbrica di morte, per le nocività che subiscono lavoratori e lavoratrici sia all'interno e chi lavora la terra nelle vicinanze. La protesta oggi porta anche il segno della lotta contro il genocidio nella Striscia di Gaza visto che le armi di questa multinazionale vengono usate da Israele.

L'Assemblea per la Palestina di Sassari oggi era nuovamente in piazza contro il genocidio ed anche per denunciare una novità ancora poco nota ossia la decisione del governo italiano e della giunta odde di ampliare lo stabilimento.

Prossimamente ci saranno altre manifestazioni, a partire da domani 29 novembre e poi 4 dicembre con un sit in sotto il Consiglio regionale a Cagliari, la partecipazione chiamato per il 12 dicembre da Cgil e un corteo sotto la fabbrica RWM il 13 dicembre. 

Ne parliamo con un compagno dell'Assemblea per la Palestina di Sassari

Cina, prestiti e dedollarizzazione

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Questa trasmissione vuole dimostrare che la Cina ha cambiato negli ultimi trenta anni le politiche monetarie del mondo, il modo in cui i soldi vengono gestiti e in cui vengono fatti i prestiti. Dopo aver ricapitolato accordi e istituzioni di Bretton Wood, nella prima parte descriviamo come la Cina è diventata prestatore per lo sviluppo di infrastrutture prendendo il posto, in molti casi, della Banca Mondiale; nella seconda parte come ancora la Cina è divenuta prestatore di ultima istanza soppiantando il Fondo Monetario Internazionale (Fmi).

Per costruire la trasmissione sono state usate tra le altre, le seguenti pubblicazioni gratuite:

- China and Global Economic Order dell'Università di Cambridge

- How China collateralizes di AIDDATA

- China Bri Investment Report del Green Finance and Development Center di Shangai