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Genova

Patrick Zaki e la repressione in Egitto

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Patrik Zaki è uno studente egiziano che segue un master all'Università di Bologna, il 7 febbraio rientrando in Egitto viene arrestato e torturato, viene accusato di istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione. Ad oggi delle sue condizioni fisiche si sa pochissimo. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Zaki è un attivista e frequenta un master internazionale in Studi di genere, forse queste le sue colpe, ad oggi ancora non si sa il motivo del suo arresto, così come non si sa il motivo del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.

L'accademia bolognese si mobilita, i rappresentanti governativi sembrano occuparsi del caso. Ma le sparizioni, le torture, gli arresti non sono nuovi in Egitto, ad oggi Al Sisi ha costruito da quando ben 18 nuove carceri. 60 mila le persone detenute per aver criticato una dittatura militare o per aver scritto il proprio pensiero. 

L'ipocrisia in Italia è feroce: non solo gli Atenei continuano ad avere rapporti con l'Egitto ma l'Italia continua a vendere armi al governo di Al Sisi.

Parliamo di tutto questo con Giorgio Beretta della Rete Disarmo, con un compagno portuale di Genova dove domani mattina è prevista l'ennesima manifestazione per bloccare l'attracco di navi che trasportano armi, con una compagna egiziana e con un compagno studente dei CUA di Bologna.

Genova: a un anno dal crollo del ponte Morandi

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Oggi, nell'anniversario del crollo del ponte Morandi di Genova che ha causato 43 morti e circa 600 sfollati avvenuto il 14 agosto 2018, nel capoluogo ligure la passarella dei politici locali e nazionali, il presidente della repubblica, il cardinale Bagnasco, mezzo governo a fianco di dirigenti dei gruppi Atlantia e Benetton.

Ne parliamo con un compagno di una rete di associazioni del quartiere Sampierdarena limitrofo al crollo che oggi hanno calato lo striscione "Basta passarelle, Genova è ferita non stupida" e con un compagno portuale

 

Genova2001: 18 anni di supporto legale

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Sono passati 18 anni da quel luglio del 2001 e per 18 anni compagni e compagne di supporto legale continuano a vedersi e a fare il loro lavoro: occuparsi delle imputate e degli imputati che di quelle giornate ancora stanno pagando un prezzo, in termine di carcere e per chi l'ha finito in termini di risarcimenti. C'è ancora bisogno di loro perché Genova non è finita. Ne parliamo con un compagno di Supporto Legale.

Genova: porti chiusi… alle armi

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Vi proponiamo due contributi usciti su https://radiocane.info/ sulla lotta dei lavoratori del porto di Genova

Buon ascolto!

Una piccola ma significativa vittoria quella ottenuta dai lavoratori del porto di Genova che nei giorni scorsi si sono rifiutati di prestare lavoro per una nave cargo saudita e il suo mefitico carico di guerra, replicando l’esempio di quanto accaduto alla stessa nave nel porto francese di Le Havre. Già da tempo alcuni lavoratori avevano preso parola in merito: «Non possiamo tollerare che armi, bombe e mezzi militari passino sulle banchine e sulle navi dove lavoriamo, tantomeno vogliamo collaborare a questi traffici, ben sapendo dove sono diretti (in Arabia Saudita, per esempio) e come saranno impiegati (la carneficina degli yemeniti, per esempio). Il sistema portuale è un perno della logistica e le materie prime e semilavorati in transito sono spesso sporchi, per così dire, di sangue provenendo da Paesi ricchi di risorse naturali ma estratte e lavorate in condizioni di schiavitù che spesso portano alla malattia se non alla morte dei lavoratori. Tanti fuggono per arrivare in Paesi dove sicuramente si aspettano condizioni migliori di vita, ma incontrano i porti chiusi da meschini governanti italiani ed europei che li vorrebbero schiavi, colonizzati ma “a casa loro”. Forza lavoro a basso costo qui come altrove».
Dalle parole ai fatti: per un giorno i lavoratori del porto sono riusciti a ribaltare l’assunto criminale del governo italiano sui porti chiusi chiudendo a loro volta l’accesso ai trafficanti di morte.
Un compagno portuale ci racconta i fatti di questi ultimi giorni.

Genova: resistenza antifascista

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Cariche, arresti e feriti alla manifestazione antifascista indetta a Genova contro il corteo di Casapound. Eppure gli antifa non hanno indietreggiato di un millimetro, relegando casabau ad una piazzetta sfigata. Sentiamo un compagno da piazza Corvetto. 

 

 

Da Genova: Stop ai traffici di armi, guerra alla guerra

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Corrispondenza con un compagno da Genova sulla mobilitazione di questa mattina contro l'attracco del cargo saudita carico di armi (Bahri Yanbu). Il compagno ci racconta della partecipazione positiva di lavoratori, sindacati, comitati di base e pacifisti alla mobilitazione e al sostegno dello sciopero che i lavoratori portuali hanno indetto per impedire lo sbarco e lo scarico della merce (strumentazione militare) al porto. Un altro appuntamento importante sarà giorno 28 maggio.

Voci dalla piazza di Genova

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Questa mattina alcune migliaia di abitanti della Valpolcevera e della città di Genova hanno manifestato contro l'isolamento che subiscono i quartieri di Certosa, Bolzaneto, Pontedecimo e i comuni dell'alta Valpolcevera dopo il crollo del ponte Morandi del 14 Agosto. La piazza, senza bandiere di partiti o sindacati, chiede 'Strade, lavoro e sanità' come si può leggere da uno degli striscioni. 

Genova: Ponte Morandi tra concessione e nazionalizzazione

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Con Marco Bersani di Attac Italia parliamo della concessione a Società Autostrade e Atlantia del Ponte Morandi. Che vuol dire concessione? Che vuol dire nazionalizzazione?
 
A seguire una corrispondenza con una compagna di Genova che racconta la protesta degli sfollati sotto la Regione Liguria per la mancanza di alloggi e prospettive.
 
 

Genova: ancora tanti gli sfollati

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Con una compagna di Genova facciamo un punto sulla situazione degli sfollati, su 350 famiglie solo a 40 sono stati dati degli alloggi, le altre si sono arrangiate da parenti. Ora si parla di dover buttar giù il resto del ponte Morandi, crollato il 14 agosto, e questo procurerà altri sfollati. Il punto però sarà la ricostruzione e che tipo di città si vuole vivere, su questo i cittadini sono ancora poco partecipi.