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Patrick Zaki e la repressione in Egitto

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Patrik Zaki è uno studente egiziano che segue un master all'Università di Bologna, il 7 febbraio rientrando in Egitto viene arrestato e torturato, viene accusato di istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione. Ad oggi delle sue condizioni fisiche si sa pochissimo. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Zaki è un attivista e frequenta un master internazionale in Studi di genere, forse queste le sue colpe, ad oggi ancora non si sa il motivo del suo arresto, così come non si sa il motivo del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.

L'accademia bolognese si mobilita, i rappresentanti governativi sembrano occuparsi del caso. Ma le sparizioni, le torture, gli arresti non sono nuovi in Egitto, ad oggi Al Sisi ha costruito da quando ben 18 nuove carceri. 60 mila le persone detenute per aver criticato una dittatura militare o per aver scritto il proprio pensiero. 

L'ipocrisia in Italia è feroce: non solo gli Atenei continuano ad avere rapporti con l'Egitto ma l'Italia continua a vendere armi al governo di Al Sisi.

Parliamo di tutto questo con Giorgio Beretta della Rete Disarmo, con un compagno portuale di Genova dove domani mattina è prevista l'ennesima manifestazione per bloccare l'attracco di navi che trasportano armi, con una compagna egiziana e con un compagno studente dei CUA di Bologna.

Israele, mito e realtà. Il movimento sionista e la Nakba palestinese 70 anni dopo

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Israele, mito e realtà – Il movimento sionista e la Nakba palestinese 70 anni dopo (Edizioni Alegre, pp. 223, euro 15)

Presentiamo il libro assieme a Chiara Cruciati (Nena News, il manifesto), di cui è co-autrice assieme a Michele Giorgio (inviato a Gerusalemme de il manifesto).

In coda un aggiornamento su Giulio Regeni.

Nella seconda corrispondenza, una compagna ci aggiorna sulla situazione a Gaza.

Trasmissione Sapienza Clandestina 25/01/2017

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-Corrispondenza con uno studente di Caserta sulla mobilitazione delle ultime settimane nei licei e negli istituti tecnici casertani, in particolare del sit-in con migliaia di studenti contro le provocazioni delle forze dell'ordine;
-Presentazione iniziative DeLollisUnderground, spettacolo teatrale "Umanità in saldo" e aperitivi artistici "DeRoom";
-Corrispondenza con uno studente del Cua di Bologna, dove negli ultimi giorni c'è una mobilitazione contro i tornelli nella biblioteca universitaria in via Zamboni 36;
-Collegamenti dal corteo "La scossa dei terremotati" partito da ss.Apostoli e arrivato a Montecitorio; racconto della giornata e diretta di alcuni interventi dal microfono della piazza;
-Collegamento con uno studente di Sapienza Calndestina dall'iniziativa in ricordo di Giulio Regeni alla Sapienza.

Il regime egiziano di Al Sisi usa armi italiane (e francesi)

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Durata 17m 37s
“Non siamo disposti ad accettare verità distorte e di comodo e se non ci sarà un cambio di marcia da parte degli inquirenti e delle autorità dell’Egitto, il governo potrà ricorrere a misure immediate e proporzionate”. Inizia con questa dichiarazione pronunciata il 5 aprile 2016, intervenendo al Senato sul caso di Giulio Regeni, dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni l'approfondimento di Antonio Mazzeo sulla parte che riguarda le armi della consolidata partnership politico-militare-industriale: trasferimenti di sistemi d’arma pesanti e leggeri alle forze armate e di polizia del sanguinario regime di Al-Sisi da imprese italiane, soprattutto del gruppo Finmeccanica.
 
Parliamo con Mazzeo della produzione e vendita di armi italiane in particolare all'Egitto.
 

Qui l'articolo Missili, satelliti e fucili italiani per i torturatori d’Egitto:

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/