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Egitto: libertà per Mahienour e tutte le persone imprigionate!

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La compagna e avvocata Mahienour el-Masry è stata arrestata esattamente un anno fa, il 22 settembre scorso al Cairo, a causa del suo impegno in favore dei diritti umani. Per questo motivo negli ultimi cinque anni era già stata in carcere due volte: dal febbraio 2015 all’agosto 2016 e dal dicembre 2017 al gennaio 2018. Ne parliamo con una compagna.

 

Patrick Zaki e la repressione in Egitto

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Patrik Zaki è uno studente egiziano che segue un master all'Università di Bologna, il 7 febbraio rientrando in Egitto viene arrestato e torturato, viene accusato di istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione. Ad oggi delle sue condizioni fisiche si sa pochissimo. La prossima udienza è fissata per il 22 febbraio. Zaki è un attivista e frequenta un master internazionale in Studi di genere, forse queste le sue colpe, ad oggi ancora non si sa il motivo del suo arresto, così come non si sa il motivo del sequestro, delle torture e della morte di Giulio Regeni.

L'accademia bolognese si mobilita, i rappresentanti governativi sembrano occuparsi del caso. Ma le sparizioni, le torture, gli arresti non sono nuovi in Egitto, ad oggi Al Sisi ha costruito da quando ben 18 nuove carceri. 60 mila le persone detenute per aver criticato una dittatura militare o per aver scritto il proprio pensiero. 

L'ipocrisia in Italia è feroce: non solo gli Atenei continuano ad avere rapporti con l'Egitto ma l'Italia continua a vendere armi al governo di Al Sisi.

Parliamo di tutto questo con Giorgio Beretta della Rete Disarmo, con un compagno portuale di Genova dove domani mattina è prevista l'ennesima manifestazione per bloccare l'attracco di navi che trasportano armi, con una compagna egiziana e con un compagno studente dei CUA di Bologna.

Egitto: Ancora sparizioni forzate. Tutte liberi!

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La recente sparizione di Patrick George Zaky, studente egiziano in Erasmus a Bologna, ha fatto parlare tutti i media delle sparizioni in Egitto. Purtroppo la sua vicenda non è affatto un caso isolato, ma la realtà per migliaia di persone che subiscono la detenzione amministrativa ordinata dalla legge antiproteste di Al Sisi.

L'Egitto non è pacificato

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Sparizioni, detenzioni illegali, condanne draconiane, l'Egitto di Al Sisi è sparito dalle pagine dei giornali ma la situazione di chi combatte per i diritti umani e sociale continua a essere drammatica. Proviamo a tracciare una panoramica di quello che succede lungo il Nilo.

Egitto: continuano torture e condanne a morte

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Durata 1h 14m 14s

Con un compagno che conosce bene l'Egitto, avendoci anche vissuto, affrontiamo la spinosa questione dell'Egitto contemporaneo, dove la dittatura militare di Al Sisi continua a torturare e condannare a morte. 

Indaghiamo anche le mire espansionistiche dell'Egitto nell'area, cercando di capire cosa si agita tra il Mar Rosso e la penisola del Golfo.

Per gli aggiornamenti sull'Egitto vi consigliamo di seguire il blog Hurriya.

Qui la lettera di un condannato a morte in Egitto, di cui abbiamo letto uno stralcio.

Contro la repressione delle persone lgbt In Egitto

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18/10 Solidarietà Frocia contro la repressione in Egitto

Il 18 ottobre facciamo qualcosa di concreto per LGBTQI d’Egitto, per Alaa e per tutt* le prigioniere/i politiche/i

In Egitto la repressione quotidiana continua ogni giorno più dura. Dalla fine del 2013 sono all’ordine del giorno le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità militari del regime di Al Sisi.

Il 23 settembre scorso, durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila alcune persone hanno sventolato la bandiera rainbow, simbolo delle lotte LGBTQI.
In seguito a questa azione la repressione del regime ha colpito tempestivamente, con arresti e detenzioni, e molte/i sono sotto indagine da parte dei servizi di sicurezza. Finora sono state arrestate più di cinquanta persone, molto giovani, “presunte” appartenenti alla comunità LGBTQI, alcuni hanno già subìto processi sommari con relative condanne, tra cui una persona a sei anni di carcere.

Con la scusa della bandiera rainbow sventolata in pubblico, la polizia effettua perquisizioni e retate nelle case delle persone che hanno manifestato la propria solidarietà alla comunità LGBTQI. Il bilancio per ora è di 57 arresti, 9 condanne già effettuate, 35 procedimenti in corso, 2 persone sotto indagine e 11 persone detenute in luoghi sconosciuti – le sparizioni di persone ‘scomode’ al regime sono la prassi in Egitto.

Ricordiamo che l’Egitto intrattiene con l’Italia e l’Unione Europea relazioni politiche e militari. Recentemente sono stati siglati accordi per il blocco dell’immigrazione verso l’Europa e per la detenzione di persone migranti, essendo l’Egitto uno dei maggiori paesi di origine, transito e arrivo di persone migranti, molte delle quali vogliono raggiungere l’Europa.
Come è possibile stringere accordi con un regime che incarcera, fa sparire e giustizia decine di migliaia di oppositrici e oppositori politici?

Facciamo nostro l’appello rivolto alle comunità LGBTIQ internazionali di manifestare il 18 ottobre di fronte alle Ambasciate e ai Consolati Egiziani in ogni città, per denunciare queste violazioni e fare pressione sul governo egiziano, nonché diffondere la notizia della repressione attraverso i media.

Facciamo anche nostro l’appello per chiedere il rilascio di Alaa Abdel-Fattah il cui appello per una condanna di 5 anni -di cui ha già scontanto 3 anni e mezzo – sarà il giorno dopo.

Il 18 ottobre manifesteremo la nostra solidarietà contro la repressione del regime di Al Sisi.
Invitiamo tutte, tutti e tuttu ad unirsi a noi.
Appuntamento alle ore 18,30 all’entrata del parco di Colle Oppio su via Labicana.

Venite rainbow, favolos* e glitterat*!

#freeLGBTQI
#freeAlaa
Liber* tutti e tutte!!!!

LGBTIQ SOLIDALI CONTRO LA REPRESSIONE

Egitto: manifestazioni contro vendita isole Tiran e Sanafir

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Un'altra settimana di mobilitazione in tutto l'Egitto, in particolare al Cairo e ad Alessadria. A scatenare la protesta la decisione del governo di Al Sisi di vendere due isole Tiran e Sanafir all'Arabia Saudita.
Tantissimi i giovani in piazza, più di 400 gli arresti. La repressione in Egitto è sempre più forte e sta colpendo tutti e tutte compresi giornalisti e giornaliste. Sentiamo la corrispondenza con una compagna