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Chiudere Internet o riempirlo di propaganda?

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Puntata con aggiornamenti vari su disinformazione, censure, alleanze tra BigTech e Usa che mettono in crisi le nostre posizioni. A rallegrarci ci pensa Martha Root e la sua azione contro i siti di dating dei suprematisti bianchi.

La disinformazione israeliana continua a trovare un alleato in Google: questa volta la campagna riguarda le ONG sotto attacco.

Prosegue il braccio di ferro tra l'Agcom e Cloudflare riguardo al Piracy Shield e alla censura sul DNS: alla multa di Agcom, la risposta potrebbe arrivare dal governo Usa, di cui Cloudflare invoca la protezione.

All'ultima edizione del CCC - Chaos Communication Congress - una delle presentazioni mostrava come ci si è potute infiltrare dentro ad un sito di dating di stampo suprematista, riservato a persone bianche, con l'uso di un chatbot. Come ciliegina sulla torta, i dati sono stati pubblicati e il sito cancellato.

Concludiamo con un approfondimento sul blocco di Internet in Iran. Mentre le proteste vanno avanti, la sera dell'8 Gennaio il blocco è diventato pressoché totale: dall'Iran non c'è più connettività con altri paesi.

Manifestazione a Roma a sostegno del popolo iraniano in rivolta

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Oggi, venerdì 9 gennaio, manifestazione davanti all'ambasciata iraniana a sostegno delle proteste in Iran e contro le esecuzioni che a fine anno era arrivate a una ogni due ore. 

Il 28 dicembre è iniziata una protesta contro l'inflazione che si è trasformata in una diffusa rivolta contro il regime degli ayatollah che è divenuta una vera guerrilla condotta da giovani e donne. Oltre 170 città sono teatro di manifestazioni, in alcune città sono state cacciate le forze governative, ci sono stati attacchi alle prigioni, l'incendio alla tv di stato... Molte sono le morti di manifestanti, Khamenei ha chiesto di non avere pietà, da venerdì è stato bloccato nuovamente internet come nel 2019 quando furono uccisi durante il black out furono uccise circa 1600 manifestanti. Si diffonde la fake news che i manifestanti sarebbero in piazza per il ritorno dello scia ma le manifestazioni sono radicali e non vogliono nessun tipo di oppressori bensì una democrazia popolare. 

Giornata mondiale contro la pena di morte in Iran

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Come ogni anno, il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale contro la pena di morte. Si tratta di una ricorrenza particolarmente sentita in Iran, uno dei paesi al mondo dove il boia è più impegnato e dove nelle ultime settimane si sono potute contare centinaia di vittime. Donne, oppositori politici, membri di gruppi etnici minoritari, chiunque sia considerato un pericolo per la periclitante repubblica islamica rischia la pena capitale. Ne parliamo con Samira, dell'associazione dei giovani iraniani in Italia.

Sull'accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian

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L'8 agosto 2025, Armenia e Azerbaigian hanno siglato uno storico accordo di pace mediato dagli Stati Uniti, ponendo fine a decenni di conflitto nel *Nagorno Karabakh. La nuova intesa include capitoli sulla cooperazione economica e i rapporti commerciali, segnando un punto di svolta nelle relazioni tra Armenia e Azerbaigian. Le implicazioni di questo accordo di pace sono nuove e di vasta portata, poiché implicano un maggior coinvolgimento degli USA in Asia con un ruolo ancora più importante della Turchia, con il disappunto dell'Iran che vede tagliati ancora di più i suoi rapporti con la Russia. L'accordo è stato accolto bene anche da Israele. 

Vi riproponiamo un audio con il giornalista Murat Cinar. 

Tempi duri per chi fugge dall'Afghanistan in Tajikistan e in Iran

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In Tajkistan il governo sta attuando una serie di raid che hanno come obiettivo la cattura e l'espulsione di richiedenti asilo provenienti dall'Afghanistan.

Stessa musica in Iran, dove alla repressione nei confronti dei migranti si aggiunge quella nei confronti della dissidenza politica, almeno quindici persone rischiano di essere giustiziate nei prossimi giorni.

La brutalità delle politiche trumpiane tra guerra interna ed estera

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In studio con Silvia Baraldini riflettiamo sulle molteplici implicazioni della politica interna ed estera della seconda amministrazione Trump: politiche migratorie e raid dell'ICE con relative mobilitazioni di protesta; manifestazioni pro-Gaza e repressione all'interno delle Università; sostegno a Israele nel genocidio a Gaza e frizioni tra componenti MAGA e NeoCon nell'attacco all'Iran. Donald Trump, però, non costituisce un'eccezione ma rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso, che ha visto il conflitto razziale e le discriminazioni negli USA come il sintomo più evidente delle crisi cicliche del sistema capitalista.

L'Italia in guerra

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In vista delle mobilitazioni contro il riarmo di sabato 21 giugno, in una corrispondenza con Antonio Mazzeo,riflettiamo innanzitutto sulle politiche dissennatamente poste in atto dall'Unione Europea attraverso il piano ReArm Europe.

Affrontiamo poi il tema del coinvolgimento diretto dell'Italia nell'escalation del conflitto portato da Israele in Iran, soprattutto perché, a partire dal 13 giugno, si è registrato un intensificarsi dei decolli di grandi aerei spia della US AirForce in direzione dello spazio aereo prossimo a Israele e al Libano; documentato anche il trasferimento di numerosi aerei-cisterna statunitensi in diverse basi aeree europee, tra cui quella di Aviano.

Ci concentriamo infine sulla vicenda più emblematica dell'ipocrisia del diritto internazionale, ovvero quella del nucleare israeliano; mai dichiarato, mai soggetto ad ispezioni, perché Israele non ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare, a differenza dello stato iraniano.

Contaminazione in Iran. Silenzio sulle bombe atomiche di Israele

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In una corrispondenza con Giorgio Ferrari, analizziamo i diversi aspetti collegati all'attacco di Israele nei confronti dell'Iran: dal ruolo ambiguo dell' AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), alle modalità di dotazione nucleare da parte dell'Iran, ai rischi molto concreti di contamnazione a seguto dei bombardamenti israeliani, motivo per cui gli attacchi contro siti nucleari sono vietati dal diritto internazionale.

Il nostro interlocutore sottolinea con forza il segreto meglio custodito dell'epoca contemporanrea, ovvero la dotazione di armi nucleari da parte di Israele.

In Iran quasi mille esecuzioni capitali nel 2024

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A Teheran il boia non va mai in vacanza. Almeno 975 esecuzioni sono state portate a termine in Iran nel 2024, la maggior parte delle quali tramite il brutale metodo dell’impiccagione

Si tratta della percentuale più elevata di sempre, un'escalation spaventosa nel ricorso alla pena di morte a fronte di dati che parlano di un aumento del 17% rispetto alle 834 esecuzioni registrate nel 2023.

Secondo il rapporto di IHRNGO c’è stato un forte aumento» nel numero di esecuzioni registrate dopo le elezioni presidenziali e l’arrivo di Masoud Pezeshkian alla guida del Paese nella seconda metà dello scorso anno. E il rapporto è solo una fotografia parziale della realtà.