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Afghanistan: le mire turche nella fase attuale

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Durata 26m 54s

La Turchia è entrata in Afghanistan sotto forma di missione militare sin dall’inizio dell’occupazione statunitense appoggiata dagli alleati della NATO: nell'attuale fase di "disingaggio" da parte delle potenze imperialiste la Turchia rimane ma per giocare un ruolo utile ai propri interessi espansionistici. Erdogan vuole un ruolo nel caos afghano. La Turchia può diventare il dominus di fatto dell’area, giocando sui vari conflitti che la affliggono? Ne parliamo con il giornalista Murat Cinar.

Turchia: uscita dalla Convenzione di Istanbul e utilizzo di bambini soldato in Siria

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Con Murat Cinar parliamo di due questioni relative alla Turchia:l 'uscita dalla Convenzione di Istanbul e l'accusa nei confronti della Mezzaluna da oarte del Dipartimento di Satato americano dell'utilizzo di bambini-soldato.

La Turchia è definitivamente fuori dalla Convenzione di Istanbul. Cento giorni dopo il decreto del presidente Recep Tayyip Erdogan, che aveva scatenato la rivolta delle donne e l'indignazione della comunità internazionale, l'uscita di Ankara dal trattato contro la violenza di genere entra in vigore. La Turchia diventa il primo Paese a ritirarsi dalla Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, che venne aperta alla firma nel 2011 nella sua città più rappresentativa e che fu la prima a ratificare l'anno successivo.

Il Dipartimento di Stato americano, pochi giorni fa, ha inserito la Mezzaluna nell’elenco dei paesi che sono implicati nell’utilizzo di soldati-bambini. In particolare si tratterebbe di adolescenti siriani, reclutati e inviati a combattere nella divisione Sultan Murat. Non è finita. Secondo Washington, la Turchia è sospettata di avere fatto lo stesso anche in Libia, Non si tratta, in Libia, di un fenomeno nuovo. Già nel 2018 e 2019, l’UNICEF aveva denunciato l’impiego di minori da parte di milizie legate a Tripoli per trasportare armi e rifornimenti e in alcuni casi per essere direttamente schierati al fronte, insieme con mercenari.

Diamo un calcio alla dittatura turca. Conferenza Stampa venerdì 11.6 h 10

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"Diamo un calcio alla dittatura turca"

Venerdì 11 Giugno CONFERENZA STAMPA h 10 -12 in  P.za Gentile da Fabriano

In occasione della partita inaugurale della Coppa Europea UEFA , Turchia-Italia,  giornata di solidarietà con i popoli curdo-mediorientali martoriati dal dittatore Erdogan, per la libertà,la pace e la democrazia in Turchia,Siria,Iraq e MediOriente.

Il prossimo 11 giugno allo stadio Olimpico, nel mentre la Turchia si appresta a competere con l'Italia mostrando il volto dello sport più amato dagli sportivi europei, l'altra faccia della medaglia mostra una Turchia sotto regime dittatoriale che segrega migliaia di oppositori tra cui centinaia di giornalisti,avvocati,scrittori,artisti, che mette fuori legge e arresta deputati HDP e sindaci curdi eletti, che detiene-tortura-uccide le minoranze etniche e bombarda-distrugge i loro  villaggi , che invade e occupa territori siriani e iracheni imponendo pulizia etnica,cacciando gli autoctoni e  sostituendo i profughi con orde jihadiste e fondamentaliste.

Vogliamo sperare che anche di questo si accenni e si approfondisca mentre si scrive e si parla dell'evento sportivo che inaugura il campionato UEFA.

I rappresentanti e i sostenitori dei diritti del popolo curdo sono qui a ricordarlo in nome dell'universalità dei diritti umani, e del messaggio di pace e democrazia che il movimento curdo sotto la guida lungimirante di Ocalan - il Mandela del Medio Oriente - propone a tutti i popoli che combattono le dittature.

Sedat Peker, una vita al limite

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La settimana scorsa la procura di Ankara ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Sedat Peker, un boss mafioso turco che dal suo esilio nel Golfo Persico posta ormai da diversi mesi una serie di video, divenuti popolarissimi, in cui svela una serie di rivelazioni in merito a episodi di corruzione e malversazione che vedono come protagonisti esponenti di primo piano del regime di Erdogan, in primis il potentissimo ministro dell'interno Suleyman Soylu, contro cui si concentrano gli strali del latitante.

In esilio da oltre un anno, prima nei Balcani e poi nel Golfo Persico, passando per il Marocco, Sedat Peker è un ultranazionalista che ha ampiamente collaborato con l'attuale amministrazione turca, prima di cadere in disgrazia per ragioni non ancora chiarito. Conosce bene dunque quali sono le vere fondamenta del potere di Erdogan e della sua cricca.

Abbiamo chiesto al giornalista turco Murat Cinar di raccontarci le vita e le gesta di questo personaggio che sta tenendo con il fiato sospeso un intero paese.

L'ipocrisia del "sofa-gate" e la vera natura dei rapporti fra Europa e Turchia

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Il "sofa-gate" - le due sole sedie cioè riservate ad Erdogan e Michel, con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen costretta a sedersi su un divano a latere, ha mostrato chiaramente come tematiche simboliche in seno all'Europa finiscano strumentalmente per sovvertire l'ordine gerarchico dei discorsi che davvero contano. Il vertice di Ankara serviva ad Unione Europea e Turchia per riprendere il dialogo su alcuni dossier vitali per l'agenda politica internazionale, tra cui la gestione dei rifugiati siriani Proprio in questo senso, dopo i 6 miliardi di euro già elargiti con l'accordo del 2016 da Bruxelles per la blindatura dei confini tra Grecia e Turchia, entrambe le parti in causa caldeggiano un rinnovo dei finanziamenti. Ne parliamo con il giornalista Murat Cinar con cui ci aggiorniamo anche sugli sviluppi delle rivolte universitarie di Bogazici e sulle condizioni carcerarie dei detenuti politici in Turchia.

Patriarcato, repressione e dittatura in Turchia

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La Turchia è uscita dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica. Il presidente turco Erdogan ha annunciato il ritiro sabato 20 marzo, scatenando le proteste nel paese di migliaia di donne turche che sono scese in piazza in diverse città. Secondo i conservatori il provvedimento minerebbe l’unità familiare, incoraggiando il divorzio e dando spazio alla comunità Lgbtqi+ per essere maggiormente accettata nella società. Dunque la Turchia si ritira dalla Convenzione di Istanbul, reprime il dissenso interno con carcere e torture - è notizia di pochi giorni fa che Ozturk Turkdogan, presidente della Ihd, l’organizzazione per i diritti umani più importante della Mezzaluna, è stato arrestato dalla polizia - ; mette al bando i partiti di opposizione e ne incarcera gli appartenenti – pochi giorni fa la polizia turca ha arrestato una decina di persone, fra le quali tre funzionari di primo piano del Partito Democratico dei Popoli, culmine di un procedimento in atto da anni con l’obiettivo di cancellare il terzo partito per importanza in ambito parlamentare- ; massacra  i curdi,  ha ricevuto 6 miliardi dall’UE per torturare e segregare migranti per conto nostro. Di tutto questo parliamo questa mattina con il giornalista Murat Cinar.

Le donne in piazza contro Erdogan

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Giovedì pomeriggio manifestazioni in diverse città d'Italia per protestare contro la decisione del governo turco di uscire dalla  Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica. A Roma l'appuntamento è a partire dalle ore 16.00 a piazza indipendenza. La corrispondenza con l'avvocata Simonetta Crisci

Turchia: tra esercitazioni militari e repressione

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Dall’inizio dell’anno il mondo universitario turco è in rivolta. E’ iniziato tutto il 1° gennaio, quando Erdogan ha nominato Melih Bulu, un politico del suo stesso partito e accademico dal profilo discutibile, a rettore dell’Università del Bosforo di Istanbul, la più prestigiosa del paese. Una nomina controversa, anche perchè arrivata direttamente dal governo, scavalcando il principio di autonomia degli atenei. Non si è fatta attendere la risposta di studenti e studentesse, che a partire dal 4 gennaio hanno iniziato la loro protesta pacifica che da Istanbul si è estesa ad altre 35 città in tutto il paese. Agli studenti/studentesse si sono uniti i professori universitari, tutti concordi nel chiedere le dimissioni del nuovo rettore e nuove elezioni universitarie ma la repressione feroce dello stato turco non si è fatta attendere con arresti di centinaia di persone in tutto il paese.

In questi giorni inoltre nelle acque della Turchia, si svolge una delle più importanti esercitazioni militari:  Mavi Vatan 2021.  Secondo le informazioni diramate dal ministero della Difesa di Ankara, sono attualmente impiegati nelle manovre militari 87 mezzi navali, 27 aerei e 20 elicotteri, insieme alle forze anfibie che si eserciteranno in simulazioni di sbarco.

Su queste due questioni facciamo il punto con il giornalista Murat Cinar.