Si parla ancora della cultura dello stupro
Secondo redazionale a cura della redazionae di Radio Onda Rossa contro la cultura delo stupro.
Secondo redazionale a cura della redazionae di Radio Onda Rossa contro la cultura delo stupro.
Redazionale a cura di tutta la redazione di Radiondarossa dopo le gravi frasi pronunciate dai microfoni della radio inneggianti al piacere dello stupro.
I temi affrontati spaziano dalla violenza di genere all'analisi del linguaggio sessista, dalla lotta al patriarcato alla lotta di classe.
Diversi gli interventi telefonici di compagni e compagne all'interno della registrazione.
Domenica 13 dicembre ore 17 Sala da The Fronte del Porto, Porto Fluviale, via del porto fluviale 18.
Continua il percorso assembleare delle compagne contro il sessismo negli spazi sociali e nel movimento, ne parliamo con alcune compagne
La corrispondenza con un compagno di Je so' pazzo di Napoli sull'aggressione di una compagna martedì scorso
http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/06/06/podcast-della-trasmissione-del-3062015/
Puntata del 3/06/2015“…Siamo donne tra i 20 e i 51 anni, alcune di noi vendono la propria forza lavoro, altre si prendono ciò di cui hanno bisogno, altre non sono ancora passate attraverso i fili della rete sociale. Alcune di noi hanno figli, molte altre no. Alcune sono lesbiche, altre amano gli uomini. Facciamo la spesa in supermercati disgustosi, abitiamo in case odiose, andiamo volentieri al cinema o a teatro o in discoteca, festeggiamo quando c’è da festeggiare e cerchiamo di faticare il meno possibile. Viviamo nella contraddizione che tante cose che vorremmo fare non sono possibili. Però dopo le azioni che riescono ci sentiamo veramente felici.” Intervista a ROTE ZORA www.senzacensura.org
http://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/03/27/come-riconoscere-un-anarcomachista/
L’anarcomachista è aggressivo, competitivo fino all’eccesso. Elitario, paternalista; più puro dei puri e più forte dei forti. Riesce misteriosamente ad essere dogmatico pur professando il suo odio per ogni dogma. Persegue la coerenza in maniera totalizzante e obnubilante, ignorando che in un mondo di contraddizioni sociali tale perfezione non può esistere. Insegue l’alienazione delle politiche che porta avanti nella stessa maniera in cui egli pensa di porsi di fronte all’esistente: senza compromessi.
L’anarcomachista è misogino ma può non sembrarlo. La sua pericolosità è direttamente proporzionale alla sua capacità di mimetizzarsi come “bravo compagno” o come individuo non stereotipicamente maschilista. Può essere qualunque uomo. E di tanto in tanto, persino qualunque donna.
L’anarcomachista rincorre la logica del martirio e pensa che sia giusto e necessario che chiunque faccia altrettanto. Non tutt* vogliono o possono essere picchiat* e incarcerat*, ma a lui non importa. Perché pensare all’orizzontalità e all’incolumità altrui quando si può godere di un trip testosteronico con lo scontro di piazza fine a sé stesso, tatticamente inutile? Non si pone mai il problema di aver sovradeterminato le decisioni e le voci altrui: non lo farà né per il destino di una manifestazione, né per altro.
L’anarcomachista pensa di vivere in una bolla di sapone al di fuori della società, immune alle influenze aliene dei contesti oppressivi da cui emerge, pertanto sente di non avere alcuna responsabilità nell’aumentare la consapevolezza dei suoi privilegi e oppressioni e men che meno quella di combatterli. Ove necessario, ne nega l’esistenza – o peggio ancora, si proclama fintamente suo nemico, ingannando compagne e compagni di lotta. I quali non se ne accorgeranno per molto ancora: si dice che i fatti contano più delle parole, ma se i fatti contraddicono l’immagine idealizzata che si ha dell’ambiente sovversivo e dei suoi abitanti, allora le parole pare proprio vadano più che bene.
L’anarcomachista è emozionalmente impedito, e arroccato nella sua corazza di cinismo e distanza emotiva, prova una profonda paura di ogni cosa che non sia lineare, razionale, e risolvibile con due punti sull’ordine del giorno. Non sbaglia, non si scopre e non si mette mai in discussione: la sua lotta è sempre e comunque votata alla superficialità.
L’anarcomachista non si fida di nessuno, specialmente delle esperienze delle persone su cui ha potere, alle quali risponde in maniera dismissiva e trivializzante.
L’anarcomachista è un capolavoro di narcisismo. Si sente legittimato a colonizzare ogni discorso, ogni spazio, ogni sentimento, ogni corpo. Vuole essere ascoltato, ma non è disposto ad ascoltare: non è infrequente vederlo palesemente scocciato e annoiato quando gli si parla di questioni che crede non lo riguardino. Basta una vaga avvisaglia di critica politica per farlo andare sulla difensiva.
L’anarcomachista dimostra spesso, nelle sue interazioni sociali, una propensione a battute e linguaggi sessualizzanti (nei confronti delle donne) e omotransfobici. I gruppi, collettivi, organizzazioni a cui partecipa sono caratterizzati da un altissimo ricambio di persone, le quali fuggono esauste e infastidite da lui, dai suoi comportamenti e dai silenzi collettivi che ne consolidano la posizione. Talvolta i componenti di questi gruppi, collettivi, organizzazioni si domandano il perché di questi esodi, ma sembrano non accorgersi del fatto che essi sono compiuti principalmente da persone svantaggiate in qualche asse di privilegio.
L’anarcomachista prende posizione: o sei la soluzione o sei parte del problema. Questo soltanto finché il problema è fuori dalla sua portata. Se un suo amico, parente, compagno abusa verbalmente, emozionalmente, psicologicamente, fisicamente o sessualmente di qualcun*, questa sua capacità improvvisamente sparisce e lascia il posto a una silenziosa, pacifica, violenta equidistanza. Non comprende che non credere alla vittima significa in automatico abbracciare la versione di chi l’ha resa tale.
L’anarcomachista riesce a riempire intere ore assembleari di lotte intestine, discussioni inutili e lunghe digressioni inappropriate piene di fuffa. Parla di teoria quando serve agire, e di azione quando serve pensare.
Riconosci ed estirpa l’anarcomachista che è in te e negli altri!
Denis/Frantic
25 novembre 2014
Prima puntata del ciclo 2014/2015 di Trasformazioni femministe, a cura di Kespazio! per una ricerca queer e postcoloniale.
Oggi, all'interno del Martedì autogestito da femministe e lesbiche di Radio Ondarossa, parliamo di violenza maschile sulle donne e, in particolare, di come le donne, le femministe e le lesbiche reagiscono alla violenza.
Non c’è 2 senza 3!!!!
Di nuovo, quest’anno, per l’8 marzo, 24 ore di trasmissioni radiofoniche di femministe e lesbiche!
Dopo le belle avventure condivise degli ultimi due anni, in cui tante voci di donne, femministe, lesbiche, compagne, si sono ritrovate insieme nell’etere attraverso i microfoni del Mfla, anche quest’anno andremo in onda dalla mezzanotte del 7 marzo alla mezzanotte dell’8.
Sul blog del Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche http://mfla.noblogs.org/
trovate il palinsesto.
Ascolta la quarta puntata, dal titolo: Intersezioni di razzismo e sessismo nella violenza maschile contro le donne, con Valeria Ribeiro Corossacz ospite in studio [dura 1h4']
L’obiettivo di “TRASFORMAZIONI FEMMINISTE” è di costruirci insieme una cassetta degli attrezzi per una trasformazione possibile. Ovvero, come possiamo trasformare il mondo dal nostro posizionamento specifico in quanto femministe e lesbiche? E quali trasformazioni sono oggi in atto all’interno delle teorie e delle pratiche femministe? Perché preferiamo parlare di femminismi al plurale? Come cambia la nostra percezione del mondo e del femminismo se viviamo a Roma, a Boston o al Cairo? E come possiamo costruire percorsi di lotta e alleanze politiche tra femministe che superino i confini di classe, colore, età, nazionalità o religione?
Qui puoi ascoltare la prima trasmissione: Femministe e lesbiche nere negli Stati Uniti: la simultaneità delle oppressioni di sesso, classe e colore
E qui puoi ascoltare la seconda: Femminismi nel mondo islamico: tra libertà, tradizione e autodeterminazione, con Renata Pepicelli
E la terza: La letteratura postcoloniale – le scrittrici africane italiane, in studio Caterina Romeo
Ma l’Africa è un’altra cosa
Seconda trasmissione del gruppo redazionale sulle intersezioni delle oppressioni di genere, classe, etnia, orientamenti sessuali.
Ascolta la prima trasmissione “L’imbroglio etnico” http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/limbroglio-etnico
In questa seconda trasmissione parliamo del colonialismo italiano. A differenza del mito che ancora oggi viene propagandato, quello degli “italiani brava gente”, il colonialismo italiano è stato caratterizzato da massacri, deportazioni, stermini e leggi raziali.
E’ uno dei periodi storici in cui più chiaramente i concetti di razza e genere vengono costruiti, con l’utilizzo congiunto della scienza e della propaganda massmediatica, a fini repressivi e imperialisti.
Parliamo quindi di colonialismo per analizzare e decostruire i dispositivi oppressivi del razzismo e del sessismo che in quel momento storico sono stati costruiti “naturalizzando” le inferiorità e quindi giustificando le gerarchie e le oppressioni.
Ne parliamo oggi perché questi dispositivi di controllo sono ancora attivi, sia su un piano “interno”, con le nuove leggi raziali (decreto “antistupri” e pacchetto sicurezza, immigrazione clandestina, detenzione arbitraria nei CIE), sia dal punto di vista geopolitico (accordi con le ex colonie per la gestione dei flussi migratori, “estensione” delle frontiere e della sovranità italiana con il controllo sui mari e sui territori da cui provengono i/le migranti).
Biblio-sitografia
Nicoletta Poidimani “Difendere la razza”, ed. Sensibili alle Foglie, 2009
Giulietta Stefani “Colonie per maschi. Italiani in Africa Orientale: una storia di genere”, ed. Ombre Corte, 2007
Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”, ed. Neri Pozza, 2005
Gabriella Ghermandi “Regina di fiori e di perle”, ed Donzelli, 2007
Due articoli sulla rappresentazione delle donne nere nelle fotografie coloniali:
Elisabetta Bini http://www.sissco.it/fileadmin/user_upload/Dossiers/Foto_e_storia/Lavor…
Sonia Sabelli http://sonia.noblogs.org/files/2011/03/sabelli_eredita-colonialismo.pdf
Alcune immagini pubblicitarie che risalgono al ventennio fascista
http://sonia.noblogs.org/?p=1296
Alcune cartoline del periodo coloniale italiano:
http://www.bdp.it/dia/index.php?dbnpath=%2Fisis3%2Fdati%2Fdia%2Fimmag&q…
Numerosi articoli e riflessioni sul blog di Vincenza Perilli http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.com
Documentario “Good Morning Abissinia” di Chiara Ronchini e Lucia Sgueglia (40’ – 2005): http://vimeo.com/30424434
Segnaliamo anche l’inchiesta televisiva “Fascist Legacy” di Ken Kirby e Michael Palumbo, prodotta dalla Bbc, sui crimini di guerra italiani in Africa e nei Balcani. Il filmato fu acquistato dalla Rai ma mai trasmesso.