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Radio Africa: Etiopia, Marocco, Sudafrica

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Etiopia: a quasi quattro anni dalla firma di un fragile accordo di pace a Pretoria nel novembre 2022, la guerra è tornata nel nord dell'Etiopia. La nuova coalizione all'offensiva in Tigray, Afar e Amhara è il risultato di un'inaspettata riconfigurazione delle alleanze tra gruppi armati che si sono scontrati in passato. Tutti condividono un unico nemico: il Primo Ministro Abiy Ahmed, contro il quale promettono una "guerra totale". La ripresa dei combattimenti
sta già suscitando i peggiori timori. Con oltre 600.000 vittime, il precedente conflitto tra il braccio armato del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) e le Forze di Difesa Nazionali Etiopi (ENDF) è stato considerato uno dei conflitti più sanguinosi dell'inizio del XXI secolo. Ex nemici, i gruppi armati ora alleati sembrano intenzionati a seguire le orme della coalizione formata dal TPLF, che rovesciò l'ex dittatore Mengistu Haile Mariam, nel 1991. Il comunicato che annuncia la formazione dell'Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza descrive il governo di Abiy Ahmed come un "regime personalista, dittatoriale e genocida". La ripresa dei combattimenti s’inserisce in un quadro regionale estremamente complesso, che rischia di far esplodere la regione del Corno d’Africa.


Marocco: il Marocco si sta risvegliando in un panorama politico in fermento, dopo le elezioni legislative del 23 settembre caratterizzate da un'affluenza alle urne ai minimi storici. La partecipazione ha superato di poco il 38%; bisogna risalire al 2007 per trovare una cifra inferiore. Il voto ha confermato la crisi di fiducia che affligge da anni il rapporto tra i marocchini e la classe politica. A causa della mancata risposta della classe politica ai problemi sociali che affliggono la popolazione marocchina come disoccupazione, perdita del potere d'acquisto, servizi pubblici insufficienti, molti elettori sono rimasti a casa. Questo drastico calo ha favorito il Partito Autenticità e Modernità (PAM), legato alla monarchia ma anche, e soprattutto, il Partito Giustizia e Sviluppo (PJD). Il partito islamista, spazzato via alle elezioni parlamentari del 2021, dove era sceso a 13 seggi, ha visto quadruplicare la propria rappresentanza. Ma i problemi del Marocco, dalla disoccupazione giovanile alle disparità dello sviluppo rimangono irrisolti.


Sudafrica: i migranti africani in Sudafrica temono nuove proteste e possibili violenze alla scadenza del 30 settembre, fissata dal movimento anti-immigrazione March and March per chiedere agli stranieri senza documenti di lasciare il Paese. L’ultimatum ha accresciuto la preoccupazione soprattutto a Durban, dove nelle ultime settimane si sono già verificati scontri tra attivisti del movimento, rifugiati e richiedenti asilo. L’ostilità nei confronti degli stranieri starebbe colpendo anche persone regolarmente presenti nel Paese. Il movimento March and March ha organizzato proteste ben coordinate in tutto il paese. I suoi leader provengono dal KwaZulu-Natal, la roccaforte politica di Zuma, l’ex presidente. In Sudafrica, una serie orribile di femminicidi ha sconvolto la regione di Johannesburg. In soli tre mesi, otto donne sono state trovate morte, in un raggio di poche decine di
chilometri. Questa ondata di omicidi ha suscitato indignazione e numerose richieste di intervento, soprattutto perché la lotta contro la violenza di genere è stata dichiarata una priorità nazionale dal presidente sudafricano.

Radio Africa: Mali, rappresentazioni cartografiche, Nigeria

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Mali: in Mali, almeno 5 soldati del gruppo paramilitare russo Africa Corps sono stati uccisi nell'attacco a Dioura; il 10 settembre 2026, jihadisti del JNIM, gruppo legato ad al-Qaeda, hanno attaccato il campo militare di Dioura, nella regione di Mopti, nel centro del Paese. Dioura era già stato attaccato diverse volte negli ultimi anni, i jihadisti sono riusciti a prenderne il controllo prima di ritirarsi. E’ dal 2012, il Mali si trova ad affrontare una profonda crisi di sicurezza, alimentata in particolare dalla violenza perpetrata da gruppi jihadisti, dai loro alleati separatisti tuareg del Fronte di Liberazione dell'Azawad (FLA) e da gruppi criminali locali. Il Mali, governato da una giunta militare, ha stretto legami più stretti con la Russia, il cui gruppo paramilitare Africa Corps lo assiste nella lotta contro i jihadisti. La situazione di sicurezza del paese è precipitata in un quadro ancora più critico dalla fine di aprile 2026. I jihadisti del Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani (GSIM), alleati della ribellione dell'FLA hanno lanciato una serie di attacchi coordinati contro posizioni strategiche controllate dalla giunta e dall'esercito in diverse città, comprese quelle alla periferia di Bamako, la capitale. Questi attacchi hanno causato la morte del Ministro della Difesa.

La rappresentazione geografica dell’Africa cambia. Il 4 settembre scorso le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione storica per correggere la distorsione cartografica che ha ridotto al minimo l'Africa per cinque secoli. Per oltre cinquecento anni, la rappresentazione del continente africano, enormemente sottodimensionata rispetto alle sue dimensioni reali, si è basata su una visione occidentale, per non dire coloniale, della geografia. La risoluzione delle Nazioni Unite stabilisce che, d'ora in poi, le rappresentazioni cartografiche di tipo Equal Earth saranno lo standard. Le organizzazioni internazionali e gli Stati sono incoraggiati ad adeguarsi, sebbene nessun meccanismo vincolante possa obbligarli a farlo. Il testo adottato alle Nazioni Unite, con il patrocinio del Togo e dell'Unione Africana è stato approvato con 164 voti a favore e 6 astensioni. Gli Stati Uniti sono stati l'unico Paese a votare contro.

Nigeria. Makoko è la più grande baraccopoli galleggiante dell’Africa, nel cuore della laguna di Lagos, dalla fine dello scorso dicembre, le autorità dello Stato di Lagos hanno avviato una vasta operazione di demolizione, che ha già lasciato decine di migliaia di persone senza casa. Secondo organizzazioni come Corporate Accountability and Public Participation Africa (Cappa) e Justice & Empowerment Initiative, oltre 30.000 residenti sono stati sfollati. I leader comunitari parlano di numeri ancora più alti, in un quartiere che potrebbe ospitare fino a 300.000 persone. È una comunità di pescatori, cresciuta su palafitte, ai margini della città coloniale e poi inglobata dall’espansione caotica della metropoli. Mentre prosegue la pulizia etnica verso i poveri di Lagos, Aliko Dangote l'uomo più ricco d'Africa, proprietario dell'impianto da 700.000 barili al giorno, il 14 settembre ha lanciato un’offerta pubblica iniziale per raccogliere 1,6 miliardi di dollari; sarà la più importante operazione di questo tipo mai realizzata in Africa .Le contraddizioni di un paese come la Nigeria ricca di risorse ma con disuguaglianze abissali.

Radio Africa: Niger, Tunisia, Zambia

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Niger: il tentato colpo di stato in Niger nella notte fra il 28e 29 agosto mette in luce le divisioni all’interno dell’esercito e la debolezza della giunta di Tiani, salito al potere con grandi promesse di sviluppo per il paese e garanzie di sicurezza. Il tentativo di golpe è stato respinto con l’aiuto dei paramilitari russi dell’Africa Corp e con il sostegno dell’Algeria, ma i protagonisti di questa vicenda sono anche i vecchi padroni francesi che guardano con nostalgia ai tempi in cui gestivano l’uranio nigerino.

Tunisia: Il 20 agosto, diverse centinaia di persone hanno manifestato nel centro di Tunisi per denunciare quella che definiscono l'inazione del presidente Kaïs Saïed. La carenza di acqua potabile e i blackout sono aggravati dall'ondata di calore, che sta colpendo anche altre parti del mondo. I manifestanti hanno anche chiesto il rilascio dei "prigionieri politici". Dalla presa di potere del presidente Kaïs Saïed il 25 luglio 2021, che gli ha conferito ampi poteri, le ONG locali e internazionali hanno denunciato un declino dei diritti e delle libertà nel paese che è stato la culla della Primavera araba nel 2011. Decine di membri dell'opposizione e attivisti della società civile sono sotto processo in base a un decreto presidenziale ufficialmente volto a combattere le "fake news", ma soggetto a un'interpretazione molto ampia, denunciata dai difensori dei diritti umani.

Zambia: Il 13 agosto, in Zambia si sono tenute le elezioni generali. Il presidente Hichilema si candidava per un secondo mandato, contro un movimento di opposizione guidato dal leader del Partito Nazionale di Riconciliazione per l'Unità e la Prosperità, Brian Mundubile. Il giorno dopo le elezioni, le forze di sicurezza governative hanno fatto irruzione nella residenza di Mundubile e arrestato quattro membri del partito, accusandoli di pianificare un'insurrezione. Mentre i voti venivano scrutinati, Mundubile ha rivendicato la vittoria. Poi, la commissione elettorale ha sospeso lo spoglio per sei ore a causa di segnalazioni di violenza. Poco dopo, Hichilema è stato dichiarato vincitore, con il 60% dei voti. Lo Zambia è uno dei principali produttori di rame al mondo Le attività legate al rame costituiscono circa il 15 per cento del PIL, e il 70 per cento delle esportazioni.

Radio Africa: Mali, Etiopia, Sudan

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MALI

In Mali, i jihadisti del Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani (JNIM) hanno giustiziato sommariamente dei soldati maliani che si erano arresi. L'episodio è avvenuto il 18 luglio nella zona di Tabrichat, nella regione di Gao, in seguito a un attacco congiunto del JNIM e del gruppo separatista FLA (Fronte liberazione Azawad) ) contro un grande convoglio militare in viaggio da Anéfis a Gao. Circa cinquanta soldati maliani sono stati uccisi, sebbene non tutti siano morti in combattimento.

ETIOPIA

Diverse centinaia di persone si sono radunate in Piazza Meskel ad Addis Abeba il 18 luglio scorso per una manifestazione organizzata dal Consiglio per la Pace e il Cambiamento del Tigray. La coalizione si oppone alla riaffermazione dell'autorità da parte del TPLF nella regione, mettendo in guardia contro azioni che potrebbero potenzialmente riaccendere il conflitto armato.

In questa manifestazione si chiedeva la fine di quello che i partecipanti hanno definito reclutamento forzato nel Tigray, la piena attuazione dell'Accordo di cessazione delle ostilità di Pretoria e il ritorno alle proprie case degli sfollati interni.

Residenti, partiti di opposizione, leader religiosi e organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato casi di giovani presumibilmente arruolati con la forza per il servizio militare, accuse che i funzionari del TPLF hanno ripetutamente smentito.

SUDAN

In Sudan si combatte non solo per il controllo delle risorse aurifere, Nell’economia che finanzia la guerra in Sudan, un ruolo significativo è svolto anche dal commercio della gomma arabica. Già a gennaio di quest’anno uno studio dell’organizzazione PAX, denunciava come la preziosa resina estratta dagli alberi di acacia alimentasse un’economia ombra militarizzata, gestita prevalentemente dalle milizie Forze di supporto rapido (RSF) nelle vaste aree da loro controllate. Prima dello scoppio della guerra nell’aprile 2023, il Sudan rappresentava circa il 70-80% delle esportazioni globali di gomma arabica grezza, per un valore di 183 milioni di dollari all’anno.

Il grosso della produzione si concentrava nella cosiddetta “cintura della gomma arabica”, che comprendeva le regioni del Kordofan e del Darfur, e gli stati del Nilo Azzurro, del Nilo Bianco, di Sennar e di Gedaref.

Radio Africa: Mali,Burkina Faso,Uganda,Tanzania,Sudafrica

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MALI: nuovo attacco della coalizione tra FLA (Fonte di liberazione dell’Azawad) e JNIM (Gruppo di Sostegno all'Islam e ai musulmani ) contro le basi dell’esercito maliano e dei russi dell’Africa Corps .Gli attacchi lanciati sabato 4 luglio contro diverse città maliane sono stati respinti, ma continuano a imperversare i combattimenti per il controllo della strategica città di Anéfis mentre la calma sembra tornata nella maggior parte delle aree colpite. La coalizione JNIM-FLA, che ha fatto ampio uso di droni kamikaze, autobombe e ordigni esplosivi improvvisati, ha inflitto alle forze governative ingenti perdite materiali. L'obiettivo dell'alleanza tra separatisti e jihadisti è duplice: conquistare Anéfis per completare la riconquista della regione di Kidal, e al contempo stabilire una testa di ponte per avanzare in altre aree del Mali settentrionale, in particolare a Gao. Per le autorità maliane, la priorità è evitare ulteriori perdite e mantenere questa posizione strategica in preparazione di una potenziale operazione per la riconquista della regione di Kidal.

BURKINA FASO: la giunta militare guidata da Ibrahim Traoré ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia. Le autorità burkinabé accusano Parigi di un "attivismo incessante" contro i loro interessi, a seguito di diversi anni di crescenti tensioni tra i due Paesi. La giunta accusa inoltre la Francia di nutrire "manifestamente ambizioni neocoloniali , sostenendo attivamente reti sovversive e terroristi che stanno causando tanta sofferenza nel Burkina faso e nel Sahel". Il comunicato del governo ribadisce inoltre che questa decisione "non mette in discussione in alcun modo i legami storici, umani, culturali e sociali che uniscono i popoli burkinabé e francese". Questa rottura arriva in concomitanza con l'adozione, il 18 giugno, di una risoluzione del Parlamento europeo che denuncia il deterioramento della situazione dei diritti umani in Burkina. Il testo era stato sponsorizzato da un eurodeputato francese anche se questa rottura diplomatica non significa che tutti i legami bilaterali scompaiano da un giorno all'altro .

UGANDA: Muhoozi Kainerugaba il figlio di Museveni ha ordinato la chiusura del principale gruppo mediatico indipendente ugandese, domenica 28 giugno le sedi del principale gruppo editoriale sono state messe sotto assedio da parte dell'esercito dopo che Muhoozi Kainerugaba ha ordinato la chiusura del canale televisivo NTV Uganda e del quotidiano Daily Monitor, entrambi di proprietà del Nation Media Group. Il figlio di Museveni sta acquisendo sempre più potere e si presenta come possibile successore dell’anziano presidente mentre s’intensifica la repressione contro gli oppositori.

TANZANIA: in Tanzania, negli ultimi giorni, si sono moltiplicati sui social media gli appelli a manifestare martedì 7 luglio, esortando la popolazione a scendere in piazza per protestare contro la repressione politica, chiedere una nuova Costituzione e assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze passate. La data del 7 luglio, nota come "Saba Saba" per questa manifestazione, non è stata scelta a caso: si riferisce alla lotta democratica e all'indipendenza del Paese. Tuttavia, queste manifestazioni sono state vietate dalle autorità, che hanno deciso di schierare un ingente contingente di polizia. Questi appelli a manifestare giungono quindi in un clima di persistente paura, a seguito della sanguinosa repressione delle proteste contro le elezioni dell'ottobre 2025.

SUDAFRICA: in Sudafrica continuano le manifestazioni xenofobe contro gli immigrati, il paese non riesce ad arginare una disoccupazione di massa del 42% che mantiene le classi lavoratrici in precarietà e alimenta un senso di ingiustizia e abbandono. La rabbia si sta spostando sugli immigrati, e la classe politica sta cavalcando questa frustrazione per generare guadagni elettorali . In vista delle elezioni locali del 4 novembre sono emersi nuovi movimenti anti-immigrazione sopratutto nella zona del Kwa Zulu Natal .I movimenti anti-immigrazione hanno dato ai cittadini stranieri senza documenti tempo fino al 30 giugno per lasciare il Sudafrica. Di fronte alla crescente retorica xenofoba, oltre 15.000 malawiani hanno scelto di partire, testimoniando la crescente pressione che li costringe ad abbandonare il Sudafrica.

 

Radio Africa: RDCongo. Kenya, Somalia, Etiopia

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Congo: questa epidemia di Ebola è la diciassettesima a colpire la Repubblica Democratica del Congo, a soli cinque mesi dalla fine della precedente. Le province della RDC dove si registrano gran parte dei casi, sono teatro di una guerra pluriennale da parte di decine di gruppi armati, milizie locali e movimenti ribelli per il controllo di immense ricchezze minerarie. La guerra ha provocato milioni di sfollati interni, costringendo la popolazione a continui spostamenti alla ricerca di sicurezza e cibo. In questo scenario, il monitoraggio epidemiologico diventa estremamente complicato. La fragilità delle infrastrutture sanitarie rappresenta un ulteriore elemento critico e si creano così le condizioni per lo sviluppo dell’epidemia. Anche le false notizie e le credenze fallaci a proposito dell’epidemia contribuiscono a creare un clima sfavorevole al lavoro dei sanitari, costretti spesso ad affrontare aggressioni ed attacchi.

Kenya: Trump vuole esternalizzare la cura dell'Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, trasferendola in Kenya .In collaborazione con Nairobi, Washington ha pianificato di aprire un centro di quarantena in Kenya per i pazienti americani infetti da Ebola. Questo progetto è stato portato avanti , senza tenere conto della società civile e del sistema giudiziario del Paese dell'Africa orientale. È stato principalmente a causa di una fuga di notizie giornalistica che il popolo keniota ha appreso di questo progetto ,secondo il Wall Street Journal del 26 maggio, l'amministrazione americana ha annunciato l'imminente invio di 30 operatori sanitari e 50 posti letto ospedalieri. Il comprensibile panico scatenato dall'Ebola ha inevitabilmente spinto i kenioti in piazza, in particolare a Laikipia, 190 km a nord di Nairobi, la città dove doveva essere allestito il centro di quarantena,non a caso vicino a una base militare. Per diversi giorni, centinaia di manifestanti hanno contestato le autorità, chiaramente indignate anche dalla recente contrattazione degli aiuti americani al sistema sanitario keniota,Gli Stati Uniti hanno detto che contribuiranno con 13,5 milioni di dollari alle spese di prevenzione del Kenya.

Somalia: nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Mogadiscio sono scoppiati violenti scontri tra le forze governative somale e i gruppi di opposizione. Video, mostrano sparatorie nei pressi delle residenze di diverse figure dell'opposizione, tra cui l'ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire. Khaire ha accusato il Presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver ordinato un attacco alla sua abitazione. Queste violenze si inseriscono in un clima di forte tensione politica. A marzo scorso, il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale che ha introdotto il suffragio universale diretto e ha esteso il mandato presidenziale da quattro a cinque anni. L'opposizione interpreta questa decisione come un tentativo di rimanere al potere. L’esplosione della violenza è il risultato inevitabile di una totale assenza di compromesso politico. In Somalia, le istituzioni statali faticano a imporsi come attori neutrali, l’esercito regolare risente pesantemente delle affiliazioni claniche. La mossa del presidente Mohamud ha accentuato ulteriormente queste linee di frattura.

Etiopia: l'Etiopia si è recata alle urne lunedì 1° giugno per le sue settime elezioni generali. L'esclusione del Tigray, la persistenza del conflitto armato e la frammentazione dell'opposizione gettano dubbi sulla credibilità del voto. Diverse ombre incombono sui seggi elettorali. Il Partito della Prosperità (PP) si presenta alle elezioni come il favorito assoluto: il Primo Ministro Abiy Ahmed e il suo partito controllano già il governo federale e tutte le amministrazioni regionali, ad eccezione del Tigray. D'altro canto, i partiti di opposizione, dilaniati da divisioni interne, rimangono frammentati, indeboliti da arresti, pressioni da parte delle forze di sicurezza e una presenza disomogenea sul territorio nazionale.

Radio Africa: Senegal, Kenya, Mali

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Senegal: la rottura fra il primo ministro Sonko e il presidente Diomaye Faye, già evidente si è manifestata con la destituzione del primo ministro e del suo governo. L’apertura della crisi politica ha portato ad un scontro istituzionale in quanto Sonko è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale controllato dal partito del Pastef che aveva espresso anche il presidente Faye. La crisi giunge in un momento in cui la situazione finanziaria del Senegal è gravata da un enorme debito pubblico, pari al 132% del PIL, la cui gestione è motivo di forte contrasto tra il capo dello Stato e il suo ex primo ministro. Il presidente Faye intende avviare un nuovo programma di aiuti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre Ousmane Sonko sostiene un approccio più critico verso i diktat delle istituzioni monetarie.  Al momento del suo insediamento nel 2024, le nuove autorità accusarono l'amministrazione dell'ex presidente Macky Sall di aver occultato parte del debito nazionale, portando alla sospensione del programma di aiuti del FMI da 1,8 miliardi di dollari.

Kenya: il 19 maggio Nairobi e diverse altre grandi città del Kenya sono state teatro di proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti e negli scontri con la polizia sono morte almeno quattro persone e ci sono stati centinaia di arresti. A promuovere la mobilitazione che ha visto l’adesione di altri settori della società keniana e ha bloccato le attività del paese, è stata la La Transport Sector Alliance la sigla che riunisce operatori di matatu, camionisti, boda boda, taxi digitali, mezzi turistici e imprese della logistica. La richiesta principale è il ritiro dell’aumento del prezzo dei carburanti innalzati dalla decisione del governo giustificata dalla guerra con l’Iran, che hanno compresso le forniture globali di petrolio e gas. Ma la protesta va oltre la questione , per quanto seria, del prezzo del carburante ma riguarda le condizioni di vita della maggioranza dei keniani per cui ogni aumento dei costi di base diventa immediatamente una crisi sociale.

Mali: in Mali continuano gli assalti del JNIM (Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani) contro vari villaggi nel nord ,con un saldo di decine di morti e continuano anche gli omicidi mirati contro chi non si sottomette alla sharia imposta dai jihadisti. Diversi camion senegalesi sono stati attaccati sul corridoio che collega le due capitali, mentre Bamako rimane sotto blocco jihadista. Questa situazione sta riaccendendo le tensioni al confine. Arrivano denunce sull’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’esercito maliano e dei suoi alleati russi ,mentre Kidal, riconquistata dopo gli attacchi del 25 aprile 2026,è ancora nelle mani degli insorti.

Radio Africa: Mali, Sud Africa

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Mali: in Mali, a seguito degli attacchi del 25 e 26 aprile, coordinati dal Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani (JNIM) e dal Fronte di Liberazione dell'Azawad (FLN) che si sono alleati, i militari al potere dal 2021 hanno perso il controllo di diverse città nel nord del Paese, in particolare della strategica città di Kidal. E Il ministro della Difesa Sadio Camara, figura chiave della giunta, è stato ucciso.Successivamente agli attacchi c’è stata un'ondata di arresti fra militari, ex militari ed esponenti dell’opposizione. I jihadisti del JNIM – legati ad al-Qaeda – mantengono il blocco di Bamako. Negli ultimi giorni, diversi veicoli per il trasporto di merci e mezzi diretti a Bamako sono stati incendiati dai jihadisti. Un giornalista francese, Georges Malbrunot di Le Figaro, rilancia la tesi di un eventuale coinvolgimento franco ucraino nel sostegno all’offensiva jiahidista e tuareg in Mali.

Sudafrica: in Sudafrica, nelle ultime settimane, diversi gruppi xenofobi hanno preso di mira persone – spesso di origine africana – accusandole di trovarsi illegalmente nel paese. Uno dei gruppi che hanno compiuto queste azioni ha organizzato una manifestazione davanti al palazzo presidenziale di Pretoria. La dimostrazione ha radunato alcune centinaia di persone, su invito del collettivo "March and March". Secondo i dati ufficiali, il Sudafrica ospita circa 2,4 milioni di migranti, pari a poco meno del 4% della popolazione. La maggior parte proviene da paesi limitrofi come Lesotho, Zimbabwe e Mozambico, che vantano una lunga storia di fornitura di manodopera migrante al loro ricco vicino. La xenofobia è da tempo un problema in Sudafrica, talvolta accompagnata da episodi di violenza mortale.

Radio Africa: Mali, Madagascar, Summit Francia-Africa

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Mali: il 25 aprile una coalizione composta dal Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM) e il Fronte di liberazione dell’Azawad (FLA) hanno lanciato un’offensiva coordinata in Mali contro Bamako, Gao, Sevare e Kidal. Le operazioni sono state condotte in simultanea tramite autobombe, infiltrazioni e attacchi, con l’obiettivo di saturare le difese delle Forze Armate maliane.Attacchi coordinati, città prese d'assalto, figure governative nel mirino: il Mali ha vissuto una giornata di guerra senza precedenti dal 2012, rivelando un'alleanza aperta tra gruppi jihadisti e separatisti tuareg azawad. Il colpo per la giunta di Bamako è stato molto pesante è stato ucciso il ministro della difesa ,ferito il capo di servizi segreti ,la città di Kidal è stata conquistata dagli insorti, i mercenari dell’Africa Corps non hanno avuto un ruolo risolutivo e Bamako rischia di essere bloccata in entrata ed in uscita dai miliziani del JNIM.

Madagascar: in Madagascar, la ripresa delle proteste della Generazione Z sottolinea il discredito della giunta militare al potere. Quattro attivisti sono stati arrestati il ​​12 aprile e due sono scomparsi. L'operato del colonnello Michaël Randrianirina, nominato capo di Stato nell'ottobre 2025 per risolvere la crisi energetica e preparare le elezioni, è oggetto di aspre critiche. La luna di miele tra la Generazione Z e i militari al potere in Madagascar è giunta al termine. I giovani avevano esultato quando il precedente presidente, Andry Rajoelina, era fuggito a ottobre. Tuttavia, molti sono rimasti delusi dalla scelta dei funzionari governativi da parte del colonello Randrianirina, che considerano parte della vecchia élite corrotta. Gli arresti sollevano "serie preoccupazioni in merito al rispetto delle libertà fondamentali", è uno schema che si è già visto sotto la precedente amministrazione e che molti speravano si interrompesse con la transizione.

Summit Francia-Africa: nei rapporti tra la Francia e l'Africa si sta verificando una tendenza di fondo: di fronte alla concorrenza dell'Africa francofona, le aziende francesi stanno puntando sull'Africa anglofona. Alcuni dati sono particolarmente eloquenti: nessun paese dell'Africa occidentale o centrale compare tra i primi tre paesi africani in cui le aziende francesi investono di più. Dall'inizio degli anni 2020, questa perdita di influenza si è ulteriormente accelerata, ma il castello di carte è crollato definitivamente solo dopo la serie di colpi di stato in Mali, Burkina Faso e Niger, dove i nuovi regimi si sono allontanati dalla Francia con conseguenze significative per le imprese francesi.

 

Radio Africa: Benin, Gibuti, Sudan

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Benin: il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Romuald Wadagni, candidato di maggioranza e grande favorito alle elezioni, è stato eletto presidente con il 94,05% dei voti. Romuald Wadagni succede a Patrice Talon, che si dimette dopo due mandati quinquennali, in conformità con la Costituzione. Durante il suo mandato, il Benin ha vissuto un boom economico, ma anche un aumento dell’insorgenza jihadista nel nord e una stretta sulle libertà civili. La maggioranza della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e la crescita economica non è stata accompagnata da una redistribuzione del reddito.

Gibuti: Il presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh, è ​​stato rieletto, come prevedibile, con il 97,81% dei voti per un sesto mandato, dopo oltre 25 anni al potere, il capo dello Stato è stato riconfermato. Alla guida del Paese dal 1999, Guelleh ha saputo sfruttare con successo la sua posizione geografica strategica – affacciata sullo Stretto di Bab el-Mandeb, attraverso il quale transita gran parte degli scambi commerciali tra Asia e Occidente – in un Corno d'Africa altrimenti travagliato e teatro di lotte per l'influenza straniera.

Sudan: il 15 aprile ricorre l’anniversario dell’inizio della guerra in Sudan che entra nel quarto anno, una guerra controrivoluzionaria, una guerra per il potere, una guerra che s’inserisce in un quadro regionale di instabilità crescente che alimenta il conflitto. Dopo tre anni lo scenario più probabile è quello di una guerra di logoramento senza vincitori, con la progressiva stabilizzazione di due entità parallele. Il conflitto sudanese è ormai strettamente intrecciato con le dinamiche geopolitiche del Mar Rosso e del Corno d’Africa, in questi tre anni la guerra ha provocato una catastrofe con un numero imprecisato di morti, tra i 150.000 e i 200.000, secondo le stime più accreditate.