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Venerdì 1 Dicembre ore 11 Tutt* sotto il municipio V. Lo spazio sociale 100celle aperte è sotto sgombero!

 

Venerdì 1° dicembre 2017 a Roma.  Di questo quartiere stanno facendo un deserto. La politica legalista del V Municipio pentastellato sta strumentalizzando i lavori di ristrutturazione del nido sopra lo spazio sociale 100celleaperte, presidio liberato di controcultura, socialità, aggregazione e resistenza, che insiste sulla periferia di Roma est dal 1994.

Con la scusa della messa in sicurezza di tutto lo stabile le istituzioni vogliono portare a casa un altro trofeo. Ma non saremo il capro espiatorio delle inadempienze e incompetenze istituzionali. Ribadiamo di essere i primi a volere che i bambini e le bambine del nido tornino alla normalità, e ci rendiamo disponibili ad accogliere i tecnici nel momento in cui verranno a fare i sopralluoghi per l’eventuale inizio dei lavori. Ma non siamo disposti ad andarcene.

In una città i cui la politica si sta dissolvendo nella mera burocrazia arroccata sui tecnicismi, abbandonando il confronto e rifiutando le responsabilità, rivendichiamo la funzione degli spazi sociali come parti integranti dei territori e luoghi di pensiero critico.

Venerdì incontreremo il presidente Boccuzzi, per metterlo davanti alle sue responsabilità, per rimarcare la nostra posizione, per fare sentire la nostra voce e la nostra presenza.

Chiediamo supporto ai compagni e alle compagne, alle/agli abitanti e alle realta’ territoriali, a tutte le persone che rendono vivo lo spazio sociale giorno dopo giorno da 23 anni.

Appuntamento partecipato e rumoroso venerdì 1 dicembre alle ore 11
Sotto il municipio v di via torre annunziata!!

Da qui non ce ne andiamo!

I compagni e le compagne dello spazio sociale 100celleaperte

Siamo la marea che ha attraversato le strade di Roma lo scorso 26 novembre. Siamo le stesse che l’8 marzo  hanno costruito il primo sciopero globale insieme alle donne di tutto il mondo, dalla Polonia all’Argentina, dagli Stati Uniti alla Turchia, dalla Spagna al Brasile. Il prossimo 25 novembre inonderemo di nuovo le strade di Roma, per lanciare un messaggio chiaro: non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza maschile e di genere in tutte le sue forme.

In un anno di mobilitazioni, campagne, assemblee nazionali e tematiche, mettendo in rete esperienze e saperi femministi, abbiamo scritto un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere, uno strumento di lotta e di rivendicazione, un documento di proposta e di azione che porteremo in piazza a Roma il 25 novembre. Un documento politico femminista che considera la violenza maschile e di genere come fenomeno strutturale e sistemico, che non può essere affrontato aumentando le pene dei reati o con approcci emergenziali ma a partire dall’esperienza dei centri antiviolenza e del movimento femminista. Per contrastare la violenza maschile e di genere nella sua complessità, non vogliamo più polizia nelle strade e nemmeno assistenza, ma autonomia, libertà e giustizia sociale!

Combattere la violenza maschile e di genere significa mettere in discussione la cultura e i rapporti sociali che la sostengono. Non abbiamo bisogno di tutori o guardiani, non siamo vittime e non ce la siamo cercata. Lottiamo per un cambiamento strutturale, a partire dalla scuola, dal lavoro, dalla salute, dall’amministrazione della giustizia e dai media, pretendiamo il rispetto dei nostri percorsi di libertà e autodeterminazione e della nostra indipendenza. Per questo reclamiamo i mezzi e le risorse per autodeterminarci e scegliere sulle nostre vite.

Il Piano è il nostro programma di lotta contro la violenza patriarcale e capitalistica. Non ci fermeremo di fronte agli stupri e femminicidi quotidiani. Non ci fermeremo fino a quando non otterremo la libertà dalla violenza sessista che viviamo nei posti di lavoro, dalle molestie, dalle discriminazioni e dagli abusi di potere, ma anche quella quotidiana dello sfruttamento e della precarietà. Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza che viviamo quando i tagli di bilancio programmati dai governi nazionali ed europei impoveriscono le nostre vite e attaccano i centri antiviolenza e la loro autonomia. Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza sui social media e dei giornali, che ci colpevolizzano o vittimizzano silenziandoci.

Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza del razzismo istituzionale e dei confini, finché gli stupri saranno strumentalizzati per giustificare il razzismo in nome delle donne. Non ci fermeremo finché non saranno abolite le misure istituzionali che di fatto espongono le donne migranti a quotidiane violenze nei campi profughi, come gli accordi bilaterali con Libia e Turchia, e che aggrediscono migranti, prostitute e donne trans in nome di un inaccettabile “decoro”, come le leggi Minniti.

Inonderemo lo spazio pubblico per affermare la determinazione delle nostre rivendicazioni, delle nostre pratiche quotidiane di cambiamento, mutualismo e solidarietà: la forza di migliaia di donne, trans e queer unite che si riconoscono nel #Metoo, Anche Io, per trasformarlo in #WeToogether, Noi Insieme.

Saremo nelle strade a lottare per la nostra autonomia. Vogliamo libertà di movimento nelle città e attraverso i confini, il potere di decidere delle nostre vite negli ospedali e nei tribunali, di scegliere il nostro destino fuori da ruoli che ci vengono imposti. Vogliamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo, welfare e diritti, per essere libere di scegliere sui nostri corpi e le nostre vite.

Non ci fermeremo: abbiamo un Piano!

https://nonunadimeno.wordpress.com/

È uscita la nuova Scarceranda, l'agenda contro il carcere giorno dopo giorno. Vieni a vederla! Per ogni scarceranda acquistata, una viene inviata gratuitamente a un detenuta/o.

Domenica 19 novembre '17

S'ammazzamo o San Marzano?

Seminiamo autonomia se miniamo la GDO

Dalle 18 proiezione de "le catene della distribuzione" - videoinchiesta di Leonardo Filippi, Maurizio Franco, Maria Panariello. Saranno presenti gli autori

a seguire buffet biovegan

Dalle 19.30 presentazione e super-anteprima della nuova Scarceranda 2018. Dal 1999 l'agenda contro ogni carcere giorno dopo giorno.

Alla sala da thè del CSOA Forte prenestino

Concerto con Winter Severity Index

a sguire dj set Dark, Wave, Elettronica, Industrial con In Noctibus Panis, Elettrodo (Prove tecniche di Trasmissione), Mittageisen, Skillahar

Libertà per Abdullah Öcalan e per tutte le prigioniere e i prigionieri politici
Pace in Kurdistan & Democrazia in Medio Oriente

Crescono le preoccupazioni relative alla salute e alla sicurezza del presidente del popolo curdo Abdullah Öcalan. Da due anni vi è un assordante silenzio sulle sue condizioni. Dall’ultima visita avvenuta il 27 luglio 2011, i costanti appelli per autorizzare la visita degli avvocati non hanno prodotto alcun risultato. Anche un comitato internazionale che comprende deputati del Parlamento Europeo, sindacalisti, accademici e attivisti dei diritti umani provenienti da diversi paesi ha chiesto di poter visitare il carcere di Imralı ma la richiesta è rimasta senza risposta. Tutte queste richieste sono state respinte con motivazioni poco plausibili.

Gli avvocati hanno fornito informazioni utili al Comitato per la Prevenzione della Tortura, un organismo del Consiglio d’Europa dotato dell’autorità necessaria per visitare le carceri degli stati membri (compresa la Turchia) e di riferire sulle violazioni dei diritti umani rilevate. Il CPT ha visitato il 28 aprile 2016 il carcere di Imrali, ma contrariamente alle precedenti visite non ha ancora pubblicato il rapporto, e questo perchè la Turchia non lo ha approvato. È inconcepibile che davanti a un tale oscuramento delle informazioni il CPT oggi rimanga in silenzio. Inoltre, mentre crescono le preoccupazioni per la sicurezza di Abdullah Öcalan e degli altri detenuti dopo il tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, il CPT ha visitato molti centri di detenzione ma non il carcere di Imralı: ciò fa supporre un tacito “patto del silenzio” sulla questione di Imrali.

Gli avvenimenti che si sono verificati in tutto il paese dal processo di Imralı nel 1999 ad oggi hanno dimostrato chiaramente che ogni qualvolta sono state portate avanti politiche di sicurezza nell’approccio alla questione curda, l’isolamento a Imrali si è acuito. C’è un evidente analogia tra le condizioni in cui si trova il paese e l’assoluto isolamento del presidente Abdullah Öcalan. Da un lato la Turchia sta attraversando una fase di profondo caos e conflitto, e dall’altro si verifica un totale oscuramento mediatico su Imralı mentre viene impedito ogni incontro. È un segnale concreto che anche piccoli contatti con Abdullah Öcalan possono creare un’atmosfera veramente positiva in tutta la società.

Abdullah Öcalan, nonostante le condizioni di assoluto isolamento, ha reso la soluzione pacifica e democratica della questione curda la propria ragione d’essere. La sua libertà significa la libertà non soltanto del popolo curdo ma anche degli altri popoli della regione. Il semplice fatto che il popolo curdo adesso sia diventato un attore importante in Medio Oriente e che il modello del Rojava venga generalmente accettato come modello democratico è un merito che gli viene attribuito. Non solamente i curdi, ma in primo luogo i popoli del Medio Oriente e molte forze sociali stanno adottando il paradigma di Öcalan e stanno lavorando attivamente per la sua attuazione.

Milioni manifestano per la sua libertà ormai da molti anni a livello internazionale per condannare l’isolamento imposto dallo Stato turco nei confronti di Abdullah Öcalan che da 18 anni si trova in isolamento. Oltre 10 milioni di persone hanno già firmato l’appello internazionale per la sua libertà. Lo slogan di queste manifestazioni è stato e sarà “Libertà per Öcalan”. In questo contesto la comunità curda in Italia ha promosso una manifestazione a Milano il 7 ottobre 2017 alla vigilia del 9 ottobre, data che ha segnato l’inizio del complotto internazionale che ha portato al rapimento del leader del popolo curdo.

Chiediamo all’opinione pubblica di essere consapevole e di dar voce a proteste democratiche contro l’isolamento del presidente Öcalan e per fare in modo che l’attuale “sistema Imrali”, inaccettabile sul piano umano, legale e politico, venga smantellato.

Chiediamo all’opinione pubblica, alle organizzazioni della società civile, ai partiti e alle organizzazioni sindacali di sostenere la mobilitazione organizzata dalla comunità curda in Italia e di partecipare alla manifestazione nazionale a Milano il 7 ottobre 2017 alle ore 15 da Porta Venezia.

Abbiamo bisogno anche della tua voce!
LIBERTÀ PER ÖCALAN!

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia – UIKI Onlus
Comunità curda in Italia
Rete Kurdistan Italia

Per Adesioni:
info@uikionlus.com
info@retekurdistan.it

Dalle 17.30 Presentazione della fiaba illustrata di Ghassa Kanafani "La piccola lanterna", lettura animata ad alta voce e laboratorio creativo a cura di Scarpette Rosse.

Dalle 18.30 approfondimento sui campi profughi e il diritto al ritorno: storia, contesti e prospettive

Dalle 19.00 gastronomia tipica palestinese

Dalle 20.00 Proiezione del documentario "The Wanted 18" (trailer), in collaborazione con Al Ard Doc Film Festival

Durante tutta l'iniziativa sarà esposta una mostra di disegni dei bambini dei campi profughi al-Baddawi e Naher al-Bared (Libano). Sarà presente un punto informativo con libri e artigianato palestinese.

Al giardino liberato di via Alessi, angolo con via dei Savorgnan (mappa)

VE LA SIETE CERCATA

Perché torniamo in piazza il 28 settembre*

*Il 28 settembre le donne saranno in piazza per la giornata mondiale per l'aborto libero e sicuro http://www.september28.org. In Italia, seppur formalmente garantito dalla legge 194, è nei fatti progressivamente negato. L'obiezione di coscienza ha raggiunto la media nazionale del 70% di medici obiettori ed è una delle forme di violenza che viene agita ogni giorno contro le donne. Il 28 torneremo a chiedere che l’aborto sia ovunque depenalizzato, garantito e sicuro, un diritto per le donne di tutti i paesi. Non solo, in Italia i fatti di cronaca delle ultime settimane e il modo indegno in cui gli stessi sono stati trattati, dai media come dalle istituzioni, hanno svelato chiaramente che quando parliamo di violenza di genere è in gioco il corpo delle donne come oggetto di conquista e terreno da espropriare. Questo è lo sguardo alla base della cultura patriarcale che porta al conseguente gesto della violenza maschile e alle sue molteplici giustificazioni. Ed è così che quando a compiere la violenza è un migrante diventiamo le “loro donne” – proprietà dei “patri uomini” – da difendere contro l'invasione straniera. Poi, un attimo dopo, se a “cadere in tentazione” è il maschio italico, magari in alta uniforme, sotto sotto è colpa nostra, delle nostre abitudini leggere e indecorose, del femminismo che ci ha instillato la falsa credenza nell'autodeterminazione, nell'autodifesa, nella libertà. Il nostro corpo allora andrebbe coperto, circondato da una “corazza protettiva”, secondo le ormai celebri parole del “manuale per le donne” de Il Messaggero, e perché no, costretto tra le sole mura domestiche. Del resto, ce lo insegna il senatore D'Anna, il desiderio maschile è “istinto primordiale”, se non teniamo conto di ciò, vuole dire che un po' ce l'andiamo a cercare! Se a morire, invece, è una ragazza di 16 anni, uccisa da un ragazzo di 17, la cronaca nera torna di nuovo utile a derubricare il fattaccio a trama usurata da romanzetto rosa-nero – la gelosia, il fidanzatino, la devianza, la droga - e a occultare questioni ben più scomode. Sarebbe, infatti, il caso di cominciare a interrogarsi sui modelli dell'identità maschile piuttosto che stilare vademecum antistupro. *Rifiutiamo la cultura del possesso che innesca la violenza maschile*. Rifiutiamo la retorica su cui si fonda: il “destino biologico” di fragilità e inferiorità a cui saremmo naturalmente assegnate. È questo che vogliono farci credere nelle corsie degli ospedali, quando schiere di obiettori ci impediscono di scegliere quando, come e se diventare madri o quando la nostra vita vale comunque meno del feto che portiamo. È questo che ci ripetono nelle aule dei tribunali, quando nei processi per stupro diventiamo noi le imputate, o quando non possiamo decidere se procedere o meno contro il nostro stalker. È questo che scontiamo senza indipendenza economica, con i salari più bassi dei nostri colleghi, con le molestie sul lavoro, con la cura della famiglia sempre più sulle nostre spalle. *Non accettiamo il ricatto della paura*, che vuole le strade delle nostre città come savane infestate da predatori, da cui ci si può difendere solo rinunciando alla libertà di muoversi e al prezzo di una diffusa militarizzazione e videosorveglianza. La nostra difesa non la deleghiamo perché *le strade sicure le fanno solo le donne che le attraversano.* *Uno stupro è uno stupro, e a stuprare sono gli uomini*, al di là della loro nazionalità, provenienza o estrazione sociale. Inoltre a commettere violenze sono nella maggioranza dei casi fidanzati, mariti, amanti, ex compagni, datori di lavoro. *È arrivato il momento di tornare in piazza, a gridare che respingiamo ogni forma di violenza e di strumentalizzazione sui nostri corpi*. Razzismo e sessismo si giocano, infatti, sui corpi delle donne migranti e native. Lo mostrano le politiche di blocco delle frontiere, che negano la libertà di scegliere dove e come muoversi consegnando le vite delle donne migranti alla morte, alla violenza sessuale, allo sfruttamento. Ma anche la violenza del razzismo istituzionale messa in campo nelle nostre città, come hanno mostrato gli idranti di piazza Indipendenza a Roma, utilizzati contro chi rivendicava(no) il diritto a decidere come vivere. Il 28 settembre torneremo in piazza, insieme alle donne di tanti altri paesi del mondo che come noi hanno aderito all'appello di Ni Una Menos in Argentina, per dire* #ObiezioneRespinta! **sui nostri corpi e della nostra vita decidiamo solo noi, donne, trans, queer... * Torneremo a gridare che *se questa è guerra contro le donne, noi risponderemo*!* ve la siete cercata!* Libere dalla paura, unite nella solidarietà!

NUDM roma

la Pirata presenta la Quinta sagra del peperoncino rebelde.

Dalle 13.00:

  • apertura stand
  • pranzo: piatti piccanti con peperoncini d'ogni sorta

Dal pomeriggio:

  • compArte - live festival delle arti dal basso
  • degustazioni e competizioni piccantissime
  • pignatta per bambine/i
  • aperitivo piccante
  • gara di cumbia
  • cena de fuego sapori dal mondo
  • selezioni musicali con:
    • frente tropical romano
    • radio torre sound system
    • kumbia boruka (live dal messico)

A sostegno dei progetti PIRATA in Messico!

Dopo un'estate in cui ancora una volta la violenza maschile sulle donne è stata oggetto di campagne mediatiche razziste in cui i nostri corpi sono stati usati per giustificare politiche contro le persone migranti, le deportazioni e la costruzione di nuovi lager al di là del mediterraneo, siamo arrivate a settembre e vediamo comparire sui media anche la colpevolizzazione delle donne che subiscono stupri.

E' proprio di questi giorni la campagna lanciata da Il Messaggero che addirittura propone un "manuale" di comportamento per le donne.
Scomodata anche la docente Scaraffia che, senza vergogna, ha imputo alle femministe di aver spinto le giovani donne alla "libertà dal loro destino biologico" negando "l'idea che le donne avessero bisogno di protezione" maschile.

Per il resto la campagna consiste nella solita trita riproposizione di
politiche securitarie: telecamere, militarizzazione delle strade, "locali sentinella", taxi, lampioni. Se proprio volete due lampioni in più in città servirebbero!!!

In avvicinamento alla grande mobilitazione mondiale femminista del 28 settembre

GIOVEDI 21 settembre alle 18 - sotto la sede de Il Messaggero in via del Tritone 152 le donne scendono in strada per continuare a ribadire che

Le strade sicure le fanno le donne che l'attraversano con la solidarietà, il guardarsi a vincenda, l'autodeterminazione e l'autodifesa.

Invece di dettare regole alle donne per non essere stuprate, insegnate agli uomini a non stuprare.

La violenza sulle donne la fanno gli uomini non ha confini nè
passaporto nè classe.

✮ 8 Settembre1974 ✮

✮ 8 Settembre 2017 ✮

FABRIZIO CERUSO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO!

Venerdì 8/9:

h.9 Un fiore per Fabrizio alla lapide di via Fiuminata

h.11:30 Un fiore per Fabrizio a Piazza Santa Croce (Tivoli)


h. 17 Corteo cittadino sulla Tiburtina - Partenza da Metro Rebibbia


Sabato 9/9:

@ Largo Arquata del Tronto (San Basilio)



dalle 17 Sport popolare



dalle 19 Assemblea pubblica sull'emergenza abitativa a Roma



dalle 20 cena popolare



dalle 21:30 concerto con:

Skasso (Fusion Ska)

Ardecore (Folk - Alternative Rock)



Presto maggiori info sul programma

www.progettosanbasilio.org

progettosanbasilio@inventati.org

Fb: San Basilio, storie de Roma



Durante le giornate saranno disponibili le copie fisiche del docu-film autoprodotto “San Basilio, storie de Roma”

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vikXxZQD94Y





L'8 Settembre di quest'anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli ucciso nel 1974 a San Basilio durante lo sgombero di alcune palazzine occupate nel quartiere.

Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Il quadrante della Tiburtina, in particolare, negli ultimi tempi è stato notevolmente attenzionato sia dalle amministrazioni che dalle compagini di estrema destra. Attacco ai quartieri ed alle case popolari, migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati costituiscono un' amalgama esplosiva che ha determinato il costante incremento di attenzioni da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Problemi che continuano ad essere affrontati unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno stato d'emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l'attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie e offrire sponda alle organizzazioni neofasciste nei quartieri popolari. La nuova giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale, e propensa a strizzare l'occhio alle compagini neofasciste, come più volte dimostrato nel quadrante tiburtino come in tutta la città.

Un contesto in cui diventa fondamentale un intervento quotidiano nei quartieri che abbia l'umiltà di saper ascoltare e la capacità di poter agire. In questo senso, senza dubbio il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Ceruso, ed in generale di tutti i compagni e le compagne scomparsi, non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio.

Come 43 anni fa, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Il territorio tiburtino, negli ultimi anni, di fronte a una costante crescita di attacchi da parte di amministrazioni e neofascisti, ha più volte dimostrato la volontà di non abbassare la testa. Quest'anno vorremmo continuare nella stessa direzione tracciata nella scorsa mobilitazione, continuando ad allargare la partecipazione e a fissare le date di settembre come un appuntamento in cui coinvolgere tutta la città. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente, in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l'unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l'uso della forza . La sfida della due giorni sarà costituire un primo momento in cui uscire dall'angolo dove i gruppi di potere della città stanno tentando di mettere coloro che lottano per un mondo diverso. Un'importante opportunità per dare un segnale forte e unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l'emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall'attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro.
 

Venerdì 30 giugno - via della Vanga

A partire dalle ore 16
iniziative, musica e festa in piazza per un quartiere solidale e unito contro i veri responsabili dei veri problemi di tiburtino III: disoccupazione, sfratti, carenza di servizi, manutenzione case popolari.

Più info su https://nodotiburtina.wordpress.com/2017/06/26/venerdi-30-giugno-giornata-in-piazza-a-tiburtino-iii/

 

 

16 Giugno:

- 19.00 presentazione del libro
Borgate romane. Storia e forma urbana alla presenza dell’autore Luciano Villani

Dalle 20 kermesse musicale con:

 

17 Giugno:

18.00 Dibattito: Cosa significa essere una radio di movimento oggi? discuteranno con Radiondarssa altre radio italiane e internazionali

18.00 Spazio bimbi e bimbe - Letture ad alta voce di fiabe e albi illustrati a cura di Scarpette rosse

Dalle 20 disegnetti di Zerocalcare

Dalle 22

  • España Circo Este  Latin Rock Punk - gruppo musicale latin rock punk nato nel 2013
     
  • Fatur Artista del popolo nei CCCP e Artista del Popolo alla festa di Radiondarossa
     
  • 44 Leningrad Russian SpeedFolk -  La Band fondata nel 1990 a Potsdam è la pioniera del punk post-sovietico. La musica è un mix di folk russo, polka, punk e ska.

     

Durante entrambe le giornate sarà in funzione la cucina e gli alcool corner musicali con dj di Ondarossa.
Riffa a sottoscrizione della Radio con in palio due biciclette.

Letture ad alta voce di fiabe e albi illustrati a cura di Scarpette rosse, con Fiona Sansone & Lilith Primavera. A partire dalle ore 18.

3 uscite collettive per chi ama la montagna e Radio Ondarossa: una arrampicata, una passeggiata, una escursione, in 3 domeniche diverse.

Terzo appuntamento domenica 11 giugno ore 7.00 al parcheggio di Castel Madama.  Escursione fino al Monte Velino.

Per partecipare, scrivere a: giangi chiocciola ondarossa punto info

 MANI_FESTA_AZIONE
 PARCO ARCHEOLOGICO 100CELLE

 NO AL PENTAGONO!
 NO AI PRIVATI!
 BONIFICA SUBITO!

 RIPRENDIAMOCI IL PARCO!

 dalle 10.30 BICICLETTATA da piazza Vittorio al Parco

 dalle 12 TUTT* AL PARCO!

 __PRANZO SOCIALE (panini, vino e finger food: porta il tuo bicchiere!)
 __CONFRONTO, INFO e MOSTRA sulla lotta in corso
 __INCURSIONI MUSICALI
 __GIOCOLERIA e SPAZIO BIMBI
 __CLOWN ARMY
 __CICLOFFICINE POPOLARI e GRAZIELLIADI
 __TANGO e SPORT POPOLARE
 __VISITE GUIDATE

 PARCO ARCHEOLOGICO 100CELLE
 (Ingresso via Casilina)
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 REALTA' E ABITANTI DEL TERRITORIO
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 Il Parco Archeologico 100celle è un'area verde di 120 ettari tra il V,
 VI e VII municipio. In seguito ad un incendio avvenuto il primo gennaio
 2017 all'interno delle gallerie sottostanti ed ai fumi che
 successivamente si sono verificati per autocombustione per 40 giorni, la
 reale situazione in cui versa il Parco è venuta alla luce: STRATI E
 STRATI DI RIFIUTI INTERRATI, inquinamento delle falde acquifere,
 disastro ambientale perpetuato dagli sfasci. Tanto che l'area è stata
 denominata "Terra dei fuochi romana". Tutto ciò ha portato gli abitanti
 ad autorganizzarsi per richiedere fortemente la bonifica. Ma non solo. A
 questo problema si è aggiunto quello, da una parte, degli interessi dei
 privati e dall'altro, quello degli interessi del Ministero della difesa,
 il quale sta richiedendo l'ampliamento del perimetro militare già
 esistente col PENTAGONO ITALIANO, alla faccia dei vincoli paesaggistici
 e archeologici. L'ulteriore militarizzazione del parco porterebbe a
 inevitabili conseguenze: guardie armate, strada "spaccaparco" di
 collegamento, elettromagnetismo, fauna a rischio, inaccessibilità.

 RIPRENDIAMOCI IL PARCO!
 Rendiamolo accessibile e fruibile a tutt*, apriamo gli accessi da
 Cinecittà, Torre Spaccata, Quadraro e Centocelle, difendiamo la nostra
 salute e restituiamolo alla comunità!

 NO alla Militarizzazione dei Territori
 NO alla Privatizzazione e Distruzione dell'Ambiente

 MERCOLEDI 2 GUGNO 2017
 MANI_FESTA_AZIONE

Dalle 24 al Csoa Forte Prenestino, via Federico Delpino (Centocelle)
  
  Techno live set  con
  Warbear (Phag Off/Gegen Berlin) e
  A/Ona (Drone/Gegen Berlin).