Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa !

Elezioni USA: un commento con Silvia Baraldini

Data di trasmissione

Dopo giorni di scrutinio, arriva infine il nome del nuovo Presidente degli Stati Unti: il democratico John Biden. Non ha sfondato come il Partito Democratico sperava non raggiungendo la maggioranza al Senato che rimane in mano ai Repubblicani. Donald Trump esce di scena con delle elezioni che hanno visto una partecipazione elettorale enorme, riportando la popolazione statunitense alle urne. Un dato sembra subito chiaro, il movimento Black Lives Matter ha portato gli americani a schierarsi riguardo una controversia che va avanti ormai da più di 150 anni e che dopo la guerra civile ancora non si è risolta: i diritti degli afroamericani.

Ne parliamo con Silvia Baraldini.

Black Lives Matter anche da noi? Una conversazione con Angelica Pesarini

Data di trasmissione

Anche l’Italia deve confrontarsi con la potenza del movimento antirazzista, mettendo in tensione concetti e pratiche che i bianchi danno per assodati. Ne discutiamo con Angelica Pesarini ricercatrice afrodiscendente che su questo ha pubblicato un lungo articolo su Jacobin Italia.

Uno sguardo sugli USA: con noi Alessandro Portelli

Data di trasmissione

Alessandro Portelli, docente di letteratura angloamericana alla Sapienza, analizza con noi le implicazioni e gli scenari del Black Lives Matter. 

Sempre di Alessandro Portelli, dal Manifesto: 

"C’è qualcosa di mitologico nell’immagine del poliziotto col ginocchio piantato sul collo della vittima a Minneapolis – San Giorgio che calpesta il drago sconfitto, la divinità purissima che schiaccia il serpente, perfino il cacciatore bianco sull’elefante o il rinoceronte ucciso in safari… Sono figure della vittoria della virtù sulla bestia, dello spirito sulla natura, della civiltà sul mondo selvaggio … E del bianco sul nero. Così deve essersi sentito il poliziotto Dereck Chauvin, domatore sul corpo prostrato di George Floyd in mezzo alla strada, davanti agli occhi di tutti.

Ma in questa immagine il senso si capovolge: l’animale è quello che sta sopra e calpesta, e la vittima calpestata è quella che invoca il più umano e insieme il più simbolico dei diritti: il respiro, vita del corpo e soffio dello spirito. A Minneapolis, la civiltà è la bestia, l’ordine è selvaggio, la legge è l’arbitrio, l’umanità è soffocata e soppressa. Jack London lo chiamava il Tallone di ferro; stavolta è un ginocchio, a New York al collo di Eric Garner era un braccio; ma la sostanza è la stessa.

Anche per questo in strada non sono scesi solo i fratelli e le sorelle afroamericani, i più prossimi alla vittima, ma anche tanti di quelli – bianchi e latini, uomini e donne – che sempre più si sentono sul collo il ginocchio mortale della disuguaglianza crescente, della precarietà della sussistenza, della perdita dei diritti, dello svuotamento della democrazia. Come il drago, il rettile, la selvaggina nelle icone, questi esseri umani non hanno diritto di parola nell’agiografia vittoriosa del potere. Il respiro spezzato di George Floyd e di Eric Garner è anche una figura della loro voce negata.

E’ una parte di America senza diritto di parola, senza voto e senza rappresentanza quella che è esplosa in tutto il paese. Lo stato è in mano a forze che lo pensano come potere di dominio senza responsabilità di governo; quando il paese diventa ingovernabile sanno solo minacciare sparatorie ed evocare “cani feroci” da scagliare addosso ai manifestanti – salvo andarsi a nascondere nel bunker come di un ditta torello spaventato dai suoi stessi sudditi. Peraltro, la vigliaccheria è funzionale anche a un consapevole disegno politico: drammatizzare la situazione, accentuare il conflitto, radicalizzare le aree di consenso su cui si basa il sostegno elettorale di Trump, far dimenticare la disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria, cogliere l’occasione per criminalizzare il dissenso. C’è un’intenzionale parallelismo fra il gesto di Trump di scendere le bunker e quello del vicepresidente Cheney dopo l’11 settembre: come dire che la crisi di adesso è la stessa di allora (e i “terroristi” sono gli “antifa”) e legittima la stessa politica securitaria, le stesse violazioni e sospensioni della democrazia di allora.

Né l’alternativa possono essere le parole flebili, convenzionali, di prammatica (e soprattutto: parole, in un momento che avrebbe bisogno di azioni, di gesti significativi) che sono venute da Biden e del partito cosiddetto democratico, che peraltro di scheletri nell’armadio ne ha fin troppi. Fino a una settimana fa, la più plausibile candidata democratica alla vicepresidenza era Amy Klobuchar, ex pubblico ministero della contea di Minneapolis, che in quanto tale aveva lasciato correre, e anzi appoggiato, l’aggressività endemica della polizia ed era addirittura accusata di aver lasciato indenne in un caso precedente lo stesso Derek Chauvin. Anche se è ormai chiaro che non sarà lei la prescelta, il solo fatto che si fosse pensato a lei per la vicepresidenza (e quindi in futuro addirittura per una possibile candidatura presidenziale) ci dice quanto questi temi fossero estranei alla visione del gruppo dirigente democratico.

La sola opposizione in questo momento sta nelle strade. La “violenza” non piace a nessuno; ma se i senza parola non avessero alzato la voce Dereck Chauvin l’avrebbe fatta franca per l’ennesima volta come tutti gli altri; e se non avessero parlato con il fuoco nelle strade le istituzioni si sarebbero limitate a licenziarlo ma non l’avrebbero, troppo tardi, incriminato. Tutti applaudivano quando un grande scrittore come James Baldwin, sugli echi biblici di un grande spiritual, ammoniva: la prossima volta il fuoco. Bene, la prossima volta è questa, il commissariato di polizia a Minneapolis brucia davvero. E adesso che le parole di Baldwin diventano fatti, tutti a stigmatizzare la violenza come se non li avessero avvertiti prima, invece di domandarsi che cosa potevamo fare perché non fosse ancora una volta inevitabile e che cosa dovremo fare, quando i fuochi sembreranno spegnersi, perché non sia necessario che tornino a divampare un’altra volta.

Per fortuna, nelle strade d’America c’è stato anche il gesto concreto di un’altra opposizione, che segna davvero una novità storica – e viene da gruppi imprevisti di lavoratori. Hanno cominciato gli autisti degli autobus di Minneapolis, rifiutandosi di potare in carcere i manifestanti arrestati. Ma il messaggio più potente viene propria da dentro quello sarebbe il campo avverso: sono i poliziotti che si uniscono ai cortei dei manifestanti, che solidarizzano con la protesta, che dicono basta alla solidarietà a priori con i propri colleghi picchiatori e assassini. Mi colpisce che gli episodi più clamorosi vengano da realtà con un forte potere simbolico: Camden, New Jersey (città di Walt Whitman, poeta della democrazia, e periferia disastrata), Flint, Michigan (la città operaia della General Motors e Michael Moore, avvelenata dagli scarichi industriali nelle acque col sillenzio del governo federale), e soprattutto Ferguson, Missouri, la città dove l’assassinio di Michael Brown e la repressione militare della protesta hanno aperto nel 2014 una nuova fase che culmina (per ora) con gli eventi di oggi. A Ferguson, la polizia era armata come un esercito di occupazione, e addestrata a pensare ai manifestanti, letteralmente, come “nemici”. Che poliziotti di Ferguson si inginocchino in omaggio a un afroamericano ammazzato da uno come loro significa che c’è un limite a tutto, che questo limite è stato oltrepassato, e che qualche coscienza comincia a cambiare. Forse non basta, ma non era mai successo prima. Forse, adesso che il drago si scuote, anche San Giorgio comincia ad avere qualche dubbio."

 

USA: attivista nera uccisa

Data di trasmissione

Sadie Roberts-Joseph, un'attivista della comunità nera di Baton Rouge (Louisiana) è stata uccisa. Fortissimi i sospetti che l'omicidio sia opera di suprematisti bianchi.

Una compagna ci racconta chi era Sadie, il suo coinvolgimento nelle rivolte di Ferguson, e le violenze e gli omicidi dei gruppi suprematisti bianchi contro militanti di Black Lives Matter.

Cinque anni di black lives matter

Data di trasmissione

AGGIORNAMENTO DEL 13 OTTOBRE

Purtroppo, pare a causa di problemi burocratici, Karlene Griffiths non potrà essere presente alla serata.

Il dibattito si terrà comunque, anticipato dalla proiezione del film di Raoul Peck "I am not your negro"

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Al Csoa La strada, nell'ambito dei festeggiamenti per il ventiquattresimo compleanno del centro sociale, sabato 12 ottobre alle ore 18 arriva Karlene Griffiths Sekou, una delle responsabili del movimento Black Lives Matter.

Ci racconta l'iniziativa Mattia Diletti, che coordinerà la discussione.

USA: Erica Garner e i Dreamers

Data di trasmissione
Durata 22m 19s

Parliamo della morte di Erica Garner, attivista di Black Lives Matter, ricoverata in ospedale per un problema cardiaco, non ha ricevuto le cure necessarie. Ennesima donna nera morta per noncuranza. Erica era diventata attivista in seguito all'uccisione, da parte della polizia di suo padre, Eric Garner, strangolato perché vendeva sigarette sfuse. Continua in USA quindi la guerra contro gli afro americani, soprattutto verso le donne. In un momento in cui Trump annuncia di voler espellere 800 mila dreamers, giovani entrati in USA con i genitori e che ormai adulti ed inseriti nella società americana, si trovano ancora in una situazione di illegalità.

Sguardi dagli USA: razzismo e violenze di Stato

Data di trasmissione

Con un compagno del Laboratorio Crash, tra gli autori del dossier/e-book e-book di Infoaut costruito con corrispondenze ed approfondimenti dagli Stati Uniti, parliamo della situazione negli USA, dove la polizia continua ad uccidere ragazzi con la pelle scura.

 

Oltre allo stato poliziesco statunitense che sta muovendo guerra a chi non è bianco, commentiamo gli ultimi fatti di attualità che ci giugnono da oltreoceano, tra scioperi nelle carceri e ultime vicende delle presidenziali Clinton-Trump.

 

Per un approfondimento sul movimento Black Lives Matter ascolta qui.