Un compagno ci racconta cosa è successo questa notte e questa mattina cercando di fare un'analisi della situazione in Venezuela dopo i bombardamenti Americani e la cattura di Maduro.
In studio con Silvia Baraldini riflettiamo sulle molteplici implicazioni della politica interna ed estera della seconda amministrazione Trump: politiche migratorie e raid dell'ICE con relative mobilitazioni di protesta; manifestazioni pro-Gaza e repressione all'interno delle Università; sostegno a Israele nel genocidio a Gaza e frizioni tra componenti MAGA e NeoCon nell'attacco all'Iran. Donald Trump, però, non costituisce un'eccezione ma rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso, che ha visto il conflitto razziale e le discriminazioni negli USA come il sintomo più evidente delle crisi cicliche del sistema capitalista.
Ripartiamo dall'ultima nostra puntata, ovvero dall'uso di un Signal modificato da parte dell'amministrazione Trump. Ora sono usciti alcuni dettagli sull'hack grazie al quale si sono scoperte molte informazioni, e i dettagli mostrano un'inettitudine inaspettata.
Andiamo a vedere il programma dell'Hackmeeting (30 Maggio - 2 Giugno) a Cagliari.
Un report curato da State Watch e La quadrature du net dettaglia l'uso dei sistemi digitali, inclusi quelli di polizia predittiva, da parte delle polizie francesi.
Entriamo nel terreno delle notiziole:
furto di identità
multe e vicissitudini varie per alcune delle grandi aziende della tecnologia statunitensi
Whatsapp vince la causa contro NSO relativa all'(ab)uso dei server di Whatsapp per l'installazione di Pegasus
Trump chiude di tutto un po': dal database degli eventi climatici estremi, all'accesso internet nelle scuole pubbliche... in compenso dà il via libera all'IA per sostituire gli impiegati licenziati.
Poporpora Marcasciano, appena rientrata dagli Usa dove ha presentato in tre Università degli Stati di New York, New Jersey e Pennsylvania l'edizione in inglese di Antologaia, Antologaia queering the seventies. A radical trans memoir, testimonia il clima di preoccupazione e ansia che ha potuto sentire nel corpo docente e studentesco degli atenei americani, in particolare in relazione ai "rastrellamenti" di studenti di altri paesi, la caccia alle streghe, un nuovo clima maccartista.
Allarghiamo poi il discorso ai decreti esecutivi di Trump che riguardano la vita delle persone trans.
In questa puntata approfondiamo il tema dei Passport Bros, giovani uomini occidentali che si trasferiscono in altri paesi, in particolare del sud-est asiatico, per cercare donne che considerano più femminili, al fine di costruire relazioni a lungo termine e crearsi una famiglia. Arriviamo alla conclusione che si tratta di un fenomeno basato su una visione razzista e coloniale, che è in grado di rafforzare il sostegno alle politiche delle destre, in particolare di Trump, al di fuori dell’ovest globale.
Qualche settimana fa, con l'ennesimo ordine esecutivo di questo scorcio di presidenza, Donald Trump ha stabilito che l'inglese sarà da considerarsi lingua ufficiale degli USA. Una novità, dal momento che fino ad ora gli Stati Uniti d'America non avevano una lingua ufficiale, a differenza della metà degli Stati che compongono la federazione.
Una misura che non avrà grosse conseguenze pratiche ma che si profila come l'ennesimo tassello nella costruzione di un paese sempre più chiuso e sciovinista.
Ne abbiamo parlato con la nostra corrispondente da Alma Ata, che ha studiato per diversi anni linguistica in California, e che in coda alla corrispondenza ci fornisce una serie di interessanti notizie sull'Asia centrale.
Entrano agenti nelle residenze studentesche, dopo l'arresto di Mahmoud Khalil, accusato di essere leader della protesta (a cui sono seguiti altri arresti dopo la registrazione dell'audio) espulsioni, addirittura annullamento dei titoli conseguiti... La famosa università di New york, ora minacciata di essere definanziata, diventa il simbolo della repressione del dissenso
Nella quarta puntata del ciclo Non si può più dire niente abbiamo affronato il tema del mondo culturale in relazione a woke e cancel culture andando a esaminare l'accusa ricorrente di un'egemonia culturale che intenderebbe cancellare la cultura e la storia. Abbiamo parlato di studio dei classici con Alice Burgno, autrice di Tutte storie di maschi bianchi morti, di monumenti messi in discussione o abbattuti con Lisa Parola autrice di Giù i monumenti? Una questione aperta, di accademia Usa e in particolare dei decreti esecutivi trumpiani sulla ricerca e di università e scuola italiane. Abbiamo così verificato che la censura viene dall'alto è bianca, maschia, eterosessuale e ricca.
Il ciclo Non si può più dire niente torna giovedì 6 marzo, ore 18.15 trattando le tematiche del suprematismo bianco, del razzismo, della decolonialità.
Giovedì 13 febbraio 2025, nell'ambito della furia persecutoria dell'amministrazione Trump, sono state cancellate le parole trans e queer e tutti i riferimenti alla lettera T della comunità LGBTIQ+ dal monumento che a New York, celebra la rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969, momento fondativo dei movimenti lgbtiq+ nel mondo.
La terza puntata del ciclo è dedicata a riflessioni su una delle critiche contro la cosiddetta cultura woke, ossia che sarebbe sostenuta da larghi settori del capitalismo. In particolare ci occupiamo dei magnati della Silicon Valley e di come negli ultimi mesi, in concomitanza con le elezioni, Usa hanno cambiato retoriche e politiche.
Durante la puntata approfondiamo le analisi che Carl Rodhes propone in "Capitalismo woke. Come la moralità aziendale minaccia la democrazia".