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Mondragone: tra sciacallaggio, caporalato e sfruttamento

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La situazione dei palazzi ex Cirio di Mondragone, dove è scoppiato un focolaio di coronavirus, è la conseguenza del degrado che ha trasformato quegli edifici in ghetto. Ci vivono fino a 1200 persone, in condizioni igieniche precarie. Sono per lo più braccianti, che lavorano nei campi sottopagati e senza tutele. E i problemi sanitari che ne derivano non riguardano solo loro ma la tutela di tutta Mondragone. Sullo sfondo la presunta regolarizzazione della ministra Bellanova per i lavoratori e le lavoratrici stagionali.

Ne parliamo con Biagio, dello spazio Cales di Caserta.

San Severo: una nuova struttura per lo sfruttamento di migranti

Questa mattina il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, inaugura l'azienda Fortore - chiamata anche casa Sankara - in realtà l'implementazione di un luogo già esistente, che passa dalle tende ai container, dove si vuole obbligare a trasferirsi lavoratori immigrati che vivono in case in muratura a San Severo, consegnandoli inoltre nelle mani di caporali che gestirebbero il loro trasporto nei luoghi di lavoro che oggi possono raggiungere in bicicletta.

1 maggio internazionalista al Cara di Mineo

Primo maggio internazionalista davanti al Cara di Mineo, presidio antirazzista dalla mattina davanti al centro, poi pranzo sociale davanti all'ingresso e incontro interetnico a cui hanno partecipato un centinaia di migranti.

La denuncia  della Rete Antirazzista catanese del fatto che nel centro, sovraffollato, sono rinchiusi sia "scafisti" che sopravvissuti/e alla strage del 18 aprile e altri naufragi.

Approfondimento sul caporalato, lo sfruttamento della forza lavoro e il reclutamento davanti al Cara

Nardò (LE): quinto giorno di sciopero dei lavoratori migranti!

Ridotti in miseria con salari da fame e ricattati dai caporali, i lavoratori migranti reclutati per la raccolta dei pomodori alla masseria Boncuri di Nardò proseguono la loro importantissima lotta, giunta al quinto giorno di sciopero. é la prima volta che i migranti si autorganizzano nelle campagne salentine conducendo in forma autonoma, quantunque appoggiati dal sindacato, una lotta con precise rivendicazioni, prima tra tutte il rispetto dei contratti e la fine del caporalato.