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Mali

Radio Africa: Mali, Etiopia, Sudan

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MALI

In Mali, i jihadisti del Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani (JNIM) hanno giustiziato sommariamente dei soldati maliani che si erano arresi. L'episodio è avvenuto il 18 luglio nella zona di Tabrichat, nella regione di Gao, in seguito a un attacco congiunto del JNIM e del gruppo separatista FLA (Fronte liberazione Azawad) ) contro un grande convoglio militare in viaggio da Anéfis a Gao. Circa cinquanta soldati maliani sono stati uccisi, sebbene non tutti siano morti in combattimento.

ETIOPIA

Diverse centinaia di persone si sono radunate in Piazza Meskel ad Addis Abeba il 18 luglio scorso per una manifestazione organizzata dal Consiglio per la Pace e il Cambiamento del Tigray. La coalizione si oppone alla riaffermazione dell'autorità da parte del TPLF nella regione, mettendo in guardia contro azioni che potrebbero potenzialmente riaccendere il conflitto armato.

In questa manifestazione si chiedeva la fine di quello che i partecipanti hanno definito reclutamento forzato nel Tigray, la piena attuazione dell'Accordo di cessazione delle ostilità di Pretoria e il ritorno alle proprie case degli sfollati interni.

Residenti, partiti di opposizione, leader religiosi e organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato casi di giovani presumibilmente arruolati con la forza per il servizio militare, accuse che i funzionari del TPLF hanno ripetutamente smentito.

SUDAN

In Sudan si combatte non solo per il controllo delle risorse aurifere, Nell’economia che finanzia la guerra in Sudan, un ruolo significativo è svolto anche dal commercio della gomma arabica. Già a gennaio di quest’anno uno studio dell’organizzazione PAX, denunciava come la preziosa resina estratta dagli alberi di acacia alimentasse un’economia ombra militarizzata, gestita prevalentemente dalle milizie Forze di supporto rapido (RSF) nelle vaste aree da loro controllate. Prima dello scoppio della guerra nell’aprile 2023, il Sudan rappresentava circa il 70-80% delle esportazioni globali di gomma arabica grezza, per un valore di 183 milioni di dollari all’anno.

Il grosso della produzione si concentrava nella cosiddetta “cintura della gomma arabica”, che comprendeva le regioni del Kordofan e del Darfur, e gli stati del Nilo Azzurro, del Nilo Bianco, di Sennar e di Gedaref.

Radio Africa: Mali,Burkina Faso,Uganda,Tanzania,Sudafrica

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MALInuovo attacco della coalizione tra FLA (Fonte di liberazione dell’Azawad) e JNIM (Gruppo di Sostegno all'Islam e ai musulmani ) contro le basi dell’esercito maliano e dei russi dell’Africa Corps .Gli attacchi lanciati sabato 4 luglio contro diverse città maliane sono stati respinti, ma continuano a imperversare i combattimenti per il controllo della strategica città di Anéfis mentre la calma sembra tornata nella maggior parte delle aree colpite. La coalizione JNIM-FLA, che ha fatto ampio uso di droni kamikaze, autobombe e ordigni esplosivi improvvisati, ha inflitto alle forze governative ingenti perdite materiali. L'obiettivo dell'alleanza tra separatisti e jihadisti è duplice: conquistare Anéfis per completare la riconquista della regione di Kidal, e al contempo stabilire una testa di ponte per avanzare in altre aree del Mali settentrionale, in particolare a Gao. Per le autorità maliane, la priorità è evitare ulteriori perdite e mantenere questa posizione strategica in preparazione di una potenziale operazione per la riconquista della regione di Kidal.

BURKINA FASO: la giunta militare guidata da Ibrahim Traoré ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia. Le autorità burkinabé accusano Parigi di un "attivismo incessante" contro i loro interessi, a seguito di diversi anni di crescenti tensioni tra i due Paesi. La giunta accusa inoltre la Francia di nutrire "manifestamente ambizioni neocoloniali , sostenendo attivamente reti sovversive e terroristi che stanno causando tanta sofferenza nel Burkina faso e nel Sahel". Il comunicato del governo ribadisce inoltre che questa decisione "non mette in discussione in alcun modo i legami storici, umani, culturali e sociali che uniscono i popoli burkinabé e francese". Questa rottura arriva in concomitanza con l'adozione, il 18 giugno, di una risoluzione del Parlamento europeo che denuncia il deterioramento della situazione dei diritti umani in Burkina. Il testo era stato sponsorizzato da un eurodeputato francese anche se questa rottura diplomatica non significa che tutti i legami bilaterali scompaiano da un giorno all'altro .

UGANDA: Muhoozi Kainerugaba il figlio di Museveni ha ordinato la chiusura del principale gruppo mediatico indipendente ugandese, domenica 28 giugno le sedi del principale gruppo editoriale sono state messe sotto assedio da parte dell'esercito dopo che Muhoozi Kainerugaba ha ordinato la chiusura del canale televisivo NTV Uganda e del quotidiano Daily Monitor, entrambi di proprietà del Nation Media Group. Il figlio di Museveni sta acquisendo sempre più potere e si presenta come possibile successore dell’anziano presidente mentre s’intensifica la repressione contro gli oppositori.

TANZANIA: in Tanzania, negli ultimi giorni, si sono moltiplicati sui social media gli appelli a manifestare martedì 7 luglio, esortando la popolazione a scendere in piazza per protestare contro la repressione politica, chiedere una nuova Costituzione e assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze passate. La data del 7 luglio, nota come "Saba Saba" per questa manifestazione, non è stata scelta a caso: si riferisce alla lotta democratica e all'indipendenza del Paese. Tuttavia, queste manifestazioni sono state vietate dalle autorità, che hanno deciso di schierare un ingente contingente di polizia. Questi appelli a manifestare giungono quindi in un clima di persistente paura, a seguito della sanguinosa repressione delle proteste contro le elezioni dell'ottobre 2025.

SUDAFRICA: in Sudafrica continuano le manifestazioni xenofobe contro gli immigrati, il paese non riesce ad arginare una disoccupazione di massa del 42% che mantiene le classi lavoratrici in precarietà e alimenta un senso di ingiustizia e abbandono. La rabbia si sta spostando sugli immigrati, e la classe politica sta cavalcando questa frustrazione per generare guadagni elettorali . In vista delle elezioni locali del 4 novembre sono emersi nuovi movimenti anti-immigrazione sopratutto nella zona del Kwa Zulu Natal .I movimenti anti-immigrazione hanno dato ai cittadini stranieri senza documenti tempo fino al 30 giugno per lasciare il Sudafrica. Di fronte alla crescente retorica xenofoba, oltre 15.000 malawiani hanno scelto di partire, testimoniando la crescente pressione che li costringe ad abbandonare il Sudafrica.

 

Radio Africa: Senegal, Kenya, Mali

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Senegal: la rottura fra il primo ministro Sonko e il presidente Diomaye Faye, già evidente si è manifestata con la destituzione del primo ministro e del suo governo. L’apertura della crisi politica ha portato ad un scontro istituzionale in quanto Sonko è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale controllato dal partito del Pastef che aveva espresso anche il presidente Faye. La crisi giunge in un momento in cui la situazione finanziaria del Senegal è gravata da un enorme debito pubblico, pari al 132% del PIL, la cui gestione è motivo di forte contrasto tra il capo dello Stato e il suo ex primo ministro. Il presidente Faye intende avviare un nuovo programma di aiuti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), mentre Ousmane Sonko sostiene un approccio più critico verso i diktat delle istituzioni monetarie.  Al momento del suo insediamento nel 2024, le nuove autorità accusarono l'amministrazione dell'ex presidente Macky Sall di aver occultato parte del debito nazionale, portando alla sospensione del programma di aiuti del FMI da 1,8 miliardi di dollari.

Kenya: il 19 maggio Nairobi e diverse altre grandi città del Kenya sono state teatro di proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti e negli scontri con la polizia sono morte almeno quattro persone e ci sono stati centinaia di arresti. A promuovere la mobilitazione che ha visto l’adesione di altri settori della società keniana e ha bloccato le attività del paese, è stata la La Transport Sector Alliance la sigla che riunisce operatori di matatu, camionisti, boda boda, taxi digitali, mezzi turistici e imprese della logistica. La richiesta principale è il ritiro dell’aumento del prezzo dei carburanti innalzati dalla decisione del governo giustificata dalla guerra con l’Iran, che hanno compresso le forniture globali di petrolio e gas. Ma la protesta va oltre la questione , per quanto seria, del prezzo del carburante ma riguarda le condizioni di vita della maggioranza dei keniani per cui ogni aumento dei costi di base diventa immediatamente una crisi sociale.

Mali: in Mali continuano gli assalti del JNIM (Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani) contro vari villaggi nel nord ,con un saldo di decine di morti e continuano anche gli omicidi mirati contro chi non si sottomette alla sharia imposta dai jihadisti. Diversi camion senegalesi sono stati attaccati sul corridoio che collega le due capitali, mentre Bamako rimane sotto blocco jihadista. Questa situazione sta riaccendendo le tensioni al confine. Arrivano denunce sull’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’esercito maliano e dei suoi alleati russi ,mentre Kidal, riconquistata dopo gli attacchi del 25 aprile 2026,è ancora nelle mani degli insorti.

Radio Africa: Mali, Sud Africa

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Mali: in Mali, a seguito degli attacchi del 25 e 26 aprile, coordinati dal Gruppo per il Sostegno dell'Islam e dei Musulmani (JNIM) e dal Fronte di Liberazione dell'Azawad (FLN) che si sono alleati, i militari al potere dal 2021 hanno perso il controllo di diverse città nel nord del Paese, in particolare della strategica città di Kidal. E Il ministro della Difesa Sadio Camara, figura chiave della giunta, è stato ucciso.Successivamente agli attacchi c’è stata un'ondata di arresti fra militari, ex militari ed esponenti dell’opposizione. I jihadisti del JNIM – legati ad al-Qaeda – mantengono il blocco di Bamako. Negli ultimi giorni, diversi veicoli per il trasporto di merci e mezzi diretti a Bamako sono stati incendiati dai jihadisti. Un giornalista francese, Georges Malbrunot di Le Figaro, rilancia la tesi di un eventuale coinvolgimento franco ucraino nel sostegno all’offensiva jiahidista e tuareg in Mali.

Sudafrica: in Sudafrica, nelle ultime settimane, diversi gruppi xenofobi hanno preso di mira persone – spesso di origine africana – accusandole di trovarsi illegalmente nel paese. Uno dei gruppi che hanno compiuto queste azioni ha organizzato una manifestazione davanti al palazzo presidenziale di Pretoria. La dimostrazione ha radunato alcune centinaia di persone, su invito del collettivo "March and March". Secondo i dati ufficiali, il Sudafrica ospita circa 2,4 milioni di migranti, pari a poco meno del 4% della popolazione. La maggior parte proviene da paesi limitrofi come Lesotho, Zimbabwe e Mozambico, che vantano una lunga storia di fornitura di manodopera migrante al loro ricco vicino. La xenofobia è da tempo un problema in Sudafrica, talvolta accompagnata da episodi di violenza mortale.

Radio Africa: Mali, Madagascar, Summit Francia-Africa

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Mali: il 25 aprile una coalizione composta dal Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM) e il Fronte di liberazione dell’Azawad (FLA) hanno lanciato un’offensiva coordinata in Mali contro Bamako, Gao, Sevare e Kidal. Le operazioni sono state condotte in simultanea tramite autobombe, infiltrazioni e attacchi, con l’obiettivo di saturare le difese delle Forze Armate maliane.Attacchi coordinati, città prese d'assalto, figure governative nel mirino: il Mali ha vissuto una giornata di guerra senza precedenti dal 2012, rivelando un'alleanza aperta tra gruppi jihadisti e separatisti tuareg azawad. Il colpo per la giunta di Bamako è stato molto pesante è stato ucciso il ministro della difesa ,ferito il capo di servizi segreti ,la città di Kidal è stata conquistata dagli insorti, i mercenari dell’Africa Corps non hanno avuto un ruolo risolutivo e Bamako rischia di essere bloccata in entrata ed in uscita dai miliziani del JNIM.

Madagascar: in Madagascar, la ripresa delle proteste della Generazione Z sottolinea il discredito della giunta militare al potere. Quattro attivisti sono stati arrestati il ​​12 aprile e due sono scomparsi. L'operato del colonnello Michaël Randrianirina, nominato capo di Stato nell'ottobre 2025 per risolvere la crisi energetica e preparare le elezioni, è oggetto di aspre critiche. La luna di miele tra la Generazione Z e i militari al potere in Madagascar è giunta al termine. I giovani avevano esultato quando il precedente presidente, Andry Rajoelina, era fuggito a ottobre. Tuttavia, molti sono rimasti delusi dalla scelta dei funzionari governativi da parte del colonello Randrianirina, che considerano parte della vecchia élite corrotta. Gli arresti sollevano "serie preoccupazioni in merito al rispetto delle libertà fondamentali", è uno schema che si è già visto sotto la precedente amministrazione e che molti speravano si interrompesse con la transizione.

Summit Francia-Africa: nei rapporti tra la Francia e l'Africa si sta verificando una tendenza di fondo: di fronte alla concorrenza dell'Africa francofona, le aziende francesi stanno puntando sull'Africa anglofona. Alcuni dati sono particolarmente eloquenti: nessun paese dell'Africa occidentale o centrale compare tra i primi tre paesi africani in cui le aziende francesi investono di più. Dall'inizio degli anni 2020, questa perdita di influenza si è ulteriormente accelerata, ma il castello di carte è crollato definitivamente solo dopo la serie di colpi di stato in Mali, Burkina Faso e Niger, dove i nuovi regimi si sono allontanati dalla Francia con conseguenze significative per le imprese francesi.

 

Mali #4

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Scaletta della puntata:

- Afel Bocoum - Sambu Kamba
- Andra Kouyaté Feat. Ami Sacko & Mah Bara Soumano - Dougoumassa
- Bassekou Kouyaté & Ngoni Ba - Jama Ko
- Salif Keita - Djembe
- Ali Farka Touré & Toumani Diabate - Ai Ga
- Habib Koité & Bamada - Wassiyé
- Adama Yalomba - Djamakoyo
- Oumou Sangaré - Lyo Djeli
- Idrissa Soumaoro - Ouili Ka Bo
- Oumou Sangaré - Sarama
- Issa Bagayogo - Nogo

 

L'Onu definisce la tratta atlantica il piu'grave crimine contro l'umanità, in Tunisia condannata la militante antirazzista Saadia Mosbah, Mali crisi del carburante.

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Il 25 marzo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione storica. La risoluzione, promossa dal Ghana, rappresenta un ulteriore passo avanti verso il riconoscimento delle riparazioni relative alla tratta transatlantica degli schiavi. L'adozione di questa risoluzione, sebbene in gran parte simbolica, rappresenta comunque un importante successo nel riconoscimento del debito storico nei confronti del continente. Ed è proprio per questo motivo che l'amministrazione Trump ha votato contro: gli Stati Uniti "non riconoscono alcun diritto legale al risarcimento per torti storici che non erano illegali secondo il diritto internazionale al momento in cui si sono verificati", ha affermato Dan Negrea, rappresentante di Washington presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Hanno votato contro ,oltre gli Stati Uniti , Argentina ed Israele . La maggior parte dei paesi europei, in particolare Francia e Regno Unito, si è astenuta, mentre nel continente africano la stragrande maggioranza ha votato a favore.

Un tribunale tunisino ha condannato l'attivista per i diritti umani Saadia Mosbah a otto anni di carcere e a una multa di 26.000 sterline (35.000 dollari). Saadia Mosbah è un'attivista per i diritti umani tunisina di primo piano che ha dedicato la sua vita a combattere il razzismo e sostenere i diritti dei tunisini neri e le vittime del razzismo e della discriminazione razziale, tra cui i migranti sub-sahariani. Presidente dell’associazione antirazzista Mnèmty, ("il mio sogno", un riferimento al discorso di Martin Luther King) è stata accusata di riciclaggio di denaro e arricchimento illecito ed è stata arrestata il 7 maggio 2024. Da quando il presidente Saied ha sciolto il parlamento nel 2021, figure dell'opposizione e organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato una costante erosione dei diritti e delle libertà nel Paese nordafricano.

Da settembre, i jihadisti del Gruppo per il sostegno dell'Islam e dei musulmani (JNIM), affiliato ad Al-Qaeda, hanno attaccato i convogli di autocisterne in Mali, paralizzando completamente l'economia di Bamako. Stretto tra la carenza di carburante e la recrudescenza degli attacchi jihadisti sulle principali autostrade, il presidente di transizione Assimi Goita sta lottando per contenere una crisi che minaccia sia la sua autorità sia l'economia del Paese. Se non si trova rapidamente una soluzione, la legittimità del regime militare – fondata in parte sulla sua capacità di garantire la sicurezza in Mali e di unire la nazione attorno all'idea di una sovranità ritrovata – rischia di essere minata. La "guerra del carburante" potrebbe rivelarsi un momento cruciale per Assimi Goïta.

 

Mali #3

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Scaletta della puntata:

- Ramata Diakite - Amadou
- Habib Koité & Bamada - Titati
- Djime Sissoko & Djama Djigui - Bazani
- Toumani Diabaté - Cheick Oumar Bah
- Mah Damba - Jeli Baba
- Ramata Diakite - Dasse
- Fatoumata Diawara - Clandestin
- Habib Koité & Bamada - Barra
- Ali Farka Touré & Toumani Diabaté - Kaira
- Moussa Diallo - L'assaut (Poyé)

La terza puntata sul Mali ha una durata più breve del consueto a causa di alcuni imprevisti tecnici riscontrati durante la realizzazione.

Mali #2

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Scaletta della puntata:

- Afel Bocoum - Alasidi
- Mah Damba - Jugu Tè Maa La
- Zani Diabate & Kabako Zani - Boninka
- Fatoumata Diawara - Sonkolon
- Alkibar Jr - La Paix
- Kélétigui Diabaté - Koulandian
- Nahawa Doumbia - Djougoh
- Tahaninte - Solane
- Ramatou Diakité - Gembi
- Amadou and Mariam - Mokou mokou
- Moussa Diallo - Bakoroni
- Issa Bagayogo - Dunu Kan

Radio Africa

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TanzaniaLe proteste sono iniziate il 29 ottobre, giorno delle elezioni parlamentari e presidenziali da cui erano stati estromessi i leader delle opposizioni, vinte dalla presidente Samia Suluhu Hassan con quasi il 98% dei voti, ma segnate da brogli diffusi, la durissima repressione ha provocato fra gli 800 e i 3000 morti .Una strage che ha sconvolto il paese ,si parla di esecuzioni sommarie e fosse comune ,niente sarà come prima in Tanzania .

Mali- Da diverse settimane i jihadisti del gruppo JNIM affiliato ad Al-Qaeda hanno imposto un blocco delle importazioni di  carburante ,paralizzando l'economia del paese e costringendo la giunta di Goita a sospendere molte attività e a chiudere le scuole .Sebbene JNIM possa continuare ad esercitare pressioni è improbabile che riesca ad arrivare a Bamako certamente la giunta maliana non controlla più una parte rilevante del territorio e rischia una crisi di consenso tra i cittadini  esasperati.  

Sudan- Le forze di supporto rapido paramilitarie (RSF) hanno annunciato l’accettazione della tregua umanitaria di tre mesi proposta dal Quartetto, composta da Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto, sollevando speranze ma anche dubbi . Il conflitto in Sudan ha creato quella che l’Onu ha definito “la più grande crisi umanitaria del mondo”, in cui si stima che oltre 24 milioni di persone stiano affrontando una grave carenza di cibo, e la conquista dell’importante città di Al Fasher da parte delle RSF ha causato la morte di almeno 2000 persone.