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Per il Clima, fuori dal fossile

Data di trasmissione

Sabato 24 ottobre, a partire dalle ore 15.00, manifestazione davanti la centrale ENEL di Cerano, a Brindisi, nell'ambito della campagna nazionale "Per il clima, fuori dal fossile". Di seguito il comunicato di indizione a cura della confederazione COBAS.

Il Sindacato Cobas partecipa al sit in promosso dalla campagna nazionale "Per il Clima , fuori dal fossile" Sabato 24 Ottobre alle ore 15,00 davanti la Centrale Enel di Cerano per respingere l’imbroglio di costruire Centrali a Gas , il cui unico obiettivo è drenare risorse pubbliche che invece devono essere utilizzate per costruire una vera alternativa energetica .
La richiesta di costruire Centrali a Gas a Brindisi per le richieste di punta di energia , dopo che ne abbiamo chiuse tante a causa del flop del processo di privatizzazione , suona nuovamente di imbroglio per la nostra città .
L’Italia ha un potenziale produttivo di oltre 100.000 MW ma ne consuma poco più di 50.000 MW.
Il Cobas chiede che i soldi pubblici vengano utilizzati in una direzione diversa.
La costruzione di una centrale a gas dura pochissimo ed alla fine produce con pochissimi di dipendenti.
Il Cobas propone uno scivolamento possibile per legge di 7 anni per i lavoratori dell’Enel e delle ditte appaltatrici, con l’utilizzo di una cassa integrazione speciale.
I lavoratori che non vanno in pensione attraverso questo strumento possono partecipare a corsi di formazione professionale sulle rinnovabili.
Una nuova occupazione per i lavoratori che faranno i corsi viene dalla realizzazione di “Comunità Energetiche”, una cooperativa di cittadini autoproduttori, da realizzare in tutti i Comuni della provincia di Brindisi .
Si creerebbe così quella occupazione per il loro impiego in tutta la città e provincia utilizzando i finanziamenti europei a disposizione , invece di utilizzare quei fondi per una eventuale costruzione di Centrale a Gas .
In questo modo i Comuni potrebbero mettere nelle loro tasche ed in quelle dei cittadini cifre estremamente significative, in un periodo di tagli selvaggi ai bilanci degli stessi comuni .
Il Comune di Brindisi ha ricevuto 800.000 euro da un progetto transfrontaliero per realizzare un progetto per la nostra città di “Comunità Energetica”;facciamolo diventare da progetto a realtà.
Diversi Comuni italiani hanno già realizzato questa esperienza conseguendo un grande vantaggio economico.
Il Cobas ha fatto richiesta di incontro con il Governo ed i Ministeri competenti, si tratta solo che le proposte vengano sostenute dai lavoratori e dai cittadini per vedere …..luce.

Dighe, valanghe, emergenza: le responsabilità di cui nessuno parla

Data di trasmissione
Durata 1h 40m 10s

Nello spazio Mezedes di oggi:

- incontro con la regista Leyla Toprak nell'ambito della rassegna sul cinema curdo "Venti di Mesopotamia"(proiezioni stasera al Cinema L'Aquila)

- responsabilità dell'Enel durante l'emergenza mal tempo (e sisma)

- intervista allo scrittore Paolo Cognetti sul fenomeno delle valanghe con riferimento a quanto accaduto all'hotel Rigopiano

- altre notizie del'ultima ora

 

Durata: 1h 40"

Di nuovo "no bio-gas"

Data di trasmissione
Durata 51m 55s

La trasmissione di oggi parte con una sintesi sulla questione dell'incentivazione agli impianti cosiddetti a "biogas" per la produzione di energia, particolarmente allarmante nella privincia di Roma. Alla discussione partecipa un cittadino di Gallicano che ci racconta nei particolari i problemi presenti nel suo territorio e in generale del quadrante Sud-Est di Roma, famoso per l'inquinamento nell'area di Colleferro (valle del Sacco). Nel collegamento telefonico parliamo dell'iniziativa che si terrà proprio a Gallicano questo sabato 28 giugno per sensibilizzare la popolazione locale sulla nocività dei digestori anaerobici, ma anche quella degli impianti aerobici quando superano certe dimensioni. Passiamo a parlare dei costi della produzione nucleare di energia elettrica in Francia e del percorso difficile e rischioso legato alla dismissione delle centrali, che saranno mantenute in vita diversi anni oltre la loro capacità progettuale. Chiudiamo annunciando l'iniziativa NO TAV del 26 giugno al centro sociale ex-snia, dove ci sarà la presentazione dell'opuscolo "Il compressore". Riportiamo il link dell'iniziativa:

http://romattiva.wordpress.com/2012/05/23/ilcompressoreexsnia-266/

La carica delle lobby del biogas e del biometano

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Durata 46m 35s

Iniziamo la trasmissione con una corrispondenza con Aldo, chimico esperto di biogas e biometano, che ci racconta del suo incontro con l'assessore all'ambiente del Comune di Roma, Estella Marino. La discussione, avvenuta anche in presenza di un medico Isde e di un tecnico Enea, era volta a mettere in guardia il Comune sui rischi della tecnologia e quindi sulle responsabilità dello stesso nel caso confermi una partecipazione alla legge di iniziativa popolare sulla gestione dei rifiuti, molto ambigua riguardo agli impianti a biogas e a biometano. Passiamo poi a Legamabiente, cofirmataria della suddetta legge della rete Zero Waste nonchè recentemente accusata di investire in impianti anaerobici, con evidenti conflitti di interesse. Infine notizie sparse sul tema del nucleare in Europa e in Asia.

Lotta alle centrali idroelettriche in Cile

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Dopo l'acquisto nel 2009 della spagnola Endesa, l'Enel sta tentando di realizzare dei progetti in america Latina e in particolare in Cile, in Argentina e in Perù.

Tali progetti si basano su un modello di sviluppo energetico insostenibile, che mira all'esaurimento e allo sfruttamento completo delle risorse naturali e che viola i diritti delle comunità locali.

Alcuni di questi grandi progetti verranno realizzati in Cile. Ne parliamo con un esponente della comunità Mapuche in Cile, una compagna che viene dalla Patagonia cilena e con uno degli organizzatori dell'iniziativa Stop Enel che si svolgerà nelle giornate dal 28 al 30 aprile a Roma.

 

Durata: 1:28'

 

Per ulteriori info:

http://stopenel.org

 

Roma: manifestazione contro le speculazioni di Enel in centro e sud America

Data di trasmissione

 Corrispondenza dal presidio sotto la sede romana dell'Enel.

 

CONTRO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE E SOCIALE CHE L’ENEL ESPORTA IN GIRO PER IL MONDO VENERDI’ 2 MARZO ORE 15,00 MANIFESTAZIONE VLE R. MARGHERITA 137 L’Enel oggi è una multinazionale dell’energia di primo livello per quanto riguarda i profitti, ma di ultimo per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. In Guatemala, Cile, Colombia sta portando avanti progetti disastrosi contro i quali lottano le popolazioni locali, spesso represse da governi autoritari su ordine della stessa Enel. MA COSA CI FA LA VECCHIA IMPRESA PUBBLICA ITALIANA IN SUD AMERICA? Nel 2008 L’ENEL Acquista la Società Spagnola ENDESA. Da quel momento continente SUDAMERICANO diventa di grande interesse per la società italiana, grazie alle enormi risorse naturali da SACCHEGGIARE. INFATTI DELLE DIGHE CHE L’ENEL VUOLE COSTRUIRE IN GUATEMALA, CILE, COLOMBIA, NESSUNA SERVE A PRODURRE ELETTRICITÀ PER LA POPOLAZIONE RESIDENTE, ma a soddisfare l’enorme richiesta di elettricità delle miniere dove altre imprese straniere saccheggiano le ricchezze di questi paesi indipendenti solo di nome e affamati dai loro Governi. IN GUATEMALA LA DIGA DI PALO VIEJO (DA 84 MW, COSTO 135 MLN) verrà completata alla fine di marzo. La popolazione locale, gli indigeni del popolo Ixil, non hanno accesso all’energia elettrica e, visto che la costruzione della diga non può essere ormai impedita, chiedono che almeno possano usare il 20% dell’elettricità prodotta. Durante le proteste e i blocchi stradali che gli indigeni hanno organizzato negli ultimi due anni l’Enel non ha esitato a chiedere l’intervento del governo che ha inviato nella regione centinaia di militari con intimidazioni e violenze. Due giovani sono morti dopo essere stati investiti dai camion dell’impresa costruttrice della diga. IN PATAGONIA – CILE – DOVE VERRANNO COSTRUITE 5 DIGHE tutto il Paese è insorto contro la devastazione portata da questo progetto. Infatti, visto che le dighe verranno costruite a 2.300 km dalle miniere di rame che si trovano nel nord del Paese, ai danni causati dalle centrali idroelettriche si sommeranno quelli di una gigantesca linea di trasmissione ad alta tensione che attraverserà tutto il Cile, con 6000 torri elettriche di 70 m. Nonostante le imponenti manifestazioni (l’ultima settimana scorsa) e le irregolarità commesse nello studio di impatto ambientale, che hanno bloccato i lavori per qualche mese, il Governo e Enel-Endesa continuano a portare avanti un progetto scritto durante la dittatura di Pinochet. IN COLOMBIA – SUL RIO MAGDALENA – LA DIGA DELL’ENEL VIENE COSTRUITA DA IMPREGILO, multinazionale italiana specializzata in opere devastanti come la Tav in Val di Susa di cui è responsabile per il 75%. Verrà inondata una regione agricola altamente produttiva, è stato dimostrato da uno studio tecnico che la diga causerà la perdita, nei primi 50 anni di attività, di 480 mln mentre ne produrrà 135. Perché allora viene costruita? Non per portare lo sviluppo, ma per portare soldi nelle casse dell’Enel, dello Stato colombiano e delle imprese che sfruttano le vicini miniere di oro. A loro dei contadini che perderanno casa e lavoro non importa niente. Questi ultimi si sono organizzati per bloccare i lavori e hanno circondato il cantiere e la zona del fiume per impedire di deviarlo, sono stati sgomberati violentemente dagli squadroni antisommossa colombiani due settimane fa, e ora sono di nuovo in pericolo visto che la deviazione del fiume è prevista per il 6 marzo. FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE CONTRO QUESTI DELINQUENTI PRONTI A SACRIFICARE LA VITA DI MIGLIAIA DI PERSONE PER DECENNI SOLO PER AUMENTARE I LORO MILIONI DI EURO! ENEL GIÙ LE MANI DA GUATEMALA, CILE, COLOMBIA Roma 29/02/2012 RETE ITALIANA DI SOLIDARIETÀ CON LA COLOMBIA, CRMB – COMITATO RIFORMIAMO LA BANCA MONDIALE, SPAZIO SOCIALE EX-51 – VALLE AURELIA, CONFEDERAZIONE COBAS, COMITATO CARLOS FONSECA, A SUD, ASSOCIAZIONE ITALIA – NICARAGUA/ROMA – SUTTVUES, ASS. AMICIZIA ITALIA MAPUCHE

Colombia: Enel prepara il massacro

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Durata 9m 26s

Da un lato ci sono centinaia di persone, pescatori, costruttori, braccianti, contadini e mezzadri, accampati lungo il fiume. Dall’altro buldozer, scavatrici, luci che illuminano a giorno il cantiere degli italiani e degli spagnoli. In mezzo esercito e ESMAD, i tristemente famosi squadroni antisommossa colombiani che dalla loro creazione ad oggi, hanno ucciso decine di presone reprimendo il dissenso.

In questi giorni l’epilogo del conflitto
che vede contrapporsi da 4 anni da un lato la controllata ENEL – ENDESA e dall’altro le comunità residenti e resistenti che verranno sfollate per aprire spazio a un mega progetto idroelettrico. Il Quimbo, questo è il nome della diga che le multinazionali italo spagnole pretendono costruire, è una gigantesca opera che inonderà 8.500 ettari delle terre agricole più fertili del paese, per produrre energia destinata all’esportazione e a coprire il fabisogno energetico interno, che si prevede incrementerà in maniera esponenziale con la conversione in atto del territorio colombiano in una enorme miniera a cielo aperto. Son 4 anni che le comunità del Huila, la regione dove sorgerà la diga, protestano, si oppongono pacificamente e legalmete alla distruzione delle loro esistenze, della sicurezza alimentare del paese e di una valle bellissima, riserva di protezione della amazzonia.

Lo hanno fatto portando avanti con assiduità e insistenza le proprie ragioni, scontrandosi contro il muro di gomma di una burocrazia e di un mondo politico che non vogliono capire. O forse che hanno capito benissimo e si sono schierati, anche a costo di violare le stesse norme costituzionali colombiane. La Contraloria un ente di controllo statale, ha già aperto una indagine contro le autorità ambientali e contro lo stesso ministro di ambiente, riscontrando pesanti irregolarità nella concessione dei permessi per la realizzazione della idroelettrica. Ma i tempi di indagine sono lunghi. Il 20 febbraio Enel e Endesa devieranno il corso del Magdalena, il più grande fiume colombiano, causando un danno irreparabile. Le comunità resistono, si sono accampate nella zona dei lavori, per impedire il danno, dicono che non se ne andranno da lì. L’impresa ha richiesto l’intervento dell’esercito e degli antisommossa. Lo sgombero è previsto per martedi 14 febbraio.