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Repressione

Italia - Palestina: attacco alla libertà di stampa e di parola

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Con Chiara Cruciati, giornalista del Manifesto,riflettiamo a tutto campo sulle diverse forme di repressione e censura a cui vengono sottoposte tutte le manifestazioni di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese. Il caso più violento ed eclatante è costituto senza dubbio dalla repressione portata avanti da Israele stessa, che continua a uccidere giornalisti e giornaliste di Gaza anche dopo l'avvio della cosiddetta "tregua", precludendo l'accesso agli inviati internazionali nella striscia e nel resto della Palestina occupata. Al riguardo, va anche considerata la campagna che Israele sta portando avanti contro le ONG attive nei territori, che può essere letta come un'ulteriore forma di censura. Ci soffermiamo, quindi, sui diversi DDL, recentemente proposti in Italia, che accolgono la definizione di antisemitismo, ormai ampiamente screditata, dell'IHRA, che promuove l'equiparazione tra antisemitismo ed antisionismo rendendo nei fatti impossibile qualsiasi critica allo stato di Israele. La riflessione si allarga infine a una valutazione generale sull'atteggiamento della stampa italiana, che ha avallato e silenziato in modo quasi sistematico il genocidio a Gaza a partire dal 7 ottobre. 

Consenso contro dissenso

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Consenso contro dissenso, Rojava, Palestina  con rabbia e sorellanza. Con Marco Lombardo Radice col "raccoglitore nella segale" continuando a ricordarlo per la sua umanità, professionalità e passione  nel vivere l'importanza della crescita e del lavoro di cura.

La lotta delle donne contro il ddl stupri

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Un commento di una compagna del Centro Donna Lisa su ciò che è avvenuto il 27\01 fuori dal Senato alle compagne in conferenza stampa con grande resistenza e dignità contro la votazione in Commissione Giustizia del ddl stupri. 

Prossimi appuntamenti:

- 15 febbraio mobilitazioni territoriali 

- 28 febbraio mobilitazione nazionale 

 

 

 

 

 

Ancora a Torino per giovanissimi in piazza per la Palestina

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Dopo aver carcerato ai domiciliari il 30 dicembre 6 studenti del Liceo Einstein di Torino, mercoledì scorso nella città piemontese sono arrivati gli arresti, per alcuni in carcere per altri ai domiciliari per altre 8 persone di cui 5 minorenni. I fatti addossati ai giovani risalgono al 3 ottobre quando durante la sera si era nuovamente in piazza dopo lo sciopero della mattina, quando le forze dell'ordine hanno violentemente attaccato due volte il corteo. Da sottolineare come la mano della procura sia più pesante verso persone che arrivano dalle periferie con un'origine straniera. Ne parliamo con una compagna delle Mamme per la libertà di dissenso di Torino

La scuola reagisce alla repressione

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Si parla ancora di repressione.

La prima corrispondenza è con l'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'università: da un'assemblea on-line del 29 dicembre molto partecipata partono le risposte alle intimidazioni: un vademecum contro la repressione ad uso di docenti e di studenti; una lettera indirizzata a Valditara che inviterà il 27 gennaio alla riflessione sulla libertà di espressione, insieme ad un'unità didattica sulla figura di Primo Levi; due registrazioni da utilizzare come azione didattica sul diritto internazionale o presunto tale.

La seconda corrispondenza è con una genitrice del comitato "Mamme in piazza per la libertà di dissenso" che ricostruisce le ultime vicende relative ad alcuni/e studenti del Liceo Einstein (il 30 dicembre ci sono stati arresti con obbligo di dimora in casa per 6 minorenni) e che spiega cosa sta accadendo a Torino, laboratorio di un sistema repressivo con tramite arresti, denunce e processi punta a criminalizzare ogni pratica di lotta. 

Collettiva

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Puntata 11 di EM, collettiva, presentiamo i filoni di approfondimento dei quattro cicli e parliamo di come negli Stati Uniti l'agenzia ICE, Immigration and Customs Enforcement, utilizzi i dati sanitari di milioni di persone come strumento di contrasto all’immigrazione.

AntropoLogica quest'anno sarà interdisciplinare. Interverranno non solo antropologhe e antropologi, ma anche chi con loro lavora e si meticcia professionalmente, per analizzare i processi che studia attraverso varie lenti disciplinari.

Per il ciclo Estrattivismo dei Dati, proponiamo una riflessione sulla trasformazione dei dati sanitari in strumenti di controllo e deportazione negli Stati Uniti. Un racconto sulla brutalità dell’ICE, sull’uso dei dati della sanità pubblica per colpire i più vulnerabili e sulla deriva punitiva dello Stato sociale. Cosa succede quando curarsi diventa pericoloso?

Nelle prossime puntate di LSLS sarà ospite Marco Cuffaro ricercatore geofisico del CNR che ha partecipato all'ultima campagna oceonografica con un team norvegese nel Mar Artico. Oltre ad aver studiato una zona della dorsale atlantica tra le isole Svalbard e la Groenlandia, il team ha scoperto un giacimento di metano abiotico.

In Emergenza0 continueremo ad affrontare tematiche relative all’interazione uomo-ambiente, con un’attenzione particolare ai processi geologici. Riparleremo della recente attività dell’Etna e del petrolio nel mondo.

Palestina tra repressione e resistenza

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In studio, con una compagna italo-palestinese, riflettiamo in primo luogo sulle forme che la repressione alla  solidarietà con la popolazione palestinese sta assumendo in questi ultimi tempi, soffermandoci in modo particolare sui fermi, le incarcerazioni e i processi, a partire dal caso di Mohamed Shahin, l'imam di Torino, finito in un CPR per avere espresso solidarietà con la resistenza palestinese, per arrivare al processo ad Anan, Ali e Mansour, che nei prossimi giorni arriverà alle battute conclusive. Ci soffermiamo poi sulla rappresentazione che viene data, a livello mediatico, delle diverse forme di solidarietà con Palestina, che riflette stereotipi di chiara matrice neo-coloniale. Affrontiamo, quindi, la questione della cancellazione del diritto al ritorno, negato tra l'altro dalla volontà di eliminare completamente persino la memoria della popolazione nativa di Palestina. In conclusione, analizziamo la condizione di vita delle donne palestinesi che vivono una stratificazione di forme di oppressione tale da renderle soggetti particolarmente fragili, soprattutto nella scelta politica di prendere parte alla resistenza.