il pretesto è l'imminente uscita del nuovo disco "longtemps, je me suis couché de bonne heure" degli "stato d'assedio". progetto romano "hardcore" di lunga data, da un po' di tempo tornato a calcare le scene dell'antagonismo anche musicale. il risultato è una lunga chiacchierata fra vecchi compagni ancora alla ricerca, che sentono di aver tanto da dire, da fare.
allora: ascoltiamo e sosteniamo gli "stato d'assedio"!
Un resoconto dal corteo con 2000 persone che si è svolto oggi a Roma a difesa della rivoluzione del Rojava. L'altro tema della manifestazione è stata la libertà di Ocalan di cui domani ricorre l'anniversario dell'arresto.
L'esperienza delle donne del Rojava ci da anche le indicazioni per lottare qui.
Un breve aggiornamento sulla "Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità", partita mercoledì 28 gennaio da Salonicco e diretta in Rojava per portare solidarietà concreta alla resistenza del Kurdistan. Il percorso della carovana è stato accolto con partecipazione da compagni e compagne e sono state organizzate mobilitazioni a sostegno dell'iniziativa. In termini più generali, in questi giorni, le iniziative di solidarietà tese a raggiungere il Bakur (Kurdistan turco) si stanno moltiplicando attraverso diversi canali. La corrispondenza si conclude con un appello a tutte e a tutti a continuare a prestare attenzione e sostegno alla situazione in Rojava e a mantenere viva la solidarietà internazionale.
L’audio che ascolterete è la testimonianza politica di Nesli, compagna curda nata nel Kurdistan del Nord. Nel suo intervento ricostruisce il contesto storico e politico della repressione dello Stato turco contro il popolo curdo e racconta l’esperienza del Rojava, nel Nord-Est della Siria. Parla della guerra in Siria, della lotta contro l’ISIS, della nascita delle forze di autodifesa e del modello politico del confederalismo democratico, basato sull’autogoverno dei popoli e sulla centralità della liberazione delle donne. L’intervento affronta anche gli attacchi in corso contro Rojava, il ruolo della Turchia, delle potenze internazionali e i rischi attuali per questo esperimento politico unico.
Mettiamo in gioco i nostri corpi e scendiamo in piazza contro tutti i terrorismi di stato, il patriarcato e tutte le violenze contro le nostre menti e i nostri corpi: per il Rojava, il genocidio che continua in Palestina, per confermare che il consenso senza ipocriti aggettivi è consenso e basta.
Continuiamo sull'adolescenza con Marco Lombardo Radice che ribadisce l'importanza del nostro ruolo di adulti nell'affrontare e ascoltare qualsiasi paura, compresa la morte, che le persone adolescenti ci "catapultano" addosso volendo scoprire che anche noi dobbiamo ancora crescere.
In Occidente è calato un grande silenzio davanti l’incoronazione di uno jihadista come Al Jolani, la marcia dei suoi miliziani verso il Rojava, addirittura si tace davanti la liberazione di prigionieri dell’ISIS e lo sventolare delle loro bandiere a Raqqa. Parliamo della stessa ISIS che ha fatto comodo all’Occidente, giustificando l’invasione dell’Iraq e alle nostre latitudini rafforzando una retorica islamofoba che ha criminalizzato le persone musulmane. Non dimentichiamoci che l’emergenza del terrorismo jihadista è servita anche a introdurre l’esercito nelle strade e a scatenare una caccia alle streghe contro le moschee e gli imam. Nei decreti sicurezza, compreso l’ultimo, sono stati introdotti nuovi reati (l’autoaddestramento, la figura del lupo solitario, la detenzione di materiale informativo), tutto facilmente giustificato in nome della lotta al terrorismo, anche internazionale, cioè l’ISIS. Si è addirittura arrivati a riconoscere totale impunità ai servizi segreti.
Ci sono due recenti episodi, all’interno del quadro di crisi e di attacco che il Rojava sta subendo in queste settimane, due episodi che esplicitano la natura colonialista di Israele ma non solo, anche di degli USA nelle vesti di Al-Jolani, e dall’altro lato il principio di autodeterminazione e autodifesa Kurdo.
Israele a sud invade, occupa ed è arrivata a 35 km da Damasco (notizia di ieri). A Nord-Est sono le milizie di Al Jolani ad attaccare l’AANES, che, dopo un ridimensionamento delle SDF, si difende nelle zone che vogliono continuare a vivere sotto il modello politico e sociale alternativo costruito in Rojava.
Dall’altro lato sembra che le Forze democratiche siriane si sarebbero sottratte da un coinvolgimento nella guerra all’Iran, in particolare contro il gruppo sciita Hashti Shabi che si trova in Iraq. Partiamo da qui per parlare del confederalismo democratica e dell’intrinseca differenza con gli altri eserciti.
Sentiamo telefonicamente una compagna di Jineoloji e un compagno dell'Accademia della Modernità Democratica.
Il cosiddetto "Rojava" costituisce un terzo del territorio siriano ed è la parte più piccola del grande Kurdistan. Il nuovo anno è stato tristemente inaugurato da un’escalation di violenze contro l’AmministrazionecAutonoma della Siria del Nord-Est da parte dell’HTS di Al jolani (l’organizzazione per la liberazione del Levante). Il 10 marzo 2025 è stato firmato tra Al Jolani e i curdi un accordo che doveva essere attuato entro la fine del 2025. Si parlava di integrazione dell’SDF nell’esercito siriano riconoscendo all’esercito curdo una certa autonomia: l’SDF sarebbe stato scorportato in 3 divisioni, i suoi dirigenti avrebbero mantenuto posti di rilievo, l’esercito delle donne sarebbe stato mantenuto. Questo accordo per l’integrazione è rimasto sulla carta e nei mesi successivi Al Jolani si è dedicato pricnipalmente al rafforzamento della sua immagine a livello internazionale, sopratutto con gli Stati Uniti e Israele.
Passaggi chiave sono stati gli incontri a Washington (a novembre 2025, dopo che a luglio 2025 gli Usa avevano deciso di rimuovere le sanzioni contro il nuovo governo siriano) e i colloqui di Parigi con Israele (6 gennaio) in cui Al Jolani ha di fatto accettato il rafforzamento della presenza israeliana sulle alture del Golan. Entrambi i Paesi hanno espresso il desiderio di raggiungere un accordo sulla sicurezza in linea con la visione del Presidente Donald Trump per il Medio Oriente.
Durante i colloqui, gli Stati Uniti hanno offerto a Israele e Siria di istituire una “cellula di fusione” congiunta americano-israeliana-siriana ad Amman, la capitale della Giordania.
La delegazione statunitense ha inoltre proposto la creazione di una “zona economica disarmata” nel sud della Siria.
Situazione molto pesante nel nord-est della Siria e nelle altre zone del paese abitati dalle comunità curde, scontri e violenze hanno provocato decine di vittime civili. Con Tiziano di UIKI onlus cerchiamo di fare il punto della situazione.
Questo weekend si è svolto il primo incontro di Peoples Platform of Europe a Vienna. Un incontro che ha visto la partecipazione di centinai di realtà politiche d'Europa e non solo; più di 800 persone hanno preso parte a quest'iniziativa. Tre giorni di dibattiti collettivi e tavoli di discussione specifici, giorni per parlare del confederalismo democratico e della possibilità di creare una rete internazionale.
A questo appuntamento abbiamo partecipato come radio ondarossa. Difficile riportare il valore complessivo delle tre giornate, l'incontro di diverse organizzazioni che si sono confrontate sulle lotte, il presente e le prospettive possibili. In quest'audio, con radio blackout, abbiamo raccolto due voci che ci restituiscono una parte di quest'esperienza.
Nella prima intervista parla un compagno dell'Accademia della Modernità Democratica; nella seconda una compagna del Comitato di Jineolojî.