Rojava
Oggi presidio per la libertà delle donne e una Siria democratica
A 12 anni dal triplice femminicidio di tre attiviste curde a Parigi, Sakine Cansız (Sara), Fidan Doğan (Rojbin) e Leyla Şaylemez (Ronahî), la comunità curda in Europa e nel mondo e le organizzazioni solidali con il movimento delle donne curde come la Rete JIN, la rete Kurdistan, Non Una di Meno e il Comitato di Jineoloji in Italia, scendono in piazza oggi, 9 gennaio, alle 17.30 a Campo de’ Fiori, per chiedere verità e giustizia e per denunciare il ruolo della Turchia nella guerra di repressione e oppressione nelle regioni del Bakur nel sud della Turchia e del Rojava nel Nord-est della Siria a dieci anni dalla liberazione di Kobane da Daesh (ISIS) avvenuta il 26 gennaio 2015.
Ne parliamo con una compagna
Dal Rojava alla Palestina, Leonardo assassina!
Oggi siamo allo stabilimento Leonardo, la prima industria bellica del paese, per denunciarne la complicità nel genocidio palestinese e nei conflitti che dilagano in tutto il mondo.
Mentre noi vediamo campi profughi, scuole e ospedali bombardati senza pietà da più di un anno, Leonardo aumenta il suo fatturato rifornendo l’esercito israeliano di elicotteri, droni, tecnologie e addestramento militare facendo dell’Italia il quarto fornitore di armi ad Israele. Il primo e più importante sbocco del commercio di morte della Leonardo è verso la Turchia il cui protagonismo nella crisi siriana e nel massacro del popolo curdo è oggi sotto gli occhi di tutto il mondo.
Come si è gridato nell’ultimo anno in tutte le università e le piazze del mondo, oggi siamo qui per ribadire la necessità di un cessate il fuoco immediato in Palestina da pretendere anche con lo stop all’invio di armi e ad ogni accordo di ricerca con esercito e istituzioni israeliane.
Ci opponiamo all'incremento della spesa militare pretesa dall'Europa di Draghi e dalla Nato di Trump pagata con la finanziaria del governo Meloni fatta di tagli lineari a scuola, università, sanità, pensioni, al reddito e ai salari.
Free Palestine - Free Rojava - No one is illegal
Il Rojava e la nuova Siria
Pensieri che spezzano le sbarre: non potete imprigionare le idee!
Domenica 10 Dicembre 2023 Ore 16:00
Città dell’Altra Economia Largo Dino Frisullo - Roma
Pensieri che spezzano le sbarre: non potete imprigionare le idee!
Il 10 dicembre 2023 ricorrono i 75 anni da quando, nel 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nonostante ciò, non passa giorno in cui i diritti umani non vengano sistematicamente violati in Kurdistan e in altri luoghi del mondo. L'isola-prigione turca di Imrali e l'isolamento di Abdullah Öcalan, il principale teorico del movimento curdo per la libertà, rappresentano un caso limite. Abdullah Öcalan è in isolamento in Turchia da oltre 24 anni ed è stato tagliato fuori da qualsiasi mezzo di comunicazione con il mondo esterno. In questo modo vengono isolate anche le sue idee politiche e la possibilità che queste vengano messe in pratica nell'ambito di un processo di pace. Non è possibile fare affidamento sulle istituzioni esistenti per la difesa dei diritti umani e contro la tortura in carcere, come il Comitato europeo per la prevenzione della tortura CPT, il Consiglio d'Europa e la Corte europea dei diritti dell'uomo. Nonostante le numerose richieste e le molte informazioni disponibili, queste istituzioni non hanno mai adempiuto all'obbligo di intervenire contro la pratica illegale del suo isolamento, che è considerata una tortura e che prevede che gli vengano preclusi tutti i contatti con il mondo esterno, con i suoi avvocati e con i suoi parenti.
La libertà di Abdullah Öcalan rappresenta anche la possibilità che nella lotta per la libertà della società curda possa emergere una soluzione politica al posto dell'isolamento, della repressione e della guerra. Gli scritti di Abdullah Öcalan e la sua filosofia politica sono discussi e messi in pratica dalle forze sociali di tutto il mondo, nonostante il suo isolamento e la diffamazione da parte degli Stati egemoni. Queste idee ispirano intellettuali, liberi pensatori, scienziati, lavoratori, attivisti, artisti, sindacalisti, movimenti sociali, politici, famiglie e società intere.
A partire dal risveglio democratico della cosiddetta Primavera araba, nel nord e nell'est della Siria/Rojava sta emergendo un sistema sociale autonomo di autogoverno ispirato alle idee di Abdullah Öcalan. Il fondamento di queste idee si basa sui tre pilastri della liberazione delle donne, dell'ecologia e della democrazia radicale. Il movimento di liberazione curdo non ha solo organizzato democraticamente ed educato politicamente la società curda in Turchia, Siria, Iraq e Iran, ma anche nella diaspora, e in particolare in Europa. Al di là di questo, la filosofia politica e l'esempio del movimento curdo stanno avendo un impatto sulle persone che stanno ritrovando la speranza in cambiamenti democratici e di libertà e si stanno unendo e organizzando politicamente contro la frammentazione e l'isolamento. Attraverso la filosofia politica del movimento curdo sviluppata da Abdullah Öcalan, possiamo ritrovare la fiducia nella possibilità di realizzare un sistema sociale democratico. A questo processo di profonda democratizzazione e di rottura dei rapporti di dominio tra i generi, tra i diversi gruppi sociali e con le risorse della terra, possiamo dare grande forza e nuovo slancio. Se Öcalan sarà liberato, la situazione cambierà al punto da rendere concreta una soluzione per il popolo curdo; la liberazione di Öcalan è il presupposto necessario per un processo di pace.
Gli scritti di Öcalan in carcere costituiscono una straordinaria prospettiva di un movimento per la libertà incentrato sulla liberazione delle donne, sulla democrazia e sull'ecologia. Öcalan ha contribuito a rinsaldare il movimento curdo per la libertà, tracciando un percorso rivoluzionario verso quella che è senza dubbio la più profonda definizione di democrazia che il mondo abbia mai visto. "Oltre lo Stato, il potere e la violenza" e soprattutto il suo Manifesto della civiltà democratica in cinque volumi è una ricerca mozzafiato sulla vita senza Stato e sul movimento di liberazione curdo, nonché una visione di una società democratica-ecologica che offre anche una prospettiva aggiornata e necessaria alla ricerca di un nuovo socialismo. Gli appelli di Öcalan a forme non gerarchiche di organizzazione sociale democratica meritano l'attenzione di chiunque cerchi un pensiero sociale costruttivo o la riorganizzazione della società secondo principi femministi ed ecologici.
PROGRAMMA
Letture tratte dagli scritti di Abdullah Öcalan a Cura di Giorgia Narcisi, Eugenio Papalia, Fabiana Simonelli e Luisa Casasanta con accompagnamento musicale di Ernesto Ranieri.
Interventi con:
Comitato Libertà per Öcalan
Fabio Marcelli - CRED
Margherita Cantelli - CRED
Simonetta Crisci - Presidente di Senzaconfine
Cesare Antetomaso - Giuristi Democratici
Vito Scalisi - ARCI Roma
Giovanni Caputo - Scrittore
Rete No Bavaglio
Roma: Fermiamo l'invasione del Rojava
Corrispondenza dal Presidio di Roma a Piazza dell' Esquilino per Fermare l'invasione del Rojava.
Rojava: oggi presidio a Roma contro gli attacchi di Erdogan
Una compagna sugli ultimi attacchi in Rojava da parte dell'esercito turco.
Oggi alle 16 presidio a Roma a Piazza dell'Esquilino
Il Rojava è sotto attacco da parte dello stato Turco
Dopo l’attentato di Istanbul, che ha causato 6 morti numerosi feriti e caos e paura diffusi, il governo centrale ha avviato una campagna politica trovando l’origine dell’attentato in Rojava , accusando quindi il pkk, le ypj, le ypg. Le prime dichiarazioni governative erano pura vendetta, come si riscontra nelle dichiarazioni del ministro dell’interno. Le fonti locali in Rojava parlano di ingenti bombardamenti , civili uccisi , droni militari. Ankara invece parla di un’operazione legittima che sta puntualmente evitando i civili. Washington da tempo riteneva probabile un attacco turco di questa portata. L’attenzione va mantenuta alta sia perché è chiaramente un’azione militare legata alla politica interna della Repubblica turca e sia perché stanno uscendo le prime dichiarazioni degli arrestati dopo l’attentato, che senza sorprese sono strane e contraddittorie.
Ne parliamo con Murat Cinar, giornalista esperto di Turchia e Kurdistan.
In difesa di Kobane e della Rivoluzione del Rojava
Nell’autunno 2014, l’ISIS ha attaccato la città di Kobane, la cui popolazione dal 2012 aveva scelto di autogovernarsi e aveva aderito alla Federazione Democratica del Rojava, una striscia di terra nel nord della Siria abitata principalmente da curdi che nel caos della guerra civile siriana aveva deciso di iniziare una rivoluzione secondo i principi del Confederalismo Democratico. Milioni di persone sono scese in piazza in tutto il mondo e supportato l’eroica resistenza delle forze di autodifesa (YPJ/YPG) e della popolazione civile fino alla liberazione della città conclusa il successivo 26 gennaio 2015 con la sconfitta dell’Isis. La resistenza di Kobane ha permesso che la rivoluzione del Rojava venisse conosciuta nel mondo attraverso le storie degli uomini e delle donne, che hanno resistito contro un nemico dell’umanità a costo delle vite di migliaia di giovani.
Oggi il Rojava è sottoposto a una minaccia esistenziale, dopo le invasioni turche del 2016, 2018 e 2019, Erdogan minaccia una nuova invasione su larga scala.
Ne parliamo con un compagno tornato da poco dal Rojava.
Dieci anni di rivoluzione in Rojava
In occasione del decimo anniversario della rivoluzione nel Rojava le dichiarazioni di un compagno di UIKI onlus

