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Siria

Siria: l'attacco al Rojava pt 2

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In Occidente è calato un grande silenzio davanti l’incoronazione di uno jihadista come Al Jolani, la marcia dei suoi miliziani verso il Rojava, addirittura si tace davanti la liberazione di prigionieri dell’ISIS e lo sventolare delle loro bandiere a Raqqa. Parliamo della stessa ISIS che ha fatto comodo all’Occidente, giustificando l’invasione dell’Iraq e alle nostre latitudini rafforzando una retorica islamofoba che ha criminalizzato le persone musulmane. Non dimentichiamoci che l’emergenza del terrorismo jihadista è servita anche a introdurre l’esercito nelle strade e a scatenare una caccia alle streghe contro le moschee e gli imam. Nei decreti sicurezza, compreso l’ultimo, sono stati introdotti nuovi reati (l’autoaddestramento, la figura del lupo solitario, la detenzione di materiale informativo), tutto facilmente giustificato in nome della lotta al terrorismo, anche internazionale, cioè l’ISIS. Si è addirittura arrivati a riconoscere totale impunità ai servizi segreti.

Ci sono due recenti episodi, all’interno del quadro di crisi e di attacco che il Rojava sta subendo in queste settimane, due episodi che esplicitano la natura colonialista di Israele ma non solo, anche di degli USA nelle vesti di Al-Jolani, e dall’altro lato il principio di autodeterminazione e autodifesa Kurdo.

Israele a sud invade, occupa ed è arrivata a 35 km da Damasco (notizia di ieri). A Nord-Est sono le milizie di Al Jolani ad attaccare l’AANES, che, dopo un ridimensionamento delle SDF, si difende nelle zone che vogliono continuare a vivere sotto il modello politico e sociale alternativo costruito in Rojava.

Dall’altro lato sembra che le Forze democratiche siriane si sarebbero sottratte da un coinvolgimento nella guerra all’Iran, in particolare contro il gruppo sciita Hashti Shabi che si trova in Iraq. Partiamo da qui per parlare del confederalismo democratica e dell’intrinseca differenza con gli altri eserciti.

Sentiamo telefonicamente una compagna di Jineoloji e un compagno dell'Accademia della Modernità Democratica. 

Nel redazionale si fa più volte riferimento a questo articolo: 
https://democraticmodernity.com/it/rojava-e-syria-in-guerra-una-valutaz…

 

Siria: l'attacco al Rojava

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Il cosiddetto "Rojava" costituisce un terzo del territorio siriano ed è la parte più piccola del grande Kurdistan. Il nuovo anno è stato tristemente inaugurato da un’escalation di violenze contro l’AmministrazionecAutonoma della Siria del Nord-Est da parte dell’HTS di Al jolani (l’organizzazione per la liberazione del Levante). Il 10 marzo 2025 è stato firmato tra Al Jolani e i curdi un accordo che doveva essere attuato entro la fine del 2025. Si parlava di integrazione dell’SDF nell’esercito siriano riconoscendo all’esercito curdo una certa autonomia: l’SDF sarebbe stato scorportato in 3 divisioni, i suoi dirigenti avrebbero mantenuto posti di rilievo, l’esercito delle donne sarebbe stato mantenuto. Questo accordo per l’integrazione è rimasto sulla carta e nei mesi successivi Al Jolani si è dedicato pricnipalmente al rafforzamento della sua immagine a livello internazionale, sopratutto con gli Stati Uniti e Israele.
Passaggi chiave sono stati gli incontri a Washington (a novembre 2025, dopo che a luglio 2025 gli Usa avevano deciso di rimuovere le sanzioni contro il nuovo governo siriano) e i colloqui di Parigi con Israele (6 gennaio) in cui Al Jolani ha di fatto accettato il rafforzamento della presenza israeliana sulle alture del Golan. Entrambi i Paesi hanno espresso il desiderio di raggiungere un accordo sulla sicurezza in linea con la visione del Presidente Donald Trump per il Medio Oriente.
Durante i colloqui, gli Stati Uniti hanno offerto a Israele e Siria di istituire una “cellula di fusione” congiunta americano-israeliana-siriana ad Amman, la capitale della Giordania.
La delegazione statunitense ha inoltre proposto la creazione di una “zona economica disarmata” nel sud della Siria. 

Ne parliamo con Tiziano di UIKI

Turchia, Damasco e jihadisti attaccano la popolazione curda a Aleppo

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Dal 7 gennaio è iniziato un attacco contro i quartieri a maggioranza curda della città di Aleppo, bombardamenti che colpiscono la popolazione civile causando morti, feriti e fughe.

Si tratta di gruppi di miliziani islamisti sostenuti sia dal governo centrale di Damasco che dalla Turchia che ha l'obiettivo della polizia etnica; da parte curda non c'è un esercito in campo. 

Gli insediamenti curdi attaccati sono Sheikh Maqsoud, Ashrafiyah  e Beni Zeyd. La documentazione fornita dall’Agenzia di stampa curda ANHA riferisce che 9 persone— quasi tutte civili — hanno perso la vita, mentre almeno 46 sono rimaste ferite, tra cui molti bambini e bambine.

Ne parliamo con un compagno dell'Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia

Notizie dal Libano alla Siria

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In studio, con Elisa Gestri, giornalista free lance e fotoreporter, appena tornata da un viaggio in Libano e in Siria, riflettiamo innanzitutto sulle tregue insanguinate che sono state imposte sia in Libano che, più recentemente, a Gaza. In particolare, la tregua in Libano, garantita da Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita, viene costantemente violata dagli attacchi e dai bombardamenti quotidiani dell'IDF, che hanno provocato in media una trentina di morti al mese a partire dal 27 novembre 2024. Attualmente, la popolazione libanese vive in una situazione di autentico terrore, che paralizza tutti i settori della società, mentre Tom Barrack, emissario di Trump per la Siria e il Libano, nonché ambasciatore USA in Turchia, continua a agitare la minaccia di una nuova aggressione militare israeliana in caso di mancato disarmo di Hezbollah da parte dell'esercito libanese. In sostanza, tanto la tregua in Libano, quanto quella a Gaza, sembrano funzionali a permettere a Israele di portare avanti una guerra a bassa intensità, finalizzata alla costruzione della "grande Israele". 

In Siria, invece, l' "affare" della ricostruzione del paese sta suscitando interessi sempre più vasti, anche italiani, nel totale disinteresse del problema del rispetto dei diritti umani da parte del regime siriano; nel settore costiero del paese, in cui è stanziata un'importante comunità alawita, ad esempio, sono ancora in corso epurazioni con  sterminio di civili, soprattutto donne e bambini. Nel paese si respira, nel complesso, un clima di paura e diffidenza generalizzate.

Libano sotto le bombe israeliane

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In Libano, nonostante la tregua, non sono mai finiti i bombardamenti del paese, soprattutto della zona meridionale ma nei giorni scorsi uno più massiccio ha causato 12 morti nella valle della Bekaa. Ovviamente i bombardamenti israeliani in Siria che sono arrivare a colpire Damasco preoccupano il Libano dove Israele sembra avere tuttora il progetto di scatenare una nuova guerra civile.

Ne parliamo con il giornalista Mauro Pompili da Beirut con cui articoliamo una riflessione più ampia sull'intero assetto medio-orientale e i progetti regionali di Israele, in contrasto anche con l'espansionismo turco.

per l'immagine si ringrazia Getty images

Il genocidio a Gaza e l'arroganza di Israele nella regione

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In una corrispondenza con Michele Giorgio, da Gerusalemme, diamo gli ultimi aggiornamenti sulla situazione a Gaza, dove solo stamani sono state uccise almeno una trentina di persone in attesa di aiuti umanitari, nella quasi completa indifferenza della comunità internazionale, che interviene solo quando vengono toccati particolari interessi, soprattutto religiosi, come nel caso del bombardamento della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Si passa poi a analizzare lo scandaloso piano della realizzazione della cosiddetta "città umanitaria" a Gaza, un vero e proprio campo di internamento dove dovrebbero essere richiusi almeno 600.000 palestinesi, nonché l'intervento israeliano in Siria, avvenuto con il sostanziale sostegno degli USA e dell'UE.

Cosa sta succedendo in Siria

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Con Giovanna della "Campagna Siria con gli occhi dei civili", parliamo della drammatica situazione in Siria dove, a seguito di contrasti tra la componente drusa e la comunità beduina, si sono scatenati omicidi, esecuzioni sommarie e saccheggi da parte delle forze di sicurezza del nuovo regime, soprattutto ai danni della popolazione drusa. Sino ad oggi, si sono registrate 135 vittime, a cui vanno aggiunte una ventina di esecuzioni sommarie da parte di gruppi militari, anche all'interno di abitazioni private. In questo quadro molto teso, si sono poi inseriti i bombardamenti israeliani su Damasco e Suwayda, finalizzati a sostenere il tradizionale espansionismo di Israele.

BRICS e medioriente: analisi e ipotesi

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Il meeting dei BRICS in Brasile di questi giorni si situa in una fase storica caratterizzata dal moltiplicarsi dei terreni di scontro fra Stati Uniti, paesi UE, Israele, e i governi che si sono incontrati a Rio. 

Nel frattempo in Medioriente, fra la prosecuzione dell'offensiva israeliana in Libano, la situazione siriana, e il genocidio a Gaza, la situazione rimane complessa. 

Ne parliamo con il giornalista freelance Mauro Pompili in collegamento da Beirut. Con aggiornamenti sulla politica interna libanese, la presenza dei profughi dalla Siria in Libano, e la situazione nei campi profughi palestinesi.

Siria HTS mostra il vero volto

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In studio con Elisa, fotografa e reporter, continuiamo a mantenere viva l'attenzione sulla situazione in Siria e in Libano. Per quanto riguarda la Siria, il nuovo regime di al-Sharaa ha ottenuto dai leader occidentali la sospensione delle sanzioni senza aver offerto alcuna garanzia sotto il profilo del rispetto dei diritti umani. Continuano, infatti, le epurazioni di civili su base etnico-religiosa, soprattutto alawiti ma anche drusi, cristiani e sciiti. Drammaticamente in crescita il fenomeno della violenza contro le donne, con rapimenti, stupri e matrimoni forzati nell'ottica della sostituzione etnica, secondo prassi già messe in atto dall'Isis. La situazione è stata oggetto di una denuncia al tribunale internazionale dell' Aja presentata dall'avvocato Pedro Andujar del Foro di Lione e successivamente sabato 24 maggio una delegazione di cittadini siriani, che abitano in Europa, si è riunita davanti alla Corte Penale Internazionale dell' Aja per protestare contro l'ondata di violenze in corso in Siria; denuncia depositata per conto loro presso l'ufficio del Procuratore della Cpi  contro al Sharaa ai sensi degli articoli 6 e 7 dello Statuto di Roma, relativi rispettivamente ai crimini di genocidio e crimini contro l'umanità.