Ieri notte la questura con un dispiegamento di 12 agenti ha messo i sigilli all’Angelo Mai.
Un controllo che ha trovato il nostro spazio inadeguato, nonostante il faticoso e oneroso percorso di adeguamento alle norme previste che abbiamo intrapreso da un anno.
Questo all’interno di un quadro estremamente complesso dato dalla nostra perenne “non assegnazione” e di economie gigantesche da produrre per pagare la rateizzazione del Comune di Roma accanto al nostro fermo desiderio di non modificare la funzione e la vocazione dell’Angelo Mai.
Ancora una volta sono riusciti a chiudere quello spazio. Proprio in questi giorni in cui, dopo mille traversie, eravamo verso il raggiungimento dell’assegnazione, questo sequestro dello spazio racconta di un accanimento nei confronti di una realtà sgomberata già 3 volte, arrestata, presa più volte di mira in maniera pretestuosa e violenta, ma comunque resistente da 22 anni.
Riceviamo e condividiamo un breve aggiornamento sulla situazione a Via Appia 1011 (zona Capannelle) dove stamattina si è tentato di creare un nuovo spazio separato FLINTA* transfemminista e antispecista. La repressione delle forze dell'ordine si è fatta subito sentire, non lasciamol3 sol3!
Ultimo aggiornamento: compagn3 identificat3 e tutt3 liber3!
Puntata del 26 Giugno 2025 del Ponte Radio, in diretta dagli studi di
Radio Blackout a Torino. Attraverso differenti contributi abbiamo
affrontato alcuni aspetti che definiscono e compongono il sistema di
disciplinamento, punizione e incarcerazione delle persone in Italia. A
partire agli strumenti di cui tale sistema si dota relativamente alle
persone razzializzate in quanto tali, sino a quelli che si abbattono in
genere su quelle fette di popolazione definite criminali, eccedenti – e
che nell’eccedenza vengono monetizzate o marginalizzate -, reiette,
riottose. Dalle aziende responsabili dell’erogazione di servizi nel
centri di prima e seconda accoglienza, nei CPR o in genere insider
dell’umanitarismo nostrano ed esportato, per poi arrivare ad analizzare
il ruolo della sanità gestita dalle Aziende Sanitarie Locali (ALS),
finanche la realtà spesso occultata della privatizzazione della gestione
sanitaria all’interno dei luoghi detentivi penali, amministrativi e
semidetentivi.
Lo abbiamo fatto partendo dal lancio de “lamappadelrazzismo.com“, una
mappatura d’inchiesta del razzismo in Italia e nei nostri contesti,
realizzata da diversi compagni e compagne che in giro per l’Italia
lottano contro tale forma di sfruttamento, detenzione ed espulsione
delle persone. Passando per il racconto della storia di Sanitalia SPA,
azienda che attualmente gestisce il CPR di Torino, abbiamo poi
presentato una carrellata di quelle che negli anni sono state le azioni
che hanno colpito coloro che partecipano al business delle espulsioni.
In seguito, è stata proposta un’analisi delle prerogative delle ALS e
dei medici privati pagati dagli enti gestori all’interno dei centri di
detenzione amministrativa, per infine ragionare su come funziona e che
tipo di strumento è la sanità all’interno delle carceri penali.
Quest’ultima parte è stata costruita grazie a contributi di alcune
persone che il carcere lo hanno vissuto il che ci permette di avere una
visione quanto più vivida possibile.
Nel dicembre 2024 alcun* compagn* portano la protesta fin dentro la sede della Leonardo di via Tiburtina, con un piccolo corteo interno, per denunciare la corresponsabilità della spa a controllo pubblico con il genocidio a Gaza e l'economia di guerra. Due mesi dopo, le guardie private di Leonardo denunciavano per "turbativa di possesso" due delle persone che avevano partecipato alla manifestazione. La Leonardo si è costituita parte civile e richiede alle due persone centocinquantamila euro di danni. Ne parliamo con la compagna sotto processo
Dopo la corrispondenza di stamattina che è il primo audio di questo post, alle 19.45 facciamo il punto con una compagna mentre si sta ricostituendo un prosidio di solidali in via Genova:
oggi 16 giugno dall'alba si è dispiegata un'operazione di polizia (forse due che si sono incrociate che hanno coinvolto diverse città: Roma, Napoli, Torino, Milano, forlì e Bologna. Perquisizione di molte abitazioni e due spazi sociali la Vampa a Napoli dove le guardie hanno fatto un "giretto" e il Bencivenga occupato a Roma dove la polizia è stata più dura, divers compagn sono state portate in questura e la porta dell'occupazione murata ma non è chiaro se ci sia un'ordinanza di sgombero.
In realtà tutta la situazione è molto nebulosa, anche per gli avvocati e le avvocate che cercano di seguire chi è stato fermato. Quello che si sa è che al momento cinque persone sono in arresto e verranno tradotte in carcere, altre due ai domiciliari, tre sono state rilasciate.
L'invito è raggiungere il presidio di solidali nei dintorni di via Genova
Nella prima parte della trasmissione, Mario Sanguinetti, consulente sindacale del Sindacato Sociale di base fa una panoramica del clima sempre più autoritario che si respira nelle scuole con sanzioni, ispezioni, visite collegiali sempre più frequenti, talvolta surreali ,che colpiscono il personale docente e non. In merito vi invitiamo a segnalare casi che hanno colpito voi, la vostra scuola o contesti lavorativi che conoscete a oradibuco@ondarossa.info.
Rimanendo in tema poi con Rachele Borghi, ricercatrice alla Sorbona e attivista di Urgence Palestine e di Universitaires avec Gaza, parliamo https://universitaires-avec-gaza.fr/di Sophie Djigo, docente di filosofia in un liceo del nord della Francia e autrice di "La solidarité n'est pas un crime" accusata di indottrinare l* studenti per aver organizzato un'uscita di ricercazione a Calais, riguardo alla situazione delle persone migranti, attaccata dalla destra fascista da Eric Zemmour, Rassemblement National e altre organizzazioni.
Infine uno studente di Tor vergata lancia il presidio che si svolgerà domani, 17 giugno alle ore 15, davanti al rettorato dell'ateneo per protestare contro il silenzio dell'Università davanti al "rapimento" di Mahmoud Al-Najjar, ricercatore palestinese, che il 1 giugno è stato arrestato in Israele mentre stava per partire per Roma, dopo aver ottenuto tutte le carte necessarie, per frequentare il master in economia dello sviluppo e cooperazione internazionale a Roma 2.
Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 Giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver scelto di stare dalla parte della Palestina durante il corteo del 5 Ottobre del 2024, dove avevano partecipato migliaia e migliaia di persone.
Il suo avvocato Leonardo Pompili ci aggiorna sui prossimi passi e sul processo.
Nonostante viva in Italia da più di 15 anni potrebbe rischiare di essere portato direttamente all'ufficio immigrazione; una vicenda ricorrente quella del passaggio immediato dal carcere al cpr che mostra ancora una volta come la vita delle persone migranti vale meno di quella di altrx.
Facciamogli sentire la nostra solidarietà anche ora che esce dal carcere.
Sempre al fianco di Tarek, della Palestina, per la libertà di tutte e tutti
Per sostenere Tarek e le sue spese legali potete fare un Bonifico all'IBAN IT13V0200805166000400521347 (intestato a Cooperativa Culturale Laboratorio 2001) con causale "Tarek libero"
Siamo un gruppo di compagni e compagne, terapeuti di professione, medicx, infermierx, nutrizionistx,
psicologx. Negli ultimi mesi, preoccupatx dal vedere fascisti in giacca e cravatta declamare proposte di legge sempre più aspre nella repressione del dissenso e osservare come questo si ripercuote sulle nostre vite e su quelle dex nostrx compagnx, abbiamo deciso di rispondere dando un nostro contributo organizzato.
Pacchetti sicurezza che prevedono carcere per chi blocca una strada, per chi protesta per un mondo meno
inquinato, pericolosità sociali, associazioni a delinquere, ergastoli, 41 bis stanno diventando all’ordine del
giorno. Nelle carceri il sovraffollamento cronico è ormai una normalità, così come la sua funzione meramente
punitiva e mortifera. Il Covid ci ha fatto vedere chiaramente come ribellarsi a regole imposte all’interno degli
istituti penitenziari sia represso senza pietà nel sangue. Mentre aleggia nell’aria la possibilità sempre meno remota di una guerra mondiale ed il disastro climatico già comincia a mietere vittime e sfollatx, il potere si organizza per rendere sempre più difficile organizzarsi ed esprimere il dissenso. Figurarsi immaginare insieme una rivoluzione sociale che possa creare un mondo un po' più giusto.
In Italia è realtà il fatto che chi lotta per il diritto alla casa si veda negato l’accesso alle cure con il decreto
Renzi-Lupi, che impedisce a chi occupa di avere un proprio medico di base. È realtà che, dopo un corteo represso con la forza, la polizia giri per i pronto soccorso in cerca dei pericolosi sovversivi a cui hanno spaccato le teste. È realtà, per chi è in carcere, vedersi negate visite od esami strumentali o averle solo mesi dopo averle
richieste. Di fronte questa realtà, abbiamo deciso di costituire una rete nazionale di operatrici ed operatori della salute contro la repressione.
L'idea è duplice: da un lato renderci disponibili come rete a rispondere ad eventuali esigenze sanitarie di
detenut* in lotta, chiedendo ad avvocatx e casse di solidarietà di segnalarcele. Avremo un referente per ogni
territorio con cui poter entrare in contatto e in modo da organizzare successivamente tra noi l'intervento
richiesto. Dall'altro, vogliamo organizzarci per riuscire a garantire assistenza medica durante e dopo cortei o momenti di lotta. Assicurare dunque un servizio medico autogestito lì dove verrà richiesto o dove spontaneamente ci organizzeremo per andare. Essere contro la repressione per noi è saper superare le eventuali divisioni che si danno tra le forze trasformatrici, senza mai tralasciare i nostri principi di anticapitalismo, antifascismo, antisessismo, antirazzismo e del rispetto del non umano.
O.S.A.RE. (Operazioni sanitarie anti repressione)
Contatti: osare.info@autistici.org