In questo redazionale abbiamo avuto come ospite telefonico a Virginia, Presidente dell'Associazione Giovanni Iraniani in Italia. Con lei abbiamo parlato della sorpresiva visita in Italia di Reza Palavhi, il figlio dell'ex scià d'Iran, cercando di capire cosa è venuto a fare e cosa significa la sua visita per la comunità iraniana che lotta per un Iran libero, laico e democratico.
Con una compagna iraniana del collettivo Donna Vita Libertà Roma lanciamo il presidio che ci sarà domani mattina alle 11 a Piazza SS Apostoli a Roma. Le bombe Israele-americane non hanno liberato la popolazione iraniana dalla repressione del regime. Anzi tanti i luoghi bombardato come le università e le scuola. La repressione del regime continua poiché questa guerra conviene a tutti. La politica internazionale si preoccupa solo della crisi petrolifera data dal controllo dello stretto di Hormuz e non dei bombardamenti.
Corrispondenze dal corteo contro le guerre "No Kings" che è partito dalle 14 da piazza della repubblica, doveva fermarsi a Piazza San Govanni ma le 100mila partecipanti hanno deciso di proseguire fino ad occupare la tangenziale e ritornare a san lorenzo. Una ampia partecipazione che ha visto la solidarietà alla palestina come collante sia nelle bandiere sia negli slogan.
Ponte radio sulla guerra in Iran in cui tentiamo di tracciare un quadro generale e di approfondire sulle conseguenze ambientali dei bombardamenti sia su scala locale che globale.
Nella seconda parte della trasmissione ospitiamo due corrispondenze per riflettere sul ruolo dell'Italia sia per quel che riguarda la campagna di bombardamenti, sia in relazione alle mosse economiche per far fronte alla crisi di approvvigionamento di idrocarburi.
Parliamo della guerra scoppiata tra Afghanistan e Pakistan il 27 febbraio, un giorno prima dell'attacco di Usa e Israele all'Iran per questo assai poco raccontata sui media. Torniamo indietro nel tempo per spiegarne le cause geopolitiche, scaviamo ancora di più nel passato per mettere in luce le radici coloniali del conflitto per poi parlare del presente, cercando di approfondire le relazioni di entrambi i paesi nell'ultimo lustro con tutti gli attori dell'area e cercando di individuare eventuali connessioni con l'altro conflitto in atto.
In comunicazione telefonica con Mauro Pompili, giornalista recentemente rientrato a Roma dal Libano, abbiamo annalizzato l'odierna situazione dello Stato levantino, il cui territorio al sud del fiume Litani si trova sotto attacco e occupazione da parte dello Stato sionista d'Israele.
Israele vorrebbe occupare di nuovo il sud del Libano come dall'82 al 2000 per il grosso quantitativo di acqua presente in quella regione e della produttività dell'agricoltura. Questo comporterebbe anche uno spostamento dei confini marittimi e quindi l'appropriazione dei giacimenti di gas e petrolio ancora non sfruttati proprio per la non definizione dei confini. Gli obiettivi di Israele quindi sono antichi e molteplici.
Il tentativo di invasione sta comunque fallendo per non avendo la resistenza in Libano nè aerei nè armi tali e potenti come i sionisti. Diversi i carri armati sionisti saltanti ma la linea del sud è stata completamente rasa al suolo tanto che sembra Gaza. Usano anche fosforo bianco poiché Israele vuole convincere la popolazione del sud ad andarsene. Stanno anche bombardando i ponti proprio per tagliare i rifornimenti agli Hezbollah.
Con Paola Rivetti autrice del libro Storia dell'Iran. Rivoluzione, guerra e resistenza 1979-2025 e Parisa Nazari del movimento Donna vita libertà parliamo di Iran. Iniziamo con la rivoluzione del 1979 cosa ha cambiato rispetto al potere dello scià nella composizione di classe, economica e delle donne. Per arrivare a parlare dell'oggi e di un movimento quello di Donna vita libertà che è sempre più lontano da posizioni monarchiche o filo guerra ma che continua parallelamente ad opporsi all'attuale potere teocratico iraniano.
Rileggere la storia con uno sguardo femministe è l'unica prospettiva oggi che possa riunione le donne e le varie soggettività mediterranee per un cambiamento radicale dei sistemi e una sconfitta delle destre sempre più religiose ed estreme.
Con una compagna che si trova nel Curdistan iracheno e con un compagno di Uiki in studio commentiamo le dichiarazioni di Trump e del Corriere della sera riguardo ad una imminente alleanza dei partiti politici curdi con gli US per entrare via terra dall'Iraq in Iran. Notizie che vengono totalmente smentite. Ricostruiamo le trattative di pace tra Ocalan e Erdogan e la nascita dell'alleanza del partiti curdi iraniani dopo decenni di conflitti interni anche abbracciando parte del confedaralismo democratico.
Viene richiesto un cambiamento politico in Iran ma non attraverso le bombe, anzi quel cambiamento che stava provando ad avere una spinta in avanti dal basso con i bombardamenti si è quasi completamente fermato.
Il prossimo 21 marzo Newroz a Roma al Centro socio culturale Ararat.
Dietro le ragioni della guerra all'Iran c'è tutto tranne quella "umanitaria". Gli interessi di Trump e Netanyahu sono abbastanza chiare: dagli interessi sul petrolio per salvare dal collasso l'economia americana a quella di ridisegnare completamente il medioriente da parte degli israeliani che mentre attaccano Iran, attaccano anche il Libano mentre proseguono le operazioni in Cisgiordania. Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia presso l’Università di Pisa, nonché collaboratore di Altreconomia.