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Sardegna

SARDEGNA EOLICO: bocco dei mezzi al porto di Oristano

Data di trasmissione
Durata 14m

In Sardegna sono anni che si vuole fare un progetto di impianti eolici per produrre energia da esportare in Italia. Viene chiamata transizione energetica ma in realtà è in continuità con i progetti di sfruttamento del territorio sardo e colonialismo. La Sardegna come colonia da cui prendere energia. Infatti la realizzazione di questi impianti prevede il l'espropriazione delle terre ai/alle sardi/e e a chi le lavora.

Nelle ultime settimane si sono formati due presidi per fermare quest'invasione eolica: uno a Selargius e uno fuori al porto di Oristano, da dove dovranno uscire le diverse centinaia di pale eoliche.
Ieri c'è stata una prima forzatura da parte delle forze dell'ordine per smobilitare il presidio fuori il porto e favorire il passaggio delle pale.
Sentiamo la voce di chi ci racconta quanto sta accadendo.

Sardegna in lotta: comitato NO Tyrrhenian-Link

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Durata 14m 17s

Corrispondenza con Giulia Lai, avvocata e membro del comitato, per tornare a parlare del Tyrrhenian Link e della lotta che da mesi compagne e compagni sardi stanno portando avanti contro lo sfruttamento delle campagne, le servitù energetiche e la volontà di sovradeterminare luoghi e comunità.

Sulcis Iglesiente: l'assalto eolico

Data di trasmissione
Durata 15m 15s

La voce di un compagno che vive nel Sulcis, sud ovest della Sardegna, ci aiuta a ricostruire quanto sta avvenendo in quel territorio. La Sardegna è da anni terra di saccheggio e colonialismo, che sia nelle vesti militari, turistiche oppure, come sta accadendo negli ultimi anni, all'interno della narrazione "transizione energetica". Qualcosa però si muove e cerca di resistere a questo processo di trasformazione del territorio.

8 marzo per la Palestina

Data di trasmissione
Durata 1h 32m 18s

Seconda puntata di Ponte Radio: Radio Ondarossa, Eustachio, Quar, Wombat

La lotta femminista, transfemminista queer a fianco del popolo palestinese nel giorno dell'8 marzo.

Apriamo collegandoci con una compagna del Centro Culturale Handala Ali di Napoli e di Qumi, collettivo femminista palestinese e arabofono, proseguiamo con interventi durante il corteo dell'8 marzo organizzato a Roma da Non una di meno, una corrispondenza con una compagna dalla Sardegna dove sono stati organizzati due momenti, uno sotto il carcere e uno in solidarietà con la Palestina. Nella seconda parte la sceneggiatrice Francesca Manieri dà conto delle prese di posizione per lo stop del genocidio a Gaza sul palco del Festival del Cinema di Berlino, Ilenia Caleo di Campo Innocente poi legge un testo in solidarietà con la Palestina e chiude il Ponte una compagna dal corteo di Roma del percorso che ha portato in piazza lo striscione Donne, Femministe, Transfemministe, Lesbiche, Queer, Trans, Bisessuali, Persone non binarie con la resistenza palestinese.

Selargius contro il Tyrrhenian link

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Il progetto di transizione energetica verso le fonti rinnovabili minaccia di investire il territorio sardo. In tantissimi comuni della costa sono arrivate decine di proposte di progetti per impiantare mega pale eoliche, con altezze attorno ai 200 metri, oltre ai progetti di pale eoliche off shore (in mare).

Il comune di Selargius è invece interessato dal Tyrrhenian link, un progetto di un cavo che colleghi la Sardegna alla Sicilia e alla penisola italiana, per il trasporto di energia elettrica, essenziale per garantire un mercato all'energia che verrà prodotta in eccesso rispetto al fabbisogno sardo dalle nuove pale.

In tutta la Sardegna sono nati "Comitati in difesa del territorio" che stanno costruendo assemblee, presidi permanenti, inchieste per opporsi a questo progetto di speculazione.

Ne parliamo on un compagno del Comitati in difesa del territorio No Tyrrhenian link e del presidio permanente di Selargius.

Dalla Sardegna alla Palestina, contro colonialismo e occupazione militare

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Sabato 16 settembre, allo studentato occupato Sa Domu di Cagliari, abbiamo incontrato compagne e compagni sardi per parlare di radio e carcere. Ma è stata anche un'occasione per fare una chiacchierata in diretta radiofonica sulla Palestina, una terra che è unita a quella sarda da un'amicizia decennale e da dinamiche di colonialismo e occupazione militare.

Samed, dell'Associazione amicizia Sardegna-Palestina e dei Giovani palestinesi, ci ha raccontato come nasce questa amicizia, e come il territorio sardo, che vede la presenza di numerose basi militari e industrie belliche, rappresenta un luogo di appoggio per le offensive dell'esercito di occupazione israeliano in terra palestinese.

E' stata un'occasione per parlare anche della detenzione di massa dei prigionieri politici palestinesi, e per approfondire la vicenda di Khaled, studente della Sapienza con doppia cittadinanza italiana e palestinese, arrestato al confine con la Giordania dall'esercito israeliano, di Bilal, compagno attivo fra Italia e Palestina, e delle tante e dei tanti che lottando contro il genocidio del proprio popolo e l'occupazione della propria terra viene rinchiuso e torturato nelle carceri israeliane.

Con Samu di Aforas abbiamo approfondito come i compagni sardi portano avanti la lotta contro questa occupazione militare, e in solidarietà alla lotta di liberazione del popolo palestinese. Una lotta che va sostenuta inceppando la macchina di morte dell'industria bellica e delle basi dove provare armamenti d'avanguardia progettati dalle industrie belliche italiane, dove testare bombardamenti e attacchi via terra ai villaggi.

Cagliari: manifestazione contro la dimostrazione di forza della Nato

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Durata 23m 43s
Tempo di guerra. Ne sentiamo parlare tutti i giorni. Ci si abitua a tutto. Anche la guerra, se lontana, diventa un sottofondo. Sulle nostre vite, gli effetti di una guerra combattuta altrove non sono chiari, anche se sono proprio davanti ai nostri occhi. Il prezzo del carburante che oscilla fino a raggiungere cifre mai viste, o quello delle bollette, che ci svuotano le tasche e costringono alla chiusura un esercizio dopo l’altro. Perdiamo potere d’acquisto: ci abituiamo, usciamo meno. La guerra per chi non la vive in fondo funziona così, ma per fare la guerra bisogna prima provarla. È così che in Sardegna è arrivata la Noble Jump 2023. Ne abbiamo sentito parlare ed era in fondo un’esercitazione che si sommava alle tante altre che falcidiano la nostra terra. C’è Mare Aperto come ogni anno, e alla Noble Jump segue la Joint Stars.
Il mito da cartolina della Sardegna come angolo di paradiso viene interrotto bruscamente da una primavera di esercitazioni sempre più audaci, che spostano l’asticella sempre più in là. In estate si fermano appena in tempo perché l’industria turistica, un’altra delle grandi straordinarie opportunità sulla carta, quella che dà un tozzo di pane per sopravvivere durante l’anno ai tanti giovani che rimangono qui in attesa di tempi migliori, non venga intralciata troppo. I grandi interessi devono poter convivere.
La Noble Jump arriva nell’isola in un momento in cui dall’inizio del conflitto russo-ucraino è ormai passato tanto tempo, più di un anno. Bisogna mostrare i muscoli, esibire l'arsenale. La NATO ha deciso di far vedere che i suoi mezzi sono tanti e potenti. Lo vuole dimostrare ai civili degli stati alleati e al suo nemico. E lo fa palesandosi in un modo che alle nostre latitudini non avevamo mai riscontrato: sui social, col sorriso mentre mostra l’imponenza delle sue armi.
La Noble Jump, per chi conosce i soprusi che vessano la Sardegna in quanto servitù militare è forse un’esercitazione come tante altre, solo più imponente del solito.
Così recita l’Unione Sarda, che cita la nota ufficiale:“«Le forze schierate opereranno su vari scenari militari fino al 13 maggio. Venerdì 12 i partecipanti uniranno le forze in una giornata dimostrativa congiunta delle potenze alleate a fuoco vivo, mostrando le loro abilità e prontezza a proteggere e difendere il territorio alleato, ovunque e quando necessario». E sarà il gran finale col botto”.
Suona come una provocazione, come un oltraggio. Questa nostra terra dilaniata è il teatro di prova per dimostrare cosa è in grado di fare la NATO se dovesse essere necessario. Un gran galà della devastazione per mandare un messaggio al nemico. Una provocazione che non può essere lasciata cadere nell’indifferenza. Ci sono dei momenti in cui bisogna rimarcare che questo ruolo di arena non ce lo siamo scelto e non lo vogliamo.
Ci sono dei momenti in cui l’importante, prima di tutto, è che non passi il messaggio che questo ruolo di colonia militare, di luna park della guerra, lo accettiamo di buon grado.
Per questo motivo ci sembra doverosa una manifestazione a Cagliari, nello stesso giorno della dimostrazione di potenza delle forze congiunte NATO su Capo Teulada. Una manifestazione per dar voce a chiunque voglia far sapere che questo ruolo della Sardegna non lo accetta.
Non vogliamo questo presente. Non accettiamo questo futuro.
A FORAS SA NATO

Lo Stato dell'occupazione militare della Sardegna

Data di trasmissione
Durata 17m 20s

In Sardegna l’arrivo della primavera coincide tristemente con l’arrivo di eserciti di numerosi stati per l’inizio delle esercitazioni Nato. In Sardegna è presente il 66 % del demanio militare italiano. Sono 35 mila ettari suddivisi fra 170 installazioni militari.

A partire dal mese di Aprile saranno impegnate a pieno regime le basi di Teulada, Capo Frasca, Quirra e l’aeroporto militare di Decimomannu in tre grosse esercitazioni: la Noble Jump (2023), la Joint Stars (2023) e la Mare aperto (2023).

Il 28 Aprile ci sarà una manifestazione all’Aeroporto di Decimomannu.

A un anno dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina - teatro ormai di più di centomila morti, servito sul piano interno per giustificare un carovita sempre più asfissiante e che avvicina alla povertà sempre più persone - i quadri militari sardi fanno sapere, tramite il verbale del Comipa, che le esercitazioni non sono il disastro che porta malattie, inquinamento e povertà che ben conosciamo, ma piuttosto “una straordinaria opportunità per il turismo e le lavanderie dell’isola”.

Con un compagno di Sardinnia Aresti parliamo delle esercitazioni NATO e della mobilitazione del 28 Aprile.

Per approfondimenti rimandiamo al sito maistrali.it

Corteo a Capo Frasca contro l'occupazione militare del territorio sardo.

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Durata 22m 18s

La lotta in Sardegna non si ferma, questa domenica 16 ottobre ci sarà un nuovo corteo alla base militare di Capo Frasca. Dopo la grande manifestazione del 19 dicembre 2021 la determinazione del popolo sardo e dei/delle solidali si ripresenta a gran voce fuori alla base militare. Ne parliamo con un compagno che ci racconta gli sviluppi e fa qualche considerazione sulla situazione.

Contatti:

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