tendopoli S. Ferdinando

Tendopoli di San Ferdinando: lo stato attacca i lavoratori delle campagne e si preannucia lo sgombero del campo di stato

Data di trasmissione
Durata 24m 21s

Continua l'attacco dello stato nei confronti di chi lavora nelle campagne e da anni lotta per ottenere condizioni di vita e di lavoro decenti. Ne parliamo con un lavoratore che vive nella tendopoli di San Ferdinando, in collegamento telefonico.

Buon Ascolto!

Immigrazione, sanatorie, regolarizzazioni, documenti... ripartiamo dalle lotte!

Data di trasmissione
Durata 35m 1s
Durata 10m 21s
Durata 12m 19s
Durata 10m 35s
Durata 16m 31s
Durata 8m 37s
Durata 7m 21s
Durata 8m 37s

La diffusione del virus e la sua gestione, sin da subito, hanno fatto emergere le numerose contraddizioni del sistema in cui viviamo e che abbiamo contribuito a creare, in cui la salute delle persone vale meno del profitto che possono produrre.
Una fra tutte riguarda l'accesso ai documenti per migliaia di persone immigrate che sono costrette a vivere senza alcun riconoscimento giuridico. Nelle ultime settimane infatti abbiamo assistito ad una lunga pletora di articoli e dichiarazioni, che hanno coinvolto diversi esponenti del governo, i sindacati e il mare magnum dell'associazionismo, ancora una volta uniti nel sostenere che bisogna regolarizzare le persone straniere perché servono! Ci si ricorda della necessità di una sanatoria nel momento in cui l’emergenza sanitaria mette alcuni settori dell'economia del paese in ginocchio e rischia di crollare il castello di carte costruito negli anni sullo sfruttamento e sul contenimento di lavoratori immigrati.
In campagna come in città, nei centri di accoglienza come in frontiera e nei CPR le persone immigrate hanno lottato, in diverse forme per la libertà di movimento, per poter accedere ai servizi e a un lavoro regolare.
Come procedono allora queste lotte nell'era del COVID? Come metterle in connessione? Quali scenari si aprono in questa fase di emergenza e come incidere su queste dinamiche?
Ne parliamo venerdì 24 aprile su Radio Onda Rossa, all'interno del programma Silenzio Assordante, alle 16:00, a partire dagli interventi e dalle esperienze di lotta di persone che vivono sulla propria pelle il problema dei documenti e si organizzano insieme per trovare una soluzione, in Italia e non solo, anche in questo periodo di isolamento forzato.

Continuano le proteste nella tendopoli di San Ferdinando

Data di trasmissione
Durata 20m 52s

In collegamento telefonico con un compagno che vive nella tendopoli di San Ferdinando, un aggiornamento su quanto sta avvenendo durante l'emergenza sanitaria del Covid-19.

Buon Ascolto

 

NELL’EMERGENZA PERENNE, A PASSO DI GAMBERO: LA SITUAZIONE NEI GHETTI DEL MADE IN ITALY AI TEMPI DEL COVID-19

Nei distretti agroindustriali del Made in Italy poco o nulla sembra essere cambiato da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza. I lavoratori stranieri di queste enclavi, di fatto, nell’emergenza sono costretti da sempre. In Capitanata si aspetta l’inizio della raccolta degli asparagi, stipati in ghetti e campi di lavoro. Chi come l’USB lo scorso 25 marzo ha proclamato lo sciopero per questi lavoratori evidentemente non ha il polso del calendario agricolo. La Prefettura di Foggia sembra avere finalmente desistito dai suoi folli e criminali intenti di sgombero degli ‘abusivi’ nel CARA di Borgo Mezzanone, che avevano dato luogo ad una grande protesta spontanea. A Casa Sankara, nel comune di San Severo, si riempiono i container, inaugurati in pompa magna ad agosto e finora privi di allaccio elettrico, trasferendo chi viveva nella tendopoli-ghetto creata dai gestori della struttura con il placet della Regione. Gestori che, in piena pandemia, continuano ad insistere sullo sgombero della palazzina dell’Arena, dove vivono altre decine di lavoratori. Anche nel Gran Ghetto si riempiono, previo pagamento di 60 euro di ‘tessera’ all’USB, i container installati dopo l’ultimo incendio. A Foggia, gli abitanti del quartiere ferrovia continuano a lamentarsi degli ‘assembramenti’ di immigrati, che però non possono fare a meno di andare in città a fare la spesa – anche qui, nulla di nuovo. Nella Piana di Gioia Tauro la stagione degli agrumi è ormai terminata, ma chi ci ha lavorato non si può spostare altrove per la nuova stagione e rimane così senza reddito. Chi lavora nelle serre, da nord a sud, invece è esposto senza sosta a rischi di vario genere. Non solo non esistono protezioni sul lavoro, un lavoro sempre più indispensabile e al contempo del tutto martoriato e iper-sfruttato, ma per questa mancanza di tutele a pagare sono, ancora una volta, i lavoratori, e non soltanto in termini di salute e salario. È del 19 marzo scorso la notizia che 25 braccianti di origine bengalese, stipati in tre furgoncini fermati dalle forze dell’ordine di Terracina, sono stati denunciati perché non rispettavano le misure di distanziamento. Nessuno sembra essersi indignato per il trattamento riservato a chi notoriamente è costretto a subire i ricatti di intermediari e padroni per poter sopravvivere, e di certo non può scegliere se e come lavorare. Tra l’altro, proprio nell’Agro Pontino, a Fondi, è scoppiato un focolaio, e nonostante la cittadina sia stata dichiarata zona rossa il mercato ortofrutticolo, tra i più grandi d’Italia, continua a lavorare a pieno ritmo. Ovviamente, la maggior parte dei braccianti stranieri sarà esclusa dal bonus governativo di 600 euro previsto dal decreto Cura Italia, che richiede un minimo di 51 giornate in busta paga, una chimera per molti. Contemporaneamente, giornalisti pennivendoli di presunte autorevoli testate come la Repubblica del 27 marzo riprendono, accreditandole, aberranti opinioni secondo le quali ‘gli extracomunitari non si ammalano di COVID19’ – le ‘etnie’, si teorizza, forse rispondono in modo diverso al virus. Nessuno avanza l’ipotesi che forse le categorie meno tutelate sono anche quelle con minore accesso alle cure…? Ma allora perché non farla finita con le ipocrisie, chiamiamole ‘razze’ e riprendiamo le teorie che hanno sostenuto per centinaia di anni l’estrazione brutale di lavoro nelle piantagioni di mezzo mondo. Gli africani, si sa, sono più resistenti.

D’altra parte, si moltiplicano i proclami dell’associazionismo, dei sindacati e delle istituzioni, che sembrano finalmente accorgersi dell’esistenza di un esercito di lavoratori e lavoratrici in condizioni abitative drammatiche, spesso senza acqua corrente né la possibilità di mantenere minimi standard igienici o di contenimento, i quali peraltro non sono stati adeguatamente comunicati. Addirittura, senatori e ministri parlano apertamente di regolarizzazione, forse perché l’emorragia di braccia stagionali dall’Est Europa rende urgente trovare altre soluzioni. Molti lavoratori e lavoratrici giustamente si rifiutano di rischiare una volta di più la vita, la prigione e il confinamento per un lavoro sottopagato. Per ora, di certo c’è soltanto la proroga dei permessi di soggiorno scaduti o in scadenza fino al 15 giugno, ben poca cosa rispetto alle reali esigenze. Certo, oltre ai soliti africani ipersfruttati si affaccia anche l’ipotesi, sostenuta dalla ministra Bellanova in persona, di ‘volontari’ tra chi percepisce il reddito di cittadinanza da impiegare nelle campagne (Coldiretti, ricordiamolo, aveva dal canto suo proposto di arruolare pensionati e studenti allentando i vincoli sull’uso dei voucher). La CGIL, sempre prodiga di idee d’avanguardia, per svuotare i ghetti propone di trasferire i loro abitanti in caserme dismesse, che incomprensibilmente vengono ritenute più sicure. A Rosarno continuano a languire, disabitate, le palazzine di contrada Serricella destinate ai braccianti stranieri (ed ora anche a italiani con problemi abitativi, dopo lunghe polemiche), mentre si annuncia lo stanziamento da parte della Regione Calabria di 2 milioni di euro per una non meglio specificata ‘assistenza ai migranti di San Ferdinando e Sibari’. La tendopoli ad alta sicurezza è stata ‘sanificata’, e all’esterno è stata adibita una tenda per le quarantene, mentre alle decine di persone che vivono nei casolari abbandonati di Russo, a qualche chilometro di distanza, si minaccia di togliere anche l’unico pozzo disponibile per l’approvvigionamento d’acqua. Infine, a Saluzzo la Caritas e il comune, in largo anticipo sull’inizio della stagione, già mettono le mani avanti ventilando l’ipotesi di non riaprire il PAS – una ex caserma, tanto per cambiare, che negli ultimi due anni ha fornito servizio di dormitorio per alcune delle centinaia di braccianti che ogni anno si accampano nella cittadina piemontese per la raccolta della frutta.

Insomma, si procede a passo di gambero. Dal canto nostro, oltre a ribadire quel che andiamo dicendo da anni, e cioè che l’unica soluzione sono documenti, case, contratti e trasporti per tutte e tutti, ci auguriamo che questo rinnovato interesse verso le condizioni di lavoratrici e lavoratori delle campagne porti ad un sostegno più ampio alle loro richieste di quanto sia stato finora. Quando l’emergenza tornerà ad essere appannaggio esclusivo delle categorie più marginali, toccherà ricordare a tutte e tutti che chi sta alla base delle filiere agroalimentari non può essere lasciato indietro, e che le loro legittime lotte e la solidarietà che le accompagna non possono essere criminalizzate.

 

https://campagneinlotta.org/nellemergenza-perenne-a-passo-di-gambero-la-situazione-nei-ghetti-del-made-in-italy-ai-tempi-del-covid-19/

I campi di lavoro del sud Italia ai tempi del coronavirus

Data di trasmissione
Durata 18m
Durata 16m 31s

In collegamento telefonico con un compagno e una compagna ci facciamo raccontare cosa sta avvenendo nella tendopoli di San Ferdinando in Calabria e nelle campagne foggiane, a che punto sono le lotte di chi lavora in queste zone e le difficoltà che stanno affrontando. 

Buon Ascolto!

Intimidazioni a San Ferdinando

Data di trasmissione
Durata 12m 30s

SAN FERDINANDO (RC): DOPO L'INCONTRO DI VENERDì SCORSO ARRIVANO LE INTIMIDAZIONI AGLI ABITANTI DELLA TENDOPOLI Dopo il teatrino di venerdì scorso, dove un abitante della tendopoli aveva denunciato ancora una volta l'ipocrisia di istituzioni, sindacati e associazioni rispetto alla gestione della questione abitativa. Lo stesso, qualche giorno dopo, lunedì, è stato convocato da un funzionario del comune per un incontro a piazza Nunziante, dove ha sede l'amministrazione. Qui si è trovato davanti 6 uomini, ne conosceva solo uno, che lavora nel comune, gli altri 5 non si sono mai qualificati, neanche quando è stato chiesto loro di farlo. La conversazione è stata molto breve e queste persone hanno chiesto più volte all'abitante: chi ti ha mandato a fare l'intervento venerdì? per chi lavori? chi ti paga? cosa vuoi? voi della tendopoli cosa volete? Insomma, una chiara intimidazione! Di lì a un'ora si è tenuto l'ennesimo incontro a Reggio, in prefettura, con la partecipazione del sindaco di San Ferdinando e le forze dell'ordine, nel corso del quale il prefetto ha comunicato ai giornalisti presenti le difficoltà incontrate nello sgomberare la famosa tendopoli

<https://lacnews24.it/cronaca/tendopoli-san-ferdinando-smantellamento-dovra-attendere-reggio_76513/>.

Certo è difficile pensare che delle persone che hanno solo quel luogo per vivere e per lavorare lo lascino in assenza di reali alternative abitative. Quelle proposte sino ad ora sono assurde (andare a vivere in un centro Sprar per 6 mesi massimo, ovviamente senza poter scegliere dove, in comuni sparsi in tutta Italia!) o irrealizzabili (utilizzo dei beni confiscati e l’annunciazione di un fondo di garanzia per gli affitti calmierati!). E infatti ieri l'ennesimo tentativo di censimento delle persone che vivono in tendopoli è stato del tutto ignorato. In realtà, come è stato già raccontato, delle case vere a Rosarno ci sono e sono state costruite con fondi europei dedicati proprio ai lavoratori immigrati (!). Si tratta di 6 palazzine nuove, che possono ospitare 250 persone, in contrada Serricella. Ma ovviamente di quelle nessuno parla... come mai? Oltre a esprimere la nostra piena e incondizionata solidarietà e vicinanza alla persona che è stata minacciata e a tutti coloro che resistono e lottano nei campi di Stato, ribadiamo che GLI ABITANTI DELLA TENDOPOLI SONO STANCHI DI ASCOLTARE BUGIE E FALSE PROMESSE, NON SARANNO MINACCE E INTIMIDAZIONI A FERMARCI! MA C'è BISOGNO DI PIù VICINANZA REALE A QUESTE PERSONE E MENO PROCLAMI! Comitato Lavoratori delle Campagne Rete Campagne in Lotta

Aggiornamento sulla situazione nella tendopoli di S. Ferdinando

Data di trasmissione
Durata 37m 35s

Nella tendopoli di San Ferdinando le condizioni di vita e di lavoro continuano ad essere inaccettabili. Mentre la presenza delle forze dell'ordine è assillante, l'operato di diverse sigle sindacali non fa che peggiorare la situazione di chi da tempo vive e lavora in quest'area. In collegamento telefonico ne parliamo insieme ad un lavoratore che abita nella tendopoli e ad una compagna di Campagne in Lotta.