Nonostante le aggressioni subite dai sionisti romani (si ricordi il corteo di due anni fa), la comunità palestinese aderisce alla manifestazione di domani (ore 10 dalla stazione metro Colosseo).
I palestinesi saranno in piazza con le loro bandiere per ribadire e praticare la loro lotta contro l'occupazione sionista in Palestina.
Ascolta la corrispondenza con un compagno palestinese.
Appuntamento il prossimo 25 aprile alle ore 10.30 in Piazza Togliatti (la piazza principale di Santa Maria delle Mole), per una passeggiata contro la speculazione edilizia e la cementificazione, nei luoghi dove sono previsti i cantieri.
Nella puntata di oggi, mercoledì 20 aprile, Sapienza Clandestina ha dato largo spazio ad Achtung Banditen e alle varie iniziative che si terranno nella rassegna resistente in corso all'università "La Sapienza" di Roma.
Varie testimonianze audio di donne che hanno partecipato alla Resistenza
– Marisa Musu, partigiana, ha partecipato alla liberazione di Roma e all’attacco di via Rasella contro un reparto delle truppe d’occupazione tedesche.
– Ida Camanzi, staffetta partigiana, nome di battaglia “Ilonka”, gappista della provincia di Ravenna.
– Varchiria Terradura, partigiana combattente di Gubbio (l’audio è tratto dal documentario Bandite di Alessia Proietti).
– Luigina Donati, “Ivana”, staffetta della brigata Garibaldi.
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Minipimer del 7 maggio 2013
…scrisse Ada Gobetti:
“Nella Resistenza la donna fu presente ovunque: sul campo di battaglia come sul luogo di lavoro, nel chiuso della prigione come nella piazza o nell’intimità della casa. Non vi fu
attività, lotta, organizzazione, collaborazione a cui ella non partecipasse: come una spola in continuo movimento, costruiva e teneva insieme, muovendo instancabile, il tessuto sotterraneo della guerra partigiana”.
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Lidia Menapace, partigiana e femminista, e con le compagne intervistate in piazza 25 aprile del 2016 a Roma
25 aprile 2015: Resoconto del corteo antifascista della Liberazione svoltosi a Napoli.
Il corteo, non istituzionale, è stato ampio ed ha raccolto la partecipazione degli abitanti dei quartieri che ha attraversato, tra cui molti migranti. Lungo il percorso è stata apposta una targa per ricordare Jolanda Palladino, uccisa dai fascisti dell'MSI nel 1975, targa che è stata rimossa prima di sera.
Uno spropositato dispiegamento di forze dell'ordine ha blindato il corteo per difendere le sedi fasciste in prossimità del percorso, sconvolgendo le abitudini degli abitanti.
Puntata del 22/04/2015“ Ri-Conosci il fascismo/Continua a R-Esistere”
“ Omaggio alle donne che resistono/Fascismo di ieri, fascismo di oggi/Mercanti di morte/Colloquio con Ilenia Rossini”
Mika-MicaelaEtchebéhère
Carla Capponi
Annamaria Ludmann
Maria Soledad Rosas-Sole
Diana Blefari
Stralci da:
“Poche feroci”e “nuove streghe”. Le donne, la violenza agita, la Resistenza.
di Ilenia Rossini /Roma aprile 2014 (Introduzione al libro “Un fiore che non muore” RedStarPress,2014)
“…In molti di questi frammenti, tuttavia, si sente-pesante come un macigno-il peso più o meno esplicito della parola “anche”. Ci sono gli uomini, i valorosi e coraggiosi combattenti e accanto a loro ci sono anche le donne.(….) Gli uomini, dunque, sarebbero stati la Resistenza, mentre le donne vi avrebbero “contribuito”: ma “contribuire” non è sinonimo di “essere parte”, è più che altro un’azione di supporto, una convergenza momentanea e parallela alla lotta armata. Il contributo femminile non viene considerato un fattore fondamentale per lo sviluppo stesso della lotta resistenziale: ma perché?
La risposta a questo interrogativo tocca un nodo culturale di fondamentale importanza: la supposta incompatibilità delle donne con la guerra, che trova la sua origine nella contrapposizione tra la possibilità di dare la vita e quella di toglierla(…)
La difficoltà nell’affrontare il rapporto tra donne e violenza agita è presente anche nella maggior parte delle analisi e delle opinioni sull’esperienza femminile in organizzazioni rivoluzionarie che scelsero la lotta armata, in particolar modo degli anni ’70 e ’80. Una presenza che stupisce l’opinione pubblica, ogni volta sorpresa nel constatare che tra i “terroristi”-uso questo termine per fedeltà alle opinioni correnti, pur rifiutando che la categoria di “terrorismo” si possa applicare alle formazioni armate di sinistra degli anni ’70 e ’80- “c’era una donna”: si notava così che anche le donne fanno la lotta armata….”