“ Contro la guerra del capitale, contro l’ordine patriarcale”
Siamo immerse in scenari di guerra. Dovunque volgiamo il nostro sguardo la guerra e la militarizzazione sono diventate paesaggio urbano e dimensione internazionale.
Ma tutto questo non è dovuto al Fato, ad una particolare congiuntura, a personaggi particolarmente malvagi…..bensì non è altro che lo stadio di maturazione del Capitale.
Il neoliberismo è la dimensione politico-ideologica a cui è giunto il capitalismo nella sua necessità di espandersi e di distruggere ogni altra configurazione economica, marginale nei paesi occidentali, di sussistenza nei paesi del terzo mondo che ostacoli il suo processo di crescita. La così detta crisi non è altro che lo strumento per la ridefinizione dei rapporti di forza tra Stati e multinazionali e con le oppresse e gli oppressi tutte/i.
E, in questo procedere, la guerra è strumento di potere e assoggettamento e, allo stesso tempo, momento di crescita economica e di sfruttamento. Non a caso è tornato prepotentemente sullo scenario internazionale il colonialismo, mascherato non più sotto la veste di una superiore civiltà da portare ai popoli del terzo mondo, bensì sotto quella della tutela dei diritti umani, di quelli delle donne e delle diversità e dell’autodeterminazione dei popoli(....)
” La coordinamenta e l’8 marzo 2015 a Roma/Da Kobane a noi”
un blog femminista e postvittimista-collegamento con le compagne che lo hanno aperto/La manifestazione per l’8 marzo a Milano e le iniziative verso…..collegamento con le compagne/ Da Inanna-Ishtar alle YPJ, genealogia della potenza femminista chiacchierata con Nicoletta Poidimani/Quell* che non hanno il genere, ma hanno la classe “Non so scrivere poesie d’amore”
PER APPROFONDIRE:
Inanna/Ištar: potenza della dea e immaginario postvittimista
Quando, circa un anno fa, ho partecipato ad un incontro con alcune donne kurde, mi aveva piacevolmente colpita il fatto che una di loro avesse aperto il proprio intervento citando la dea Ištar – la più importante divinità femminile mesopotamica – e ricordando che il Kurdistan si trova in Mesopotamia.
Quanto mi risuonava quel richiamo ad Ištar! Tanti anni prima avevo letto, rimanendone assai affascinata, gli inni dedicati alla dea Inanna, che successivamente sarebbe stata assimilata a Ištar, dea accadica, poi babilonese – a lei era dedicata una delle otto porte di Babilonia – ed assira. Dunque una dea che è sopravvissuta per alcuni millenni mentre veniva ad affermarsi il patriarcato e che ancora oggi alimenta l’immaginario di donne in lotta per la propria liberazione, per la liberazione dei territori in cui vivono e per la costruzione di comunità che siano radicalmente ‘altre’ da quelle a dominio maschile e capitalistico(……)
Domenica 22 febbraio alle 19:00 assemblea al Centro socio culturale kurdo Ararat
per costruire un 8 marzo a partire dall'appello della
rappresentanza internazionale del movimento delle donne
curde che chiedeva di dedicare quest'anno le manifestazioni
per l'8 marzo alle donne rivoluzionarie delle YPJ
(Unità femminili di Difesa del Popolo – Rojava),
chiedendoci di organizzare qualcosa insieme.
APPELLO
DEDICHIAMO LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE 2015 ALLA RIVOLUZIONE
DELLE DONNE NEL ROJAVA E ALLA RESISTENZA DELLE UNITÀ DI DIFESA DELLE
DONNE YPJ!
L'8 marzo 2015, 104 anni dopo la proclamazione della Giornata
Internazionale delle Donne, le donne di tutto il mondo combattono ancora
contro il sistema di dominio patriarcale. In ricordo delle lavoratrici
tessili a New York che hanno perso la vita nella loro resistenza, in
occasione della 2a Conferenza Internazionale delle Donne nel 1910 su
proposta di Clara Zetkin, è stata istituita la giornata dell'8 marzo
come simbolo per la lotta e la resistenza delle donne. Questo movimento
e questo grido risuonano ancora nelle strade. La rivoluzione contro
disuguaglianza, sessismo e ogni forma di violenza è arrivata fino a
oggi e continua a difendere tutti i valori umani.
Come risultato della grinta e della capacità delle donne, nel 1977 l'8
marzo è stato proclamato dall’ONU Giornata Mondiale delle Donne, ma
nonostante questo non è riconosciuto a livello ufficiale in alcuno
degli stati membri. Oggi come allora le donne sono esposte a diverse
forme di discriminazione e pensieri e azioni patriarcali. Più le donne
ne prendono coscienza e più si organizzano, più aumenta la forza con
la quale vengono sistematicamente attaccate. Gli attacchi contro le
donne che si organizzano e lottano diventano sempre più profondi, e si
sviluppano in un femminicidio sistematico della cui esistenza non c’è
consapevolezza e che non viene riconosciuto come tale. Questo
femminicidio viene brutalmente portato avanti a livello mondiale,
dall'Europa fino all'Africa, dal Medio Oriente fino all'America Latina.
Contro le donne viene condotta una vera e propria guerra non dichiarata.
Con lo sfruttamento e la violenza si mira a intimidire sistematicamente
le donne come gruppo sociale. Senza dubbio le donne hanno fatto
resistenza contro questi brutali attacchi, si sono organizzate e hanno
portato avanti la loro lotta con costanza.
Attraverso la loro lotta che dura da secoli, le donne hanno ottenuto
molti progressi che favoriscono anche l’estensione dei valori
democratici e di libertà nell'intera società. In parallelo si sono
rafforzati la violenza e i crimini di guerra contro le donne ed è
aumentata sempre di più la discriminazione e la lesione o l’assenza
di diritti delle donne. Le donne sono vittime di cosiddetti “delitti
d’onore”, vengono costrette a matrimoni forzati, stuprate, subiscono
molestie sessuali, mutilazioni, vengono spinte al suicidio, schiavizzate
e trattate come bottino di guerra.
Attualmente gli attacchi contro il corpo, l’identità, il pensiero e
i sentimenti delle donne in Medio Oriente vengono perpetrati in modo
crudele da gruppi terroristici come IS. Colpiscono tutti i gruppi etnici
e le comunità religiose che si oppongono alla loro ideologia, curde,
turkmene, assire, armene, arabe, ezide curde, cristiane, sciite, kakai,
alevite e molte altre.
Nel 21° secolo, il sistema patriarcale e il suo pensiero hanno
ulteriormente perfezionato la loro politica di femminicidio. In Ucraina
400 donne sono state deportate come bottino di guerra, stuprate e
assassinate. Nello Şengal nel Kurdistan del sud, oltre 3000 curde ezide
sono state deportate e stuprate e vengono vendute nei mercati degli
schiavi. Nel corso di un anno in Nigeria sono state assassinate almeno
350 donne, e almeno 300 bambine e ragazze tra i dodici e i sedici anni
sono state rapite dal gruppo terroristico Boko Haram. Il numero reale
probabilmente è molto più elevato. Qui si tratta solo di tre esempi
estremi che segnalano sviluppi a livello mondiale. Per le donne in
questo mondo non esiste sicurezza. Per questo le donne devono più che
mai provvedere alla propria protezione e organizzare la loro autodifesa.
È proprio questo che attualmente sta succedendo nel Rojava
(espressione curda per il Kurdistan occidentale). Nei tre cantoni curdi
dell’amministrazione autonoma nel nord della Siria le Unità di Difesa
delle Donne YPJ combattono per la sicurezza delle donne e dell’intera
società. Le YPJ da mesi sono sulla linea del fronte nella difesa di
Kobanê contro gli attacchi delle bande di IS.
La lotta delle YPJ ha creato voglia di libertà e spirito di resistenza
non solo a livello militare, ma anche nella coscienza sociale. Le YPJ
conducono una lotta contro tutti i livelli di femminicidio. Come nel
1857 le 129 donne hanno perso la vita nella lotta come lavoratrici, oggi
le combattenti delle YPJ combattono senza esitazione in modo deciso per
i valori delle donne e per i valori dell’umanità intera. Non limitano
la loro lotta contro il femminicidio a una sola giornata, ma con la loro
lotta trasformano ogni giorno nell'8 marzo. La loro lotta di liberazione
è allo stesso tempo un abbraccio alle donne di tutto il mondo.
In occasione dell'8 marzo 2015 prendiamo coscienza degli attacchi
contro le donne a Şengal, Mossul, Kirkuk, in Nigeria, a Gaza, in
Ucraina e altrove considerandoli un femminicidio, e facciamo vivere lo
spirito di resistenza delle YPJ come difesa di tutte le donne in ogni
luogo. Organizziamo la resistenza ovunque nel mondo le donne subiscano
violenza. Diffondiamo insieme lo spirito di resistenza che ci unisce e
ci rafforza contro ogni manifestazione del sistema di dominio
patriarcale.
Per questo chiamiamo tutte le donne, iniziative e organizzazioni di
donne a dedicare le loro manifestazioni e azioni per la Giornata
Internazionale delle Donne alla rivoluzione delle donne nel Rojava e
alla resistenza delle Unità di Difesa delle Donne YPJ.
Viva la solidarietà internazionale delle donne!
Resistenza vuol dire vita!
Jin Jiyan Azadî – Donne Vita Libertà
Rappresentanza Internazionale del Movimento delle Donne Curde
La violenza degli uomini e delle istituzioni sulle donne e le intersezioni delle lotte e delle oppressioni di classe e razza vengono analizzate in un lungo redazionale dall'MFLA con la collaborazione del collettivo Medea di Torino. Oltre e a partire da quest'analisi, l'iniziativa delle donne attuale ed auspicabile.
A beneficio di tutte ripercorriamo la storia dell'otto marzo. Una storia di lotte delle donne, dal 1848 negli Usa, passando per il 1917 in Russia, fino ad oggi. L'MFLA ne parla con il contributo di Edda Billi e con particolare accento su Roma e l'Italia.
All'origine dell'8 marzo non c'è una trgedia dell'incendio di una fabbrica, ma una storia di lotte delle lavoratrici dal 1848 negli Usa, passando per il 1917 in Russia, fino ad oggi. La storia dell'8 marzo che ci viene raccontata ufficiamente è quindi una mistificazione e cancellazione di quella realmente avvenuta. Ricostruendo brevemente questa storia, abbiamo anche intervistato Flaminia Graziadei, cooregista del documentario TramMob, fatto di testimonianze portate in un tram sull'incendio alla Triangle Factory di New York il 24 marzo 1911.
Il pacchetto cosiddetto "svuota carceri" non svuota un bel nulla. In qualche caso peggiora le condizioni dei detenuti.
Processo per l'Occupazione "8 marzo" Magliana, Roma
Questi sono solo alcuni degli assurdi reati di cui i compagni e le compagne di Magliana sono accusati/e per la vicenda dell’occupazione dell’ex-scuola “8 marzo”.
L’impianto accusatorio viene riproposto senza nessuna novità, e soprattutto senza vergogna, tentando di descrivere una lotta autorganizzata come un’efferata organizzazione criminale.
Rigettiamo tutte le loro false accuse. Rivendichiamo l’auto-organizzazione e la lotta come strade necessarie per il soddisfacimento dei bisogni sociali e la costruzione di un futuro diverso.
Invitiamo tutti e tutte ad essere presenti sotto al tribunale di piazzale Clodio dalle ore 11, in occasione dell’udienza preliminare che deciderà di quali di questi reati i compagni e la compagna dovranno rispondere al dibattimento.
Nella stessa giornata si aprirà il processo contro compagni e compagne della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese che, durante un’iniziativa di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, oltre ad essere stati selvaggiamente aggrediti con calci e pugni rivolti unicamente ai palestinesi presenti, adesso si ritrovano sotto processo. Anche loro saranno in presidio accanto a noi quella mattina.
SOLIDARIETA’ A CHI, LOTTANDO, CADE NELLE MAGLIE DELLA REPRESSIONE DI POLIZIA, CARABINIERI E MAGISTRATURA! LIBERTA’ IMMEDIATA PER I COMPAGNI E LE COMPAGNE INCARCERATI PER LE LOTTE CONTRO LA TAV IN VAL DI SUSA!
Il 14 settembre 2009 alcuni compagni, una compagna e alcuni occupanti della ex scuola 8 marzo di Via dell'Impruneta della Magliana, occupata da poco più di due anni, vengono arrestati dai Carabinieri con un assurdo e scenografico spiegamento di forze. Tale arresto fu il momento più spettacolare di una infame montatura, voluta da noti esponenti del PDL, portata avanti dall'arma dei Carabinieri e dalla magistratura, e amplificata a tambur battente da una altrettanto infame campagna stampa sui giornali dei palazzinari, che ha dipinto come un racket criminale una delle tante occupazione nate per rispondere all'emergenza casa nella nostra città.