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Il complesso militare industriale italiano in Africa tra estrattivismo e esternalizzazione delle frontiere

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Missioni militari all’estero. Dalla Libia al Golfo di Guinea passando per la Costa D'Avorio il complesso militare industriale italiano mantiene il controllo delle aree per l’estrazione e il passaggio di risorse strategiche, nonché delle zone chiave dei movimenti migratori. Le truppe di occupazione nel golfo di Guinea difendono i siti estrattivi e le infrastrutture dell’ENI mentre la Costa D'Avorio diventa nuovo alleato del governo italiano in Africa occidentale per il rafforzamento delle politiche anti-immigrazione. Ne parliamo con Antonio Mazzeo.

Un posto al sole sulla quarta sponda. Libia: ruolo dell'Italia e di altri predoni nel Mediterraneo

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Con un compagno del Centro di Documentazione Contro la Guerra parliamo di un ciclo di incontri online da loro organizzati per venerdì 16/4 e venerdì 23/4 dal titolo “Un posto al sole sulla quarta sponda. Libia: ruolo dell'Italia e di altri predoni nel Mediterraneo". Nel corso delle sue attività il centro di documentazione ha più volte preso in considerazione la questione della Libia, ormai sempre più destabilizzata e destinata ad essere oggetto di interventi predatori delle varie potenze presenti nell’area. Tornano ad occuparsene proponendo ora questi due incontri per affrontare una serie di tematiche: la collocazione strategica rispetto al Mediterraneo, dove ormai intervengono più o meno direttamente, fornendo armi e/o con truppe proprie o mercenarie: Italia, Qatar, Turchia, Francia, USA, Russia, Egitto, Emirati Arabi in appoggio / controllo di uno dei due schieramenti libici, entrambi reazionari, solo da poco apparentemente al momento riuniti in un’unica amministrazione e il ruolo che l’Italia svolge all’interno del paese tramite le truppe, le aziende (con in prima fila l’ENI), i finanziamenti ufficiali o “sottobanco”, i regali di navi militari, le ONG.

Per partecipare ai webinar scrivete a:
centrodocumentazionecontrolaguerra@inventati.org

 

12 dicembre iniziative contro le stragi in Libia

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Con una compagna in corrispondenza parliamo del percorso di lotta nato dall'assemblea in solidarietà ai processati per la manifestazione al Brennero.

Nell’anniversario della strage di piazza Fontana la volontà è di rompere il silenzio nelle varie città su respingimenti, campi di concentramento, torture e compravendita di schiavi in Libia, cioè sulla natura assassina della politica del governo italiano e sul ruolo dell’ENI.

Attraverso la corrispondenza si rilancia un appuntamento assembleare: alle ore 11,00 di domenica 17 dicembre, assemblea al Boccaccio di Monza per organizzare un’iniziativa a gennaio o febbraio contro l’ENI nella “sua” città: Milano.

Libia: un commento di Angelo Del Boca sull'attuale situazione

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Ennesimo capitolo della guerra in Libia.

Il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato la missione che prevede il supporto dell'Italia alla guardia costiera libica nel pattugliamento delle coste del paese per fermare gli scafisti. Intano Macron ha promosso un incontro di "pacificazione" tra Serraj e Hafar, che però - come dichiara Del Boca - non cambia nulla dal punto di vista del conflitto di potere in Libia. A tale incontro l'Italia non è stata ovviamente invitata.

Ma a tutto ciò si unisce (anche) il caso di Fincantieri, dove Macron ha impedito che Fincantieri mettesse le mani su un settore strategico così importante.

Abbiamo chiesto un commento ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano. Qui una sua recente intervista rilasciata a "il manifesto".

 

Nella foto: un bel libro di Del Boca (consiglio per le letture estive).

Protesta all'aereoporto di Comiso contro "vertenza ENI"

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200 lavoratori e lavoratrici del petrolchimico di Gela stanno occupando gli ingressi dell'aeroporto "Pio La Torre" di Comiso, cercando di porre l'attenzione del governo sulla "vertenza Eni" (che ha mandato a casa numerosi lavoratori e lavoratrici), questo accade dopo 16 giorni di scioperi, blocchi
stradali e manifestazioni.

Una telefonata ha successivamente ricordato come chi vive e lavora a Gela oltre che dai padroni italiani sia colpito anche dalle radiazioni del sistema satellitare militare statunitense Muos (illegittimo anche per la "nostra" Cassazione).

Raffinerie Eni (Gela); Uptime (call center - Poste italiane - Roma)

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223° puntata: collegamento con un lavoratore delle raffinerie dell'Eni di Gela. Da una settimana la lotta va avanti con blocchi stradali degli snodi centrali della città. La mobilitazione continua (col supporto dell'intera città) in quanto sia azienda che politica istituzionale non danno risposte rispetto al piano di licenziamenti provocati dal mancato rispetto di un precedente accordo di riconversione di alcune parti dello stabilimento.
Collegamento con una lavoratrice del call center Uptime spa, che lavora per Poste Italiane: circa un centinaio di lavoratori e lavoratrici rischiano di perdere il posto di lavoro (dopo circa 15 anni) per un accordo al ribasso operato da Poste Italiane. Da circa 6 mesi i lavoratori hanno cominciato una vertenza caratterizzata da varie forme di protesta e sensibilizzazione.
Sul finire, aggiornamenti dalla vertenza alla Bormioli di Fidenza (Parma), dai lavoratori dell'Ilva di Genova e presentazione della prossima puntata che vedrà uno speciale sul rinnovo dei contratti del settore metalmeccanico e dei ferrotranvieri.