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Sul tetto del Cie di Torino e il telefono di Gradisca

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Torino - Un recluso è salito sul tetto del Cie di corso Brunelleschi per resistere alla deportazione imminente, al momento la polizia non è intervenuta e i solidali si sono dati appuntamento dalle ore 14.00 davanti al Cie. Si tratta dell'uomo malato di asma a cui avevano somministrato un farmaco scaduto. Oggi, quando hanno cercato di deportare lui e un suo connazionale, entrambi si sono opposti, lui è salito sul tetto mentre l'altro recluso pare sia stato malmenato e ora è in isolamento.

 

Gorizia - Il recluso che era stato ricoverato in ospedale, a causa delle ustioni subite durante la rivolta di sabato notte, oggi è stato riportato nel Cie di Gradisca d'Isonzo. Ha riportato ustioni sul 20% del corpo e chiede di essere curato. I solidali invitano a protestare chiamando il centralino del Cie allo 0481 955811.

Inoltre i reclusi dicono che dopo la rivolta sono stati rinchiusi tutti nelle gabbie, che non vengono nemmeno a pulire o a portare via la spazzatura e che gli passano il cibo da sotto le porte. In molti hanno comiminciato lo sciopero della fame.

 

Per aggiornamenti: http://www.autistici.org/macerie/?p=27849

Un gesto di solidarietà con chi si ribella nei Cie

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http://www.informa-azione.info/roma_un_gesto_di_solidarieta
http://roma.indymedia.org/node/22568

  
Una settimana di rivolte all'interno di diversi lager di questo paese di merda...

 

Il 14 luglio a Torino i reclusi hanno appiccato il fuoco all'interno del C.I.E. di Corso Brunelleschi, causando diversi danni alla struttura.
La sera dello stesso giorno a Trapani è avvenuta un'evasione di massa: circa quaranta prigionieri su sessanta sono riusciti a fuggire.
Ieri, 17 luglio, a Gradisca dopo aver saputo che alcuni tunisini sarebbero stati rimpatriati, forti proteste dei reclusi accendevano un altro focolaio.
A poche ore di distanza, arrivata la notizia di quello che succedeva a Gradisca, i reclusi di via Corelli si sono riuniti in un'assemblea per poi salire sul tetto come forma di protesta; allo stesso tempo alcuni di loro hanno tentato la fuga e in tre ci sono riusciti.

La stessa sera a Roma, in uno dei luoghi più affollati per le attrazioni delle vetrine spettacolari che questa città riserva per l'estate, alcuni solidali hanno calato uno striscione con sopra scritto «DALLA PARTE DI CHI RIBELLA, CHIUDERE IL C.I.E.-LAGER DI PONTE GALERIA» e contemporaneamente lanciato tra i passanti dei volantini.

Il gesto è stato realizzato in solidarietà con i 7 immigrati che il 22 luglio saranno processati per aver partecipato alla rivolta scoppiata a Ponte Galeria il 13 giugno.

Libertà per tutti/e i/le reclusi nei lager di Stato

Di seguito il testo del volantino distribuito e un paio di foto

 

DALLA PARTE DI CHI SI RIBELLA,
PER CHIUDERE IL C.I.E.-LAGER DI PONTE GALERIA...
...E PER NON CHIUDERE GLI OCCHI DINANZI AL RAZZISMO CHE DILAGA

 

Passeggi, durante questa sera di estate inoltrata. Se ti guardi intorno è per dare un'occhiata alle bancarelle e alle attrazioni che questo posto ti riserva. All'improvviso la tua attenzione viene distolta da uno striscione illuminato da alcune torce e poco dopo ti ritrovi questo volantino tra le mani.

Ti starai chiedendo, forse, cosa si intende per "lager di Ponte Galeria" e perché, nel 2010, quella parola, lager, che ritenevi accantonata tra gli orrori della storia, riemerga nuovamente fuori: le atrocità commesse all'interno dei campi di concentramento sono infatti note a tutti e appaiono solo un triste ricordo del passato, vicende da relegare tra le pagine di un libro di storia, perché i governi "democratici" che sono succeduti alle dittature dicono di aver imparato la lezione: mai più razzismo.  E invece...

In Italia, come del resto in tutta Europa, sono attive da diverso tempo una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli immigrati: dapprima con l'istituzione dei CPT (Centri di permanenza temporanea) nel 1998 da parte del governo di centro-sinistra, in seguito con alcune norme varate nel "Pacchetto Sicurezza" nel 2009 dall'attuale governo di centro-destra che li ha trasformati in C.I.E. (Centri di identificazione ed espulsione), gli immigrati senza documenti in regola corrono il rischio di subire lunghi periodi di reclusione per poi essere deportati nei loro paesi d'origine.

I C.I.E., ex C.P.T., luoghi di detenzione amministrativa sottoposta all'autorità di polizia e quindi, da un punto di vista giuridico, propriamente equiparabili ai lager nazisti, sono parte integrante e costituente di un meccanismo perfettamente oliato che alimenta il circuito dello sfruttamento. Nei C.I.E. vengono rinchiusi gli immigrati senza il permesso di soggiorno, come anche persone che hanno richiesto l'asilo politico, che hanno lavoro e carte in regola ma con vecchi decreti di espulsione sulle spalle, che hanno finito di scontare una pena in carcere e donne, tante donne, in molti casi vittime della tratta. Gente che è sfuggita da guerre, persecuzioni, maltrattamenti e prostituzione. E fame. Guerre e fame che il capitalismo occidentale produce per continuare indisturbato a dominare e a razziare il mondo.

Resi clandestini per la sventura di arrivare da paesi disgraziati, sotto la minaccia costante e continua di essere internati e deportati, di venire fermati per strada, negli autobus, nei treni e trattati come bestie, di venire separati dagli affetti più cari, di finire nuovamente nelle grinfie di sfruttatori e "protettori" senza scrupoli, vivono in balia della malvagità di chi esegue gli ordini del potere.
Quotidianamente all'interno dei C.I.E. si consumano abusi e pestaggi da parte delle forze dell'ordine. Le necessarie cure mediche non vengono somministrate, ma si abbonda di psicofarmaci con cui "condire" il cibo, che tra l'altro è scadente e di pessima qualità. Le dosi d'acqua, anche di estate, sono razionate al minimo. Non sono mancati casi di stupro da parte di agenti di polizia. Alcune persone dentro quei lager hanno perso la vita.

Tutto questo, qui in Italia, paese "avanzato e democratico", continua ad avvenire nel silenzio e nell'indifferenza.

Dinanzi a questa situazione ribellarsi, piuttosto che subire passivamente, è ciò che sta accadendo da diverso tempo nei C.I.E. di tutta Italia: scioperi della fame, tentativi di fuga, atti di autolesionismo, danneggiamento delle strutture interne sono una diretta e inevitabile conseguenza al perpetuarsi della detenzione nei vari Centri di identificazione ed espulsione.
Per una rivolta avvenuta il 3 Giugno all'interno del C.I.E. di Ponte Galeria 9 immigrati sono stati imputati: 2 di loro sono stati prontamente espulsi e 7 verranno processati il 22 Luglio al Tribunale di Roma; nel frattempo dopo 3 mesi è ancora in corso il processo per 19 immigrati incolpati per un'altra rivolta scoppiata il 15 marzo. Queste denunce si vanno ad aggiungere alle innumerevoli manovre repressive dello Stato in cui vengono trascinati i migranti che osano ribellarsi.
In un sistema in cui la normalità sono i militari nelle strade, le assoluzioni degli assassini in divisa, lo sfruttamento dell'uomo e della terra a vantaggio dei soliti potenti, è naturale e umano che chi viene schiacciato si ribelli con ogni mezzo, con quello che in quel momento ha a disposizione.

Per tutto questo noi scegliamo di stare dalla parte di coloro che in tutti i lager di Italia e di Europa hanno il coraggio di ribellarsi e il 22 luglio dalle ore 10 porteremo davanti al Tribunale di Piazzale Clodio la nostra solidarietà ai 7 immigrati attualmente sotto processo.

Gradisca brucia e fuga da via Corelli (Milano)

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Da qualche ora nel Cie di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) è in corso una rivolta. I reclusi sono saliti sul tetto e la polizia ha cominciato un lancio di lacrimogeni che continua tutt'ora.
 
Dentro i detenuti hanno appiccato il fuoco e sembra che gran parte del Cie sia in fiamme. Più di 200 detenuti sono fuori in cortile e temono che uno di loro sia in fin di vita, soffocato non si sa bene se dal fumo del fuoco o dai lacrimogeni: dicono che ha il viso tutto bruciato. In infermeria ci sarebbero anche altri due feriti, che pare non possano più muoversi.
La croce rossa si è dileguata appena iniziata la rivolta e il centro sta tuttora bruciando.
 
Nel Cie di via Corelli a Milano, appena appresa la notizia, i reclusi si sono riuniti in assemblea nel cortile. In due hanno tentato la fuga ma sono stati ripresi subito fuori. Ora sono tutti in corridoio e stanno facendo una battitura.
 
Per aggiornamenti: http://www.autistici.org/macerie/?p=27845 

No Cie: Presidio contro la croce rossa a Torino

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Nel centro di identificazione ed espulsione di Torino curano i migranti malati d'asma con medicinali scaduti. A denunciarlo sono gli stessi reclusi che, per provarlo hanno inserito la linguetta del medicinale scaduto dentro una pallina da tennis e l'hanno tirata agli antirazzisti e alle antirazziste solidali con i migranti giunti fuori dal lager in seguito al corteo di contestazione avvenuto sabato scorso. Il medicinale sarebbe scaduto nel maggio del 2008, proprio mentre Hassan, un ragazzo recluso nello stesso Cie moriva dopo aver chiesto invano le cure. Per chiedere spiegazioni riguardo all'accaduto e denunciare questo sistema di pratiche disumane che toglie prima la dignità e poi la vita ai migranti si è tenuto ieri un presidio a Torino davanti alla sede regionale della croce rossa.

Rivolta nel Cie di corso Brunelleschi (Torino)

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Dopo la fuga di 40 persone dal Cie di Trapani, ieri è scoppiata una rivolta nel Cie di Torino, a corso Brunellesschi. Attivist* solidali si sono dat* appuntamento sotto al Cie. 

Due ore di battitura e blocchi stradali a singhiozzo. Dopo la giornata di rivolta una delle sezioni maschili è inagibile per i danneggiamenti e i prigionieri saranno spostati nell’area delle donne. Non si sa se le donne verrano liberate o spostate altrove. Due reclusi sono finiti all’ospedale in seguito ai pestaggi della polizia, un terzo - dalle notizie di ieri sera - era ancora nel Centro e chiedeva invano di essere curato.

Ascolta le corrispondenze raccolte nel pomeriggio di ieri.

Fuori e dentro i Cie

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Nella puntata di venerdì 9 luglio 2010:

 

Stefano Liberti, autore di A sud di Lampedusa e giornalista del «Manifesto», ci aggiorna sulla vicenda dei ragazzi eritrei richiedenti asilo che sono reclusi nel carcere di Brak, nel sud della Libia, in vista di una imminente deportazione.

 

Presentazione dell'iniziativa di giovedì 15 luglio a L38 Squat, dove si svolgerà un incontro pubblico con un compagno di Stop Deportation - London, per discutere sui percorsi di lotta contro le deportazioni di massa.

 

Aggiornamenti sul processo nei confonti degli otto reclusi accusati di aver messo in atto la rivolta scoppiata il 3 giugno scorso nel Cie di Ponte Galeria a Roma, in vista del processo del 22 luglio prossimo, quando si svolgerà anche un presidio davanti al tribunale.

 

Cie di Gradisca: autolesionismo e sciopero della fame

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La mattina di mercoledì 7 luglio, nel Cie di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), un recluso si è provocato diverse ferite all'addome, per protesta contro le drammatiche ondizioni di vita all'interno di questo lager. Per gli stessi motivi gli altri reclusi nel corso della giornata hanno rifiutato il cibo.
 
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