Ascolta lo streaming di Radio Onda Rossa !

cie

Fuori e dentro i Cie

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Nella puntata di venerdì 18 febbraio 2011:

 

I tempi cupi finiranno, è il titolo di una mostra fotografica sulle insurrezioni in corso nel Nord-Africa, che sarà esposta durante l'iniziativa - organizzata da Radio OndaRossa insieme a Rap-gruppo inkiesta e alla rete contro i Cie - che si svolgerà domenica 6 marzo 2011 all'occupazione abitativa di via di Casale de Merode.

 

Sul numero di febbraio del mensile anarchico «Invece» potete leggere un articolo, intitolato Dietro l'angolo, che offre preziose informazioni sugli interessi economici delle imprese italiane che investono in Tunisia e sugli accordi bilaterali stipulati dal governo italiano con quello tunisino per consentire i rimpatri di massa degli immigrati clandestini rinchiusi nei Cie.

 

Quest'articolo lo trovate anche su Macerie, ma per leggere tutto il mensile - invece - venite a trovarci negli studi di OndaRossa a San Lorenzo, oppure scrivete a invece@autistici.org.

 

«Mentre in questi anni il capitalismo italiano faceva affari d’oro sfruttando il proletariato tunisino, la fortezza Europa chiudeva sempre più duramente le porte»...  Nel corso della puntata di oggi ne parliamo con un compagno, ospite in studio, che ha contribuito sia alla realizzazione della mostra fotografica, sia alla redazione di «Invece».

 

E ne approfittiamo per presentare la campagna Porta una radiolina a Ponte Galeria! e il dibattito pubblico del 6 marzo a Casale de Merode. Verso il presidio del 12 marzo davanti al Cie di Ponte Galeria...

 

Infine, vi proponiamo un paio di spot nuovi di zecca, realizzati dalla redazione di OndaRossa: il primo per lanciare le due iniziative del 6 e del 12 marzo; il secondo - in cui potete ascoltare anche le voci da dentro le gabbie - per continuare a ricordarci, giorno dopo giorno, che bisogna chiudere tutti i Cie!

 

ascolta/scarica/diffondi lo spot delle due iniziative

ascolta/scarica/diffondi lo spot contro i Cie

 

 

 

Milano: assoluzione per Vittorio Addesso

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I commenti dell'avv. Eugenio Losco e di una compagna attiva contro i Cie, sull'assoluzione di Vittorio Addesso, l'ispettore capo del Cie di via Corelli (Milano) accusato di aver tentato di violentare una donna nigeriana, Joy.

 

Per info: http://noinonsiamocomplici.noblogs.org

 

Di seguito la notizia diffusa da alcune compagne che hanno partecipato alla lotta con Joy:

 

E' terminato da poco il processo con rito abbreviato nei confronti dell'ispettore di PS Vittorio Addesso.

 

Il tribunale accogliendo la richiesta del PM LO HA ASSOLTO!!!!!!!!

 

Non abbiamo mai creduto e non crediamo nella giustizia dei tribunali, ma l'esito ci conferma che quando viene agita violenza nei confronti delle donne e in particolare dallo stato, lo stesso si autoassolve sempre, ribadendo l'immunità e l'impunità dei suoi funzionari.

 

Tutte le realtà che si occupano dei Cie e della violenza nei confronti delle donne devono attivarsi e mobilitarsi per smascherare la natura della sentenza. La ribellione delle donne alla violenza è sempre un percorso in salita e quando coinvolge le istituzioni a violenza si aggiunge violenza.

 

E' necessario continuare a lottare!!!!!

 

Contro ogni repressione

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A SOSTEGNO DELLA NOSTRA COMPAGNA E DI TUTTO IL MOVIMENTO CONTRO I CIE
CONTRO OGNI REPRESSIONE

 
In questi giorni la repressione sta colpendo chi lotta per la chiusura dei Cie.
Infatti, all'alba del 13 gennaio scorso, a Roma, sono scattate le perquisizioni ad opera della digos in casa di quattro persone, accusate per delle scritte contro i Cie e la Croce rossa.
Nello stesso tempo, a una delle redattrici di questa radio è stata comminata una sanzione pecuniaria (di ben 5.000 euro). La sanzione si riferisce alla giornata del 13 marzo 2010 quando, durante un presidio solidale fuori dalle mura del Cie di Ponte Galeria, nelle gabbie è scoppiata la rivolta e i reclusi sono saliti sul tetto per gridare la loro rabbia. Le forze dell'ordine hanno risposto con una serie di cariche violentissime, davanti alle quali i solidali e le solidali hanno reagito col blocco dei binari del treno che, costeggiando il Cie, collega il centro di Roma all'aeroporto di Fiumicino. A quest'azione è seguito un corteo spontaneo per comunicare alla città quanto era avvenuto. In quella giornata la nostra redattrice era presente così come sempre è presente Radiondarossa, dando voce alle lotte che si muovono in questa città e che difficilmente trovano spazio su altri mezzi di informazione.
 
Le iniziative contro il Cie di Ponte Galeria hanno visto la partecipazione di gran parte della cittadinanza attiva, anche di persone che prima erano ignare dell'esistenza di un luogo in cui vengono recluse delle persone solo perché prive di un permesso di soggiorno, un documento  legato al contratto di lavoro e dunque allo sfruttamento. Questo grazie proprio a quel lavoro di comunicazione e informazione che evidentemente in questo momento da fastidio e si vuole  reprimere.
 
RadiOndaRossa esprime tutta la sua solidarietà a chi si attiva ed è solidale con le lotte antirazziste e delle persone migranti, dentro e fuori dai Cie, lotte che continueremo a raccontare tramite i nostri microfoni direttamente dai e nei luoghi di conflitto.
 
Solidarietà per tutte e tutti!
 
Le compagne e i compagni della redazione di RadiOndaRossa

 

Brescia. Noureddine fermato e rinchiuso nel CIS di Modena

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Questa mattina a Brescia la polizia ha fermato Noureddine, uno degli immigrati del presidio, ed in poche ore e’ stato rinchiuso nel CIE di Modena in quanto la sua domanda di regolarizzazione con la  sanatoria colf e badanti e’ stata rigettata a causa della condanna per inottemperanza ad un ordine di espulsione del questore. Noureddine, migrante della comunita’ marocchina, e’ uno dei protagonisti della lotta per i diritti e per la regolarizzazione di tutte le persone che hanno fatto la sanatoria colf e badanti ed e’ conosciuto in citta’ anche perche’ attivo in associazioni di volontariato.

Il presidio sotto la gru, le associazioni antirazziste e degli immigrati  fanno appello per una immediata mobilitazione per le prossime ore e per i prossimi giorni. A breve nuove informazioni e indicazioni sulle iniziative di lotta per i prossimi giorni

NESSUNA GIUSTIZIA, NESSUNA TREGUA

Ascolta la corrispondenza di Radiondadurto.

 

Milano, corteo a via Imbonati uno dei ragazzi è stato spostato al CIE di Modena

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Durata 5m 10s

Nel tardo pomeriggio del 2 dicembre, dopo quasi un mese, Marcelo e Abder sono scesi dalla torre di via Imbonati. Abder è stato prelevato dall'ospedale - dove era ricoverato per una colica renale - e portato al CIE di via Corelli. LE ultime notizie appena arrivate in redazione e raccolte dalla trx silenzio assordante, confermanoche abder da corelli è stato trasferito presso il CIE di Modena. Questa mattina alla 11 c'è stata l'udienza di convalida.

 

28 giorni in cima ad una torre con l’inverno alle calcagna. Alla fine erano rimasti solo in due, Marcelo ed Abder. Volevano arrivare almeno a sabato, ma non ce l’hanno fatta: una colica renale ha obbligato Abder a scendere, dopo poco è venuto giù anche Marcelo.

Abder aveva in tasca la ricevuta della sanatoria, ma sapeva che la sua domanda era stata respinta: la questura si era premurata di farglielo sapere il giorno prima. Abder è uno dei tanti che aveva sperato nella sanatoria “colf e badanti” per emergere dalla clandestinità: aveva pagato i contributi ma il suo padrone, presi i soldi, non si era mai presentato in questura per la conferma.

Poteva starsene tranquillo, in silenzio, nel limbo di vita sospesa di tutti i senza carte: con un po’ di fortuna non l’avrebbero preso. Ma in quest’autunno di ghiaccio gli immigrati alzano la testa, lottano per la libertà di muoversi, per la dignità, per una vita fuori dal margine in cui è stretta dalle leggi di questo paese.

La vendetta dello Stato non si è fatta attendere. Dopo un breve ricovero al Niguarda, Abder è stato preso in fretta e furia e portato di filato al CIE di via Corelli. I compagni hanno provato inutilmente a mettersi in mezzo.

Un corteo spontaneo è partito dal presidio sotto la torre verso la questura di via Fatebenefratelli. Ma per Abder è ormai tardi: quando lo rintracciano al telefono è già oltre il muro. Il presidio davanti alla questura, dopo lunghi momenti di tensione, si scioglie. Marcelo, essendo italo-argentino, ha la doppia nazionalità e può andarsene a casa.

A Milano, come già a Brescia, il governo non fa sconti. Hanno paura, paura che la lotta contro la sanatoria truffa si estenda, paura che nei campi del meridione, nei magazzini del nord, nei cantieri delle grandi opere, nelle fabbriche e nei mercati generali, qualcuno alzi lo sguardo verso una gru, verso una torre e si faccia coraggio. È andata male. A noi tutti il compito di rendere più solide le reti di sostegno intorno a chi lotta.

Roma: azione all'Eni in solidarietà con chi si ribella nei Cie

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Durata 6m 44s

Mentre a Milano si stava svolgendo l'udienza preliminare del processo per stupro contro Vittorio Addesso - l'ispettore di polizia accusato di aver tentato di violentare una donna nigeriana nel Cie di via Corelli - stamattina gli antirazzisti e le antirazziste di Roma hanno volantinato davanti al mercato della fermata metro Eur Fermi, bloccando l'ingresso della sede romana dell'Eni, in solidarietà con chi si ribella nei Cie.

 

Guarda le foto: 1 e 2

 

Di seguito il testo del volantino distribuito.

 

BOICOTTA L’ENI! SOSTIENI LA LOTTA DI CHI SI RIBELLA!

 

“Il sogno di Mattei era dare energia agli italiani. Oggi quel sogno si chiama Eni, la più grande compagnia energetica italiana, presente nel mondo in oltre settanta paesi, e anche nella tua vita…”

Quello che non ci dicono, in questo spot, è che per portare l’energia nelle nostre case, l’Eni e le altre multinazionali del petrolio si insediano in paesi come la Nigeria e grazie all’appoggio di governi locali complici, perché interessati, ottengono ciò che vogliono, saccheggiando le risorse naturali e devastando il territorio, lasciando in cambio inquinamento, impoverimento e schiavitù.

La popolazione nigeriana sta perdendo sempre di più la capacità di gestione della propria terra. I poteri economici e politici impediscono alla popolazione di usufruire delle proprie ricchezze e distruggono anche le economie di sussistenza. Questo è il tipo di “sviluppo” che società come Shell e Agip hanno portato alle comunità locali: malattie, guerre e povertà.

Si produce così un’umanità privata di tutto, anche dell’esistenza stessa. Questa umanità si muove verso il mondo occidentale, in cerca di fortuna. La Fortezza Europa si nutre di queste donne e questi uomini, per poi rispedirli a casa quando non sono più funzionali al mercato, attraverso la procedura del rimpatrio, che è la maschera di una vera e propria macchina delle deportazioni.

Chi decide di emigrare, dopo aver lasciato una vita e la propria terra deve  affrontare una nuova realtà, anche questa fatta di criminalizzazione, repressione e sfruttamento.

Mentre in Nigeria l’Eni ha il potere di sfruttamento del territorio, in Italia uomini in divisa sentono di avere il potere di abusare dei corpi delle donne nigeriane, donne che emigrano a causa dello sfruttamento che il loro paese subisce, sul quale l’Italia si arricchisce.

Come Joy, una donna nigeriana arrivata in Italia senza documenti e per questo finita nel Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di via Corelli a Milano.

Lì dentro, nel luglio 2009, Joy subisce un tentativo di stupro da parte dell’ispettore di polizia Vittorio Addesso, coperto dalla complicità degli operatori della Croce Rossa che gestiscono il centro. Joy sfugge alla violenza grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen, nigeriana come lei. Il mese successivo nel Cie scoppia una rivolta contro la nuova legge che ha allungato la reclusione fino a sei mesi. Nove uomini e cinque donne vengono arrestati e tra loro, guarda caso, ci sono anche Joy e Hellen.

Durante il processo Joy racconta la violenza subita, confermata dalla testimonianza di Hellen, ricevendo in cambio una denuncia per calunnia. Entrambe restano sei mesi in carcere e dopo il carcere vengono trasferite di nuovo in un Cie. Le autorità italiane tentano in tutti i modi di rispedirle in Nigeria, per chiudere loro la bocca e per non far emergere la verità: nei Cie la polizia stupra.

Solo dopo mesi di mobilitazioni, in diverse città d’Italia, Joy e Hellen riescono ad uscire con un permesso di soggiorno, in quanto vittime di tratta che hanno denunciato i propri sfruttatori. Oggi, 2 dicembre 2010, al tribunale di Milano si sta svolgendo l’udienza preliminare del processo per stupro contro l’ispettore di polizia Vittorio Addesso. Noi non crediamo in una giustizia fatta di tribunali e giudici, ma nel sostegno mutuo tra tutti gli individui che si ribellano contro l’oppressione e le sopraffazioni.

 

CONTRO L’ENI E LO SFRUTTAMENTE NEOCOLONIALE IN NIGERIA
CONTRO LE PRIGIONI, I CIE E I TRIBUNALI
CON JOY E CON CHI SI RIBELLA DENTRO E FUORI DALLE MURA

  

Milano-Malpensa: presidio contro la vendetta dello stato su Mimmo.

Data di trasmissione
Durata 6m 24s

“Le autorità non hanno seguito le procedure. O meglio: hanno applicato la procedura in modo che il diritto alla difesa non possa essere applicato”, commenta l'avvocato Pietro Massarotto, presidente del Naga. Il provvedimento di espulsione era stato adottato il 15 novembre e solo ieri, in tarda serata, c'era stata la convalida. “Mi ero dato la giornata di domani come termine per presentare ricorso al Tar e alla corte europea per i diritti umani - aggiunge Massarotto - ma era impossibile farlo in 24 ore”.

Alcuni manifestanti si sono spostati verso Malpensa cercando di impedire la deportazione di Mimmo.

 

 

durata 5'09''